L’ingordigia che ha dimostrato di avere Roberto Formigoni, attuale Presidente della Regione Lombardia e candidato per il medesimo incarico, dovrebbe far riflettere poiché nata per colpa di tutte quelle persone che gli hanno permesso di chiedere di più. Sempre di più.
Durante un incontro pubblico organizzato a Monza, organizzato dalla Confcommercio locale, commentando quanto successo alla sua lista nei giorni scorsi ha dichiarato:
“Ora qualcuno deve chiedere scusa ai nostri elettori che sono stati tenuti per una settimana nell’incertezza se poter votare i loro partiti alle prossime elezioni. non siamo noi ad avere sbagliato ma chi ha voluto negare, seppure temporaneamente, il diritto di partecipare alla competizione elettorale”.
Qualcuno, ora, deve fare pubblica ammenda ed elencare tutti gli errori che sono stati commessi affinché Roberto Formigoni possa fare dell’ipocrisia il suo personale mantra.

La favola politica di Renata Polverini non poteva finire in un giorno peggiore. Lei, proclamatasi portavoce delle donne lavoratrici, scopre di non essere una moderna Cenerentola proprio l’8 marzo, giorno in cui il Tar del Lazio ha respinto il ricorso avanzato dal Pdl per permettere alla propria candidata di scontrarsi contro Emma Bonino.
Eppure per coronare il proprio sogno (politico) a Renata Polverini serviva davvero poco. Persino la protagonista della fiaba a cui si deve la nascita del feticismo per i piedi aveva capito che per essere apprezzata, argomenti a parte, è sufficiente essere puntuali.
Ad Emma Bonino, e ai radicali che hanno civilmente protestato affinché in un paese moderno nel 2010 tutti i cittadini italiani siano davanti alla legge uguali, bisogna riconoscere il tentativo di aver dato valore a delle nuove storie.

Intervistato da la Stampa, Pierferdinando Casini ha raccontato di quando nel Trentino Alto Adige l’Udc, di cui è il leader, non è riuscito a presentare la propria lista per delle negligenze burocratiche simili a quelle che non hanno escluso definitivamente dalla corsa elettorale Renata Polverini e Roberto Formigoni (candidati per il PdL rispettivamente in Lazio e in Lombardia).
“Quella di Berlusconi - ha dichiarato l’esponente politico al quotidiano - è arroganza. Riammettere le liste del PdL nel Lazio e Lombardia per decreto dà al paese un messaggio devastante. L’idea che le regole valgono solo per i deboli e non per i forti”.
Giganti colpiti dai loro stessi elettori che sul sito del Popolo della Libertà, come raccontato da Massimo Gramellini a “che tempo che fa”, hanno espresso il proprio disappunto per quanto successo (dopo essersi conto che solo un utente su cinque era favorevole alla candidatura del Pdl in Lombardia e in Lazio il sondaggio dedicato all’argomento è stato tolto dal portale).
Il 28 e il 29 marzo la Lombardia va al voto. Come sappiamo qui la situazione è molto particolare. A breve dovrebbe essere reso noto l’esito del ricorso al Tar di Formigoni, ma in ogni caso ci sarà ancora la possibilità di appellarsi contro questa decisione. Ne abbiamo parlato abbondantemente (l’ultima volta qui) e non resta che attendere gli eventi. In ogni caso noi per il momento inseriremo l’ex-Governatore nel sondaggio.
I candidati alla Presidenza della Regione sono sei (Marco Cappato dei Radicali è stato escluso per numero insufficiente di firme). Ecco i nomi: Roberto Formigoni (Pdl-Lega Nord); Filippo Penati (Partito Democratico, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia Libertà, PSI, Verdi e Pensionati); Gian Mario Invernizzi (Forza Nuova); Savino Pezzotta (Udc); Vittorio Agnoletto (Fed. della Sinistra); Vito Crimi (MoVimento 5 Stelle).
Tu chi sceglieresti?
Continua a leggere: Elezioni regionali 2010 Lombardia: l'ultimo sondaggio su Polisblog

Lo scenario surreale evocato dal titolo può apparire impossibile, ma se ci pensate bene non lo è del tutto. Ieri Formigoni è stato bocciato per la seconda volta, e si attende la decisione finale del Tar per venerdì. Probabile, anche pressoché certo che il Tribunale amministrativo regionale ribalterà le decisioni precedenti, ma se così non fosse?
Procediamo per ordine. La vicenda Formigoni, come abbiamo già spiegato, è profondamente differente da quella Polverini. Un conto è arrivare in ritardo alla consegna delle candidature, un conto è essere bocciati per irregolarità di qualche firma o qualche timbrino. In quest’ultimo caso infatti l’errore se c’è è formale, ma il punto è che nella sostanza la lista non rischiava certo di non raccogliere un numero sufficiente di firme.
La soluzione di buonsenso è concedere una rapidissima proroga per raccogliere le adesioni sufficienti a colmare il gap (magari accoppiata a una bella multa) e chiudere la questione. Non si può certo negare a un elettorato di centrodestra che in Lombardia è in fortissima maggioranza di esprimere democraticamente la propria scelta. E badate bene, non è questione di colore politico. Se stessimo parlando della lista PD in Toscana (situazione affine) varrebbe esattamente lo stesso principio.

Da pochi minuti è giunta la notizia-bomba (soprattutto nel secondo caso). Le Corti d’appello di Roma e Milano hanno respinto il ricorso del Pdl, lasciando fuori dalla consultazione elettorale regionale la lista Pdl che appoggiava Renata Polverini e quella personale di Formigoni.
Mentre era prevedibile la decisione romana, quella su Formigoni sembrava potesse essere invertita, in virtù del fatto che sembrava trattarsi più di un problema tecnico (la non regolarità di un certo numero di firme, problema ben diverso dal non aver presentato la lista in tempo).
Ora al Pdl resta solo un ultimo ricorso al Tar, oltre che pregare. Ricordiamo che il problema milanese è ben più grave, poiché l’esclusione del candidato-presidente annulla tutta la coalizione. A Roma perlomeno la Polverini potrà comunque presentarsi e incassare gli eventuali voti degli elettori di centrodestra.

Silvio Berlusconi è arrabbiato. Stando a quanto riportato nei giorni scorsi dalla Stampa il Presidente del Consiglio in questi giorni sta studiando un intervento, alla fine della campagna elettorale, utile per far dimenticare ciò che in queste settimane hanno combinato i propri collaboratori. Liste consegnate in ritardo, timbri non eseguiti, …
Silvio Berlusconi, va precisato, era già arrabbiato alla vigilia di questo valzer di scandali tanto che si era già detto pronto a rivedere la struttura del Popolo delle Libertà a elezioni regionali concluse.
Silvio Berlusconi, prima di trasfigurarsi, avrebbe fatto arrabbiare i compagni di partito figli della defunta Alleanza Nazionale che, come sostenuto da Dagospia, non avrebbero gradito la candidatura nel Lazio di Renata Polverini. Quel posto sembrava già destinato a Giorgia Meloni, Ministro della Gioventù.

Fatta eccezione per il dibattito riguardante la costruzione di centrali nucleari, in Italia di ambiente non si parla. La scomparsa dei Verdi, nelle stanze del potere, ha agevolato il disinteresse della classe politica concentrata, per lo più, su altri argomenti.
La cronaca, e quanto sta succedendo in queste ore in Lombardia e in Emilia Romagna (dove buona parte dei corsi d’acqua sono stati inquinati da una quantità di gasolio perso dalla Lombardia Petroli), obbliga tutti ad una riflessione.
Chi pagherà per quanto sta succedendo? Possibile che in un paese dove un giorno sì e l’altro pure si propone un disegno di legge non esista, o non si faccia applicare (che è molto peggio), una normativa che condanni chi ha provocato questo danno ambientale?

Secondo molti dei lettori di polisblog.it gli scontri registrati in via Padova sono stati causati, anche, dallo strapotere economico che l’amministrazione milanese ha concesso agli imprenditori negli ultimi anni.
Probabilmente non è così. Per capirlo è sufficiente riflettere sull’accusa che ItaliaFutura, l’associazione di Luca Cordero di Montezemolo (che insieme ad altri è il simbolo dell’imprenditoria italiana), ha fatto contro l’ennesima candidatura di Roberto Formigoni.
“Nel comprensibile silenzio dei suoi maggiori protagonisti - si legge sul sito di ItaliaFutura- si consuma in questi giorni l’ennesimo, intollerabile, caso di collusione elettorale tra i due schieramenti principali, in spregio alla legge e al rispetto degli elettori”.
Qualche mese fa, proprio qui su polisblog, criticai i manifesti elettorali di Filippo Penati per le elezioni provinciali di Milano, che invitavano a “scegliere la persona” (e sottintendevano “non il così poco attraente PD”).
Oggi, dopo la mancata riconferma in Provincia, il centrosinistra ripresenta Penati come sfidante di Roberto Formigoni per la poltrona di Presidente della Regione Lombardia - utilizzando tra l’altro, nei nuovi manifesti, proprio la stessa foto di qualche mese fa.
Una scelta che potrebbe apparire paradossale ma che - se analizzata tenendo conto dei retroscena - rivela molte caratteristiche importanti del modo di fare politica di buona parte degli esponenti del Partito Democratico.