E’ stato raggiunto un compresso all’interno della maggioranza sul decreto delle intercettazioni. Secondo quanto pubblicato dal Giornale decisiva sarebbe stata la mediazione attuata dal Presidente del Senato Renato Schifani che in questi giorni ha provato a metter d’accordo gli ex di Alleanza Nazionale e gli ex di Forza Italia.
Il compresso, raggiunto per evitare uno stop del disegno di legge alla Camera (dove i finiani sono in maggioranza), è stato apprezzato sia da Italo Bocchino che dall’opposizione. Smentendo la posizione di Antonio Di Pietro Luigi Li Giotti, rappresentante dell’Idv in commissione Giustizia, ha fatto sapere che le ultime modifiche sono interessanti.
Salvo modifiche dell’ultimo minuto, ad oggi, al Pm sarà concesso di prorogare di 48 ore in 48 le intercettazioni oltre il limite dei 75 giorni. Del materiale, chi di dovere, potrà usufruirne anche oltre il tempo massimo stabilito precedentemente.

Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
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