Dopo una lunga pausa torna Tetris su La7 con Luca Telese, notista politico del Giornale. Promosso in prima serata (appuntamento ogni venerdì alle 21:10) al posto delle Invasioni Barbariche, il surreality della politica quest’anno cambia volto e diventa un talent-show alla stregua dei fortunatissimi X-Factor e Amici.
Ospiti della prima puntata Franco Tato’, Chicco Testa, Francesco Storace, Linda Lanzillotta, Claudio Fava, Gaetano Quagliariello, Leandro Consumi e l’imprenditore Enzo Rossi. Si parlerà della “solitudine dell’imprenditore”: “colpevole o vittima della crisi?”.
“In un’Italia del demerito - dice il conduttore a Polisblog - solo la tv è regolata dal giudizio ma la politica e l’economia rappresentano purtroppo ancora una zona franca. A Tetris, il primo talent-talk della politica italiana, una giuria di qualità (formata da quattro membri più un presidente con voto doppio) valuterà la nostra classe dirigente assegnando alla fine di ogni puntata un “MinisTetris”, un nostro premio al politico più talentuoso”.
“Una particolarità’ dell’informazione italiana - ha detto ieri Telese in conferenza stampa a Roma - è che si dice indipendente ma poi rivendica un editore di riferimento. Per Vespa è la maggioranza, per Santoro l’opposizione e per Floris il ‘veltrusconismo’, rappresentato dagli ospiti che invita, sempre gli stessi. Allora un editore ce lo siamo voluti scegliere anche noi: è il Pli, il Partito in cui è entrato Paolo Guzzanti, che fara’ anche delle apparizioni in puntata … La speranza - ha scherzato con i colleghi - é che il Pli, entri nel gioco della nomine. Almeno la direzione di un tg via sms me la dovrebbero dare”.
Dopo il salto, un altro formidabile spot di Tetris.
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Guardate bene questo volto. Potrebbe essere il futuro del Pd. Secondo un’indiscrezione pubblicata su L’Espresso in edicola domani, infatti, Filippo Andreatta, il professore più giovane dell’università di Bologna (insegna Relazioni Internazionali), rappresenterebbe - secondo Massimo D’Alema che ne ha parlato in una cena consumatasi qualche sera fa tra via di San Teodoro e via dei Fienili a Roma, a due passi dal loft - il dopo Veltroni. E’ necessario - avrebbe detto il leader Maximo - “un nome nuovo, qualcuno che rappresenti un cambio generazionale e che non provenga dalla storia del Pci e dei Ds. Un emiliano come Pierluigi Bersani, ma diverso per età e origine”.
E, soprattutto, uno che la pensi come D’Alema sul compagno Walter: “Veltroni - ha detto, infatti il giovane prof di recente al Corriere della Sera - potrebbe mantenere la leadership abbandonando però la pretesa di essere per forza il prossimo candidato alle elezioni. Potrebbe così dedicarsi, libero da condizionamenti, a costruire una coalizione in grado di battere il centrodestra e un partito nuovo in cui le vecchie nomenklature lascino il posto a una nuova (non solo anagraficamente) classe dirigente”.
Naturalmente, annota Marco Damilano, “non è detto che Andreatta ne faccia parte” eppure, “l’identikit che interessa a D’Alema è quello”.
Chi vuole approfondire la figura di Filippo Andreatta, trova qui una lunga intervista che il figlio di Benianimo ha concesso, in tempi non sospetti a Luca Telese per la sua rubrica “Non è un paese per vecchi” su Panorama First, il mensile abbinato al settimanale di casa Mondadori.
Non fanno mai bene i fischi, in politica. Basta rivedere il viso di Veltroni sotto le bordate dei socialisti a Montecatini Terme. Ben altra compostezza quella di Berlinguer, a Verona, quando Craxi aggiunse ai fischi dei delegati congressuali del garofano il carico da 90: “Non so fischiare, altrimenti avrei fischiato anch’io”.
Non è tanto il fischio in se stesso (il silenzio, il mugugno, il fischio sono espressione di partecipazione “democratica”?) ma la motivazione di quell’atto di contestazione, che conta.
Berlinguer veniva fischiato perché espressione di un Pci “sicuro di sé e trionfante”, con il vento in poppa, mentre Veltroni è l’espressione di un Pd borioso fino a poche settimane fa e adesso in crisi, dopo i ko elettorali, senza identità e senza rotta. La questione vera è che oggi, ovunque a sinistra, la presenza di Veltroni richiama fischi.
D’altronde, nella stessa recente convention romana del Pd, l’assenza dei due terzi dei delegati cosa è stata, quale significato ha avuto, se non un modo (l’assenza) di contestare la leadership o comunque di marcare una profonda insoddisfazione?
Perché dunque il capo del Pd si “becca” solo fischi? Semplice. Perché è partito lancia in resta pochi mesi fa, ha vissuto come dice Luca Telese sul Giornale “nella certezza di essere intoccabile, nella presunzione di essere nel vero”. E, aggiungiamo, “certo di vincere”, o giù di lì.
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Tetris, oltre ad un giochino su cui ho perso vari mesi dell’infanzia, è un programma su La7, che come ricordano gli amici di Tvblog, è riuscito a far perdere la testa a Bruno Vespa, in una memorabile querelle sulla liceità delle intercettazioni telefoniche. Ed il “Calma ragazzi, impariamo il mestiere” rivolto a Luca Telese, resterà per parecchio tempo come una delle massime vette spocchiose dell’entomologico conduttore.
Ora i ragazzi di Tetris ci riprovano, mettendo online - e spedendo allo stesso Walter Veltroni - un video sulla scia dei tanti che nelle ultime settimane hanno invaso il web. E’ il discorso recitato a Spello dal difficilmente-futuro-premier musicato sulle note della marcetta obamiana “Yes we can”. Solo una cosa certa: Veltroni avrà più senso dell’umorismo di Vespa. Ma in fondo, anche le mie scarpe lo hanno.