Sono giorni di convulse attività per arrivare all’approvazione del Ddl sul processo breve; ma visto che anche in caso di passaggio positivo in Parlamento non è detto che il Colle lo avalli, qualcuno ha pensato bene di proporre un’alternativa. Il tutto sulla scorta dell’assist Udc a firma Pierferdinando Casini, che aveva chiesto chiarezza sugli intenti del Governo in una riforma della giustizia troppo personalizzata.
Porta la firma dei due esponenti Pdl Isabella Bertolini e Michaela Biancofiore (vulcanica n.1 del partito in Alto Adige) dunque la semplice proposta di integrazione dell’articolo 420-ter del codice di procedura penale, concernente il legittimo impedimento. Vi si prevede l’obbligo per il giudice di riconoscere l’impossibilità a partecipare alle udienze per tutti i soggetti che stiano esercitando la funzione di governo.
In quest’ultima categoria non rientrerebbero dunque solo consigli dei ministri e sedute parlamentari, ma ogni “compito di rappresentanza” come leggiamo nel testo. In pratica, tutto. Questa norma permetterebbe di evitare incidenti come la recente negazione del legittimo impedimento al Premier in occasione della riunione della Fao, e nel contempo consentirebbe all’esecutivo di svolgere le proprie funzioni senza più temere improvvise chiamate giudiziarie, spesso ad orologeria.

In queste ore si discute alacremente sulla proposta di Pierferdinando Casini, leader dell’Udc. Posto che la riforma sul processo breve ipotizzata dal Pdl va stralciata in quanto “sfascerebbe la giustizia”, il capo dei centristi per la prima volta ammette esplicitamente che vi sarebbe una persecuzione giudiziaria nei confronti del Capo del Governo e chiede di uscire dall’equivoco.
Se infatti il problema sono i guai giudiziari di Berlusconi, lo si riconosca apertamente e invece di distruggere tutto il sistema per “salvarlo” si percorra la strada del legittimo impedimento.
«È troppo semplicistico e cozza contro la realtà considerare questo tema ‘un problema di Berlusconi’. Così come è irresponsabile agire come sta facendo il centrodestra, allungando o accorciando di volta in volta i processi, muovendosi a strappi solo per salvaguardare Berlusconi: così si sfascia il sistema giudiziario e si fa una sola vittima, il cittadino».
Continua a leggere: La sponda di Casini a Berlusconi: no al processo breve, sì al mini-scudo