
L’allievo, Renato Brunetta, è riuscito a superare finalmente il maestro, Silvio Berlusconi. Più populisti del Ministro della Pubblica Amministrazione al Governo ci sono davvero poche persone.
A poche settimane dal rinnovo del canone televisivo l’esponente politico ha proposto al direttore generale della RAI, Mauro Masi, affinché nei titoli di coda di ogni trasmissione televisiva ci sia anche la voce riguardante i compensi del presentatore.
Al di là di tutta una serie di difficoltà pratiche (la stessa persona potrebbe essere stata pagata anche in qualità d’autore ma sul proprio contratto potrebbe non essere stato previsto una suddivisione specifica degli incarichi), l’intervento di Renato Brunetta è uno dei più sterili che siano mai stati fatti attorno alla televisione pubblica.
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Il proliferarsi di trasmissioni televisive aventi come argomento principale la politica, come già evidenziato in altri post, è chiaramente un effetto collaterale prodotto dal rapporto morboso che lega gli amministratori del paese e chi per lavoro decide di seguirli.
Per capire come questa relazione, malata, sia dannosa all’Italia è sufficiente ragionare su tre fatti accaduti nelle ultime 48 ore su cui si è smesso di ragionare. Chissà poi perché. A creare l’ennesimo caso è stato Bruno Vespa, accusato da un deputato leghista a Domenica Cinque, di aver pagato Natalì (la prostituta transessuale che si è trattenuta più volte con Piero Marrazzo) per l’intervista realizzata nei giorni scorsi per “Porta a Porta”.
A sottolineare i problemi del servizio pubblico non solo l’anchorman di RaiUno. Secondo quanto riportato dai colleghi di tvblog.it l’intervista a Marcello Dell’Utri fatta da Lucia Annunziata non sarebbe stata trasmessa in tutto il paese.
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Oggi è proprio il caso di dire che l’ospite è servito su un piatto d’argento. Il deputato Pdl Marcello Dell’Utri è probabilmente l’esponente berlusconiano più chiacchierato e odiato in assoluto dai suoi avversari politici, e in molti casi tollerato a gran fatica anche dagli alleati. Sarà quindi molto interessante vedere cosa risponderà alle domande non certo compiacenti di Lucia Annunziata nel corso del programma In 1/2 h, in onda alle 14,30 su Rai3.
Report invece proverà a ripercorrere tutte le tappe della crisi finanziaria, con un’indagine accurata sul crac Madoff. La domanda che tutti ci poniamo è la stessa. Se tutti noi abbiamo imparato a diffidare delle tante catene di San’Antonio che ci sono state proposte da ben prima del raggiungimento della maggior età ad oggi, com’è possibile che il mondo intero sia cascato in questa trappola?
Bill Foxton era un ex soldato inglese con un solo desiderio: trascorrere una vecchiaia serena, senza dover dipendere da nessuno. Per farlo aveva investito tutti i suoi risparmi in uno dei fondi a rendimento sicuro più stabili del mondo: quello di Bernie Madoff. Quando l’enorme catena di Sant’Antonio messa in piedi da Madoff è crollata col suo arresto nel dicembre 2008, è crollato anche il mondo di Bill, che si è suicidato. William Foxton, l’autore della storia è il figlio di Bill che ha deciso di imbarcarsi in prima persona in un’inchiesta sulla frode di Madoff e sulla devastazione che ha prodotto. Madoff il 29 giugno scorso è stato condannato a 150 anni di carcere per la maxi truffa da 65 miliardi di dollari – almeno tre volte tanto l’ammanco del crac Parmalat. La truffa si basa sul modello conosciuto come Schema Ponzi: Madoff garantiva un rendimento costante - a prescindere dall’andamento del mercato - del 10% annuo, ma pagava in realtà gli interessi con i capitali dei nuovi clienti. Quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi investimenti, la piramide è crollata. L’inchiesta di “Report” ripercorre la vita di Madoff, il suo incredibile successo e la sua capacità di raccogliere consensi ovunque: dai miliardari di Palm Beach alle star di Hollywood, dalle associazioni filantropiche fino ai pensionati di tutto il mondo. Inoltre, come stanno andando i processi Parmalat? E quanto hanno ottenuto fino a oggi i circa 40 mila risparmiatori beffati nel crac di 14 miliardi considerato il più grande d’Europa?
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Dopo una settimana di sospensione Report riprende finalmente la sua normale programmazione. Prima però avremo occasione di vedere il principale antagonista di Berlusconi nel centrodestra. Come avrete tutti capito stiamo parlando del Presidente della Camera Gianfranco Fini, che sarà ospite di Lucia Annunziata nel suo consueto appuntamento In 1/2 h, in onda alle ore 14,30 su Rai3.
Tornando a Report, la conduttrice Milena Gabanelli mette il dito nella piaga dello scudo fiscale, con un’indagine storica approfondita sulle conseguenze del precedente condono del 2001, fino a giungere ai giorni nostri.
Con lo scudo fiscale del 2001, poi prolungato fino al 2003, sono stati messi in regola circa 78 miliardi di euro. A fronte di questa enorme massa di denaro sono state inviate circa 90 segnalazioni di operazioni sospette, di cui nessuna che riguardava la Sicilia. Le banche hanno evidenziato poco o nulla, proprio grazie alle garanzie di anonimato accordate da quella legge. E quindi non e’ stato possibile intercettare il denaro sporco frutto di reati di natura fiscale per i quali era stata accordata la non punibilità. È stato solo per una fortuita coincidenza investigativa che la Procura di Palermo ha individuato e sequestrato alcuni milioni di euro che uno dei riciclatori più importanti di Cosa Nostra, già condannato per mafia, stava tentando di fare rientrare in Italia. È proprio in quegli anni che all’improvviso sul palcoscenico della finanza sono apparsi una miriade di nuovi ricchi che hanno acquistato a tutto spiano pacchetti azionari, immobili, attività imprenditoriali e commerciali offrendo denaro contante fresco e abbondante, soprattutto per quello che erano gli ordinari standard di mercato. Quel massiccio e improvviso rientro di denaro in contante gonfiò a dismisura la bolla speculativa sugli immobili con la quale, in parte, ancora stiamo facendo i conti.
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Questione di ore. Giorni, al massimo. Entro la fine della settimana, salvo imprevisti, il direttore generale della RAI Mauro Masi ufficializzerà la defenestrazione di Paolo Ruffini, attuale direttore di RaiTre il cui operato non è ben visto dal Presidente del Consiglio. Silvio Berlusconi.
Ma è davvero imputabile a lui l’uscita di scena di uno dei più illuminati direttori televisivi? Probabilmente No. È una scusa utilizzata da altri che davanti al potere preferiscono genuflettersi piuttosto che rimane dritti.
Possibile che lo stesso imprenditore televisivo in meno di dieci anni abbia rinnegato il proprio operato? Possibile che Maurizio Crozza e Luciana Littizzetto, il cui passaggio a Mediaset è stato fondamentale sia per l’azienda che per loro stessi, oggi diano fastidio a Silvio?
Domenica densa di eventi e interviste politiche quella del primo novembre. Vediamo di elencarli con ordine, partendo da quello che da sempre è il programma più atteso dai nostri lettori, Report, in onda su Rai3 alle 21,30. Questa sera la trasmissione condotta da Milena Gabanelli punterà i fari sulle ferrovie.
L’incidente di Viareggio ha segnato la storia del trasporto ferroviario delle merci in Italia. La magistratura sta indagando e arriverà a stabilire le responsabilità del disastro, ma basta ascoltare i testimoni della vicenda, per capire che le norme vigenti in Italia sulla sicurezza dei treni che trasportano merci pericolose sono inadeguate. E visti gli incidenti degli ultimi mesi è probabile che ci si debba mettere presto mano. Se si vuol competere e decongestionare le strade dai camion, bisogna avvicinarsi agli standard europei e investire sul trasporto su rotaia. In Italia oggi, solo il 10% delle merci viaggia su rotaia, mentre in Germania si arriva al 25% e in Austria al 35%. Il trasporto su gomma è avvantaggiato perché, dice l’amministratore delegato di Ferrovie, può contare di maggiori finanziamenti. In effetti tra il 2000 e il 2008 solo il 14% dei finanziamenti legati alla Legge Obiettivo ha riguardato le Ferrovie, mentre circa il 70% è stato convogliato per migliorare strade e autostrade. Ma chi trasporta su gomma può anche usufruire di rimborsi e esoneri fiscali, contributi per l’acquisto dei camion, riduzioni delle accise e dei pedaggi autostradali. Inoltre con il camion puoi ritirare la merce ovunque mentre mancano i collegamenti tra i porti e le ferrovie. E là dove gli investimenti sono stati fatti, si scopre che sono operazioni di facciata, per compiacere alcuni enti locali, ma che non lasciano intravedere i tempi di completamento delle infrastrutture. Il raddoppio della linea che dovrebbe collegare il Brennero con il Tirreno, ossia la Parma - La Spezia, è in discussione da 30 anni. Una linea di 100 km a binario unico che risale al 1890 e dove oggi per spingere un treno merci occorrono 2 locomotori.
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Finalmente con oggi riprende il nostro appuntamento domenicale con Report, il programma di inchieste condotto da Milena Gabanelli fortemente a rischio per la mancanza di copertura legale da parte della Rai. Risolti tutti i problemi, la trasmissione ha debuttato la scorsa settimana parlando di edilizia e burocrazia, mentre stasera affronterà il tema del made in Italy fortemente minacciato dalla concorrenza cinese.
L’incredibile storia di una concorrenza sleale nella civile Romagna che ha portato i poltronifici italiani sull’orlo di una crisi che non ha nulla a che vedere con l’attuale crisi finanziaria. Infatti gli artigiani italiani sono stati sostituiti da imprese cinesi che applicano prezzi dimezzati e insostenibili per chi rispetta le regole.
L’inchiesta svela i punti oscuri di una delocalizzazione dentro il territorio italiano dove controllori e associazioni non hanno fatto il loro dovere consentendo il graduale insediamento di imprenditori cinesi che, in Romagna come in molte altre zone produttive italiane, fanno spesso uso di manodopera clandestina oppure pagata in nero.
Quali sono le vere ragioni per le quali uno dei più prestigiosi distretti del divano Made in Italy (da cui escono poltrone e divani molto famosi) si sia gradualmente abbassato a pratiche irregolari nel disinteresse generale? L’inchiesta ha cercato di andare oltre la cronaca approfondendo il profilo etico che regola i rapporti di lavoro tra il committente e il suo fornitore.

Giunti a termine tutti i programmi politici di prima serata, Annozero, Ballarò e le inchieste di Report, non ci resta che segnalare il classico appuntamento della domenica In 1/2 h. Qui dopo la burrascosa intervista di Lucia Annunziata al Ministro degli interni Roberto Maroni, è oggi il turno di Massimo D’Alema.
Due settimane fa (domenica scorsa c’era la pausa elettorale) abbiamo assistito al disperato tentativo della conduttrice di entrare in polemica col titolare del Viminale, forse nella segreta speranza che abbandonasse gli studi come in passato aveva fatto Berlusconi (nella foto) donando così un po’ di pubblicità alla trasmissione, e la tanto desiderata aura di giornalista scomoda alla Annunziata stessa.
Il tutto era nato dal rifiuto di Maroni di rispondere a domande su Villa Certosa e i vari gossip del Premier, chiedendo di parlare dei problemi del paese e di temi riguardanti il suo ministero. La giornalista da quel momento in poi aveva assunto un atteggiamento indisponente facendo seguire ad ogni successiva domanda la postilla “le va bene se le chiedo questo?” Solo la calma olimpica sfoggiata dal ministro aveva permesso di condurre in porto la mezz’ora del programma con un certo disappunto da parte della sua conduttrice.
Domenica televisiva ricca di eventi quella di oggi, a partire dal consueto appuntamento delle 14,30 con In 1/2 h (Rai3). Lucia Annunziata intervisterà infatti il Ministro degli interni Roberto Maroni per un punto sulle politiche del Viminale con particolare attenzione all’immigrazione.
Da non perdere anche Glob, l’osceno del villaggio. Il programma condotto da Enrico Bertolino avrà come ospite Marco Travaglio, in una puntata dal titolo Essere sempre “contro” qualcuno non rischia di diventare un favore? Ed e’ giusto – nel mondo del giornalismo – essere “contro”? Il tutto sempre su Rai3 alle ore 23,35 circa.
Chiudiamo naturalmente con Report. Milena Gabanelli presenta oggi un’inchiesta dal titolo Il male comune, realizzata da Michele Buono e Piero Riccardi.
La popolazione mondiale delle città ha superato di gran lunga quella delle campagne. Qualsiasi strategia economica, sociale, ambientale, energetica deve necessariamente passare dalla città. Cemento e asfalto continuano a divorare territorio, a volte legalmente a volte aggirando le leggi, altre volte ancora, le leggi si cambiano per sanare. Non ci sarebbe nulla di male se si mantenesse un equilibrio. Così però non è, almeno a giudicare da quello che è avvenuto negli ultimi anni. Da Nord a Sud la situazione è sempre la stessa: la città, anche se la popolazione non cresce o cresce di poco, si sviluppa mangiando terreni agricoli, che se producono agricoltura o sono semplicemente paesaggio valgono poco. Se invece si decide di costruirci sopra, valgono di più. E così all’improvviso la vita costa di più: case, affitti, cibo. Alla fine della partita è la destinazione del territorio che determina il valore della comunità che ci sta sopra. Cosa succede per esempio quando si rompe il rapporto tra quanto guadagniamo in stipendio o pensioni e il valore della casa dove viviamo? Cioè quando il valore immobiliare supera quello della comunità? E il “bene comune” che fine ha fatto? “Report” è andata a vedere anche come si comportano in Francia e in Germania.
Report va in onda alle ore 21,30 su Rai3. Buona visione.
Ieri sulla Stampa Lucia Annunziata ha gettato il sasso nello stagno. I ripetuti attacchi dei giornali di Murdoch a Silvio Berlusconi non sarebbero casuali, ma il segno di un attacco studiato a tavolino contro il Cavaliere. Una sorta di vendetta per l’aumento dell’Iva su Sky e le altre tv a pagamento, che il magnate australiano non ha proprio mandato giù.
«Non sarà sfuggito a molti che in queste settimane alcuni quotidiani italiani riportano voci che il nostro governo teme un complotto appunto che nasce negli Usa e nel mondo anglosassone» esordisce la Annunziata, chiedendosi poi “ma cosa gliene frega agli australiani della famiglia Letizia?” eppure “Un giorno di Noemi scrive il Times e la Repubblica lo riprende. Un altro ne scrive la Repubblica e lo riprende il Times. Così il risultato è che per giorni sia la Repubblica sia il Times ne scrivono, e tutti i quotidiani nazionali e internazionali a ruota dietro di loro. ”
Una bella sponda per il Pdl, che con Ghedini ha così commentato: «Non so se ci sia un complotto, però vedo una sorta di concerto, come è già avvenuto dal 2001 al 2006, in cui certa stampa internazionale che ha un antico disprezzo per l’Italia prende spunto da giornali locali della sinistra per screditare il nostro Paese e indebolirlo sulla scena europea e mondiale. È proprio una forma di strategia di isolamento dell’Italia».