La progressiva metamorfosi di Gianfranco Fini in leader di una nuova destra di stampo europeo e non populista (o, secondo i suoi detrattori, il suo spostamento a sinistra) è uno dei temi politici più discussi di questi mesi.
Pochi si sono chiesti, tuttavia, se a questa serie continua di svolte e dichiarazioni ad effetto corrisponda un effettivo mutamento di pensiero politico, o se non si tratti invece di una semplice operazione di marketing, volta più che altro a distinguersi dal rivale Berlusconi.
Un banco di prova interessante a questo proposito è il tema dell’immigrazione. Sul quale il presidente della Camera non ha certo lesinato dichiarazioni e proposte controcorrente. Che contrastano però in maniera stridente con l’attuale legge di regolazione dell’immigrazione, che porta (anche) il suo nome.

La proposta di Giovanardi di una regolarizzazione di massa per i circa 500.000 cittadini stranieri senza permesso di soggiorno ma impiegati presso le famiglie italiane come colf o badanti minaccia di rivelare al paese intero in che razza di vicolo cieco è andata a infilarsi la maggioranza. Vediamo approfonditamente come e perché.
Il peccato originale è rappresentato dalla legge Bossi-Fini: non prevedendo sostanzialmente nessun modo realistico, per un immigrato alla ricerca di lavoro, di stabilirsi in Italia regolarmente, ha reso il passaggio attraverso uno stato di clandestinità la via maestra attraverso cui gli immigrati giungono ad ottenere un impiego e poi, attraverso quello, alla regolarizzazione.
Avete presente le periodiche file di stranieri davanti alle poste, che presentano la domanda di regolarizzazione al posto del proprio datore di lavoro, mentre loro dovrebbero secondo il dettato della legge trovarsi in quel momento al di fuori dei confini italiani? In quell’immagine è racchiusa tutta l’ipocrisia della Bossi-Fini, evidentemente inapplicabile e disapplicata.