E bravo, Pier Luigi! Adesso, con Bossi e Maroni che sfarinano la Lega, ci va giù duro, per spartirsi (con chi?) le spoglie del Carroccio.
Il leder del Pd attacca duramente la Lega nord impegnata domenica prossima in una manifestazione a Milano contro il Governo. “Alla prima parola andare ad alzo zero - è l’invito rivolto dal segretario pidì all’assemblea regionale lombarda del partito - perché ci hanno parcheggiato dopo otto anni sull’orlo di un abisso e per un po’ stiano zitti”.
Secondo Bersani il voto della Camera che ha negato l’arresto del pidiellino Nicola Cosentino: “ha fatto riaffiorare la presenza di vecchie logiche e fatti. Non è vero che l’inciucio tra i populismi berlusconiani e bossiani sia archiviato. Laddove c’è un sottoscala, e anche putrido, è ancora vivo e funzionante”.
Tutto vero. E quando il Pd faceva la corte a Bossi, leader “carismatico e d’intuito”, capace di captare gli umori della base del territorio del Nord, politico un po’ ruvido ma verace e soprattutto “utile idiota” per far saltare Berlusconi?
Merita tornarci sulla Lega Nord, dopo che Umberto Bossi, di fatto, ha proibito a Roberto Maroni di parlare in pubblico… da solo. Il partito (si fa per dire) dei soviet (si fa per dire) del qualunquismo padano si sta squagliando, con il Senatur che mostra la sua vera faccia.
Così commentava “boh 1”, un lettore di Polisblog, il post pubblicato ieri sullo stesso tema da V.: “Bossi, come chiunque nella storia si sia avvicinato a Berlusconi ( … remember fini ) , pagherà con la sua pelle tutte le porcate di cui è stato complice da 15 anni a questa parte. Bossi da uomo celtico, libero, è caduto nelle sabbie mobili berlusconiane. Pensava di mantenere il controllo come i cocainomani quando incominciano a sniffare e se la godono alla grande. Bossi è diventato la sua stessa caricatura. Senza Berlusconi scompare, per ragioni politiche, e molto probabilmente pure economiche e finanziarie. Berlusconi nel suo perfetto stile, lentamente si è impossessato di simbolo, uomini e della cassa di partito. Un ossessionato dal potere non potrà mai avere un reale subalterno, ma solo manichini. Bossi è il manichino berlusconiano del nord”.
C’è poco da aggiungere. A Radio Padania militanti ed elettori del Carroccio hanno protestato vivacemente per l’avvilente andazzo del loro partito. Il conduttore ha replicato ai contestatori o togliendo la linea o spiegando secco: «Bossi propone un pacchetto con alcune soluzioni. Se le condividete bene, altrimenti votate altri partiti che ce ne sono tanti. Bossi è il segretario federale, punto e basta».
Robe da … “Trota”. Cvd (come volevasi dimostrare).

Ha un sapore quasi amarcord, questa ennesima riproposizione della Lega Nord come forza d’opposizione di quelle che raccolgono i malumori, il voto di protesta, il qualunquismo dell’uomo della strada italiano. Sembra di essere tornati, a dirla tutta, agli esordi del movimento, quando Bossi - per intercettare i malumori dell’italia post-tangentopoli - spiegava alla sua platea ridotta che «la nostra via non poteva che essere quella dell’etnofederalismo, cioè quella unione di più movimenti etnonazionalisti in un unico strumento capace di vincere. L’etnonazionalismo deve costituire un attacco al centralismo dello Stato».
Oggi, dopo 22 anni, Bossi non ha affatto vinto, il federalismo, cavalcato a destra e a manca come panacea di tutti i mali, è un fallimento mai attuato e la Lega Nord, dopo un’altalena di atteggiamenti politici che hanno cavalcato l’onda del momento, ritorna esattamente sui propri cavalli di battaglia.
Prima il nemico erano i comunisti? E adesso Berlusconi - che non è più alleato, per ora - diventa uno che, insieme a Monti, fa quel che gli dice la sinistra. Prima il nemico era Roma ladrona? E adesso Bossi tuona, dal palco del Berghem Frecc: «Noi dobbiamo andare a Milano a confermare che, con le buone o meno buone, Padania sarà: adesso ci siamo rotti le pa…».
Se la prende con tutti: con Monti e con Napolitano («Non sapevo che fosse un terùn»), non si capisce nemmeno quanto possa risultare ancora credibile per la sua base elettorale, ma ci prova. Ritorna a galla come forza d’opposizione, si smarca - di nuovo - da Berlusconi, solleva un enorme polverone per far parlare di sé - un polverone che offusca la vista e che sommerge le critiche ponderate all’esecutivo Monti -, pronto, all’occorrenza, a ritornare con gli alleati di sempre per l’ennesimo riposizionamento. La Lega ha compiuto da poco ventidue anni: la maggiore età, però, non le basta per essere una formazione politica al di là del populismo e della retorica da stadio.
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Antonio Di Pietro: fritto misto. Voto 4 L’ex Pm leader dell’Idv teme la cancellazione del suo partito personale dal Parlamento: da 25 deputati di inizio legislatura a 21 e altri due con la valigia in mano. Rifugio nel gruppo misto. Idv, partito-tram di carrieristi e trasformisti?
Renzo Bossi: pesce fritto. Voto 4 Il figlio del Senatur rischia di rimanere impigliato nella rete in cui è incappato Alessandro Uggeri, indagato per cocaina, escort, festini e intrallazzi vari. Il faccendiere è stato main sponsor del Trota, portandogli voti e non solo. Dimmi con chi vai …
Susanna Camusso: lottadura. Voto 7+ La segretaria della Cgil spinta dalla base dice “no” alla manovra “Salva Italia”: “E’ squilibrata”. E insiste per il prelievo sulle grandi ricchezze: “Serve la patrimoniale”. Inverno caldo.
Umberto Bossi: celodurismo. Voto 3- I demagoghi leghisti offrono al Senato uno show indecente e vergognoso. La deriva populista e razzista del Carroccio è senza più limiti. Il Senatur torna al cappio e sputacchia su tutto e tutti.
Culto della personalità, propaganda populista, fan disperati per la fine di un’esperienza politica. Si scrive Pyongyang, si legge Arcore. Kim Jong (S)Il(vio)
Dopo un decennio lo Statuto dei lavoratori e l’articolo 18 tornano al centro dello scontro. Nel frattempo abbiamo perso 10 anni, trascorsi senza crescita e con poche riforme. E il clima economico è sempre più freddo. Lo starnuto dei lavoratori
Il governo tecnico comincia ad assaggiare le ruvidezze della polemica politica. I nervi iniziano a venire a fior di pelle e gli incidenti diplomatici sono sempre dietro l’angolo. Umore (For)nero
Il leghista Fugatti a Rai3 intento in un esercizio di equilibrismo: “Napolitano contro la secessione? Dal suo punto di vista ha ragione”. Un genio del surreale. Ce ne sono pochi come lui. Quattro (Fu)gatti
Ma che vuole Bossi? Che vogliono i leghisti? “Le proteste della Lega Nord? “Il Carroccio alla prima difficoltà se n’è andato per la sua strada e ora sta solo facendo il proprio gioco”: lo ha detto il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, rispondendo alle domande dei giornalisti a margine del congresso provinciale del suo partito Brescia.”Negli ultimi 10 anni - ha continuato Casini - la Lega ha governato per 8, per cui se erano così bravi potevano intervenire prima, tutte queste ricette potevano applicarle prima’.
Incisivo Andrea Carugati su l’Unità: “Guardando ieri mattina la leghista Emanuela Munerato alla Camera, in divisa da operaia, tuonare contro i tagli al trasporto pubblico, un personaggio di Nanni Moretti si sarebbe alzato in piedi gridando: «No, almeno gli autobus no!». Già, perchè questa Lega di smemorati di Collegno, fino a un mese fa incollata alle poltrone di governo, nonostante gli infiniti falsi allarmi con cui fingeva di soffiare sul collo del Cavaliere, ieri ha davvero superato se stessa. Tra i tanti regali. il governo Berlusconi-Bossi, oltre alla slavina di leggi ad personam, salvataggi di Romano e Milanese, voti su Ruby «nipote di Mubarak», ha tagliato nelle ultime manovre oltre l’80% dei fondi per bus, metrò e treni locali, circa 1,4 miliardi su 1,9. Al punto da spingere le Regioni, che gestiscono questi servizi, a restituire simbolicamente le loro deleghe al governo, nel settembre scorso. Per non parlare della proposta lanciata in un vertice settembrino ad Arcore, presente il gotha leghista, di eliminare gli anni dell’università e del servizio militare dal calcolo sulle pensioni”.
Punto.

C’è effettivamente la possibilità di elezioni anticipate, prima della scadenza naturale della legislatura nel 2013? Il discorso di Bossi di ieri, alla vigilia del raduno di Venezia, apriva una possibilità in tal senso, ma è da leggersi prima di tutto come un tentativo di ricucire la Lega Nord con il malcontento che serpeggia nella base. Il punto è questo: a furia di proporre in giro slogan populisti, prima o poi, succede che, se non si è in grado di mantenere le promesse fatte - populiste come gli slogan - prima o poi il tuo elettorato te lo rinfaccia. E’ il caso degli ex leghisti che hanno esposto il lenzuolo con su scritto “Basta Lega, Basta Roma, Basta Tasse” mentre alla Camera si votava la fiducia sulla manovra. E’ il caso delle prime contestazioni subìte da Bossi in estate. E’ il caso di Castelli, che assiste muto e incapace di ribattere - per la prima volta - a una No Tav che gli dice: «Padroni a casa nostra, Castelli, se lo ricorda?»
E così, cosa fa il Senatur? Apre di nuovo al linguaggio di pancia che piace a quello zoccolo duro che è rimasto nella Lega Nord, quegli stessi cui Bossi aveva parlato di secessione alla festa della Lega. Ma chi gli crede più? Se si cercano su google le parole “Lega Nord” e “Elezioni anticipate” si ottengono migliaia di risultati. Una parte sono richieste di elezioni anticipate quando governavano gli altri. Una parte sono dichiarazioni di Bossi e dei suoi che sembrano una sinusoide. Andiamo a caso: 28 aprile 2010: «Elezioni anticipate? La Lega non le vuole».
4 ottobre 2009: La Lega: «Elezioni anticipate». Per stanare i poteri forti.
5 novembre 2003: Bossi detta le sue regole per evitare le elezioni anticipate. E via dicendo.
Insomma, come si può prestar fede al leader del Carroccio? Come si può pensare che la Lega Nord stacchi veramente la spina? Bossi sa che il suo destino è legato a doppia mandata a quello di Berlusconi: ce l’ha legato lui, quando, dopo il primo strappo del 1996, è tornato ad essere suo alleato. Bossi sa che la sua unica speranza di poter consegnare le chiavi della (inesistente) Padania al figlio Renzo, detto “Il Trota”, sono legate a filo doppio al destino di questo Governo e alla flebile speranza di “fare il federalismo” (e altre allegre amenità del genere, che sono slogan vuoti da anni). Berlusconi mostra una resistenza ai limiti dell’accanimento terapeutico. E per quanto faccia proclami, finché Bossi non opererà negando al Governo la fiducia in aula, le sue resteranno parole vuote come vuoti sono rimasti gli slogan della Lega Nord.

Mentre il paese si decompone lentamente sotto i nostri occhi, mentre arrivano notizie riguardanti intercettazioni tra B. e Giampaolo Tarantini (nelle quali i due parlerebbero delle qualità e delle prestazioni di alcune ragazze poi presenti alle serate eleganti del Premieri), mentre si cerca di far approvare la millesima versione della manovra (seguite qui la diretta di Polisblog), ecco che, dalle nebbie celtiche, emerge la grande novità, la speranza per un domani più luminoso: il giro della Padania.
Premi prestigiosi e gloria eterna, come si legge sul sito dell’evento:
“Il primo premio del Giro di Padania raffigura l’uomo-ciclista inserito in un territorio che è quello della Padania. Il sole, forza pura, incombe su di lui, mentre sullo sfondo si innalza il Cervino, vetta naturale simbolo del territorio ma anche obiettivo d’eccellenza per l’uomo-ciclista. Tutt’intorno il grano e l’abbraccio dei Golem, simbolo della comunità che accoglie questo uomo eccezionale.“
E se anche le coop rosse partecipano all’evento, in qualità di sponsor, allora il giro non può che entrare nella storia del ciclismo:
“«Siamo un’impresa dalle mentalità aperta e non ci spaventa sponsorizzare iniziative come la festa del Pd, il Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, oppure il Giro della Padania», sottolinea Flavio Ferrari, vicepresidente della Coopsette.”
Seguiteci dopo il salto, parleremo della imperdibile prima tappa e delle solite contestazioni comuniste
Continua a leggere: Tra crisi e manovra economica, ecco la grande novità: il giro di Padania
Dall’inizio dell’estate Silvio Berlusconi crolla nel gradimento degli elettori e perde cinque punti. Addirittura il governo ne perde sei. Solo nell’ultima settimana il premier cala di un punto e il governo di due punti. Una debacle!
E’ il risultato del sondaggio fatto il 29 agosto da Nicola Piepoli e diffuso in esclusiva da Affaritaliani.
Il centrosinistra (45%) è in vantaggio sul centrodestra (40%), il Pd è a un soffio del 30% (+4% rispetto a gennaio), mentre crolla il Pdl (ora al 27,5%), quattro punti in meno. Lega Nord al 10%, altri del centrodestra al 2,5%.
Idv al 5%, Sel al 7,5%. Terzo Polo al 9,5% con Udc al 6%, Fli al 2,5% e Api all’1%. Beppe Grillo al 3%. Terremoto in vista?