Soffocata da una serie di eventi più o meno seri (dei primi fa sicuramente parte il tragico esito delle elezioni in Iran) è passata praticamente sotto silenzio la riforma della scuola secondaria licenziata giovedì dal Consiglio dei ministri. Una riforma fortemente voluta dal Ministro Mariastella Gelmini e che rappresenta il primo vero tentativo di cambiare una scuola, quella italiana, partorita dalla Riforma Gentile nel 1923.
Due gli indirizzi-guida; mantenere il contatto con la tradizione umanistica tutta italiana che vede il latino alla base della nostra cultura in tutti i campi, e contemporaneamente reinventare un sistema scolastico più vicino al mondo del lavoro. Il tutto senza rinunciare a un tentativo di razionalizzazione dell’attuale giungla di indirizzi e sperimentazioni (complessivamente più di 500).
I licei saranno sei. Accanto ai 4 già esistenti (artistico, classico, scientifico, linguistico) ne nasceranno due nuovi; scienze umane (che sostituisce le vecchie magistrali) e musicale-coreutico. Tutti i licei saranno suddivisi in un biennio e un triennio per una durata complessiva di 5 anni. Le ore settimanali per il biennio saranno 27 per tutti, mentre il triennio andrà dalle 30 alle 35 max. dell’artistico.
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