Silvio Berlusconi: capriole. Voto 3. Governo a mani vuote: Berlusconi accetta che la Francia respinga i migranti e dà l’ok a opa su Parmalat. Gliele abbiamo cantate ai Francesi, loro invece ce le hanno suonate. Il Cav si inchina a chiunque, tranne che alla legalità. Sempre affari suoi fa.
Umberto Bossi: giravolte. Voto 3. Il capo della Lega apertamente contro Berlusconi sulla Libia: “Siamo diventati una colonia francese. Verremo invasi dai profughi”. Governo ko? Solita sparata elettoralistica del Senatur. In Padania le minacce, a Roma le poltrone. Giullare e complice.
Il “Ghe pensi mi” ha detto che con Bossi ci parlerà lui e, come sempre, nella maggioranza perennemente in fibrillazione, tutto tornerà a posto.
Anche quando si tratta di politica internazionale, della Libia dell’ex “amico” Gheddafi, di fare la guerra per davvero, quella con i bombardamenti e con le bombe vere, con morti veri.
Si sa che Berlusconi ha “mezzi” convincenti, ai quali anche il Senatur non sa dire di no. Vedremo. Sull’altro versante, i partiti dell’opposizione chiedono un immediato dibattito parlamentare sull’intervento in Libia e si preparano a dar battaglia a un governo che di fatto deve comunque dimostrare di avere ancora una maggioranza in politica estera.
Il Pd dice di condividere che Gheddafi sia “un nemico del popolo libico che l’Occidente deve combattere”, ma precisa che la partecipazione degli aerei italiani ai bombardamenti costituisce “una svolta improvvisa e inaspettata, di cui è fondamentale capire meglio le motivazioni”. Per questo il partito di Bersani chiede un dibattito in Parlamento, necessario anche per capire se le nuove regole d’ingaggio della nostra aereonautica rientrino nel dettato costituzionale.
Bersani era per una politica “attiva” del mediterraneo: perché il Pd non coagula la sinistra europea (se c’è ancora!) definendo cos’è per la sinistra la “politica mediterranea”?
Non rischiano oramai di essere “banalità” obsolete, inutili “paraventi”, le guerre umanitarie e le partecipazioni passive e le risoluzioni Onu? Non è bastato l’intervento Onu nella ex Jugoslavia, e i conseguenti massacri per capire quanto poco l’Onu sappia intervenire?
Africa del Nord: Lbia, ribelli e civili abbandonano Ajdabiya. Cosa sta succedendo in Libia? La guerra civile sull’altra sponda del Mediterraneo sembra aver perso di interesse per la maggior parte dei mezzi di informazione locali.
Le notizie che le agenzie riportano dalla Libia riferiscono tuttavia di una crisi che non accenna a risolversi. Lungi dall’aver risolto la situazione in favore dei ribelli, i bombardamenti Nato sembrano averla tutt’al più resa ancora più confusa.
Una delle ultime notizie, riportata da Al Jazeera, riferisce che la città di Ajdabiya è stata evacuata dai ribelli e dai cittadini. La città, prima in mano alle forze anti-Gheddafi, sarebbe stata evacuata a seguito di un errore delle forze Nato.
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C’è chi va e c’è chi viene. Vengono in Italia, favoriti anche dal mare piatto, i migranti a Lampedusa e (adesso) anche in Sardegna. Vanno in Tunisia, spinti dalla fibrillazione della politica italiana, Silvio Berlusconi e Roberto Maroni.
Il premier e il ministro degli Interni volano oggi a Tripoli con in borsa 150 milioni di euro da offrire al debole governo post-Ben Alì per lo “sviluppo dell’economia tunisina” in cambio del rimpatrio dei migranti.
Di fatto va in scena una situazione paradossale, fra la farsa e la tragedia: gli sbarchi dei migranti proseguono con intensità, le proteste si accendono (incendi compresi) a Manduria, a Lampedusa e, domani, chissà dove, le navi italiane portano a spasso migliaia di disperati, da una tendopoli a un’altra. Nessuno sa che fare e, anzi, ognuno fa quel che può o che gli pare.
“Sciupone l’Africano» - titola oggi l’Unità - prova a conquistare la Tunisia con quei 150 milioni di euro di «crediti di aiuto», una dozzina tra motovedette e fuoristrada come «cadeau» promessi e la riproposizione di un mustpubblicitario di cui il Cavaliere si è giovato per nove volte in nove anni: il «piano Marshall», adattato a iniziative internazionali e a progetti per casa nostra (dalla Somalia all’Abruzzo, dalla Palestina al Sud d’Italia, dalla Sardegna al Maghreb…).
Con due comun denominatori: per lo più si tratta di impegni millantati e mai mantenuti, e in alcuni casi sono soldi delapidati, finiti nelle tasche di dittatori sanguinari ovvero di famelici corrotti e corruttori stranieri e autoctoni.
Intanto i pacifisti nostrani si appropriano della frase detta dal fisico Albert Einstein (la guerra non si può umanizzare, si può abolire) e, accogliendo l’invito di Emercency, scendono in piazza a Roma contro la guerra in Libia, cioè contro … francesi, inglesi, americani. Solo pateticamente ingenui?
Il Cav lampedusano tra i lampedusani. E per dimostrare che è con loro e uguale a loro, si è comprato una casetta da 2 milioni. Che anima popolana, che cuore proletario. Pancho…villa
Alberto Zangrillo, medico personale del premer, confessa: “A Berlusconi ho consigliato di lasciare la politica”. Ma non sa che se il capo del governo esce di scena, l’indomani finisce in guai giudiziari ancora peggiori??? Gli è amico o gli vuole male??? Beppe (Zan)Grillo
Sit-in, contestazioni e monetine ai piedi della Camera. Reazione forte dei cittadini contro un ceto politico che vorrebbero smantellare in blocco. Smontacitorio
Dal troppo al nulla. Sulle rinnovabili il governo è passato dai mega-incentivi a zero, sostenendo che si spendeva troppo. E il famigerato cip6 chi se lo è divorato? Fotto-voltaico
“Ovunque andiamo, ci facciamo riconoscere”. Un vecchio cliché, che accompagna gli italiani in giro per il mondo, ma che dopo l’intervista del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, assume un nuovo significato. Intervistato da Jeremy Paxman, Frattini ha regalato alcuni colpi da maestro, davvero notevoli. Qui sopra trovate il video dell’intervista, mentre a questo link la traduzione in italiano (sostanzialmente fedele alla trascrizione inglese). Di seguito, ecco il meglio dell’intervista.
Paxman chiede a Frattini dove debba andare in esilio Gheddafi. Frattini risponde che è meglio non dirlo, per non pregiudicare la buona riuscita dell’esilio. L’intervistatore chiede come mai l’Italia non si fosse offerta e il Ministro replica dicendo che il nostro paese non vuole un dittatore. “Perchè non chiedete che compaia dinanzi alla Corte Internazionale di Giustizia?”, chiede il giornalista. E Frattini replica dicendo che Gheddafi dovrebbe presentarsi alla Corte. Paxman allora chiede se il motivo per la mancato esilio in Italia del dittatore libico sia la necessità, da parte del nostro paese, di consegnarlo alla “giustizia internazionale”. Frattini risponde che l’Italia, come ogni altro paese, sarebbe obbligata a consegnare Gheddafi alla Corte.
A questo punto, il giornalista inglese fa una domanda ovvia: se, potenzialmente, ogni paese dovesse consegnare Gheddafi alla giustizia internazionale, perchè qualche nazione dovrebbe ospitarlo? Frattini replica dicendo che è proprio per questo motivo che non ci sono offerte ufficiali da parte di altri paesi. La logica inizia lentamente a scomparire. L’intervista continua con altre perle frattiniane… (seguiteci dopo il salto)
Continua a leggere: Guerra in Libia, Gheddafi e Berlusconi: intervista di Frattini alla BBC
Berlusconi cerca di barcamenarsi, ma ora che Gheddafi è bombardato dall’Occidente e pressato dai ribelli, il ‘matrimonio’ dei due anziani compari è infranto per sempre. Nella buona e nella cattiva Sirte
Le ammissioni piccanti di Bocchino, il dolore della moglie, Gabriella Buontempo, il probabile imbarazzo della Carfagna. Come potrebbe aver commentato tutto questo il Cav: “Ahahah, un dilettante questo Bocchino. E’ stato debole, troppo debole per far politica”. Debole con la bella ministra? “Ma no – direbbe il premier – debole ad ammettere tutto”. Buontempo-ne
Scandalo alla trasmissione Forum per la finta terremotata abruzzese che parla bene della ricostruzione e del governo. Gli aquilani veri si indignano: “Non ne possiamo più”. Stanchi Licheri
Alfano ha un nano (celebre) quale compagno prediletto di avventure. Proprio come Amélie Poulain. Il favoloso mondo di Angelìn
La Russa ad Annozero: “Per fermare i clandestini bisogna chiudere il rubinetto”. Al governo italiano non interessano i maghrebini, solo qualche maghrebina. Ruby-netto
Intanto Alemanno chiama Maroni e gli dice: “Qui noi non possiamo ospitare nessuno”. E’ normale, ciascuno deve pensare ai propri parenti e amici…mica si può badare a tutti. I romani rimpiangono già il centrosinistra? Ama-rcord
Le bombe continuano a piovere sulla Libia. E l’opposizione politica italiana si staglia fredda e composta. D’Alema, noto bombarolo, con aplomb: “Dovevamo intervenire prima”. Reazione Misuratah
Noi italiani, comunque, in guerra siamo sempre i soliti. Dalla parte dell’Onu ma dispiaciuti per Gheddafi, con le basi a disposizione dell’Occidente ma senza sparare un colpo sulla Libia, con i “volenterosi” ma in contatto diplomatico con Tripoli. Sempre la solita, vecchia Italietta. Poveri ma bellici
Sembra proprio di essere nell’italietta, dove fra i politici domina la vocazione del “voltagabbana”. Invece siamo nella grande Germania, dove a cambiare le bandierine sulla scacchiera è addirittura la cancelliera Angela Merkel.
Un’astensione sull’intervento militare in Libia e un voltafaccia da gioco dell’oca sull’energia nucleare: la cancelliera tedesca va controcorrente rispetto a molti dei suoi partner internazionali, ma la sua nuova posizione su temi così caldi sembra essere dettata più dalla paura di una sconfitta alle prossime regionali che da una scelta strategia.
Tira infatti brutta aria per la Cdu della cancelliera tedesca e per la sua alleata Fdp: potrebbero subire un ko alle elezioni di domenica prossima nel Baden-Wuerttmemberg (Sud). E’ quanto emerge da un sondaggio dell’istituto Forsa realizzato per il settimanale Stern e l’emittente televisiva Rtl. Spd e Verdi otterrebbero il 48% dei voti (24% ciascuno), contro il 43% della maggioranza (38% per Cdu-Csu e 5% per Fdp), che attualmente governa la regione.
Nei giorni scorsi, il capogruppo della Spd al Bundestag, Frank-Walter Steinmeier, si e’ detto sicuro che il suo partito ha una ‘possibilita’ concreta’ di andare al governo con i Verdi nel Baden-Wuerttmemberg. Secondo gli esperti della Forsa, la questione nucleare avra’ un peso notevole sulle elezioni. La Linke, da parte sua, otterrebbe solo il 4% e non riuscirebbe cosi’ a entrare in Parlamento.
La cancelliera, scrive la stampa tedesca, soffre di una crisi di credibilità che difficilmente riuscirà a superare nell’immediato futuro. E all’orizzonte avanza l’ombra delle elezioni del 2013. Un consiglio alla Merkel: chieda lumi a Berlusconi, uno che ha sette vite come i gatti.
Franco Frattini: suonato Voto 4-. La crisi libica mette in luce lo stato di confusione del governo e della sua maggioranza. I giochi sono condotti da Usa, Francia e GB, l’Italia non conta niente. Pagherà solo il conto finale?
Paolo Romani: sonata. Voto 5-. Il ministro annuncia la moratoria di un anno sul nucleare. Ennesima giravolta del governo per paura di perdere voti e per fare fallire il referendum. E’ la solita manfrina, è il solito bluff. Stop and go?