Secondo quanto sostenuto da Salvatore Vassallo (deputato del Pd) e Giuseppe Civati (consigliere regionale del Pd) i vertici del Partito Democratico si stanno impegnando affinché venga modificato lo statuto.
La classe dirigente del Partito, evidentemente scottata dal successo di Nichi Vendola, sta pensando di eliminare le primarie decidendo senza l’ausilio dei propri elettori i candidati da presentare agli appuntamenti elettorali.
Probabilmente chi di dovere si è già dimenticato quanto questo strumento sia stato utile in passato. Quando, come nel caso delle comunali di Firenze, sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha vinto con Matteo Renzi. Quando, come nel caso delle regionali in Lombardia, non sono state fatte le primarie il Partito Democratico ha perso con Filippo Penati.

Per ricordare, in silenzio, alla Lega Nord il proprio potere a Silvio Berlusconi non è servito neanche un mese. L’euforia post elettorale di Umberto Bossi, che già si vedeva al posto attualmente occupato da Letizia Moratti, sono rimaste solo le prime pagine.
Luca Zaia, attuale Governatore del Veneto, ha dovuto metter mano alla giunta che in tempi record aveva formato. Del nuovo progetto politico dell’ex Ministro dell’Agricoltura faranno parte anche gli uomini del Pdl che erano stati esclusi durante la prima elaborazione dell’amministrazione locale.
A livello nazionale la Lega Nord potrebbe vedersi scippare per l’ennesima volta la gestione di un canale pubblico della RAI. Gli argomenti utilizzati da Umberto Bossi e compagni affinché Rai5 diventi il canale dell’Expo non hanno ancora convinto chi di dovere. E dire che la Lega Nord ha, nel frattempo, perso il controllo di RaiDue gestita fino allo scorso anno da Antonio Marano.
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Torniamo a parlare della Riforma Gelmini dopo qualche tempo, perché è alle porte un grosso cambiamento che introduce, per così dire, una sorta di progetto federalista nella scuola. Il ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini si è infatti espressa a favore della proposta avanzata dal governatore lombardo Formigoni e dalla Lega Nord di introdurre le graduatorie regionali.
L’innovazione, di cui si è parlato ieri in una riunione al Pirellone di Milano, anticiperebbe una riforma a livello nazionale esprimendo la Regione Lombardia come pilota del progetto. Ma come funzionerebbe?
Le scuole andrebbero a scegliere i propri insegnanti pescando da una sorta di albo regionale. L’albo sarebbe comunque aperto a tutti, dunque nessuna discrminazione territoriale, ma vedrebbe la grossa novità che i prescelti non potrebbero cambiare sede almeno per i 5 anni successivi.
Continua a leggere: Riforma Gelmini e federalismo. Sì alle graduatorie regionali
Mi dispiace per Macleod4, secondo il quale il sottoscritto avrebbe nei confronti della Lega Nord un odio viscerale, ma anche oggi si continua a ragionare del partito che gli sta a cuore. Nello specifico soffermandoci sulle dichiarazioni di Umberto Bossi pronto, come sottolineato anche dal Giornale, a piazzare i propri uomini nelle banche più importanti del nord d’Italia.
“La gente ci dice: prendetevi le banche, e noi lo faremo. È chiaro - ha precisato poi il leader del Carroccio - che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello”.
Partendo dal presupposto che una vittoria elettorale non è un lasciapassare per amministrare anche i capitali privati dei cittadini, quanto dichiarato da Umberto Bossi è meritevole di una riflessione poiché tenta di nascondere meglio il patto segreto che l’esponente politico avrebbe stipulato anni fa con Silvio Berlusconi.
Il successo mediatico ottenuto dalla Lega Nord, figlio di un lavoro fatto sul territorio da elogiare, non deve farci dimenticare quanto in questi anni il partito di Umberto Bossi non ha fatto.
Il tanto annunciato federalismo non è mai stato messo in atto, malgrado per attuarlo si sia creato un Ministero (quello della semplificazione normativa presieduto da Roberto Calderoli). I governatori che andavano contro le direttive nazionali, come nel recente caso nato sulla pillola abortiva Ru 486 (non voluta da Roberto Cota e Luca Zaia ma disciplinata dal Ministro Ferruccio Fazio), hanno dovuto da subito prender atto che esiste ancora un governo centrale a cui devono rispondere.
Se gli altri attori politici non fossero così sfibrati probabilmente Umberto Bossi e compagni non aspirerebbero alla poltrona attualmente occupata da Letizia Moratti. Per questo motivo l’ennesima boutade lanciata sulla scuola lombarda, che dovrebbe essere composta prima dagli insegnanti residenti nella Regione di Roberto Formigoni, va presa per quello che è.
Continua a leggere: La Lega Nord di Umberto e Renzo Bossi non è il partito del fare

Il ciclone Beppe Grillo ha rappresentato la vera novità di queste elezioni amministrative, raccogliendo consensi (quasi) ovunque si sia presentato. Le regioni in questione erano 5, ed è interessante notare come in tutte il consenso personale al candidato abbia superato quello alla lista (nel caso emiliano addirittura +1%). Ma vediamole nel dettaglio.
Emilia Romagna. La regione del boom. Giovanni Favia si è guadagnato i titoli di tutti i giornali ottenendo un clamoroso 7% (6% alla lista collegata). Il fatto che i maggiori consensi grillini siano venuti proprio nella più rossa delle regioni in cui si sono presentati (erano assenti in Toscana, Umbria e Marche) avvalora la tesi per cui il voto a 5 stelle sia quasi interamente transfuga dalla sinistra. Ricordiamo anche che il governatore eletto Vasco Errani si è fermato al 52,0%; un consenso tutt’altro che esaltante.
Piemonte. Il caso. Qui la Lista 5 Stelle è stata chiaramente decisiva nel determinare la sconfitta di Mercedes Bresso (che ha chiesto il riconteggio dei voti). 0,4% il margine di vittoria di Cota e 4,08% i voti raccolti da Davide Bono (contro il 3,6% della Lista).
Continua a leggere: Lista 5 Stelle superstar. Analisi del voto a Beppe Grillo regione per regione
Cercheremo qui di tenervi aggiornati sull’andamento delle principali consultazioni provinciali e comunali in corso di scrutinio.
Spicca per ora la sconfitta patita da Castelli nella natia Lecco. Davvero inattesa visti i risultati della Lega in regione. Curiosità: Minardi non ce l’ha fatta a Faenza (31 contro 53%). A Margherita di Savoia (Bat) la Carlucci post-rissa viene eletto sindaco con quasi il 70% dei suffragi.
Province. Tutte e 4 le province vanno al centrodestra.
Provincia Imperia. Definitivo. Sappa (cdx) 59,0 - Giordano (csx) 32,5
Provincia L’Aquila. Definitivo. Del Corvo (cdx) 53,4 - Pezzopane (csx) 45,3
Provincia Viterbo. Definitivo. Meroi (cdx) 54,6 - Grattarola(csx) 32,1
Provincia Caserta. 618/925. Zinzi (cdx) 65,3 - Stellato (csx) 30,0
Comuni. Dei 9 comuni capoluogo alle urne, 2 vanno al centrosinistra al primo turno (tra cui Venezia, salvo crollo dell’ultim’ora), 1 al centrodestra e 4 al ballottaggio. Matera e Lodi sono troppo indietro per giudicare. Macerata potrebbe ancora andare al centrosinistra se Carancini recupera. Dopo il salto i dati parziali e definitivi.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010. Diretta voto provinciali e comunali

L’attenzione generale prestata al risultato delle elezioni regionali ha fatto perdere di vista un’importante competizione politica che nelle stesse ore avveniva a Venezia dove il Ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta provava a diventare sindaco.
Sì. Provava. Salvo stravolgimenti dell’ultimo minuto, dettati dal traino del nuovo Governatore Luca Zaia, l’esponente politico avvezzo ai mass media sarà il primo cittadino del capoluogo veneto solo se vincerà il ballottaggio contro il candidato del Pd Giorgio Orsoni.
Secondo quanto pubblicato dal Corriere della Sera la coalizione del precedente sindaco, Massimo Cacciari, è al momento in vantaggio per 4 punti percentuali su quella del centro-destra.
Continua a leggere: Renato Brunetta non è il nuovo sindaco di Venezia

Dichiarare la morte del Pd, pur essendo prematuro, è un’ipotesi da prendere seriamente in considerazione. Peggio di così non poteva andare. I candidati sbagliati, come Filippo Penati in Lombardia, non sono riusciti ad arrivare nemmeno ad un testa a testa.
Il forte appeal dei candidati esterni, come nel caso di Emma Bonino nel Lazio, non è stato sufficiente per nascondere le lacune di Pierluigi Bersani e compagni che non prendendo seriamente in considerazione i gruppi antiberlusconiani nati nei scorsi mesi hanno regalato alla Lega Nord il Piemonte. A nulla è servito il buon lavoro svolto da Mercedes Bresso.
Inutile piangere oggi su quanto è accaduto. Il forte antagonismo adottato contro Nichi Vendola faceva presagire in tempi non sospetti quanto si è verificato ieri. Il Governatore della Puglia prima della maggioranza ha provato a far ricordare al Partito Democratico le proprie deficienze.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: è Nichi Vendola il nuovo leader del centro-sinistra
Seguiremo qui in diretta gli aggiornamenti dei voti reali scrutinati dal Viminale. Qui invece trovate le proiezioni.
Ore 01.19
È finita e Cota ha vinto. In base ai calcoli fatti sopra la Bresso non può recuperare 13.000 voti con 65 sezioni. Concludiamo dunque qui la nostra diretta, durata ininterrottamente dalle 15, circa 10 ore. Grazie per averci seguiti e appuntamento a domani con provinciali e comunali, e i primi commenti.
Ore 01.15
Il vantaggio di Cota è sempre dello 0,6%. Mancano 124 sezioni. Abbiamo calcolato che corrispondano a 50-60.000 voti. Se il vantaggio di Cota è di 12.000 voti la rimonta è praticamente impossibile. A Porta a Porta continuano a sparare ipotesi a casaccio non tenendo conto che ogni sezione avrà anche mille votanti, ma l’astensione è stata altissima quindi non mancano 120.000 votanti ma più o meno la metà. Servirebbe un 37-23 veramente più che arduo.
Polverini ora a +1,13%.
E mi sembra anche ora di segnalare che in Emilia Romagna Giovanni Favia (Lista 5 Stelle) sta sfiorando il 7%, visto che se ne parla troppo poco. Una curiosità: in quest’ultima regione la Lega arriva al 13,7%.
Centrosinistra 7
Centrodestra 5
Incerte 1
Piemonte
(sez. 4.770/4.835)
COTA ROBERTO 47,36%
BRESSO MERCEDES 46,86%
Liguria
(definitivo)
BURLANDO CLAUDIO 52,2%
BIASOTTI SANDRO MARIO 47,8%
Lazio
(sez. 4.775/5.266)
POLVERINI RENATA 50,43%
BONINO EMMA 49,02%
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