
In queste ore si discute alacremente sulla proposta di Pierferdinando Casini, leader dell’Udc. Posto che la riforma sul processo breve ipotizzata dal Pdl va stralciata in quanto “sfascerebbe la giustizia”, il capo dei centristi per la prima volta ammette esplicitamente che vi sarebbe una persecuzione giudiziaria nei confronti del Capo del Governo e chiede di uscire dall’equivoco.
Se infatti il problema sono i guai giudiziari di Berlusconi, lo si riconosca apertamente e invece di distruggere tutto il sistema per “salvarlo” si percorra la strada del legittimo impedimento.
«È troppo semplicistico e cozza contro la realtà considerare questo tema ‘un problema di Berlusconi’. Così come è irresponsabile agire come sta facendo il centrodestra, allungando o accorciando di volta in volta i processi, muovendosi a strappi solo per salvaguardare Berlusconi: così si sfascia il sistema giudiziario e si fa una sola vittima, il cittadino».
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La corruzione è uno dei reati che, grazie al processo breve che Silvio Berlusconi si è fatto cucire dai suoi dipendenti, rientrerà tra le fattispecie per le quali ci sarà una amnistia di fatto, per la gioia di corruttori e maneggioni in doppiopetto.
Suonerà quindi particolarmente incoraggiante, soprattutto per chi occupa i Palazzi romani quasi esclusivamente per necessità primarie ed esigenze personali, la classifica 2009 sulla corruzione percepita stilata da Trasparency international. Il Bel Paese scivola infatti dal 55° al 63° posto, perdendo 8 posizioni in un anno e passando alle spalle di paesi come Cuba o Turchia. L’organizzazione non governativa ha anche messo in guardia contro i piani di rilancio economico portati avanti dagli Stati che potrebbero aumentare il livello di corruzione in presenza di grandi opere pubbliche.
A parziale rimedio per la pessima figura che l’Italia guadagna come paese diversamente onesto, possiamo citare la collocazione di Afghanistan e Somalia, che troviamo al 179° e al 180° posto. Qui trovate la classifica completa della corruzione percepita nel mondo.
I commenti negativi e le condanne da parte degli esponenti dell’opposizione e della magistratura all’ultima porcata ad personam, scritta e pensata dai dipendenti di Silvio Berlusconi per porre il loro datore di lavoro al riparo dall’applicazione della giustizia, vengono facilmente catalogati come posizioni preconcette di persone che odiano il Caimano e che vorrebbero toglierlo da Palazzo Chigi.
Alcune valutazioni sul nuovo Processo Breve, davvero poco entusiasmanti, vengono però da soggetti che non sembrano mossi da ostilità preconcetta verso il Pdl. Oltre al nostro Landoni, destrorso illuminato che ha ben spiegato le conseguenze della Porcata breve, anche altri autorevoli osservatori si sono schierati contro il disegno di legge che porta anche le firme dei senatori Gasparri e Quagliarello.
Uno di questi è Antonio Baldassarre, che ha lo definito “imbarazzante e incostituzionale… stiamo parlando di leggi e non di regali”. Baldassarre si è detto “desolato come cittadino, in primo luogo perché (la legge) viola il principio di uguaglianza fra tutti i cittadini e poi perché si applica a reati gravissimi quali la corruzione e la concussione “. Per la cronaca, Baldassarre è Presidente emerito della Corte Costituzionale ed è stato candidato sindaco del Pdl a Terni nel giugno 2009.

Non è nostra intenzione muovere processi ideologici, nè addentrarci nella solita polemica sulle operazioni salva-Berlusconi. Il mio caso personale, ovvero quello di un osservatore di destra che si sforza di mantenere la più rigorosa obiettività anche se la cosa non sempre viene riconosciuta, è quello di una persona che si chiede come mai le riforma della giustizia si propongano sempre quando il Cavaliere rischia una condanna e contemporaneamente come mai certi provvedimenti dei magistrati (vedi anche la tempistica del caso Cosentino) cadano sempre nei momenti più sospetti.
Si obietterà che in Italia si è sempre in campagna elettorale e quindi bene o male una richiesta di arresto rischia sempre di cadere a ridosso di tali appuntamenti. Vero. Ma qualcuno dovrebbe anche spiegare come mai ipotesi di reato che sono in piedi da 10-20 anni (come quella del caso Cosentino per l’appunto) divengano concrete solo ora. La risposta appare scontata: ognuno fa il suo interesse e se ne frega di ciò che è giusto o sbagliato. Per cui appare difficile trovare una voce da ascoltare in questo mare melmoso. “Il più pulito c’ha la rogna” ha esclamato ieri Di Pietro nel corso di Annozero. Proprio così. Peccato che risulti difficile escludere da quel novero anche chi parlava.
Ma torniamo a bomba. Il ddl sul processo breve si basa su un principio giusto, che è quello dell’equa durata dei processi. La norma prevede che ognuna delle tre fasi processuali non duri più di due anni, per un massimo complessivo di sei; pena il decadimento, con possibilità per il cittadino di chiedere anche un risarcimento. Sono esclusi da questo tetto i seguenti reati: terrorismo, mafia, grave allarme sociale, pedopornografia, delitti di incendio, furto, sequestro di persona, atti persecutori, circolazione stradale, immigrazione clandestina, traffico illecito di rifiuti e violazioni delle norme su prevenzione degli infortuni e igiene sul lavoro.
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Pochi giorni fa un asteroide ha sfiorato l’atmosfera terrestre ed è passato oltre. Il Cav aveva cercato di usare i satelliti Mediaset per indirizzarlo sulla sede del Csm. ArmaGheddin
Cosentino insiste: “I miei problemi sono iniziati quando sono passato al Pdl“. Insomma, le accuse nei suoi confronti sarebbero solo una favola. Gip e Giop
Processo breve: il conto alla rovescia inizia al momento della richiesta di rinvio a giudizio. Le opposizioni sono su tutte le furie. VaffanGup
Caso Cucchi: qualche ministro difende a priori i carabinieri, qualche sottosegretario se la prende a priori con la povera vittima. Figuraccia del governo? Forse è meglio che si occupino di gossip e letti ‘bollenti’. GiovanHard

Le probabilità che i processi di Berlusconi - per dire: processo Mills, diritti Mediaset e Mediatrade - arrivino a termine, sono pari a quelli della scoperta della pietra filosofale. Quindi decisamente basse: tra un legittimo impedimento e l’altro, Ghedini, avvocato del Premier, ha studiato un pacchetto che ricicla una proposta di Fassone e Calvi - entrambi ex DS, grazie per aver fatto tutto quello che si poteva per risolvere il conflitto di interessi quando si poteva - per salvare il Cav.
In sintesi: Ghedini - che oltre a difendere il Premier è anche a capo della Consulta PDL Giustizia - applicherebbe un plus alla proposta di Salvi e Fassone, aggiungendo nel decreto
sia le nuove regole sul processo penale breve (durata massima sei anni, con fasi massime di due per indagini preliminari, primo grado e appello, e alla fine l’estinzione se il calendario non viene rispettato), sia la transazione del 5% per i processi tributari, “vecchi di almeno dieci anni”, chiusi con due sentenze favorevoli per l’imputato. Un regalo dipinto addosso alla Mondadori, citata dall’Agenzia delle entrate per 400 miliardi di vecchie lire non pagate nel 1991 a seguito di una ristrutturazione societaria
Per ora, la missione in Parlamento, più che altro di abboccamento, non ha avuto buon esito. Anche a causa dei finiani, che non sono esattamente convinti dell’ennesimo lodino - che in questo caso forse porterebbe il nome Malan - e soprattutto di Gianfranco Fini in persona, che non vuole norme che stravolgano i processi di altre migliaia di italiani. Un consiglio dal basso a Ghedini: ma non avete pensato di abrogare il referendum sulla monarchia? Lui diventa Re, ed è fatta.
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Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.
Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.
L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.
Dopo il “lodo Schifani” e il “lodo Alfano” potrebbe arrivare un terzo “lodo”, questa volta firmato Ghedini. L’obiettivo è sempre lo stesso: quello di bloccare i processi del Presidente del Consiglio.
La prima soluzione alla quale i parlamentari-legali del Premier hanno pensato, la più efficace, è stata quella dell’introduzione della “prescrizione breve”, che spazzerebbe via in un colpo solo i processi Mills e Mediaset. Oltre al Presidente della Repubblica, avrebbero manifestato però il proprio dissenso la Bongiorno ed autorevoli esponenti della Lega.
Difficile giustificare al proprio elettorato quella che si risolverebbe sostanzialmente in un’amnistia coinvolgente tanti altri processi oltre a quelli del Premier. Ed ecco allora l’ipotesi di un “lodo Ghedini“, una norma, magari inserita al volo in qualche proveddimento in corso di approvazione, che più o meno dovrebbe recitare: “Per i reati commessi dalle alte cariche il tribunale competente è quello di Roma”.
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