
Se nella maggioranza i giochi politici non fossero all’ordine del giorno, tanto da garantire ad un Ministro la possibilità di scambiarsi con un Governatore, il trattamento riservato da Roberto Cota a Mercedes Bresso (che prima di lui amministrava per il Piemonte) non sarebbe così di cattivo gusto.
Dimenticandosi del vantaggio minimo ottenuto, Roberto Cota ha deciso di non appoggiare (a differenza degli altri governatori) la riconferma di Mercedes Bresso in Europa dove ricopre la carica di Presidente delle Regioni.
Come riportato dal Corriere della Sera dello scorso sabato la zarina del Pd (così l’ha definita il Giornale) potrebbe contare sull’appoggio dei colleghi europei che contrasterebbero il tentativo di boicottaggio messo in atto dal nuovo Governatore del Piemonte.
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Luca Zaia, a differenza di altri esponenti leghisti (su tutti Roberto Cota), ha dimostrato di essere un lavoratore. Un gran lavoratore, figlio della tradizione contadina che ora in qualità di Governatore della Regione Veneto dovrà amministrare.
I progetti che ha conseguito in qualità di Ministro dell’Agricoltura hanno sottolineato l’incompetenza delle altre persone che con lui, fino a poche settimane fa, dividevano il Consiglio dei Ministri.
Sopperire la sua mancanza a livello nazionale è sempre stata un’emergenza che la stessa Lega Nord ha provato ad affrontare prima, durante e dopo le elezioni regionali tanto che per molte settimane si è vociferato che al posto di Zaia Umberto Bossi mettesse un altro dei suoi adpeti.
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Mi dispiace per Macleod4, secondo il quale il sottoscritto avrebbe nei confronti della Lega Nord un odio viscerale, ma anche oggi si continua a ragionare del partito che gli sta a cuore. Nello specifico soffermandoci sulle dichiarazioni di Umberto Bossi pronto, come sottolineato anche dal Giornale, a piazzare i propri uomini nelle banche più importanti del nord d’Italia.
“La gente ci dice: prendetevi le banche, e noi lo faremo. È chiaro - ha precisato poi il leader del Carroccio - che le banche più grosse del Nord avranno uomini nostri a ogni livello”.
Partendo dal presupposto che una vittoria elettorale non è un lasciapassare per amministrare anche i capitali privati dei cittadini, quanto dichiarato da Umberto Bossi è meritevole di una riflessione poiché tenta di nascondere meglio il patto segreto che l’esponente politico avrebbe stipulato anni fa con Silvio Berlusconi.
Quanto segue è esplicitamente rivolto agli elettori leghisti. Fermo restando l’assenza di proposte alternative a Silvio Berlusconi, a destra come a sinistra, mi chiedo se un gruppo di persone senza pietà sia meritevole di governare.
Soffermarci solo su quanto è successo ad Adro, comune del bresciano gestito da un’amministrazione leghista che ha polemizzato pubblicamente contro l’imprenditore anonimo che si è offerto di saldare il debito a causa del quale veniva negato il servizio mensa a dei bambini, non fa capire bene i limiti dei seguaci di Umberto Bossi.
A Paderno (in provincia di Udine), come riporta questa mattina l’Unità, la Lega Nord sta contrastando l’amministrazione di centro-sinistra che ha acconsentito alla sepoltura di una neonata di religione islamica nella parte del cimitero organizzata per tutte le persone che non professano il cattolicesimo.
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Qualcosa non torna. O Silvio Berlusconi è bravo a inventare delle storie o i cittadini italiani che dicono di non votarlo nell’intimità della cabina elettorale lo scelgono con la stessa parsimonia che ha garantito alla Democrazia Cristiana decenni e decenni di monopolio.
A seguito delle dichiarazioni fatte dallo stesso Premier sul cambio della legge elettorale il Corriere della Sera ha realizzato un sondaggio per capire se il presidenzialismo possa essere utilizzato anche in Italia.
Ebbene. Secondo quanto osservato da Nando Pagnoncelli (che per il quotidiano ha realizzato lo studio) solo due italiani su dieci sarebbero favorevoli alla proposta di Silvio Berlusconi, il quaranta percento sarebbero contrari mentre un terzo vedrebbe favorevolmente l’iniziativa solo se il Parlamento avesse più potere.
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È un piccolo record di velocità quello stabilito dal neo-governatore veneto Luca Zaia. Sarà che anche i sassi sapevano che il centrodestra avrebbe vinto e che tutto era stato preparato con largo anticipo, ma varare una giunta in 48 ore non è cosa da poco.
In pratica l’unico nodo pre-elettorale da sciogliere era quantitativo. Essendo 12 i posti, l’accordo prevedeva 7 assessori al Pdl e 5 alla Lega, a meno di clamorosi sconvolgimenti dalle urne. Il distacco di 10 punti inflitto dalla Lega agli alleati ha però fatto sì che il Carroccio potesse reclamare almeno la parità dei seggi. E così è stato.
Dopo il salto i nomi:
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Il successo mediatico ottenuto dalla Lega Nord, figlio di un lavoro fatto sul territorio da elogiare, non deve farci dimenticare quanto in questi anni il partito di Umberto Bossi non ha fatto.
Il tanto annunciato federalismo non è mai stato messo in atto, malgrado per attuarlo si sia creato un Ministero (quello della semplificazione normativa presieduto da Roberto Calderoli). I governatori che andavano contro le direttive nazionali, come nel recente caso nato sulla pillola abortiva Ru 486 (non voluta da Roberto Cota e Luca Zaia ma disciplinata dal Ministro Ferruccio Fazio), hanno dovuto da subito prender atto che esiste ancora un governo centrale a cui devono rispondere.
Se gli altri attori politici non fossero così sfibrati probabilmente Umberto Bossi e compagni non aspirerebbero alla poltrona attualmente occupata da Letizia Moratti. Per questo motivo l’ennesima boutade lanciata sulla scuola lombarda, che dovrebbe essere composta prima dagli insegnanti residenti nella Regione di Roberto Formigoni, va presa per quello che è.
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Il problema in Italia non è costituito solo dagli amministratori. Anche i servi, e le persone che aspirano a questo ruolo, hanno le proprie responsabilità. In Piemonte, ad esempio, sono state sufficienti delle dichiarazioni del nuovo Governatore Roberto Cota sulla pillola abortiva Ru 486 per rallentarne l’arrivo negli ospedali locali.
A nulla è servito il richiamo del Ministro della Salute Ferruccio Fazio che a tutti aveva ricordato che la somministrazione del medicinale sarebbe avvenuta secondo le regole approvate nelle settimane precedenti.
In Piemonte la pillola tarda ad arrivare malgrado proprio negli ospedali torinesi sia stata condotta, per l’Italia, la sperimentazione del farmaco dall’equipe del ginecologo Sergio Viale che all’Unità ha fatto presente le proprie preoccupazioni.
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Malgrado scandali d’ogni sorta, il premier ha superato brillantemente un anno difficilissimo. Ora la primavera gli sorride. Fiori rosa, fiori di pesco-rt
Ru486: meno male che è intervenuto Bossi a mettere in riga i suoi governatori. Qualcuno già temeva una regressione al Medioevo. Di questo passo, a quando l’abolizione dei profilattici? Se non li usiamo più, almeno mandiamoli in Africa, dove ce n’è molto bisogno. Cota D’Avorio
Ma i neo-governatori della Lega erano davvero convinti di poter influire su una decisione che non rientra nelle loro competenze? Le Regioni possono stabilire come somministrare la pillola, non se somministrarla o meno. Bagnasco d’umiltà
L’Amore ha vinto sull’odio e sull’invidia. La sinistra? Era piegata a raccogliere le chiavi da terra quando Amore è improvvisamente arrivato da dietro. Bersanal

Passata la sbornia elettorale e le festività pasquali oggi ci si ributta nell’agone della politica. Primo evento gli attesi colloqui tra il leader della Lega Nord Umberto Bossi e il capo del Governo per decidere chi subentrerà a Luca Zaia al Ministero dell’Agricoltura. In realtà un accordo verbale c’era, prima delle elezioni, e prevedeva l’arrivo di un esponente del Pdl in cambio della sicura poltrona alla Regione Veneto.
Il fatto è che la Lega ha stravinto e questo consentirà a Bossi di fare la voce grossa, nel tentativo di mantenere un dicastero strategico per la vocazione popolare del Carroccio. Il candidato unico in questo caso sarebbe Federico Bricolo, l’unico dei colonelli bossiani ancora senza poltrona. Difficile però che Berlusconi ceda, anche per timore di incorrere nell’ira di La Russa, che ha già parlato di accordo definito e intoccabile.
Insomma, all’agricoltura secondo logica dovrebbe andare proprio quel Giancarlo Galan che molto malvolentieri ha lasciato la guida della sua regione per fare posto a un “odiato” leghista. Fin qui la realpolitik. Vediamo invece i lettori di PolisBlog chi vedrebbero volentieri nella posizione.
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