
Oggi torniamo ad occuparci di un argomento semidimenticato e sepolto sotto gli echi elettorali. La cosiddetta Guerra di segrate, ovvero la compravendita di Mondadori conclusasi con l’accordo Cir-Fininvest e da molti anni al centro delle attenzioni tribunalizie, ieri ha infatti segnato un nuovo capitolo.
La Corte d’Appello di Milano ha infatto disposto una superperizia (nome tecnico CTU, “Consulenza tecnica d’ufficio”) riguardo alla sentenza del giudice Raimondo Mesiano che a ottobre ha condannato la Fininvest a risarcire 750 milioni di euro alla Cir. A questo proposito ricordiamo che una successiva sentenza ha consentito al soggetto condannato di congelare il pagamento fino all’esito definitivo in cambio di una fidejussione per l’intero importo.
La perizia dovrà sostanzialmente stabilire se l’entità del risarcimento è corretta, tornando sui fatti del 1991 quando l’accordo finale definì la spartizione del gruppo Mondadori assegnando Repubblica/Espresso alla Cir di De Benedetti e la parte libraria/periodici a Berlusconi.
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La Lega vuole vietare i minareti in Italia come accaduto in Svizzera. Cantoni e cantonate vanno a braccetto in questo periodo. Poi l’illuminante Castelli se n’è uscito con il crocifisso sul Tricolore. Ma allora perché non mettere anche qualche illustrazione di Padre Pio nella Costituzione? Per fortuna la provocazione leghista non fa proseliti. Un pugno di mosche-e
Quelli del Carroccio d’altronde, si sa, sono tutti patria, dialetto e famiglia. Eh sì, viva la mamma. Imam-moni
I magistrati congelano il mega-risarcimento Mondadori. Intanto Fininvest firma una fideiussione che tranquillizza De Benedetti e fa incavolare Confalonieri. Il Cav non si fida, teme la decisione finale. Cir-cospetto
Il fuori onda galeotto di Fini e la stoccata di Gasparri: “Io sostengo il governo sia in onda che fuori onda“. Ma qui l’onda sta diventando uno tsunami che rischia di travolgere Palazzo Chigi. Si dice che Berlusconi stia facendo una fatica enorme a tenersi calmo. Surf control

Stasera a Ballarò tanto per cambiare l’argomento è Silvio Berlusconi e tutti i suoi guai giudiziari. Si parlerà dunque di Lodo Mondadori & co., con la partecipazione speciale (in senso tematico) di quel pentito Spatuzza che tanto ha fatto parlare di sè negli ultimi tempi.
Lodo Mondadori, deposizione del pentito Spatuzza, udienza del processo Mills: una settimana decisiva per i difficili rapporti tra politica e giustizia, mentre in Parlamento si decide sull’entità della legge finanziaria: questi i temi che affronta Ballarò di domani, martedì 1 dicembre.
Ospiti di Giovanni Floris saranno, tra gli altri, il ministro dei beni culturali Sandro Bondi, il leader dell’IdV Antonio Di Pietro, il presidente della commissione finanze del Senato Mario Baldassarri, Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, l’economista Giacomo Vaciago, il direttore dell’Unità Concita De Gregorio. .
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Quando ieri abbiamo presentato la puntata serale di Report, dal titolo La banca dei n.1, non ci aspettavamo una serie di rivelazioni così esplosive (e tuttavia passate relativamente sotto silenzio negli organi di stampa). L’istituto in questione è la Banca Arner, svizzera e molto discussa perché in sospetto di riciclaggio. Ma soprattutto al centro di verifiche da parte di Bankitalia.
Nei suoi forzieri troviamo i tesori di molti numero uno italiani, per l’appunto, tra cui Ennio Doris, fondatore di Mediolanum, la famiglia Previti e l’avvocato Acampora (condannato con Previti per il Lodo Mondadori) ma anche Teresa Macaluso, moglie di Francesco Zummo, costruttore di Palermo, considerato in odore di mafia dalla procura del capoluogo siciliano.
Quest’ultima ha un conto di 13 milioni, certamente molto meno dei 60 di Berlusconi, cui però ne vanno sommati altri 50 riconducibili a holding di proprietà di Marina e Piersilvio.

La sentenza del giudice Raimondo Mesiano sul Lodo Mondadori ha spaccato il paese; o meglio, ha confermato la dicotomia odio/amore che in Italia Berlusconi ispira da sempre. Il gruppo Mediaset questa volta ci ha anche messo del suo, per esempio con l’assurdo servizio di Mattino 5 su Mesiano, ma rimane il fatto che i 750 milioni di multa regalati alla Cir di De Benedetti rappresentano una cifra senza precedenti, talmente elevata da portare il gruppo sull’orlo del baratro.
Possiamo davvero permetterci di gettare alle ortiche in questo modo uno dei pochi gruppi che ancora crea occupazione in questo paese? E tutto questo senza aver mai beneficiato di alcun aiuto statale? Ricordo che ci troviamo sempre nel paese in cui la Fiat della famiglia Agnelli si è retta esclusivamente sulle tasse dei contribuenti, e in cui l’allora Olivetti dello stesso De Benedetti è stata salvata più volte con commesse governative discutibili, fino ad autodistruggersi comunque.
È in quest’ottica che dobbiamo anche vedere la richiesta dei legali Fininvest di sospendere il pagamento della multa almeno fino all’esito dell’appello, previsto non prima di due anni. Anche perché si teme che De Benedetti per allora non avrà più una lira, dovendo trasferire gran parte del malloppo alle banche, e dunque anche in caso di rovesciamento della sentenza Fininvest si ritroverebbe con un pugno di mosche. O magari avrebbe già mandato a casa centinaia di lavoratori nel tentativo di non fallire.
Continua a leggere: Lodo Mondadori: chiesta la sospensione. La Fininvest rischia il fallimento
Marco Travaglio, dopo la campagna “Tutti con il calzino turchese” lanciata da Il fatto quotidiano, usa anche il suo Passaparola per approfondire la questione Raimondo Mesiano e lo squadrismo media(set)ico: già il nome della puntata, Il randello catodico-mafioso, è esplicativo.
Il giornalista gioca, oltre che sull’impresentabilità di Brachino (”quel personaggio per descrivere il quale basta guardarlo in faccia”), sul metodo usato da Mattino 5, ribattezzato “Pestaggio mediatico”: evidenziare la normalità del personaggio, e dunque in un certo senso metterne in mostra (secondo loro) la mediocrità, come se sedersi su una panchina a fumare fosse “esageratamente” normale.
“Una vita da Mesiano”, diceva ieri sera Bertolino nel suo programma su RAI Tre. La bizzarria di Mesiano è quella di essere una persona normale, onesta, un funzionario dello Stato che guadagna quello che guadagna, che fa una vita normale, non è un corrotto: se l’avessero beccato a scambiarsi le buste dei soldi, come era accaduto tra Previti e Squillante, dubito che le reti Mediaset l’avrebbero mandato in onda, anche perché probabilmente a dare i soldi al giudice sarebbe stato o il Presidente del Consiglio o uno dei suoi amici, viste le abitudini che avevano i suoi Avvocati qualche anno fa! Hanno trovato un giudice normale e quindi è sembrato loro subito anormale, perché loro erano abituati a considerare normali i giudici che avevano a libro paga.
Mica male, come normalità.
Alla fine abbiamo capito che il vero problema della giustizia italiana riguarda i calzini turchese. Grande scoop di Canale 5 che dovrebbe ispirare le future azioni del Guardasigilli. Altro che pm soggetti al governo o meno: i magistrati dovrebbero essere selezionati da Giorgio Armani. Vieni avanti Brachino
Se non cambia in secondo grado, la sentenza civile sul Lodo Mondadori rischia di mandare Fininvest in mutande. Il SuperCav però rassicura: “Il Milan rientra nella sfera degli affetti, quindi non si vende“. Senza il Beckham di un quattrino
Ora il problema del governo, e soprattutto della Lega, consiste nel far digerire agli svizzeri lo scudo fiscale. Amaro aBerna
E’ solo una mera coincidenza, precisiamo, per carità. Solo uno scherzo del destino. Però colpisce che la Lega proponga da sempre l’elezione popolare dei pm quando poi leggi che anche Don Vito Ciancimino, nel cosiddetto ’secondo papello’, faceva riferimento al sistema elettivo dei giudici. Cota Nostra

Avete tutti indosso le vostre calze turchesi? Bene: allora possiamo partire: la settimana scorsa è stata piuttosto particolare. Prima di tutto, perché ci ha mostrato la rapidità - qualora ce ne fosse bisogno - con cui chi possiede, direttamente o indirettamente i media più visti e ascoltati, può attaccare chi osa mettersi contro di lui. E’ il caso di Silvio Berlusconi, il giudice Raimondo Mesiano, e il vergognoso video di Mattino 5.
Ma non è solo come questo. Ci sono due livelli su cui si agita questo tipo di infamia, di squadrismo. Uno, apparentemente dignitoso, “alto”, quello che parte principalmente da Il Giornale - della famiglia Berlusconi, va da sé - visto che Libero, dalla partenza di Vittorio Feltri, conta come il due di briscola, nella guerra civile a bassa intensità attualmente in corso.
Il secondo livello, è stato raccontato in alcune pagine de Il Fatto di settimana scorsa, che purtroppo non ho sottomano: ma che erano straordinariamente simili a quanto vi avevamo raccontato in tutta la serie di post sul gossip ad uso politico. Perché fare ragionare le persone, quando le si possono infamare con il nulla - v. Corrado Augias spia! Un delirio… - con il pettegolezzo, la delazione, sui giornali di gossip? Gli italiani, quelli leggono! Vediamo…
Il giudice Raimondo Mesiano, quello che ha condannato la Fininvest a 750 milioni di euro di multa, ha toccato la Famiglia nel suo punto debole e quindi deve essere punito e sputtanato in ogni modo. Questo sembra essere l’ordine di scuderia, a giudicare dagli scomposti tentativi del Giornale di famiglia e di Canale 5 di cercare ad ogni costo qualche magagna per gettare fango su questo magistrato, che il Csm ha invece promosso esaltandone imparzialità ed equilibrio.
Nel video potete vedere come a Mattino 5 vengano proposte immagini esclusive (supportate dai testi del Giornale) per dimostrare le tante stravaganze di questo giudice che (oltre a fumare, fare la fila dal barbiere e attraversare sulle strisce pedonali) addirittura indossa calzini color turchese con i mocassini bianchi: roba da radiarlo dalla magistratura!!
Non ci voleva grande immaginazione per prevedere gli argomenti sul tavolo della puntata serale di Annozero. Dopo il bailamme generato dal Lodo Mondadori prima, con la condanna di Berlusconi a 750 milioni di euro di multa, e la decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano il palinsesto della trasmissione si è scritto da sè e attende solo la verifica di gradimento dei telespettatori.
Il titolo della puntata sarà Verità nascoste. Ospiti di Michele Santoro saranno l’onorevole Antonio Di Pietro, Italia dei Valori, Roberto Castelli (Lega), viceministro Infrastrutture e Trasporti ed ex Ministro della Giustizia, il giornalista Felice Cavallaro del Corriere della Sera, Massimo Ciancimino e lo scrittore e regista Giulio Cavalli. Sandro Ruotolo - del quale ricordiamo la vicenda delle minacce di morte denunciata in settimana - sarà in collegamento da Palermo.
Lo spazio di PolisBlog sarà come sempre a disposizione per seguire e commentare insieme la serata.
Appuntamento su Raidue alle ore 21,00.
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