La ‘ndrangheta domina in Lombardia e fa affari anche con la movida notturna milanese. Quand’è che tutti accetteranno l’idea che da molto tempo le ‘ndrine riciclano danaro al Nord? Bisogna darsi una svegliata. ‘Ndrin ‘ndrin!!!
Le cosche calabresi erano così a loro agio all’ombra della Madonnina che si riunivano persino in pieno giorno e in grandi ospedali pubblici. Dove sono finiti i covi notturni, segreti e romantici di una volta? Ni-guarda che luna…Ni-guarda che mare…
Al Consiglio regionale lombardo suona l’inno di Mameli e i leghisti escono a prendere cappuccino e cornetto. Poverini, cosa devono sopportare. Ah, destino cinico e bar
Questo 150ennale è funestato da mille polemiche. Intanto si riapre, violento, il dibattito sul nucleare. Ma quando ne usciremo? La scoria siamo noi

L’inutile balletto in corso sulla ricerca di un possibile candidato premier da anteporre a Silvio Berlusconi ha allontanato, ancora di più, il Partito Democratico tanto che negli ultimi giorni si sta consumando una vicenda che tanto all’elettorato ricorda l’amore che i politici, talune volte, hanno per quella burocrazia che ha rallentato spesso il paese.
Tutto inizia quando il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, fregandosi della bandiera politica a cui appartiene, chiede a Umberto Veronesi (oncologo di fama internazionale nonché ex Ministro della Salute nonché senatore in quota Pd) di presiedere l’agenzia per il nucleare su cui sta lavorando.
Veronesi, inizialmente ostacolato da alcuni esponenti del Pdl (come accennato da Dagospia), prende in considerazione la proposta dell’ex Ministro delle Pari Opportunità fino al momento in cui il Partito Democratico pone al medico un ultimatum. O all’agenzia sul nucleare, con la maggioranza, o al Senato, con l’opposizione.
Continua a leggere: Umberto Veronesi all’agenzia sul nucleare e fuori dal Partito Democratico?
“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”
Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli, ma è un articolo di Repubblica, che spiega molto bene le conseguenze della maxi operazione anti-‘ndrangheta (coinvolti circa tremila uomini tra carabinieri e poliziotti). L’operazione, coordinata dalle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano, ha portato a rivelazioni interessanti (qui sopra un video del Tg3 sulla vicenda).
Primo, la ‘ndrangheta sta creando al suo interno, sulla falsariga di Cosa Nostra, una struttura verticistica. Durante una serie di incontri presso il santuario della Madonna di Polsi, tradizionale punto di ritrovo della ‘ndrangheta, messi sotto osservazione dalle forze dell’ordine, si è assistito a questa mutazione della criminalità organizzata calabrese…

Il Tribunale civile di Milano ha respinto il ricorso presentato dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che in collaborazione con l’avvocato Maurizio Steccanella ha provato a dimostrare l’ineleggibilità dell’attuale Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.
In seguito al pronunciamento della sentenza i Radicali attraverso un comunicato stampa, di cui da notizia anche Giuseppe Civati sul proprio blog, hanno fatto sapere di voler proseguire la contestazione già avviata dal Movimento 5 Stelle.
Per farlo aspettano la pubblicazione del documento di convalida dell’elezione di Roberto Formigoni. Tale certificato, come spiegato da Marco Cappato e Lorenzo Lipparini al Corriere della Sera, sarebbe l’unica prova impugnabile per contestare il quarto mandato dell’attuale Presidente della Lombardia.

Nelle stesse ore in cui la Lega Nord polemizzava per la sostituzione di Roberto Cota (il Governatore del Piemonte ha lasciato il proprio posto di deputato a Maurizio Grassano, noto alle forze dell’ordine per una truffa realizzata ai danni del Comune di Alessandria), Francesco Costa spiegava perché in Parlamento, per l’Udc, Giuseppe Drago non ci possa stare.
Secondo quanto raccontato dal giornalista del Post l’esponente politico è stato condannato: a tre anni e otto mesi di reclusione, alla restituzione di 123 mila euro di cui si era impossessato indebitamente mentre lavorava per la regione Sicilia e alla interdizione perpetua dagli uffici pubblici.
La condanna è stata stabilita nel 2003. Da allora Giuseppe Drago ha continuato ad esercitare la propria attività politica malgrado la magistratura, sulla sua vicenda, si sia espressa più volte confermando sempre la decisione iniziale.
Continua a leggere: Giuseppe Drago: l’esponente dell’Udc che non potrebbe fare politica
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Quando un Governo rischia la bocciatura del proprio elettorato? La domanda nasce spontanea leggendo quanto sta accadendo attorno alla maggioranza, già divisa al proprio interno per via dei conflitti tra gli ex di Forza Italia e gli ex di Alleanza Nazionale.
Negli ultimi giorni alcuni Governatori regionali, freschi di riconferma e di colore politico differente, hanno dissentito con Silvio Berlusconi per come sta amministrando le risorse del paese. Secondo quanto riportato da Giuseppe Civati, Roberto Formigoni (considerato per qualche tempo l’erede del leader del Pdl) non sta apprezzando il lavoro di Giulio Tremonti.
A Repubblica, che si è occupata della protesta, l’esponente politico del Pdl ha fatto sapere che i tagli decisi dal Ministro dell’Economia potrebbero compromettere il federalismo fiscale. Il problema, secondo Renata Polverini, sarebbe un altro. Il contenimento dei costi potrebbe danneggiare le persone non autosufficienti.
Continua a leggere: Crisi: Governatori regionali contro Giulio Tremonti

Per molti giorni, prima delle elezioni, si è discusso sulla probabile illeggibilità di Roberto Formigoni e Vasco Errani, rispettivamente Governatore della Lombardia per il Pdl e Governatore dell’Emilia Romagna per il Pd.
Luca Sofri, sul proprio blog, si è occupato per molto tempo di questa discussione tanto che nei giorni scorsi ha condiviso con i propri lettori l’iniziativa che Giovanni Favia (in foto, a sinistra) del Movimento 5 Stelle ha deciso di portare avanti in qualità di consigliere regionale dell’Emilia-Romagna.
L’esponente politico, convinto come altri che Vasco Errani non poteva essere eletto per via dei mandati già conseguiti, ha depositato presso la Procura di Bologna un ricorso affinché si accerti che il Governatore della Regione Emilia-Romagna non poteva presentarsi alle ultime elezioni.
Continua a leggere: Emilia-Romagna: Giovanni Favia contro il terzo mandato di Vasco Errani

Il governatore lombardo Roberto Formigoni ha reso noto oggi, in un’intervista al Corriere della Sera (versione cartacea), di aver chiesto l’autonomia per la Regione Lombardia in base al principio del “federalismo differenziato”. Il tutto in ossequio alla legge approvata dal centrosinistra nel 2001 che all’articolo 116 prevede che una regione possa richiedere l’autonomia decisionale su una dozzina di materie.
Queste ultime comprendono alcuni settori fondamentali, tra i quali spiccano l’ambiente e la scuola. Si tratta di attribuzioni esercitate da tempo dalle regioni a statuto speciale ma che al di fuori di esse ancora nessun ente ha richiesto. La Lombardia si farebbe dunque carico del ruolo di precursore.
È importante notare come la procedura non vada in contrasto con il principio di perequazione previsto dalla nuova riforma. Principio che, ricordiamolo, prevede che le regioni virtuose siano favorite nell’attribuzione dei fondi rispetto a quelle che non rispettano le previsioni di bilancio.

La possibile cancellazione delle primarie dallo statuto del Partito Democratico non è, come sostenuto anche da alcuni lettori di questo blog, uno dei tanti bluff creati attorno a Pierluigi Bersani e compagni.
A confermare implicitamente la preoccupazione del deputato Salvatore Vassallo, che per primo ha scritto di questa opportunità, lo stesso segretario secondo il quale lo strumento oltre a non rendere il Pd autosufficiente ne agevolerebbe la chiusura.
Più che da statista, sostenendo queste idee, Pierluigi Bersani sembra che stia studiando per diventare come Silvio Berlusconi. Mentre il secondo prova a cambiare le leggi che regolano l’elezione del Presidente della Repubblica il primo si adopera affinché lo strumento che gli ha permesso di essere dov’è non possa essere utilizzato anche da altri più meritevoli.
Secondo quanto sostenuto da Salvatore Vassallo (deputato del Pd) e Giuseppe Civati (consigliere regionale del Pd) i vertici del Partito Democratico si stanno impegnando affinché venga modificato lo statuto.
La classe dirigente del Partito, evidentemente scottata dal successo di Nichi Vendola, sta pensando di eliminare le primarie decidendo senza l’ausilio dei propri elettori i candidati da presentare agli appuntamenti elettorali.
Probabilmente chi di dovere si è già dimenticato quanto questo strumento sia stato utile in passato. Quando, come nel caso delle comunali di Firenze, sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha vinto con Matteo Renzi. Quando, come nel caso delle regionali in Lombardia, non sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha perso con Filippo Penati.