
Niccolò Ghedini ha deciso di fare propria la filosofia del suo assistito più illustre e piuttosto di spiegare le motivazioni, legittime o meno, a causa delle quali non si è potuto presentare in tribunale dove era atteso in qualità di testimone per il processo Favata (durante il quale si stanno discutendo le intercettazioni tra Piero Fassino e Giovanni Consorte) ha deciso di querelare tutti i giornali che hanno dubitato della sua buona fede.
Come riporta l’Unità, che prima di altri quotidiani è stato querelato dall’onorevole, l’avvocato di Silvio Berlusconi dopo aver declinato più volte l’invito del pm Massimo Meroni si è giocato la carta del legittimo impedimento a causa del quale come parlamentare ha la facoltà di testimoniare.
Ognuno sul disegno di legge relativo alle intercettazioni è libero di pensarla come meglio crede. Probabilmente se gli esponenti politici decidessero di dare il buono esempio adempiendo a tutti i doveri pubblici in questo momento in torto sarebbero tutti coloro che appena possono disquisiscono di bavaglio.

L’attualità spesso non agevola la memoria. Anzi. La contrasta non permettendo all’elettore di valutare i propri amministratori in modo lucido. Preciso. Tralasciando l’aspetto ludico che spesso inquina i mass media dove la presenza degli esponenti politici è massiccia ma non sempre congrua al ruolo che ricoprono.
Umberto Bossi oltre ad essere il leader della Lega Nord, padre di tale Renzo al quale è stata garantita una candidatura, l’alleato senza il quale a Silvio Berlusconi non sarebbe permesso di andare in giro ironizzando sulle somiglianze con il bambinello (mentre in patria ad attenderlo c’è un’epifania moderna, perché di questo si tratta il legittimo impedimento) è un Ministro.
A lui competono le riforme e il federalismo. Tutti, giornalisti e no, dovremmo averlo ben presente prima di ridere su ciò che l’esponente politico si diletta a fare nel tempo libero quando, emulando il poeta Sandro Bondi e l’anchorman Silvio Berlusconi, scrive componimenti per Telepadania.
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