Vedete cosa accade a votare un narcisista con qualche non lieve mania di grandezza? Tutto si blocca, e i suoi problemi diventano quelli di tutti gli italiani, anche se gli italiani di problemi ne avrebbero ben altri.
Alludo naturalmente a Silvio Berlusconi e a un ottimo pezzo di Sergio Rizzo uscito oggi sul Corriere - ne trovate uno stralcio dopo il salto - in cui si prova a fare una radiografia dell’operato di Camera e Senato negli ultimi mesi.
Vediamo di approfondire…
Continua a leggere: Berlusconi e il dominio dell'agenda: Camera e Senato bloccati
Silvio Berlusconi:monnezzaro. Voto 3. L’Italia verso il sultanato. E a Terzigno guerriglia nella notte con fermi e feriti. Premier, governo, maggioranza bluff. Così il Paese diventa una “discarica”.
Roberto Calderoli: porcellaro. Voto 3. Il funambolico ministro del “porcellum” abolisce un reato per salvare 36 compari leghisti. Anche il Carroccio ha le sue leggi ad personam. Maialate di ritorno.

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Poteva sembrare un caso, invece è una scelta politica. Quando l’acqua sale e Silvio Berlusconi rischia di colare a picco, il “nemico” Gianfranco Fini torna “amico” e, invece di spingere il Premier sotto i marosi, gli lancia la ciambella di salvataggio.
Fra i due fondatori del Pdl i contrasti restano, ma passano in secondo piano: prima di tutto e su tutto, per i due “soci”, viene la difesa della “ditta”.
La tempesta giudiziaria e politica scuote il partito del “predellino”, che ora rischia grosso in un appuntamento elettorale dato troppo presto e troppo superficialmente come trionfante routine.
Premier e presidente della Camera ritrovano l’unità sul nodo infuocato e inquietante della questione “morale”, cercando di sminuire e sviare la gravità dei fatti politici e giudiziari, nei quali sono coinvolti uomini simbolo del “berlusconismo”.
Si assiste alla peggior commistione fra affari e politica, con stormi di avvoltoi e branchi di sciacalli a lucrare, grazie alle coperture del potere. I ladri individuali prosperano nei vari pollai.
Più di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi “fiuta” l’aria e sente odore di tempesta.
Il Senatur fa accantonare la Spa sulla Protezione civile, dimostrando che è lui a tirare i fili di un governo sotto pressione per la bufera giudiziaria che si è abbattuta su Bertolaso (difficilmente resterà al suo posto) e si frega le mani nel vedere il Premier impantanato, prendere sberle e non reagire.
Di questo passo, Bossi sa bene che sarà la Lega a raccogliere i frutti alle prossime Regionali. Frutti che matureranno oltremodo in seguito, dando al leader del Carroccio non più solo il diritto di veto ma quello di marcare il cammino del governo. Insomma, i classici due piccioni (Berlusconi e Fini) con una fava.
La patata bollente Bertolaso, la “bombetta” Verdini, le tangenti di Pennisi (iceberg di una nuova “Duomo connection”?), tutte le inchieste in corso e altre annunciate, rischiano di fare degenerare la situazione, fino a condizionare la campagna elettorale e il risultato delle urne, a danno del Pdl.
Si allarga a macchia d’olio l’idea che il “berlusconismo” ha alimentato la illegalità “gelatinosa”, è un sistema per i “liberali” avidi, più “furbi” dei “furbi”, al di fuori di regole e leggi, retto sulle bustarelle, sulle leggi ad personam, sui commissari straordinari, sulle emergenze senza fine, un sistema basato sui deputati nominati, sul populismo e sulla ricerca spregiudicata e demagogica del consenso, tutto ad uso e consumo del padre/padrone e della sua corte.
Basta che un anello (Bertolaso) ceda e salta l’intera catena.

Avevate dubbi? Io, no: così ieri è passato il legittimo impedimento, la norma salvaprocessi per Silvio Berlusconi. Prima cosa: per capire che cosa si intende per legittimo impedimento, leggete il post di Luca che vi spiega tutto a riguardo. Sintetizzando: la norma votata ieri alla Camera prevede che il primo ministro - e i ministri - possano chiedere il rinvio delle udienze cui devono partecipare.
Presentano un certificato, il giudice non può che accettarlo, e schivano il processo: si può fare solo per diciotto mesi. E’ una legge pasticcio - ehi! Ma la priorità non erano le riforme? Della giustizia? Del fisco? - che viene portata avanti prendendo tempo, in attesa di una legge costituzionale, il lodo Alfano bis. Bocciato dalla Corte, tornerà, vedrete se tornerà: già da settimana prossima.
Per prima cosa: oggi, sui quotidiani, a parte quelli direttamente di proprietà del Presidente del Consiglio - Il Giornale - o collegati in maniera più o meno diretta a SB - quindi, Libero - c’è una generale identità di vedute. Il legittimo impedimento è una legge ad personam, punto. Fine: nessuno può dire il contrario. Poi ci sono le sfumature…
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Sul legittimo impedimento: “Questa legge in un Paese normale sarebbe stata votata in cinque minuti”
Roberto Cota
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Scopri perchè dopo il salto
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Difficile immaginarsi l’attuale maggioranza senza Silvio Berlusconi. Attorno a lui non solo l’agenda del paese. Dietro di lui tutti gli altri che alla sua comunicazione si ispirano per non rispondere alle domande che i cittadini gli pongono.
Per risolvere, ad esempio, i problemi connessi alle leggi ad personam il Premier ha cominciato a parlare di provvedimenti ad libertatem come se l’utilizzo di sinonimi, stringi stringi, siano sufficienti per risolvere i vari grattacapi.
Ebbene. Ispirato dal ricco vocabolario del Presidente del Consiglio, il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti durante un convegno ha precisato che per capire il benessere del nostro paese è sbagliato soffermarsi sul Pil secondo il quale l’Italia non è che se la passi troppo bene.
Continua a leggere: Il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti odia il Pil

Silvio Berlusconi prima di essere un esponente politico, definirlo statista è troppo, è uno dei comunicatori più acuti che in Italia si siano mai imposti. In pochi sanno vendere un concetto proponendolo al pubblico per quello che in realtà non è.
Secondo quanto dichiarato dal Premier è infatti sbagliato parlare di leggi ad personam poiché la sua amministrazione sta lavorando su provvedimenti “ad libertatem”.
“Non voglio – ha dichiarato Silvio Berlusconi - più parlare di queste cose. Sono leggi ad libertatem e mi indigno soltanto a sentire queste cose e non voglio indignarmi. Bisogna pensare a fare le riforme”.
Giorgio Napolitano: chiodo fisso. Voto + 9. Il capo dello Stato ammonisce: “che non si paventino complotti anti Governo”, ma ricorda anche che “troppi decreti hanno compromesso il ruolo del Parlamento”. Un colpo alla botte e uno al cerchio.
Antonio Di Pietro: guardingo. Voto + 8. Il leader dell’Idv non è contrario al dialogo ma ammonisce: “Attenti ai tranelli del Pdl. Vogliono solo leggi ad personam per garantire l’impunità di Berlusconi”. L’ex pm spesso esagera, ma spesso c’azzecca.

Il risultato del referendum svizzero anti-minareti ha indotto la Lega Nord a sfornare una serie di nuove proposte: alcune palesemente bislacche (come quella della croce sulla bandiera), altre di maggiore pregnanza, come l’ipotesi di introdurre anche in Italia, come nella repubblica elvetica, i referendum propositivi.
Tuttavia ogni paese si ritrova in un certo senso con le istituzioni che si merita, e che eredita dalla sua storia. Non è un caso dunque che in Svizzera si faccia un grande uso dei referendum propositivi, mentre in Italia la Costituzione consente solo quelli abrogativi e in Germania qualsiasi “ricorso diretto al popolo” è del tutto proibito.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, si ritenne infatti opportuno limitare le possibilità di espressione autonoma di quei popoli che avevano con convinzione, per anni, sostenuto due tra i regimi totalitari più orrendi del ‘900.
Continua a leggere: La Lega e il referendum propositivo: più potere al popolo.. o al populismo?