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Tutti gli articoli con tag lampedusa

A Firenze l’amministrazione di Matteo Renzi vuole una moschea più grande

pubblicato da Giovanni Molaschi



Supponiamo che una parte degli immigrati africani che stanno arrivando in Italia riescano ad integrarsi. Supponiamo che dopo aver trovato un lavoro e ottenuto un permesso di soggiorno decidano di condurre una vita normale. Supponiamo che come altri cittadini decidano di vivere la propria fede.

L’Italia è in grado di garantirgli la libertà di culto? Probabilmente No. Questo problema non sarebbe da attribuire, per una volta, al Vaticano. La politica che usa la religione per dribblare i problemi sociali (coppie di fatto, eutanasia, …) quando poi deve occuparsi della fede dei propri cittadini fa finta di non sentire le richieste. In molte città italiane i musulmani non hanno una moschea dove vivere il proprio credo.

Secondo Giuliano Da Empoli
, assessore alla cultura di Firenze, la giunta Renzi dovrebbe offrire ai 30mila fedeli islamici residenti a Firenze una moschea adeguata, quella già esistente, secondo Da Empoli, non sarebbe più sufficiente.

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Intervista - polisblog incontra Francesca Ulivi di Mtv News

pubblicato da Giovanni Molaschi

Mentre l’esperimento di Michele Santoro è destinato a diventare un ricordo, RaiDue ha programmato i promo del programma subito la messa in onda della diretta web organizzata a Bologna, è giusto trarre le giuste considerazioni.

Le persone che hanno definito “Rai Per Una Notte” una rivoluzione sono le stesse che non sono cresciute con internet. I ragazzi, quelli che hanno praticato l’astensionismo, già si informano attraverso i mass media ai quali ricorre Michele Santoro solo in casi eccezionali.

Con Francesca Ulivi, responsabile di Mtv News, abbiamo provato a capire perché il tanto predicato rinnovo generazionale, che per essere tale oltre che attraverso le persone deve manifestarsi nel linguaggio, non sia ancora un potenziale patrimonio per le tv generaliste.

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Rassegna stampa estera: immigrazione in Italia

pubblicato da Giulio Mattioli


Sui media stranieri, nel corso di questa settimana, non si è parlato solo di processo breve (cui abbiamo dedicato la rassegna di ieri), ma anche di un tema che tradizionalmente suscita molta attenzione verso il nostro paese dall’estero: le politiche italiane verso l’immigrazione e i migranti.

Possiamo cominciare notando come l’iniziativa “Bianco Natale” della giunta leghista di Coccaglio (BS) non è sfuggita alle grandi testate internazionali, tra cui il Daily Telegraph e il belga De Morgen, che ha scritto:

Claretti (sindaco di Coccaglio, ndt) ammette che il riferimento ad un bianco Natale non è stato una scelta felice, ma che ha a che fare con la data di scadenza dei controlli, cioè il 25 dicembre. A partire dal 25 ottobre, 150 immigrati hanno già ricevuto visite di controllo a casa e la metà di loro non è risultata in possesso dei documenti necessari. La Lega Nord è entusiasta dell’iniziativa e i comuni di Castelcovati e Castrezzato, anche questi gestiti dal partito xenofobo di Umberto Bossi, hanno già copiato l’iniziativa

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Berlusconi: "I Cie assomigliano ai lager". Ma va?

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative La strategia mediatica confusionaria ed efficace del governo Berlusconi non la scopriamo oggi, forse però mai quanto in questi giorni è chiaro come ministri, sottosegretari, portaborse e presidente usino le parole come contenitori vuoti.

Ieri Berlusconi ha detto una cosa verissima: “I Centri di identificazione ed espulsione(CIE) sono dei lager”. Chiaro, evidente, senza possibilità di fraintendimento. Peccato che siano gli stessi Cie che il governo promuove da anni come case della salute, quasi dei residence gratuiti, gli stessi dove Maroni e la Lega vorrebbero prolungare a 6 mesi la permanenza degli immigrati. Quindi?

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Immigrati riportati in Libia: "Li avete mandati a morire"

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Abbiamo parlato del nuovo caso Pinar, che ha visto per l’ennesima volta Italia e Malta bisticciare sui migranti, quasi fossero carne da macello. Perchè così sono stati trattati. Quali sono i grandi risultati della lotta ai clandestini, quali “i grandi accordi” con la Libia e il dittatore Gheddafi al quale abbiamo regalato un mare di soldi?

Il risultato è che il governo italiano ha mandato i 227 migranti al massacro in un paese che ne farà quel che vuole, li torturerà e alcuni verranno anche uccisi. Grande risultato storico. Questa la testimonianza di alcune donne “più fortunate” del Pinar, che dalla Libia sono scappate e che hanno sentito del ‘rimpatrio forzato’:

“Li hanno mandati al massacro. Li uccideranno, uccideranno anche i loro bambini. Gli italiani non devono permettere tutto questo. In Libia ci hanno torturate, picchiate, stuprate, trattate come schiave per mesi. Meglio finire in fondo al mare. Morire nel deserto. Ma in Libia no”

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Verso un nuovo caso Pinar, il premier maltese: "Disgusto per l'Italia"

pubblicato da davide f.

da flickr, common creative

Dopo il caso Pinar, ecco un altro contenzioso tra Italia e Malta che si gioca sulla pelle di 140 migranti bloccati nel mezzo del canale di Sicilia. Come nel caso di qualche settimana fa ripartono le anguste trattative tra le autorità dei due Paesi per decidere chi debba intervenire.

Da La Valletta però questa volta arriva immediato l’attacco del primo ministro, Lawrence Gonzi, che ha espresso “disgusto” verso quello che ha definito come “l’intransigenza dell’ Italia nei confronti di vite umane”. Il premier maltese ha dichiarato come “inaccettabile” il mancato soccorso di immigrati a pochi passi dalla costa di Lampedusa.

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Migranti, l'ipocrisia del caso Pinar e il lessico italiano da Ventennio

pubblicato da davide f.

pinar

Si è appena concluso il braccio di ferro tra Malta e Italia sulla drammatica vicenda del MV Pinar, il cargo turco fermo per giorni a sud di Lampedusa con 150 migranti a bordo, tratti in salvo da due barconi in balìa delle onde.

Le polemiche invece per il rimpallo di responsabilita’ che ha costretto la nave turca a vagare in mare per cinque giorni prima di poter trovare un approdo non si placheranno facilmente. La traversata e’ costata la vita a una donna e al figlio che portava in grembo, a quanto sembra gia’ deceduti prima di venire soccorsi dal comandante della nave turca.

I sopravvissuti appena toccata terra hanno invece scoperto un’altro ‘conflitto di competenze’, questa volta tutto italiano, tra Protezione Civile e Prefettura, che ha rivelato loro in modo evidente che lo stato italiano preferisce anteporre esigenze di tutela del proprio territorio e della propria ’sicurezza nazionale’ al soccorso umanitario.

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Esplode la polveriera Lampedusa: a fuoco il Centro Identificazione e Espulsione

pubblicato da davide f.

manifestoAlla fine è successo, la polveriera è esplosa: ieri a Lampedusa sono arrivate le fiamme. L’incendio è scoppiato di mattina e ha distrutto la palazzina centrale del Centro di identificazione ed espulsione (ex Cpt), con la colonna di fumo visibile fin dal centro del paese. Ad appiccare il rogo, sarebbero stati i migranti che da settimane protestano per le condizioni umilianti in cui sono costretti a vivere e per le misure adottate dal governo italiano contro l’immigrazione clandestina.

I tafferugli sono scoppiati quando un centinaio di tunisini hanno provato a sfondare dall’interno i cancelli della struttura. Poi, quando hanno capito che non ce l’avrebbero fatta, hanno ammassato materassi, cuscini e carta straccia e gli hanno dato fuoco. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati chiede di «evacuare immediatamente tutti i migranti e gli operatori che si trovano nella struttura di Lampedusa in modo da evitare intossicazioni e ustioni».

Era prevedibile la tensione non potesse reggere, ieri oggi e domani. Quando delle persone son trattate come dei numeri, come dei problemi, come un fastidio. Gli abitanti di Lampedusa l’avevano previsto. Intanto Maroni tace. E ora?

Annozero. La Diretta di PolisBlog

pubblicato da Luca Landoni



Cari amici di PolisBlog. Tra un’ora circa daremo inizio alla diretta di Annozero. Appuntamento a tra poco.

Ore 21.08 Santoro annuncia il ritorno di Sabina Guzzanti e apre più pacato del solito. Lettura cavouriana e parola a Marco Travaglio.

Spazio Travaglio Il polemista sottolinea l’aumento degli sbarchi di clandestini e fa una cronistoria dei tentativi di accordo con la Libia, Berlusconi-Prodi-Berlusconi. Fa capire che la colpa dell’emergenza è del governo e in particolare della Lega (attacchi in rapida successione a Castelli, Bossi, Maroni e il giornale La Padania in generale), prima di passare agli stupri. L’argomento viene mischiato sommariamente alle intercettazioni, sempre con vena ironica, mentre viene inquadrata Rosi Bindi che ride tutta contenta. Travaglio ha le sue ragioni quando parla della presa in giro libica, ma per il resto spara a senso unico come spesso gli capita. Dopo un servizio su Lampedusa si torna in studio.

Ore 21.25 Lungo monologo di Casini che pare dire cose tanto sensate, ma scorda che quando era al governo non solo il suo gruppo non ha preso alcuna iniziativa, ma ha quasi sempre messo i bastoni tra le ruote. Facile ora criticare nell’ordine: l’accordo con la Libia, l’invio dei militari, i tagli alle forze dell’ordine e addirittura l’organico ridotto dei poliziotti di Guidonia (che comunque è alle porte di Roma, non è un’isolotto irraggiungibile).

Ore 21.32 Tocca a Cota (Lega Nord). Ammette l’aumento degli sbarchi, ma chiarisce che l’accordo con la Libia è l’unica via percorribile (”non possiamo mica fare una guerra”); porta l’esempio del trattato albanese che ha bloccato l’esodo dal paese delle aquile. Piccola polemica col leader Udc che a quei tempi chiedeva di sparare agli scafisti, ora gioca a fare il moderato.

Ore 21.41 È il turno di Rosi Bindi (Pd). Ricorda che solo il 9% degli arrivi viene da Lampedusa, ma Cota la contesta e afferma che invece sarebbero 30.000 su 36.000; il tutto sembra nasca da un equivoco tra sbarchi e arrivi in generale. Si va avanti. La Bindi spiega che l’emigrazione è figlia della crisi globale (strano, a me sembrava arrivassero anche prima) e blatera logorroicamente senza soluzione di continuità. Persino Santoro spazientito la invoca di arrivare al punto. Il pubblico disperato lotta per non assopirsi, invocando un caffè, ma il bar della Rai ha già chiuso.

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Fuga di massa dal Cpa di Lampedusa. 1300 clandestini forzano i cancelli beffando le forze dell'ordine

pubblicato da Luca Landoni

Sta rapidamente degradando la situazione a Lampedusa, dove ieri non meno di 1.300 immigrati clandestini sono riusciti agevolmente a forzare i cancelli del Centro di accoglienza (Cpa) riversandosi nelle strade cittadine. La polizia ha cercato di rimediare istituendo dei posti di blocco, ma al momento con scarsi risultati, mentre una buona parte dei fuggitivi ha raggiunto la piazza del municipio inneggiando alla “Libertà”, forti del sostegno del sindaco De Rubeis e di un buon numero di abitanti dell’isola, capeggiati dall’ex-primo cittadino Totò Martello, leader del comitato che si oppone alla realizzazione del centro di identificazione ed espulsione nell’isola voluto da Maroni.

Riassumendo la vicenda, tutto è nato proprio dall’iniziativa del Ministro degli Interni, che per la prima volta sta cercando di agire con atti concreti all’invasione dell’isola - e di qui del paese - da parte dei clandestini. L’idea, già messa in pratica a tempo di record, è di trasferire celermente gli immigrati dal Cpa al centro di identificazione, da cui vengano poi rimpatriati per direttissima, fatti salvi i rari casi di aventi diritto allo status di rifugiati. In parole povere, usando le stesse parole di Maroni: «Chi arriva sull’isola non sarà trasferito in altri centri. Resterà lì in attesa del rimpatrio».

Il decisionismo del Viminale nei giorni scorsi aveva provocato la reazione di un comitato di isolani, peraltro appoggiato dal sindaco che aveva addirittura invocato l’intervento del Papa. Gli abitanti di Lampedusa temono chiaramente che la maggiore delle Pelagie si trasformi in un gigantesco carcere/centro smistamento. Il punto però è che la soluzione alternativa adottata fino ad oggi - trasferimento nei centri della terraferma, Brindisi in particolare - si è dimostrata fallimentare almeno quanto l’accordo col leader libico Gheddafi, e non è più possibile proseguire su questa strada. In attesa che dalla Libia giunga almeno il via libera al trasferimento delle motovedette che dovrebbero pattugliare le coste africane congiuntamente a quelle dell’ex-scatolone di sabbia, Maroni ha dunque dato sfoggio dell’auspicabile decisionismo prendendo un provvedimento chiaro e concreto.

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