
Niccolò Ghedini ha deciso di fare propria la filosofia del suo assistito più illustre e piuttosto di spiegare le motivazioni, legittime o meno, a causa delle quali non si è potuto presentare in tribunale dove era atteso in qualità di testimone per il processo Favata (durante il quale si stanno discutendo le intercettazioni tra Piero Fassino e Giovanni Consorte) ha deciso di querelare tutti i giornali che hanno dubitato della sua buona fede.
Come riporta l’Unità, che prima di altri quotidiani è stato querelato dall’onorevole, l’avvocato di Silvio Berlusconi dopo aver declinato più volte l’invito del pm Massimo Meroni si è giocato la carta del legittimo impedimento a causa del quale come parlamentare ha la facoltà di testimoniare.
Ognuno sul disegno di legge relativo alle intercettazioni è libero di pensarla come meglio crede. Probabilmente se gli esponenti politici decidessero di dare il buono esempio adempiendo a tutti i doveri pubblici in questo momento in torto sarebbero tutti coloro che appena possono disquisiscono di bavaglio.
Nelle stesse settimane in cui il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, condivideva con i cittadini il proprio impegno a riaprire le indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini si scopriva che Marcello Dell’Utri è in possesso di uno dei capitolo di “Petrolio”, il libro incompiuto dell’intellettuale italiano.
Per capire se ci sono tra i due avvenimenti delle coincidenze abbiamo intervistato Giuseppe Lo Bianco che insieme a Sandra Rizza ha scritto “Profondo Nero”. Il libro, pubblicato lo scorso anno da ChiareLettere, prova a fare luce su un periodo scuro della storia italiana. La morte di Pier Paolo Pasolini, secondo gli autori, è infatti riconducibile a quelle di Enrico Mattei (presidente dell’Eni) e Mauro De Mauro (giornalista).
Nelle scorse settimane il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha proposto di riaprire le indagini riguardanti la morte di Pier Paolo Pasolini. Crede che la decisione dell´esponente politico sia giusta? Perché?
Penso che la decisione di Alfano di sollecitare la procura di Roma a riaprire il caso Pasolini sia giusta e anche un po’ tardiva. Da almeno tre anni centinaia di intellettuali hanno sottoscritto un appello in questa direzione.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Giuseppe Lo Bianco autore di “Profondo Nero”
Siamo fra quelli a cui non piacciono i “giustizialisti”, in nessuna salsa. Ma ai “furbetti” diciamo no. E un doppio no ai “furboni”.
Il premier Berlusconi ha affidato al ministro Claudio Scajola la delicatissima e complessa matassa del “nucleare”: campagna di sensibilizzazione di massa, localizzazione dei siti, qualità delle gare e dei lavori, sicurezza, smaltimento dei rifiuti ecc. Una bella gatta da pelare. Si gioca un pezzo importante del futuro del Paese. E anche una girandola di miliardi da far impallidire.
Con la patata bollente dell’appartamento, il ministro Scajola è oggi in grado di garantire la affidabilità e la credibilità necessarie? Al di là dei risvolti penali (con il Lodo Alfano e prescrizioni varie la via giudiziaria può perdersi nella notte dei tempi), c’è un nodo morale, oltre che politico, cui Scajola non può sottrarsi.
Scajola dice oggi che acquistò nel 2004 quell’appartamento a “prezzo di mercato”, cioè pagandolo 3 mila e 300 euro al metro. Ma all’epoca i prezzi erano ben altri: dai 10 mila ai 15 mila euro per il ristrutturato, la metà per il non ristrutturato. Fortunato, il ministro, che compra appartamenti alla metà della metà del costo reale.
Sicuramente un uomo .. smemorato. O bugiardo. Può, uno così, fare ancora il ministro della Repubblica italiana?
Giovani, green economy, fisco…il Partito democratico chiede aiuto agli elettori per trovare le parole chiave che dal 2011 segneranno la riscossa e aiuteranno il centrosinistra a tornare a vincere. Gli elettori hanno suggerito: “vaff”, “ncul”, “limortacc”, “W Fini”, “Meglio Veronica che Bersani”. Vocabo-Lario
Eppure il Pd la sua idea d’Italia da proporre all’elettorato ce l’ha già chiara: è una Penisola bagnata da Adriatico, Ionio, Mediterraneo, Tirreno e Mar Ligure, incoronata dalle Alpi e solcata dagli Appennini. Non è vero che di fronte alla possibilità di voto anticipato Bersani se la fa sotto dalla paura. Lui è pronto a combattere. Karate chiii???
Da presidente del Milan, il Cav invidia il collega Moratti che ha schiantato la macchina da guerra del Barcellona. Lui vuole creare una gabbia intorno a Fini per isolarlo e neutralizzarlo, ma lo sgusciante Gianfranco trova sempre qualcuno cui dare palla. E il presidente del Consiglio, che pure invoca la rottura definitiva, deve fare per adesso buon viso a cattivo gioco. Compro-Messi
Ora che la maggioranza rischia di andare in frantumi, Berlusconi teme ritorsioni soprattutto sul fronte dei provvedimenti relativi alla giustizia. Imp-Lodo Alfano
Finalmente ci siamo. Dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del Lodo Alfano, quel brillante provvedimento pensato unicamente per salvare il presidente del Consiglio dall’incomodo di dove rispondere alle domande di giudici e magistrati, ecco la legge costituzionale che ne riprende i contenuti.
Uno scudo giudiziario per il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e i ministri: molto opportunamente, viste le tensioni con Fini, sono rimasti fuori i presidenti di Camera e Senato, benché quest’ultimo sia la seconda carica dello Stato. Quindi, in una originalissima quanto maccheronica interpretazione delle istituzioni, il Pdl, nello specifico Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, ritengono necessario “scudare” i ministri ma non colui che di fatto è il vice del Presidente della Repubblica. Tutto ciò, ufficialmente, perché la Consulta avrebbe osservato che per coprire i presidenti delle Camere era necessario ripristinare l’immunità per tutti i parlamentari.
In sostanza il disegno di legge prevede il procedimento giudiziario vada comunque avanti. Il magistrato deve invece comunicare alla Camera di appartenenza del parlamentare o del ministro l’avvio del processo. La Camera ha 90 giorni di tempo per decidere se accogliere la richiesta o disporre la sospensione del processo fino al termine del mandato. E visto quelle che avviene con la Giunta per le autorizzazioni a procedere, c’è da credere che di processi non se ne celebreranno molti.
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A poche ore dall’approvazione del legittimo impedimento, che permette al Presidente del Consiglio e a Ministri di non partecipare ai processi a proprio carico per almeno 18 mesi, Antonio Di Pietro ha annunciato che nelle prossime settimane raccoglierà le firme affinché la legge venga abrogata.
“Per quanto ci riguarda – ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori - non perderemo neppure un momento a disquisire di chi sia la colpa e soprattutto a chi giovi questo provvedimento.
Chiederemo direttamente ai cittadini, tramite referendum se sono d’accordo che in uno stato di diritto come il nostro si debba accettare che alcune persone non vengano sottoposte a processo come succede a tutti gli altri cittadini”.
Continua a leggere: Antonio Di Pietro pronto per il referendum contro il legittimo impedimento

Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
Continua a leggere: Il legittimo impedimento visto da destra e da sinistra

Così ieri, la Cassazione ha messo la parola fine alla parabola di David Mills in Italia, dichiarando prescritto il reato. Chissà perché, mi sa che lo ritroveremo in un reality, tra qualche mese. Ma stiamo sul pezzo: per poche settimane, Mills si è visto svaporare la condanna. Secondo la sentenza di ieri, il reato, sarebbe stato commesso il giorno 11 novembre del 1999, e non il 29 febbraio 2000 come sostenuto fino al 2° grado di giudizio. La prima data, risale alla trattativa di Mills per acchiappare il grano:
«quando Mills, in proprio, e non come gestore del patrimonio altrui, fornisce istruzioni per il trasferimento dei circa 600 mila dollari dal fondo di investimento Giano Capital al fondo Torrey»
la seconda, all’effettivo arrivo del cash, quando, defunto il manager Carlo Bernasconi, Mills si intesta quote del Torrey Global Fund, e incamera i 600mila verdoni. Ricordiamo sempre che cosa significa “prescrizione”. Significa che il reato l’hai commesso, ma è passato tanto tempo, in questo caso, dieci anni,per cui…

Avevate dubbi? Io, no: così ieri è passato il legittimo impedimento, la norma salvaprocessi per Silvio Berlusconi. Prima cosa: per capire che cosa si intende per legittimo impedimento, leggete il post di Luca che vi spiega tutto a riguardo. Sintetizzando: la norma votata ieri alla Camera prevede che il primo ministro - e i ministri - possano chiedere il rinvio delle udienze cui devono partecipare.
Presentano un certificato, il giudice non può che accettarlo, e schivano il processo: si può fare solo per diciotto mesi. E’ una legge pasticcio - ehi! Ma la priorità non erano le riforme? Della giustizia? Del fisco? - che viene portata avanti prendendo tempo, in attesa di una legge costituzionale, il lodo Alfano bis. Bocciato dalla Corte, tornerà, vedrete se tornerà: già da settimana prossima.
Per prima cosa: oggi, sui quotidiani, a parte quelli direttamente di proprietà del Presidente del Consiglio - Il Giornale - o collegati in maniera più o meno diretta a SB - quindi, Libero - c’è una generale identità di vedute. Il legittimo impedimento è una legge ad personam, punto. Fine: nessuno può dire il contrario. Poi ci sono le sfumature…
Continua a leggere: Speciale legittimo impedimento: visto da destra e visto da sinistra

Continuano le discussioni sul tema della giustizia e in particolare sulle norme legate al legittimo impedimento, lo scudo per le alte cariche e all’immunità parlamentare. In particolare in riferimento all’immunità pare essere possibile un’intesa bipartisan: infatti al Senato è stato presentato un testo, da parte della senatrice del Pd Chiaromonte e del senatore Pdl Compagna, che prevede che venga introdotta la possibilità di decidere (da parte della Camera di appartenenza del parlamentare) se disporre, a garanzia della libertà della funzione parlamentare, la sospensione del procedimento per la durata del mandato con blocco dei tempi di prescrizione.
In ambienti governativi si fa sapere che se si andasse avanti su questo testo condiviso (e il Pd, anche con altri esponenti, sembra aperto a questa strada) l’eventuale presentazione di un nuovo scudo diventerebbe superfluo. L’idea di questa legge sull’immunità non è tra l’altro una novità: riprende una proposta di legge di Maccanico che nel 1993 il Senato aveva approvato, ma non era stata convertita dalla Camera.
Entrando nel particolare della legge verrebbe eliminata l’autorizzazione preventiva per svolgere le indagini sui parlamentari, lasciando procedere il magistrato fino al rinvio a giudizio. Solo alla fine delle inchieste le camere voterebbero l’eventuale sospensione del processo per l’intera durata del mandato parlamentare.
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