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Tutti gli articoli con tag lodo Schifani

Leggiamo la Costituzione: speciale "lodo Alfano" (quarta parte)

pubblicato da Alessandro

Palazzo della Consulta

[Le “puntate” precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte]

Come si instaura un giudizio di costituzionalità di una legge o di un atto avente valore di legge? In base alla normativa vigente esistono due modi: il procedimento in via incidentale (anche detto in via d’eccezione) e il procedimento in via d’azione (o in via principale).

Il primo può prendere avvio, su istanza di una delle parti o del pubblico ministero, nel corso di un comune giudizio civile, penale o amministrativo. Il secondo, invece, può essere promosso dallo Stato, dalle Regioni e dalle Province autonome di Trento e di Bolzano. Non esiste, dunque, nel nostro ordinamento, il ricorso diretto alla Corte costituzionale.

Il privato cittadino che si senta leso nei suoi diritti da una legge (o da un atto avente valore di legge) non può ricorrere direttamente al giudice della legittimità costituzionale. Può farlo soltanto nel corso di un giudizio comune, allorché sia necessario applicare la legge (o l’atto avente valore di legge) da cui egli si reputi leso. Tale meccanismo serve a dare concretezza ai giudizi di costituzionalità, che, pertanto, riguardano norme in corso di effettiva applicazione e non disposizioni astratte. La questione di legittimità costituzionale comunque può essere sollevata anche d’ufficio dallo stesso giudice del processo comune.

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Leggiamo la Costituzione: speciale “lodo Alfano” (terza parte)

pubblicato da Alessandro

Palazzo della Consulta

[Le “puntate” precedenti: prima parte, seconda parte]

L’articolo 135 della Costituzione prevede che “La Corte costituzionale è composta di quindici giudici nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative”.

“I giudici della Corte costituzionale – continua ancora tale articolo – sono scelti tra i magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, i professori ordinari di università in materie giuridiche e gli avvocati dopo venti anni di esercizio”.

Un organo composto, pertanto, da tecnici altamente qualificati, dotati tuttavia anche di sensibilità politica. Non nel senso che, nella loro attività, possono effettuare valutazioni riconducibili agli interessi specifici di partiti o di movimenti politici, ma nel senso che devono avere contezza della rilevanza politica dell’oggetto delle questioni affrontate.

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Leggiamo la Costituzione: speciale “lodo Alfano” (seconda parte)

pubblicato da Alessandro

Palazzo della Consulta

[Le “puntate” precedenti: prima parte]

Quello che i Costituenti hanno affidato alla Corte costituzionale è un compito di grande importanza: controllare che gli atti normativi prodotti dagli organi di indirizzo politico rispettino la Costituzione.

La creazione di un apposito organo, formato, peraltro, da soggetti non eletti direttamente dal popolo e, dunque, privi di quella legittimazione democratico-elettorale in forza della quale il Parlamento, i Consigli regionali e quelli delle Province autonome avrebbero esercitato la funzione legislativa, non era ben vista anche da diversi Costituenti. Le sinistre, da un lato, e i liberali, dall’altro, ritenevano che un ristretto gruppo di saggi non potesse porre in discussione la volontà del popolo e del Parlamento.

Alla fine prevalse, però, l’idea (che trovava riscontro già nell’esperienza statunitense e in quella austriaca) secondo cui soltanto un sistema di “giustizia costituzionale” avrebbe potuto garantire il rispetto della Costituzione anche da parte del legislatore.

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Leggiamo la Costituzione: speciale “lodo Alfano” (prima parte)

pubblicato da Alessandro

Palazzo della Consulta

Se ne parla molto in questi giorni. E per tanti commentatori la decisione della Corte costituzionale che la riguarderà potrà avere importanti conseguenze politiche. Mi riferisco ovviamente alla legge n. 124 del 2008, comunemente (quanto impropriamente) definita “lodo Alfano”.

Data l’importanza del tema, mi sembra utile sviluppare un’analisi specifica e dettagliata dei contenuti del “lodo”, dei vizi di legittimità costituzionale che sono stati denunciati da alcuni giudici alla Corte costituzionale e dei possibili esiti che il controllo di quest’ultima potrà avere.

L’analisi richiede innanzitutto alcune premesse relative: a) al ruolo e alle funzioni della Corte costituzionale, nonché alle regole inerenti allo svolgimento dei suoi giudizi; b) al precedente – più volte richiamato dallo stesso Ministro Alfano, promotore della legge che porta il suo nome – costituito dalla sentenza n. 24 del 2004 della Corte costituzionale, che dichiarò l’illegittimità di alcune norme della legge n. 140 del 2003 (“lodo Schifani”), la quale introduceva immunità molto simili a quelle previste dalla nuova legge.

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Sì di Napolitano al Lodo Alfano. La parola alle Camere

pubblicato da Luca Landoni



Ieri sera il Presidente della Repubblica ha firmato la proposta di legge sull’immunità alle alte cariche dello Stato, ormai comunemente conosciuta come Lodo Alfano. Può sembrare un atto tecnico dovuto, ma l’autorizzazione del Capo dello Stato a discutere il provvedimento in Parlamento sottintende che esso abbia superato il vaglio di costituzionalità che è proprio dell’autorità presidenziale.

Il punto cardine sono gli emendamenti al testo rilevati in ossequio ai rilievi della Consulta sul primo Lodo Schifani del 20 giugno 2003. Innanzitutto vi è la riduzione da cinque a quattro delle cariche protette dallo scudo, con esclusione del presidente della Corte Costituzionale. Questi è considerato tecnicamente un primus inter pares, pertanto non è accettabile un trattamento che protegga solo lui e non anche gli altri 15 consiglieri. Poi il vecchio concetto di “improcedibilità” viene sostituito con quello di semplice sospensione del processo; ciò significa che il processo rimane in piedi e viene solo rinviato. Ma a quando?

Qui entra in gioco la riforma principale, quella che probabilmente ha avuto un peso decisivo nell’approvazione del Colle. Lo scudo sarà non reiterabile e non convertibile. In altre parole, una volta scaduto il mandato della carica protetta, il processo sarà scongelato, e per evitarlo non servirà a nulla nè una rielezione alla stessa carica, nè tantomeno il passaggio da una carica protetta a un’altra.

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Cossiga avverte Berlusconi: "Combatta o arriverà il governo dei giudici"

pubblicato da fc

“Si sta preparando la strada verso quello che un grande giurista, storico e politico francese di parte repubblicana considerava il peggiore dei governi: il governo dei giudici, anzi peggio: dei pubblici ministeri”. L’allarme arriva da Francesco Cossiga, presidente emerito della Repubblica e senatore a vita, dalle colonne di Libero, il quotidiano di Vittorio Feltri.

Sostiene di non esser mai stato “berlusconiano come in questo momento” ma - ammette - “volendo proprio essere pessimisti Berlusconi durerà quattro mesi”. E’ difficile - aggiunge - che “possa durare per il tempo dell’intera legislatura” perché oltre al Partito democratico e a quello di Di Pietro “che sta diventando un partito di provocazione permanente”, si è schierata contro di lui - secondo Cossiga - “la grande stampa, il Tg1, il Tg3, La7 e perfino Sky, le grandi banche”.

E, dato che il Lodo Schifani bis, a suo avviso, avrà vita breve (”la Corte Costituzionale in un attimo lo annullerà”), Berlusconi -dice il “picconatore” - “deve capire che o combatte adesso o mai più, ma senza isterismi”. La soluzione? “Approvi fin d’ora per decreto il federalismo fiscale così la Lega non avrà più pretesti o alibi per abbandonarlo in caso di condanna”.

Stampa Estera: anche il Financial Times maltratta Berlusconi

pubblicato da G.L. Barone

Financial Times“Oh no, non ancora!” non è l’imprecazione di qualche esponente dell’opposizione, e neppure quello che hanno pensato gli elettori di centrosinistra quando si è saputo dell’approvazione, nell’ultimo consiglio dei ministri, del cosiddetto “Lodo Schifani Bis / Lodo Alfano” cioè la proposta di legge che darà l’immunità alle quattro maggiori cariche dello Stato.

Questa volta non è farina del nostro (italiano) sacco, bensì il titolo provocatorio di un articolo apparso qualche giorno fa sul prestigioso Financial Times che titolava, appunto, con un sonoro “Oh no, not again” riferito al nostro presidente del consiglio Mr Berlusconi.

L’articolo è, come lascia intendere il titolo, molto critico nei confronti del “71-year old prime minister” e comincia le bordate osservando che dal 2001 al 2006 Mr Berlusconi ha speso più tempo a proteggere sé stesso e meno a riformare l’Italia.

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Inchiesta: Nicoletta Gandus, Berlusconi e i giudici del Csm. Quando la magistratura fa politica

pubblicato da Luca Landoni

Si è molto parlato della ricusazione del giudice Nicoletta Gandus da parte di Berlusconi, seguita dal parere negativo del Csm al cosiddetto Lodo Schifani bis. Quest’ultimo non sarebbe ancora ufficiale ma frutto di fughe di notizie multiple, tuttavia suffragate dall’adesione del Presidente Emerito della Consulta Baldassarre, notoriamente uno che si muove solo quando una notizia è concreta.

“A questo str… di Berlusconi gli facciamo un c… così. Gli diamo sei anni e poi lo voglio veder fare il Presidente del Consiglio” sarebbero le parole pronunciate dalla Gandus in presenza di testimoni, secondo un articolo pubblicato da La Stampa e mai smentito dalla diretta interessata. Se fosse vero sarebbe ovviamente gravissimo, ma siccome il fatto è citato dalla parte in causa (ma ripeto non è mai stato smentito dal magistrato) ci permettiamo ancora di esprimere il beneficio del dubbio.

Ciò che invece è al di fuori di ogni dubbio è l’appello per la giustizia firmato da un manipolo di magistrati, avvocati e professori universitari e pubblicato da Megachip il 16 febbraio 2006. Nella lettera intitolata Un appello per la giustizia si chiede a gran voce l’abrogazione di una serie di leggi da parte del governo che uscirà dalle elezioni (che sfortuna, alla fine è uscito quello sbagliato!). Le leggi, tutte corredate da apprezzamenti poco giurisprudenziali come “barbaro” e “obbrobrio devastante” sono la ex-Cirielli, la Pecorella, la depenalizzazione del falso in bilancio e la nuova legge sulla legittima difesa.

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Immunità per le alte cariche. Vi presentiamo la bozza.

pubblicato da Luca Landoni

Sta giungendo alla fase finale di elaborazione il progetto di tutela delle alte cariche dello stato, comunemente definito “scudo” o “nuova immunità”. Vediamo nel dettaglio come si presenta la bozza che sarà portata venerdì in Consiglio dei ministri dal Guardasigilli Angelino Alfano.

Innanzitutto la tutela riguarderà solo le quattro più alte cariche dello Stato, vale a dire i capi di stato e di governo, e i presidenti delle due camere; rispetto al testo del 2003 rimane quindi escluso il presidente della Corte Costituzionale in quanto privo di legittimazione elettorale. Dovrebbe altresì essere scartata l’ipotesi di includere i 15 membri della Corte, anche se per loro non si configura lo status di primus inter pares proprio del presidente.

Il cosiddetto Lodo Alfano prevederà per i soggetti di cui sopra una sospensione di eventuali processi per tutta la durata della carica, compresi gli eventuali intervalli dovuti a motivi tecnici (ad esempio un rimpasto di governo). Entrerà così in vigore una sorta di “congelamento” del procedimento che si estenderà naturalmente anche ai tempi di prescrizione. In altre parole il tempo di congelamento non sarà calcolato ai fini della prescrizione, impedendo così alla parte in causa di tirare a campare in attesa che le accuse decadano per motivi temporali.

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Il decreto sicurezza passa al Senato

pubblicato da Ivy

ParlamentoE’ passato poco dopo le 12 in Senato il decreto legge che contiene in pacchetto sicurezza del governo e che soprattutto contiene il c.d. emendamento Salva-Berlusconi, la norma blocca processi. Certo, i legali del Premier hanno fatto sapere che Berlusconi non ne beneficierà (e anche qui si dovrebbe capire com’è che certi reati che dovrebbero essere coinvolti alla fine ne resteranno esclusi), ma la polemica è ancora forte, tanto più che si attende ne pomeriggio il parere del Csm.

Il dibattito in aula è stato connotato da un paio di interventi piuttosto pacati e improntati anche alla salvaguardia del dialogo tra maggioranza e opposizione (Briccolo - Lega Nord - e Finocchiaro - Pd -), ma gli interventi più interessanti sono stati quelli del presidente dei senatori della maggioranza, l’onorevole Gasparri, e quello del senatore a vita Cossiga. Il primo ha difeso strenuamente il provvedimento elencando tutti o quasi gli interventi che attuerà, e rimarcando alcune incoerenze dell’opposizione, che approvò provvedimenti da lui definiti simili. Molto più interessante il parere di Cossiga, che dichiara la sua astensione, un voto che sarebbe stato contrario, per il timore che la sua obiezione dovuta più che altro al suo anti-razzismo e alle sue credenze religiose, venisse interpretato come segno di approvazione per l’opera di quella che definisce una lobby sindacale ed eversiva, cioè l’Associazione Nazionale Magistrati.

A supporto dell’opinione del Presidente Cossiga era arrivato anche l’editoriale di Famiglia Cristiana che definisce le regole introdotte con l’approvazione del dl contrarie alla democrazia, anticostituzionali, e dettate dalla semplice ossessione del Premier verso i magistrati. A gran voce infatti l’opposizione ha chiesto fino a pochi minuti dal voto il ritiro di alcuni emendamenti, in particolare quello che introduce l’aggravante di clandestinità e la norma blocca-processi. A favore di quest’ultima, o più che altro in cerca di una tregua, anche l’Anm che, con l’approvazione dell’ex Ministro della Giustizia Castelli, proponeva l’eliminazione di questo emendamento a favore dell’impunità per le alte cariche dello stato. Per quanto riguarda il c.d. lodo Schifani-bis è proprio di oggi l’intervista del ministro Alfano al Sole 24 Ore, il quale annuncia che il provvedimento è pronto e passerà all’esame del consiglio dei ministri, per proporre uno “scudo” di protezione per le 4/5 cariche più alte dello Stato. Ora intanto si passa con il pacchetto sicurezza all’esame della Camera.