
Giovedì prossimo, 17 ottobre, terminerà il settimo congresso on line organizzato dall’associazione di Luca Coscioni che con Piergiorgio Welby ha condiviso diverse battaglie politiche.
Cosa è rimasto di questi esponenti politici? Perché oggi, in coincidenza con il ragionamento sul biotestamento, è necessario riflettere sulle loro esperienze? A queste e molte altre domande ha risposto per polisblog Mina Welby.
Suo marito è morto nel 2006. Cosa, della sua attività politica, secondo lei bisogna ricordare?
L’impegno politico di Piergiorgio è arrivato al compromesso della propria persona, fino a quello estremo della propria vita, in una morte pubblica che doveva squarciare un velo di ipocrisia sulla morte per desistenza terapeutica non richiesta dai malati negli ospedali in Italia e dove oltre la metà dei cittadini chiede una legge sulle scelte di fine vita.
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Finirà, la prossima settimana, il VII Congresso dell’associazione Luca Coscioni a cui è legato da diversi anni Marco Cappato. Intervistato da polisblog l’esponente dei Radicali, oltre ad analizzare l’assenza in video del proprio partito, ci ha spiegato perché l’attuale opposizione non può essere definita tale.
Stando a quanto documentato dai mass media sembrerebbe che i radicali siano scomparsi. È davvero così? Perché, secondo lei, il partito a cui appartiene non cattura l’attenzione della televisione?
Parlano i dati, che ci danno sotto l’1% di presenza media sulle televisioni nazionali. Se fossero ponderati con l’audience effettiva saremmo ancora più vicini allo zero. Si può anche ricorrere a un metodo più empirico: chi c’ha visto in tv dopo le elezioni europee? Siamo cancellati perché non possiamo dire quello che pensiamo, cioè che è ora che il Sessantennio di questo regime anti-democratico si chiuda, e che ci candidiamo, come Radicali, a governare questo Paese in sintonia con l’opinione pubblica sui temi più importanti.
L’attuale Governo tace sulle politiche sociali. Tra i vari diritti non concessi agli italiani, quali sono i tre che secondo lei prima di altri andrebbero concessi?
La prima cosa sarebbe quella di rispettare i diritti che già esistono, a partire da quelli civili e politici. La più grande questione sociale è oggi quella della giustizia: 10 milioni di processi pendenti e 150.000 reati che vanno in prescrizione ogni anno. Da una parte il calvario di imputati e detenuti, dall’altra l’impunità garantita a chi è in grado di ritardare la giustizia.