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Satira: non spariamo “castate”

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega

E’ nei dettagli che si nasconde il diavolo. Qualche lettore attento saprà che Monti l’altro giorno è stato premiato in Francia come “Europeo dell’anno”. Fin qui nulla di strano. In pochissimi però sanno che il premio transalpino in realtà si chiama ‘Trombinoscope’. Appena il Cav ne è venuto a conoscenza, si è adirato. “E’ uno scandalo che un premio con questo nome sia andato a Monti e non a me”, avrebbe detto ai più vicini collaboratori. In effetti… Tuttavia, Silvio non può pretendere di essere e primeggiare ovunque. Rubyquità

Il Cav, comunque, deve stare attento a non dispiacersi troppo. Il suo cuore e la sua pressione sanguigna potrebbero risentirne. I tempi gai della bandana sono lontani, occhio al colesterolo. BanDanacol

Il leghista Salvini mastica amaro: “Questo governo piace a tutti. Sono tutti felici. Sembra di essere in Corea del Nord”. Kim Mont-il

Ancora ci si chiede come il tesoriere della Margherita Lusi abbia potuto sottrarre 13milioni di euro al partito sotto il naso ignaro degli ex dirigenti, Rutelli in testa. Cattolici e magnanimi sì, ma fessi no, per favore. Lusi-ing my religion

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Bossi insiste, fuori Formigoni dentro Maroni. E Berlusconi ...

pubblicato da il passator cortese

E comunque Umberto Bossi, che continua a “provocare” Berlusconi, un’idea ce l’ha. A parte il solito linguaggio “ruvido”, il capo del Carroccio lancia bombe per confondere gli avversari interni ed esterni.

Il vero obiettivo del Senatur è quello di mantenere il pieno potere della Lega. Non può accettare uno scontro aperto con Maroni, ragion per cui cerca di trovare per “Bobo” una collocazione prestigiosa istituzionale in modo da spuntargli gli artigli nella lotta per la leadership del Carroccio.

Da qui la sparata contro Formigoni, un vero e proprio ultimatum per aprire una crisi pilotata, giungere alle elezioni anticipate in primavera e sostituire l’attuale Governatore con Maroni.

Formigoni mostra sicurezza: “Non succederà niente. La Lega non commetterà l’errore esiziale per se stessa di uscire da un governo regionale che sta funzionando bene da 12 anni, che i cittadini hanno riconfermato più volte alla guida della Lombardia. Se si rompe un’alleanza come questa è difficile ricomporla in 15 giorni”.

Nel piano di Bossi Berlusconi perderebbe un pezzo importante ma recupererebbe il Senatur come alleato nelle politiche del 2013 o, se servisse, nella primavera 2012. Fantapolitica? Con Bossi in campo, mai dire mai. E con Berlusconi … fuori campo, peggio ancora.

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Bossi a Berlusconi: "Mezza calzetta". E a Bersani: "Vaff..."

pubblicato da il passator cortese

A Umberto Bossi non gli è bastato il doppio bacio (sulle guance) che lunedì sera gli ha dato Silvio Berlusconi al termine dell’incontro nella villa dell’ex premier in via Rovani a Milano.

Oggi il Senatur ha bollato il Cavaliere definendolo “mezza calzetta” perché ha paura di far cadere il governo Monti. “C’è tutto un paese che vuole strozzare Monti e lui ha paura di mandarlo via”, ha detto il leader del Carroccio, che ha anche commentato il processo Mills: “Berlusconi non è stato abbastanza furbo da chiedere la buonuscita”.

Poi è tornato a minacciare il Pdl: “O cade il governo o cade la Lombardia” e la giunta Formigoni. E le reazioni di Berlusconi? “Dopo ci sono le ragioni della convenienza e della responsabilità. Io sono sereno. Al momento opportuno il centrodestra sarà compatto”. Chiaro?

Bossi è anche convinto che l’uscita di scena del governo dei professori porterebbe la pace nel Paese e tra gli autotrasportatori: “Basta che cade il governo e va tutto a posto. Non vogliono soldi, vogliono regole”, dice Bossi.

Dagli artigli del Senatur non sfugge neppure Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd invita il capo della Lega ad appoggiare Monti: “Dai, sostieni anche tu ’sto governo…” ricevendone un sonoro: “Vaffa…”. Punto. Classe dirigente… da spread.

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Ore 12 - Berlusconi&Bossi, il "gatto e la volpe" secondo tempo?

pubblicato da Massimo Falcioni

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La situazione politica, a dir poco, è confusa. O, per altri versi, fin troppo chiara.

Incredibile ma vero: tutto (o quasi) ruota sempre attorno a Silvio Berlusconi, alle sue decisioni, alle sue scelte. Due-tre settimane, giorno più giorno meno, e il Cavaliere deciderà se staccare la spina al governo Monti facendo riemergere l’opzione delle elezioni anticipate a maggio.

La lancetta dell’orologio è puntata sul processo Mills, considerato dal Pdl un processo con sentenza politica cui – in caso di condanna del Cavaliere – “va data una risposta politica”. A questo si aggiunge il nodo delle frequenze tv, con rischi di penalizzazione per Mediaset. Insomma, ancora una volta le sorti del Paese sono legate a quelle personali del Cavaliere.

Il Pd sta (troppo) alla finestra, sempre convinto di trarre vantaggio dalle disgrazie altrui, in questo caso da quelle del Pdl, momentaneamente e forzatamente alleato del governo dei “professori”.

L’Udc va più avanti e, “preoccupato” per una eventuale esplosione del Pdl, puntella Alfano proponendogli l’addio a Bossi con una alleanza di ferro Pdl-Udc alle prossime amministrative, con buona pace di Bersani, “cornuto e mazziato”.

In questo quadro il governo va avanti a zig zag, di fatto al guinzaglio di un Parlamento che intende tenerlo in ostaggio dei giochi dei partiti e di un Paese reale in balia delle proteste dei corporativismi e con “riforme” pagate fin qui solo dai soliti noti.

Non c’è da escludere - anzi! - anche che Bossi e Berlusconi giochino al gatto e la volpe, due facce della stessa medaglia, una finta guerra fra Lega e Pdl per preparare il terreno e cercare un “buon motivo” per fare saltare il banco schierandosi uniti alle elezioni anticipate, la madre di tutte le battaglie.

Monti sa, vede e tira avanti, zitto zitto. Dura minga!

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Pdl in "picchiata". Santanchè: "Senza la Lega, il 15% è un miracolo!"

pubblicato da il passator cortese

Tira una brutta aria fra la Lega e il Pdl. Il neo capogruppo del Carroccio alla Camera Gian Paolo Dozzo picchia duro su Affaritaliani.it: “Alle amministrative la Lega andrà da sola. L’alleanza con Berlusconi è finita”. Chissà. Mai dire mai.

La minaccia di Bossi di fare saltare Formigoni potrebbe spingere il governatore ciellino a un rimpasto per offrire ancora più potere al partito del Senatur. Tutto sta a vedere se gli ultimatum di Bossi sono tattici o strategici, se cioè le minacce servono per portare a casa più poltrone o se invece si ritiene oramai il Pdl una zavorra incancrenita da lasciare al suo destino.

Nell’ultima riunione (a porte chiuse) dei vertici del Pdl lombardo con molti big nazionali aleggiava il clima della disfatta annunciata, con dirigenti che in poche settimane sono passati dall’euforia sbracata dei bei tempi del Cavaliere a Palazzo Chigi alle attuali facce “da morto”.

Il Pdl precipita nei sondaggi nazionali: è oggi dato al 23%, una debacle che non accenna a fermarsi. E’ per questo che nel meeting di Milano di cui sopra, l’arroganza e la sicumera di molti esponenti del partito del Cavaliere si è trasformata in insicurezza e forte preoccupazione di aver imboccato un vicolo cieco.

L’appuntamento delle amministrative di maggio fa accapponare la pelle, tanto che Daniela Santanchè lancia l’allarme e sbotta: “Non possiamo continuare così, senza la Lega se arriviamo al 15% è un miracolo”. Addirittura Lombardia e Veneto rischiano di più: se non si chiudono accordi con il Carroccio al primo turno, il pericolo che il Pdl non raggiunga il ballottaggio è davvero reale.

Tutti si appellano a Berlusconi. Ma il Cavaliere non batte ciglio. Per ora. Pdl nel classico “cul de sac”?

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Monti, decretone o decretino? Bersani scalcia. E Berlusconi spara: "Richiamateci al governo!"

pubblicato da Massimo Falcioni

E’ un altro passo, quello di Mario Monti, ma la logica dei “due tempi” non cambia. Fino a ieri “fase uno-fase due”, da oggi decreto in due momenti, il primo già avviato per affrontare la “insufficiente concorrenza sul mercato” e il secondo a giorni per sbloccare la “inadeguatezza strutturale”. Poco? Molto?

Di fatto siamo alla solita valutazione sul bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Monti non fa nessuna rivoluzione ma è abissale, in positivo, la differenza di metodo e di merito rispetto al precedente governo Berlusconi.

Ma come non rilevare, in negativo, la scelta dei “due pesi e due misure” del governo dei “professori” solerti e chiusi a ogni mediazione nell’uso della mannaia sui ceti più deboli (lavoratori, pensionati, precari) e poi blandi e aperti al compromesso in queste prime liberalizzazioni?

Il nodo resta politico. Di fatto, solo il presidente Napolitano appoggia apertamente Mario Monti e il suo progetto di risanamento e di riforme. I partiti sopportano il governo “tecnico” ma non lo sostengono perché temono poi di pagarne dazio alle urne. Capita l’antifona, il premier mette le mani avanti e avverte: “In Parlamento non si tocca nulla”. Una risposta a Bersani?

Oggi non è Monti ad essere fra l’incudine e il martello, bensì i partiti, a cominciare dal Pdl e dal Pd. Ecco perché nel pidì fanno a gara nel chi si “distingue” di più: “Non è questo il nostro governo, noi siamo altro”, “Abbiamo seminato più di quanto raccolto”) e addirittura Berlusconi, con il Pdl in caduta libera nei sondaggi, torna a sparare: “Quella di Monti è una cura senza frutti, richiamateci al governo!”. E’ questo esasperato tatticismo (per non parlare delle posizioni apertamente irresponsabili della Lega e dell’Idv) che lascia campo aperto a chi soffia sul fuoco delle proteste (non tutte legittime) di categorie contrarie a ogni cambiamento.

Al di là delle sue parole misurate e dei suoi toni bassi, Monti persevera e procede da premier “audace”, pur nella logica riformista dei piccoli passi. Anche perché sa bene che i decreti vanno convertiti in legge in Parlamento, dove contano i numeri dei “nominati” e le spinte di quelle corporazioni cui si vogliono spuntare gli artigli.

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Bobo Maroni fa il ... "bobi". Con Bossi finisce a tarallucci e grappini

pubblicato da il passator cortese

Contrordine, padani! Tutto a posto nella Lega democratica: nessun dissidio, piccole incomprensioni per colpa dei soliti incendiari al soldo dei comunisti, fra Bossi e Maroni manca solo il bacio alla Leonid Breznev sotto le mura del Cremlino.

Gongola l’ex ministro dell’Interno, Roberto Maroni, per … l’inattesa e fausta presenza del Senatur alla manifestazione di ieri sera - organizzata a Varese dai suoi fedelissimi come risposta alla ‘fatwa’ decretata dagli oppositori interni - “Una gradita sorpresa”- ha detto Bobo sorridendo. Aggiungendo che il grande capo del Carroccio “è voluto venire per dimostrare il legame indissolubile che ci lega, dimostrato anche platealmente con un abbraccio e che queste brutte vicende che si sono fortunatamente risolte grazie all’affetto straordinario dei militanti non sono nate da lui”.

L’ex responsabile del Viminale ha aggiunto, durante la visita alla fiera Festivity, che quella di ieri è stata “una serata molto importante sul piano personale, umano, affettivo, ma anche politico. Tutti i militanti hanno chiesto alcune cose con boati, hanno chiesto di andare ai congressi e Bossi ha detto alla fine che ci saranno i congressi nazionali”. Bravi? Sì, inimitabili nella loro faccia di tolla.

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Ore 12 - Monti fra la "rabbia" dei tassisti e il movimento del "forcone". E i partiti?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLe proteste e le minacce dei tassisti e del movimento del “forcone”, pur molto diverse fra loro, rappresentano un pezzo di questa Italia contraddittoria e “conservatrice” con cui confrontarsi e misurarsi.

Abbiamo già scritto che l’Italia non è la Libia o l’Egitto, né la Tunisia, né nessun altro paese dove c’è stato o c’è tumulto di piazza con i tank per le strade, con morti e feriti. Chi dice che quello è l’epilogo getta benzina sul fuoco. Le tradizioni democratiche, il tessuto sociale e la collocazione geopolitica dell’Italia non consentono quel tipo di deriva.

Però non uccidono solo le pallottole. Qui il rischio, lo ripetiamo, non è la guerra civile. Anche se “professionisti” più o meno infantili sono pronti a giocare alla rivoluzione e fazioni e “bande” contrapposte non vedono l’ora di attizzare il fuoco e spingere il Paese nel caos. La gente comune, cioè la stragrande maggioranza degli italiani, rifiuta la destabilizzazione.

Ma il passaggio fra l’irresponsabilità populista del “ghe pensi mi” berlusconiano e l’azione di risanamento-rilancio non è indolore, specie se il governo dei “professori” riceve dai partiti (Pdl, Pd, Udc) un appoggio solo tattico e formale, per nulla presenti e impegnati nel rapporto con il Paese reale.

L’iceberg della irresponsabilità demagogica è dato dalla Lega che conduce una violenta campagna contro il governo che «massacra il Nord» esaltando nel contempo la «ribellione dei siciliani - la rivolta dei forconi». Cioè il movimento di autotrasportatori, agricoltori, pescatori, piccoli produttori, che protestano non solo per il prezzo dei carburanti, ma perché la crisi economica nel Sud ha contraccolpi ancora più pesanti che al Nord. Quindi 
in Sicilia la protesta dei “padroncini” autotrasportatori blocca il traffico mobilitando altri ceti. A Roma e in altri centri del Nord c’è l’assedio dei tassisti che temono le “liberalizzazioni” e, come altre categorie, non vogliono cambiare nulla nei vecchi assetti amministrativi.

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Ore 12 - Monti al lavoro per l'Italia. Nei partiti al lavoro per le ... "liste civiche"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroMentre Mario Monti cerca di ricucire i continui strappi a livello europeo e tenta di formare un fronte comune per arginare la crisi, in Italia la fase due delle riforme (leggi liberalizzazioni) fatica a decollare e c’è addirittura il rischio che la tela della fase uno (leggi risanamento) non regga.

Passano le settimane e il quadro è a dir poco paradossale: il tempo concesso al governo dei “professori” per la svolta sta per scadere senza – per ora - significativi successi e quello concesso ai partiti per “riprendersi” passa invano senza novità di rilievo. Anzi! Al di là di alcuni tentativi – per lo più mosse tattiche- ogni partito pensa a se stesso, a come governare le proprie turbolenze interne, a come presentarsi alla importante scadenza elettorale amministrativa delle prossima primavera.

Di fatto, i partiti sono “esplosi”: l’effetto Monti, invece di spingere a una “rifondazione”, ha accentuato i mali antichi con feroci lotte intestine e ulteriore distacco con i cittadini.

Lo scontro Bossi-Maroni ha messo in luce lo stato di grave crisi della Lega ma il Pdl è nelle stesse condizioni: costretti, senza una strategia credibile, a livello nazionale a “sopportare” Monti e la finta alleanza con Pd e Terzo Polo, nel territorio si è al “tutti contro tutti”, con gruppi che si fanno e si disfano in funzione dei centri di potere e di chi li governa.

Sul fronte opposto, Pd, Udc-Terzo Polo, gira lo stesso disco rotto e correnti, capi bastone e cricche varie proliferano pensando al dopo, per adesso, al voto di primavera. Addirittura c’è ovunque e in tutti i partiti un lavorio sotterraneo da parte degli esponenti che detengono le poltrone nelle istituzioni, per formare liste civiche e liste personali, pronti ad abbandonare la nave-partito in caso di (previsto) affondamento.

Pessimismo? No, realismo. Un quadro desolante, a dimostrazione che questa classe dirigente non ha più nulla da dire e da offrire e va spedita a casa. Senza eccezioni.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Pier Luigi Bersani: inciucino. Voto 5- Il segretario del Pd è disponibile a “compromessi” sulla legge elettorale ma le varie anime del partito si dividono sulla nuova “maggioranza politica” con Pdl e Udc. Inciuci di bassa … lega?

Umberto Bossi: ciuchino. Voto 4- Il capo della Lega fa presentare alla Camera una mozione contro il ministro dello Sviluppo Economico Passera per: “Manifesta incapacità”. La svolta data dal Trota. Rivoluzionari o (il)letterati?

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