
La manifestazione del Popolo della Libertà organizzata a Roma oggi, 20 marzo, è una vera e propria novità per il panorama politico italiano. Come osserva qualcuno da diversi giorni, attraverso i social network, non si era mai visto il partito più votato dagli italiani scendere in piazza per dissentire pubblicamente contro l’opposizione.
Il plebiscito che oggi Silvio Berlusconi e gli altri si augurano di ottenere in piazza San Giovanni già esiste. Il Pdl che piaccia o meno è riuscito a conquistare sufficienti piazze per governare, potenzialmente bene, da qui fino alla fine della legislatura.
Diverso è lo spirito con il quale l’opposizione ha manifestato la scorsa settimana. Pierluigi Bersani, seppur con qualche riserva, ha appoggiato i propri compagni affinché l’imminente appuntamento elettorale permetta alla minoranza di crescere. Il Pd, a differenza del Pdl, non può contare su un numero necessario di piazze per governare.
Continua a leggere: La manifestazione del Pdl di Silvio Berlusconi: dal reality alla piazza
Massimo D’Alema: in campo. Voto + 8. Baffino ci mette la faccia, difende Vendola e attacca Berlusconi il cui equilibrio “fondato sul patto con la Lega e sulla subalternità del Sud, va in tilt”. Poco? Meglio di niente.
Renata Polverini: in bilico. Voto – 8. La candidata del centrodestra a Governatore del Lazio si auto esalta (“Sarò io contro tutti) e fa la vittima (“Il centrosinistra ha tentato di delegittimarmi”). Euforia e vittimismo. Ok o ko?

La favola politica di Renata Polverini non poteva finire in un giorno peggiore. Lei, proclamatasi portavoce delle donne lavoratrici, scopre di non essere una moderna Cenerentola proprio l’8 marzo, giorno in cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso avanzato dal Pdl per permettere alla propria candidata di scontrarsi contro Emma Bonino.
Eppure per coronare il proprio sogno (politico) a Renata Polverini serviva davvero poco. Persino la protagonista della fiaba a cui si deve la nascita del feticismo per i piedi aveva capito che per essere apprezzata, argomenti a parte, è sufficiente essere puntuali.
Ad Emma Bonino, e ai radicali che hanno civilmente protestato affinché in un paese moderno nel 2010 tutti i cittadini italiani siano davanti alla legge uguali, bisogna riconoscere il tentativo di aver dato valore a delle nuove storie.

Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).
“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.
Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).
Esiste un video che riprende il delegato Alfredo Milioni, l’uomo incaricato di consegnare le liste del Pdl per le regionali del Lazio, poco dopo la scadenza del termine ultimo. Termine fissato alle ore 12 in punto, mentre il filmato sarebbe stato girato alle 12,39 da un esponente radicale o socialista (la cosa non è ancora del tutto chiara, anche se sembrerebbe trattarsi del primo caso).
Vi si vede il Milioni che scartabella tranquillamente il suo plico di fogli senza mostrare particolare fretta e soprattutto senza subire impedimenti di alcun genere da chicchessia. Certo, non possiamo sapere cosa sia successo immediatamente prima e dopo, però la scena appare ugualmente surreale, soprattutto se si pensa a quanto tempo fosse già trascorso dalla fatidica ora X.
Ricordiamo che il Pdl romano ha presentato ricorso sostenendo che i radicali avessero usato la violenza per impedire ai propri esponenti la consegna. Se dovesse venir fuori che non c’è stato alcun episodio del genere uno dei fondamenti del ricorso (che verrà giudicato venerdì dal Tar) verrebbe a cadere. E non sarebbe l’unica cosa a cadere, presumibilmente… soprattutto se dovessero risultare vere alcune voci delle ultime ore, che sostengono che il diverbio sarebbe sorto solo successivamente a queste riprese, proprio tra il “cameraman” radicale e i capintesta del Pdl ripresi nel video.

Da pochi minuti è giunta la notizia-bomba (soprattutto nel secondo caso). Le Corti d’appello di Roma e Milano hanno respinto il ricorso del Pdl, lasciando fuori dalla consultazione elettorale regionale la lista Pdl che appoggiava Renata Polverini e quella personale di Formigoni.
Mentre era prevedibile la decisione romana, quella su Formigoni sembrava potesse essere invertita, in virtù del fatto che sembrava trattarsi più di un problema tecnico (la non regolarità di un certo numero di firme, problema ben diverso dal non aver presentato la lista in tempo).
Ora al Pdl resta solo un ultimo ricorso al Tar, oltre che pregare. Ricordiamo che il problema milanese è ben più grave, poiché l’esclusione del candidato-presidente annulla tutta la coalizione. A Roma perlomeno la Polverini potrà comunque presentarsi e incassare gli eventuali voti degli elettori di centrodestra.

Silvio Berlusconi è arrabbiato. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dalla Stampa il Presidente del Consiglio in questi giorni sta studiando un intervento, alla fine della campagna elettorale, utile per far dimenticare ciò che in queste settimane hanno combinato i propri collaboratori. Liste consegnate in ritardo, timbri non eseguiti, …
Silvio Berlusconi, va precisato, era già arrabbiato alla vigilia di questo valzer di scandali tanto che si era già detto pronto a rivedere la struttura del Popolo delle Libertà a elezioni regionali concluse.
Silvio Berlusconi, prima di trasfigurarsi, avrebbe fatto arrabbiare i compagni di partito figli della defunta Alleanza Nazionale che, come sostenuto da Dagospia, non avrebbero gradito la candidatura nel Lazio di Renata Polverini. Quel posto sembrava già destinato a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù.

Il plebiscito ottenuto da Nichi Vendola durante le elezioni primarie hanno dato fastidio molto più di quel che si pensa. Probabilmente si tratta di un caso ma a trenta giorni dal voto sono stati messi in cassa integrazione alcuni dipendenti di Red Tv, voluta da Massimo D’Alema per emanciparsi dalla tv del Pd immagine dell’allora segretario Walter Veltroni.
Se il padrino di Pierluigi Bersani non avesse perso, la propria battaglia, contro il Presidente della Puglia Red Tv vivrebbe ciò che deve affrontare in queste settimane? Probabilmente No.
Figlia di una sinistra singolare, cioè costituita da tanti piccoli e isolati leader, Red Tv si sta trasformando in un aborto. Immagine e somiglianza dell’attuale Youdem.

Negli stessi giorni in cui alcuni conduttori RAI polemizzavamo per i provvedimenti presi dalla dirigenza per via della par condicio, molti giornalisti hanno espresso la propria solidarietà ai diretti interessanti sostenendo che tale provvedimento non è giusto.
Tra i tanti a solidarizzare con Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata anche l’anchorman di Matrix Alessio Vinci il quale a La Stampa, pochi giorni prima della pubblicazione dello studio dell’Osservatorio di Pavia, sosteneva che i programmi televisivi non hanno mai condizionato l’elettorato.
Se così fosse perché lui non si propone di sopperire le lacune del servizio pubblico garantendo, ad esempio, il confronto tra le candidate alla presidenza della regione Lazio? A chiederselo una delle due, Emma Bonino, che sul suo sito ha pubblicato una lettere pubblica indirizzata proprio ad Alessio Vinci.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: Emma Bonino contro Alessio Vinci
![]()
Attorno al dibattito politico si sta imponendo uno strano modo di ragionare. Chi è al centro di uno scandalo, e in questi mesi non sono certo mancati gli eventi di dubbio gusto, tenta di dispensare morale a chi concettualmente potrebbe essergli contro.
Malgrado quanto successo a Dino Boffo, direttore dell’Avvenire costretto a dimettersi grazie ad una probabile segnalazione fatta dal direttore dell’Osservatore Romano a Vittorio Feltri, la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) attacca duramente Emma Bonino.
Ci sta che alla chiesa le posizioni laiche, e contemporanee, dell’esponente radicale non piacciano. Quel che colpisce è il distinguo che viene fatto dalla candidata del Partito Democratico e quella del Popolo delle Libertà.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: la CEI contro Emma Bonino