
Per dimostrare l’inesistenza di un’opposizione seria, che ne dicano Dario Franceschini e Antonio Di Pietro, a Italo Bocchino sono stati sufficienti tre giorni. In meno di una settimana l’esponente, finiano, del Popolo della Libertà ha avviato attorno a sé un terremoto sul quale vale la pena riflettere partendo da quanto successo la scorsa domenica.
In un’intervista, rilasciata al Post, commentando le indagini avviate sul coordinatore del Pdl Denis Verdini l’esponente politico ha fatto intendere che per la tutela del partito sarebbe meglio che il braccio destro di Silvio Berlusconi facesse un passo indietro.
“Io - ha dichiarato Bocchino parlando di Verdini - penso che sarà costretto a dimettersi. Finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere. La richiesta è per Berlusconi”.

Oggi, come anticipato da polisblog.it nei giorni scorsi e raccontato bene dal Post, molti quotidiani non saranno in edicola per protestare contro il disegno di legge proposto dal Ministro Angelino Alfano secondo il quale nel nostro paese è necessario ridurre le possibilità di pubblicazione delle intercettazioni.
Allo sciopero, malgrado la campagna fatta in queste settimana da Repubblica, non hanno aderito tutti i colleghi di Ezio Mauro. Contrari alla posizione presa dal quotidiano del gruppo Espresso si sono detti sia le testate vicine alla maggioranza che quelle pronte a sostenere l’opposizione.
Significativa, di questa spaccatura, è la posizione del direttore della Stampa Mario Calabresi che prima di trasferirsi a Torino collaborava come corrispondente con Repubblica.
Continua a leggere: Legge Bavaglio: speciale sullo sciopero dei giornalisti della Fnsi

A ventiquattro ore dalla protesta che i cittadini dell’Aquila hanno fatto a Roma, di cui ci siamo già occupati qui e qui, vale la pena fare un punto analizzando quanto in rete è stato scritto sull’accaduto.
Chi, in queste ore, ha scritto degli scontri ha posto la propria attenzione su due aspetti specifici della vicenda:le modalità con cui è stata data notizia dal Tg1 di Augusto Minzolini e le reazioni politiche di maggioranza e opposizione alle richieste degli aquilani.
Scrive un utente di AgoraVox Italia:
“Per il Tg1 delle 13,30 del 7 luglio le manganellate della Polizia contro gli aquilani in corteo a Roma non esistono. Niente. Fino alle 13,47. C’è il Lodo Alfano, e le voci dell’emendamento Pd a favore di Napolitano. C’è il vertice tra Berlusconi e lo stato maggiore del Pdl, c’è l’Europa col Pil crescente e l’Italia ovviamente meglio di tutti. Poi il servizio, come fosse dovuto. Striminzita cronaca, chiusura in bellezza: i manifestanti hanno contestato Bersani”.

Vi ricordate delle scorse elezioni regionali 2010? Su due candidati, pendeva una spada di Damocle, quella dell’ineleggibilità, dei troppi mandati. Erano Roberto Formigoni, giunto al 4° mandato in Lombardia, e Vasco Errani, che in Emilia Romagna era giunto al 3°. Per qualche spunto, potete rileggere il blog di Pippo Civati.
Anche Luca Sofri se n’era occupato, in maniera ampiamente condivisibile:
C’è un clamoroso rimosso dalla discussione politica e giornalistica sulle elezioni regionali: ed è l’illegittimità delle candidature di Formigoni ed Errani, in quanto il loro sarebbe un terzo mandato escluso dalla legge. Una discussione giuridica tra costituzionalisti è rimasta molto occultata. Si scontrano due diverse interpretazioni che provo a sintetizzare come se parlassi a un bambino di sei anni (e come se lo fossi io stesso)
Prosegue dopo il salto.
Continua a leggere: Formigoni ed Errani erano ineleggibili? Giovedì in Tribunale a Milano
Cristina Giudici, giornalista (del Foglio e di Grazia) e autrice di “Leghiste, pioniere di una nuova politica” (edito Marsilio), ha deciso di spiegare le storie delle donne del partito di Umberto Bossi molto tempo prima delle elezioni che hanno decretato il successo della Lega Nord.
Durante l’intervista che ci ha rilasciato più volte ha posto l’accento sull’utilizzo sbagliato dei termini utilizzati da molte persone che in questi anni frettolosamente hanno deciso di raccontare un fenomeno che non è più tale.
La Lega Nord è ormai una realtà probabilmente più meritevole di altre se le donne sono riuscite a conquistarsi ruoli importanti senza il bisogno delle quote rosa. Cristina Giudici in un passaggio del nostro incontro ha azzardato una previsione politicamente molto interessante.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Cristina Giudici autrice di “Leghiste”

Abbreviato sarebbe PostIt. Il suo nome ricorda l’abbreviazione del Washingtonpost. Oppure più semplicemente il post di un blog. Il richiamo sarebbe al post giornalismo. Tutto questo, e probabilmente qualcosa di più, sarà il Post, il nuovo quotidiano online lanciato da Luca Sofri per “capitalizzare i 10 mila visitatori che tutti i giorni si collegano al blog Wittgenstein.it, al nono anno di vita”.
Post sarà un aggregatore: “noi non produrremo notizie, ma le racconteremo”. Ai commenti penseranno alcuni commentatori d’eccezione, come Paolo Virzì, Giovanni Floris, Debora Serracchiani, Andrea Romano, Marino Sinibaldi… “Un prodotto elitario per maggioranze: alla fine siamo sempre ai fatti e alle opinioni, anche se non c’è più separazione: i fatti insieme alle opinioni”.
Un esperimento interessante e un segnale di vita mentre (naturalmente solo fuori dal Palazzo) si discute di social media, nuove forme di giornalismo, news a pagamento e libertà dell’informazione.
L’aggressione a Silvio Berlusconi potrebbe rappresentare, tra pochi mesi, un naturale divisorio tra un prima, figlio del gossip più becero, e un dopo, padre di un pragmatismo che raramente si è visto negli ultimi mesi di Governo. Al di là delle proposte. Altrettanto discutibili.
Mentre attorno a Silvio si continua a disquisire su come il Premier deciderà di eliminare dal suo volto i segni dell’aggressione il PdL si emancipa dal proprio leader annunciando i candidati alle prossime regionali.
Appuntamento troppo importante per Pierluigi Bersani per essere sottovalutato. Eppure così stanno le cose tanto che in molti cominciano a chiedersi se sia giusto praticare una laica eutanasia al Partito Democratico.
Continua a leggere: Guarirà prima Silvio Berlusconi o il Partito Democratico?

Francesco Costa rappresenta più di altri la nuova, valida, generazione di giornalisti italiani. Non solo per ragioni prettamente anagrafiche (ha 25 anni). Francesco Costa è una delle persone più attente ai cambiamenti.
A volte tenta di indurli occupandosi, ad esempio, della campagna elettorale di Ivan Scalfarotto. In altre occasioni li racconta. Attualmente si occupa del sito dell’Unità.
In rete esiste secondo te qualcuno che più di altro ha dimostrato di saper analizzare bene la politica italiana?
Penso che potremmo contare sulla dita di una mano le persone che in Italia usano la rete per analizzare la politica.
Continua a leggere: Intervista – Francesco Costa a polisblog: “Beppe Grillo è sempre più marginale”

Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.
Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.
Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

Il successo riscosso dal Pd domenica durante le primarie è da ritenersi positivo. Bello. Tutto molto bello. Ora però bisogna analizzare cosa si nasconde nella coda di pavone che non verrà più utilizzata da Francesco Rutelli.
Stando alle rilevazioni fatte da termometropolitico.it, e poi riprese da Luca Sofri e Alessandro Gilioli, se a votare fossero state solo le persone con meno di 24 anni Dario Franceschini sarebbe stato riconfermato.
Avrebbe mantenuto la leadership dimostrando, seppur con qualche contraddizione (rappresentata, ad esempio, dal legame con Paola Binetti), di essere il vettore attraverso il quale far crescere un partito che sembra più anziano di quanto in realtà è.