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Tutti gli articoli con tag licenziamenti

Ore 12 - Sarà un autunno d "fuoco". I sindacati pronti alla lotta "dura"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroCon tutto agosto davanti, l’autunno non è dietro l’angolo. Ma “padroni” e sindacati già affilano le lame in vista di uno scontro che sarà duro.

I due contendenti si rimpallano il “ricatto” di un autunno di tensione. Gli industriali accusano i sindacati di non capire i cambiamenti del mondo. E questi ultimi ribattono che gli unici a non cambiare sono i datori di lavoro che affrontano la crisi come sempre, con i licenziamenti.

Si licenzia in grandi aziende come alla Fiat di Pomigliano, ma c’è un lunghissimo elenco di medie e piccole aziende che in tutta Italia non riapriranno i battenti a settembre. Che fare?

I sindacati chiedono il blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali. Di fronte ai cancelli chiusi, i lavoratori saranno chiamati a una protesta con presidi e occupazioni di fabbriche che già alcuni definiscono “irresponsabili”. Torna la vecchia equazione: il licenziamento richiede una risposta. E la risposta sarà data con forme di lotta “adeguate”.

Il lavoro è un diritto costituzionale. Ma l’occupazione di ferrovie e strade è una deriva inutile e dannosa per gli stessi lavoratori. Fa notizia ma isola chi compie tali azioni. La lotta più dura non è sempre la lotta più intelligente.

E l’esasperazione della lotta è lo specchio delle debolezza organizzativa e politica del sindacato. La politica pensa a se stessa. L’autunno caldo sarà la patata bollente per il governo.

Intervista a Emilio Reyneri: ammortizzatori sociali, welfare e giovani

pubblicato da Giulio Mattioli


In questi mesi noi di polisblog abbiamo dedicato vari post alle questioni degli ammortizzatori sociali e del welfare che, generalmente abbastanza snobbate dai politici italiani, sono rientrate brevemente nel dibattito pubblico in seguito alla crisi globale e alla proposta del PD di un assegno unico di disoccupazione.

Per approfondire ulteriormente questi argomenti, abbiamo realizzato una lunga intervista con Emilio Reyneri, ordinario di Sociologia Economica all’Università di Milano-Bicocca. Ecco a voi la prima puntata.

Il ministro Brunetta ha affermato che “in Italia abbiamo gli ammortizzatori migliori d’Europa. Lei cosa ne pensa?

“Se veramente lo ha detto, penso che ha cambiato radicalmente opinione, rispetto a quanto pensava 15 anni fa. Ricordo che Brunetta fece parte insieme a me, nel ‘93, di una commissione del Governo Ciampi che aveva lo scopo di riformare gli ammortizzatori sociali e la Cassa Integrazione. Elaborammo una proposta: quella di creare un sistema di ammortizzatori universale, di modello europeo. Le critiche alla situazione allora vigente (che non è cambiata, anzi forse è addirittura peggiorata), erano unanimemente condivise in seno alla Commissione: Brunetta compreso

La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa
La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa La spesa per le politiche del lavoro in Italia e in Europa

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Ore 12 - La "rabbia" degli operai francesi: comprensibile ma sbagliata. E Berlusconi si copre di... ridicolo

pubblicato da Massimo Falcioni

altroLa rabbia degli operai francesi (con i manager sequestrati alla Caterpillar e l’assedio al re del lusso Francois-Henry Pinault) è l’iceberg di una situazione che può espandersi ed esplodere.

Gli atti compiuti sono comprensibili ma ingiustificati perché sbagliati politicamente e “fuori legge”: il reato resta un reato. Anche se a commetterlo è “brava” gente e sotto l’egida della Cgt, operai esasperati e disperati per i licenziamenti.

Qui non siamo nella Danzica di Solidarnosc dove non c’erano nè libertà né diritti.

Qui la domanda da porsi è un’altra: a chi e a cosa servono questi “atti”?

Non c’è dubbio che il licenziamento è inaccettabile e che guadagnare mille (e più) volte meno di un altro, è uno scandalo. Anche di etica sociale.

Ma con il moralismo non si fa politica. E la questione è prettamente politica.

Perché c’è la crisi?

La risposta sta in questa globalizzazione e in questo capitalismo entrambi esasperati e senza regole; una giungla dove vince (ed è premiato) il più forte (cioè il più ricco) e dove perde (ed è punito) il più debole (cioè il più povero).

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Assegni di disoccupazione: per Berlusconi sono una "licenza di licenziare"

pubblicato da Giulio Mattioli


Continua la polemica sulla proposta di un assegno unico a sostegno di tutti i disoccupati che, come ha fatto notare Tito Boeri, mostra come sia possibile ogni tanto anche per lo sgangherato Partito Democratico dettare l’agenda al Governo. Berlusconi ha infatti dichiarato oggi alla stampa che:

Il nostro sistema attuale di ammortizzatori sociali ci consente di intervenire meglio rispetto alle proposte dell’opposizione, che sarebbero una vera e propria licenza di licenziare. Se ci fosse stata quella misura, gli imprenditori avrebbero lasciato i lavoratori a casa, con magari accordi successivi con i lavoratori stessi che godrebbero dell’indennità e continuerebbero a lavorare in nero. Insomma, l’assegno è un incentivo a licenziare e a lavorare in nero.

Questo tipo di contro-argomentazione, che mostra la grande abilità del Berlusconi comunicatore nel far leva sulle peggiori arretratezze italiane allo scopo di perpetuarle, sembra comunque potenzialmente molto più efficace del debole “non ci sono soldi” che era stata la prima risposta del Governo. Vediamo perché.

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Assegni di disoccupazione vs donne in pensione a 65 anni: quali interessi rappresentano davvero i sindacati?

pubblicato da Giulio Mattioli


Vale la pena di fare una piccola riflessione a freddo su quanto avvenuto nell’ultima settimana nel campo delle politiche del lavoro. Caso n°1: il PD rilancia la sua proposta di un assegno unico di disoccupazione, il governo si rifiuta e dileggia la proposta. Risultato: il provvedimento finisce nel dimenticatoio.

Caso n°2: il governo rilancia la proposta di portare a 65 anni l’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego; i sindacati (compresa questa volta la CISL) fanno fuoco e fiamme. Risultato: il Ministro Sacconi torna pavidamente sui suoi passi, dichiarando che non si deciderà nulla prima di aver consultato i confederali.

Mettendo a confronto questi due casi colpisce il relativo silenzio di CGIL & co. sulla prima vicenda, soprattutto se comparato alla determinazione investita, con successo, nella seconda. La spiegazione di questo diverso atteggiamento è, in realtà, abbastanza evidente.

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Anche Rifondazione Comunista a caccia dei voti della Lega Nord: i nuovi manifesti elettorali di Varese

pubblicato da Giulio Mattioli


La fondazione di Varese di Rifondazione Comunista ha recentemente affisso in città una serie di manifesti che hanno come unico obiettivo critico la Lega Nord, cui vengono rinfacciate le promesse elettorali non mantenute riguardo a Alitalia, Malpensa e i licenziamenti connessi al ridimensionamento dello scalo varesino.

Sembra essere ormai una mania per l’opposizione, in Lombardia, quella di fare manifesti elettorali di questo tipo: ci avevano già provato nei mesi scorsi l’IdV di Antonio Di Pietro e il PD di Monza e Brianza, copiando addirittura la storica iconografia leghista che vede il Nord rappresentato come una “gallina dalle uova d’oro”.

Questa vicenda ci dice due cose: da un lato è l’emblema del fatto che la Lega è ormai considerata, nella maggiore regione d’Italia, il “partito da battere”, quello che detta a tutti l’agenda della politica. D’altra parte è difficile che questo tipo di propaganda si traduca in una riscossa per i partiti di opposizione: e questo vale in particolar modo per Rifondazione Comunista.

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I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV
I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani I manifesti anti-Lega Nord di Rifondazione Comunista, PD e IdV mani

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Riforma Gelmini, ma quale 68... la parola d'ordine è fare casino

pubblicato da Luca Landoni



Lo chiameranno l’Autunno caldo della scuola, vogliamo scommettere? I paralleli col passato, 68 o 77 scegliete voi, già si sono sprecati da tempo, e una legge giornalistica non scritta non vede l’ora di creare il caso per sostituire momentaneamente il razzismo che non tira più tanto. E allora quale migliore occasione di strumentalizzare i disordini di ieri per inventare una generazione protestataria che non esiste?

Ma prima i fatti. Ieri due cortei a Roma e Milano, partiti dalle rispettive Università La Sapienza e Statale, hanno cercato di occupare i binari della ferrovia per impedire la partenza dei treni. Ora, a parte la furiosa reazione dei pendolari che giustamente lavorano e di ragazzini sfaccendati che rovinano loro la giornata non vogliono sentir parlare, si è registrata ovviamente anche quella delle forze dell’ordine che hanno fatto muro e alla stazione Cadorna FN di Milano non hanno lasciato entrare nessuno. Qualche facinoroso ha tentato di forzare il blocco (si fa per dire) nonostante il tentativo di parlamentare da parte del capo della polizia e si è beccato qualche manganellata. Il bilancio finale parla di tre feriti e tre contusi, 4 dei quali se ne sono andati tranquillamente senza farsi medicare, il che già la dice lunga.

E questo sarebbe il nuovo sessantotto? Ma per favore. E’ dagli anni 80 che si cerca disperatamente di accreditare i giovani di chissà quale rabbia repressa nei confronti delle istituzioni quando la realtà è una soltanto. Fare casino tanto per fare. Me li ricordo bene i cortei della famosa Pantera griffata 1989, che i giornali (soprattutto di sinistra) incensavano, mentre non erano che un’occasione per farsi due allegri passi in centro e sfoggiare i muscoletti alle studentesse, dimostrando che si era capaci di fare un picchetto.

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Le pagelle del mercoledì

pubblicato da Massimo Falcioni

Silvio Berlusconi: miracolo made in Italy. Voto + 9. Non è una nuova bordata contro l’Italia. Anzi! Scrive Newsweek: “Nei suoi primi 100 giorni Berlusconi ha fatto l’impossibile: mettere ordine in questa nazione apparentemente ingovernabile. Il premier ha dato prova di risolutezza soprattutto nella crisi dei rifiuti a Napoli e contro la criminalità. Ma, quello che gli italiani vogliono realmente è la stabilità economica, per la quale il pugno di ferro su rifiuti e immigrazione potrebbe non bastare”. Italia, dalle stalle alle stelle? Poi l’autorevole settimanale Usa non sa che sono quasi tutti gli italiani a fare miracoli per arrivare con il loro stipendio a fine mese.

Sindacati: vergogna! Voto – 9. Trenitalia licenzia 8 dipendenti: uno timbrava per tutti. Nell’officina di piazza Giusti a San Fruttuoso di Genova, il capoufficio sorprende un operaio mentre timbrava i cartellini dei sette colleghi, in procinto di salire su un treno per tornare a casa in anticipo. Dopo un mese dalla denuncia, per gli otto lavoratori è scattato il licenziamento senza preavviso. Proteste dei colleghi perché ritengono sproporzionata la punizione. I sindacati accusano il ministro Brunetta perché le sue campagne contro i fannulloni avrebbero influenzato la decisione di Trenitalia. La Cgil ha fatto ricorso contro i licenziamenti. No comment.

Ping Pong: botte (e risposte) della giornata politica

pubblicato da il passator cortese

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Alitalia: forse al decollo il piano “Fenice” di Berlusconi. Il premier: “Una newco con dote da 1 mld. Ma 5.000 esuberi. Sindacati zitti, altrimenti salta tutto”. Veltroni: “Il governo riferisca in aula. Il doppio degli esuberi dell’accordo con Air France. Pagheranno gli italiani”.

Il nostro commento. Finirà mai la brutta storia di Alitalia? Dopo un tira e molla inconcludente e una trattativa condotta al buio, Berlusconi tira fuori il coniglio dal cappello: “Il piano c’è. I soldi ci sono”. La nuova Alitalia del piano “Fenice”, in discussione nel cda, avrà una dotazione iniziale di 1 miliardo, di cui 300 mln dal prestito ponte del Governo e 700 milioni dalla cordata italiana. Ci sarebbero Ligresti, Benetton, l’armatore Aponte. Forse è fuori Colaninno. Dentro anche Carlo Toto, ma con Ap Holding non con direttamente con Air One, troppo indebitata. Una parte dell’assetto della nuova Alitalia sarà quindi in mano ai privati e si costituirà anche una “bad company” dove si faranno confluire tutte le passività. Di fatto rinasce la Gepi (finanziaria Iri col compito di entrare nel capitale di aziende private in crisi e di ristrutturarle e poi uscirne) degli anni 70. Tradotto, vuol dire un nuovo intervento dello Stato pagato dai cittadini. La soluzione passa con un nuovo intervento della mano pubblica e con 5 mila licenziamenti (in parte riassorbiti, cioè a costo del contribuente). Prendere o lasciare. Per i sindacati è un out out, altrimenti, parola di Berlusconi “Salta tutto”. Tolto il dente poi può arrivare la soluzione con un nuovo partner internazionale, 90 nuovi aerei in arrivo e la riapertura di collegamenti con importanti rotte internazionali oggi chiuse (Asia e Cina davanti a tutte). Forse il “tricolore” continuerà a veleggiare sui cieli del mondo. Ma il gioco vale la candela? Alitalia perde tra 1 e 2 milioni di euro al giorno. Fino a settembre la vertenza resta aperta. Almeno altri 135 giorni, cioè altri 200 milioni di euro gettati al vento, oltre al prestito ponte di 300 milioni di euro. La cordata italiana c’è, spreme il limone. Poi passa all’incasso. Davvero tanti complimenti a Berlusconi e al governo. E ai sindacati. Caro Veltroni: ma davvero Air France era la soluzione e non una svendita?

Silvio Berlusconi: “Oramai ci siamo. Nella trattativa con Air France erano state poste delle condizioni inaccettabili. Comunque ci saranno varie sinergie con Parigi. Opposizione e sindacati dovrebbero collaborare e accettare il nostro nuovo piano. Meglio avere 5 mila esuberi che 20 mila. Andremo avanti a tutti i costi”.

Walter Veltroni: “Si prospetta una soluzione fatta in camera e cucina, altro che accordo di respiro internazionale! Se fosse andato in porto l’accordo con Air France gli esuberi sarebbero stati 2.500, ieri Berlusconi ne ha annunciati 5.000. Questo dice tutto. La domanda su quale sia la soluzione migliore per Alitalia attende una risposta dal Governo che continua a prendere soldi dalle tasche degli italiani”.

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