Silvio Berlusconi: discesa libera. Voto 3 Il premier vuole la stretta sulle intercettazioni ma il Colle dice no alla legge bavaglio. E intanto nei sondaggi crolla la fiducia.
Vittorio Sgarbi: discesa in campo. Voto 4 Il critico si candida alle primarie del Pdl: “Il dopo Silvio sono io”. Primarie (vere) e leader (con lo stampino) cercasi. Telenovela.

Agora Vox Italia, negli stessi giorni in cui la stampa scioperava contro la legge bavaglio zittendosi (paradossalmente), proponeva ai propri lettori una serie di punti di vista introvabili sui media tradizionali.
A quasi due mesi da quell’evento abbiamo deciso di incontrare Francesco Piccinini (direttore di Agora Vox Italia) per capire come la rete, che con lui si confronta, ha risposto ai dubbi innescati da Gianfranco Fini negli ultimi mesi.
La spaccatura che si è verificata nel Popolo della Libertà crede che potrebbe far terminare prima del previsto la legislatura in corso?
Non credo che il Governo avrà vita lunga. Il “particulare” gucciardiniano attraverso cui analizziamo gli eventi nostrani ci fa ritenere che i governi resistano o cadano unicamente a causa di dinamiche nazionali.

Come spesso accaduto nelle ultime settimane, anche la puntata di rassegna stampa estera di oggi è dedicata ai commenti delle testate straniere sulla vicenda della legge sulle intercettazioni in discussione in Parlamento.
Lo svedese Dagens Nyheter, in un pezzo dal titolo “Basta Berlusconi“, ha cercato di dare un giudizio ponderato del provvedimento:
C’è una ragione oggettiva per questa legge. L’Italia è il paese europeo che fa maggior uso delle intercettazioni. Nella giustizia c’è una lunga tradizione di fughe di notizie per influenzare i processi. D’altro canto, la stampa ha ragione nel parlare di censura. In un paese in cui le indagini preliminari possono durare in eterno, si vedrebbe ridotta significativamente la possibilità di pubblicare notizie compromettenti su persone potenti
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: legge bavaglio e libertà di stampa in Italia
Legge Bavaglio e ddl Alfano intercettazioni: alla fine qualcosa è cambiato. Ma se è cambiato qualcosa per quanto riguarda le intercettazioni pubblicate dalla stampa - ed è cambiato in meglio, in questo pezzo del Corriere vi spiegano tutto - per quanto riguarda il web, bé, c’è da mettersi le mani nei capelli.
Daniele Sensi ieri lo ha spiegato molto bene, e anche Il Nichilista
l’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalla legge sulla stampa del 1948 ai blog sta per diventare legge. E nella sua versione originaria, che prevede una sanzione fino a 12.500 euro per qualunque gestore di siti informatici “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” che non proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta e secondo precisi criteri di grafici, di posizionamento e visibilità. Gli emendamenti proposti al testo del comma contenente la norma (il 29 dell’articolo 1), sia quelli abrogativi avanzati dal PD che quelli migliorativi, come quello dell’On. Cassinelli del PDL, sono stati ritenuti infatti “inammissibili” dall’On. Bongiorno (…)
Oltre al web però c’è anche altro: un qualcosa che su Repubblica hanno ribattezzato “norma salva P3“…
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Il Governo ha presentato oggi l’emendamento al disegno di legge sulle intercettazioni. La novità? Si prevede che il divieto di pubblicazione rimanga fino alla cosiddetta “udienza filtro” con la quale il giudice per le indagini preliminari, d’intesa con il pubblico ministero e con la difesa, stabilirà quali siano le parti pubblicabili e quelle che invece dovranno essere secretate.
Le intercettazioni, pertanto, saranno coperte dal segreto fino alla conclusione di tale udienza, per la cui fissazione, tuttavia, nel nuovo testo governativo, non è previsto alcun termine (come invece chiedeva il Pd). La proposta di emendamento porta la firma del sottosegretario Giacomo Caliendo, recentemente coinvolto nelle indagini sulla “P3″.
Come da copione, i finiani si dicono entusiasti: “Credo che questo testo sia un balzo in avanti. Credo che sia innegabile - ha dichiarato, ad esempio, il presidente della Commissione Giustizia Giulia Bongiorno - che questo emendamento vada incontro alle istanze che sono state rappresentate dal mondo dell’informazione. Personalmente ho sempre detto che bisognava andare in questa direzione, sicuramente questa opzione mi sembra estremamente positiva. Più che di un passo in avanti mi sembra un balzo in avanti nel testo”.

Il bello della Lega Nord è che non è come gli altri partiti. E’ sopra le righe, anticonformista, si permette di dire un po’ quello che vuole. E poi, ti riserva sempre delle sorprese.
Ad esempio, ieri sera, avevo appeno finito di scrivere un veritometro sull’ultima dichiarazione di Bossi anti-intercettazioni (“La gente non vuole essere ascoltata questo è sicuro e noi abbiamo sempre marciato con la gente”), quando mi imbatto in una notizia del Sole 24 ore su Maroni che cerca di trovare modi per intercettare le conversazioni su Skype, finora criptate:
Il ministro dell’Interno, conscio del ruolo che certi sistemi tecnologici giocano a favore del crimine organizzato e del terrorismo, è pronto a coinvolgere già oggi i suoi omologhi europei per impedire il proliferare di soluzioni cifrate e il loro indisturbato utilizzo da parte di chi cerca di ostacolare le indagini sfruttando il vantaggio di non poter essere “ascoltati”

E’ di ieri la notizia che l’ONU ha invitato l’Italia a sopprimere o modificare la cosiddetta “legge bavaglio” sulle intercettazioni. E dopo averlo fatto a più riprese nelle scorse settimane, la stampa estera continua a concentrarsi sul caso.
Così ha scritto ad esempio il brasiliano Terra Magazine lo scorso 18 giugno, quando sembrava che la legge dovesse “restare in un cassetto”
L´indignazione ha unito la sinistra e molti settori della destra non berlusconiana che hanno denunciato il tentativo del governo di coprirsi con un velo di impunità di fronte alla società e all´opinione pubblica: chi si trova sotto il velo è protetto, mentre chi denuncia la corruzione o tenta di portare i corrotti in prigione può essere punito
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Lo scorso settimana si sono verificati due eventi politici su cui vale la pena riflettere. Come anticipato da noi nelle scorse settimane, Silvio Berlusconi sta tentando di fare entrare Pierferdinando Casini nell’attuale esecutivo.
La trattativa congelata prima del viaggio di lavoro del Presidente del Consiglio in Canada sarebbe stata ripresa, come raccontato da Dagospia, sarebbe stata ripresa dallo stesso leader del Pdl in occasione della cena privata che Bruno Vespa ha dato a casa propria.
Oltre a studiare un’alleanza con l’ex compagno di maggioranza Silvio Berlusconi, commentando lo sciopero dei giornalisti dello scorso venerdì, ha precisato che la libertà di stampa non è assoluta. Queste dichiarazioni opinabili, se valutate in termini assoluti, sono state avvallate in parte dal nuovo direttore del Tg della 7, Enrico Mentana.

Oggi è un giorno importante: si sciopera per difendere la libertà di indagare e di informare. La legge bavaglio, contenuta nel ddl Alfano Intercettazioni di cui ci siamo spesso occupati, rischia davvero di rendere il nostro un paese meno libero, con cittadini meno informati, e soprattutto con criminali più liberi di delinquere.
Senza dirvi altro, qui sotto trovate cinque link da leggere per farvi un’idea della questione:
Su Il Salvagente un riassunto punto per punto della legge per quanto riguarda gli aspetti investigativi.
Su La Stampa un ottimo pezzo che contiene le considerazioni di Guido Scorza, avvocato ed esperto di diritto dell’informazione sulla legge bavaglio e il web e un video in cui due giornalisti stranieri spiegano il loro punto di vista.
Piero Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, spiega dieci ragioni per dire no alla legge bavaglio.
Antonio Ingroia, procuratore aggiunto della Procura distrettuale antimafia di Palermo, spiega cosa cambierebbe per chi indaga su reati di mafia se passasse la legge bavaglio.
Su Valigia Blu, un esempio di notizie, fatti, scandali, di cui non avremmo saputo nulla, se la legge bavaglio fosse già applicata. Dal caso Stefano Cucchi, alla Clinica Santa Rita, a Calciopoli e molto altro.

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
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