Ieri è andata in scena l’ennesima giornata di polemiche sulla nuova riforma scolastica, con Napolitano che volente o nolente ha replicato a Veltroni, approfittando dell’inaugurazione del nuovo anno scolastico al Quirinale. Il capo dell’opposizione, se così vogliamo ancora chiamarlo, aveva sparato a zero sul ministro, parlando di riforma basata esclusivamente sui tagli e contestando apertamente l’idea di intervenire sulla scuola elementare, a suo dire l’unico segmento considerato tra i migliori in Europa. Così invece il Capo dello Stato:
“Per avere un’Italia migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore, le condizioni del nostro sistema scolastico richiedono scelte coraggiose di rinnovamento: non sono sostenibili posizioni di pura difesa dell’esistente”. E sul maestro unico: “…è necessario ridurre a zero nei prossimi anni il suo deficit pubblico e per incidere sempre di più sul debito accumulato nel passato nessuna parte sociale e politica può sfuggire a questo imperativo”. “Ed esso - avverte ancora Napolitano - comporta anche un contenimento della spesa per la scuola”.
Fin qui le posizioni delle parti. Cerchiamo invece di sintetizzare i contenuti della riforma dividendola in quattro punti fondamentali, affinché ognuno possa farsene un’idea senza lasciarsi condizionare alla propria appartenenza politica, proprio come ci esorta a fare il Presidente della Repubblica (”nel campo della scuola non si tratta di ripartire da zero ogni volta che con le elezioni cambia il quadro politico”).
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Nelle assemblee sindacali che si stanno tenendo in questi giorni un po’ in tutte le scuole d’Italia, cominciano a trapelare i primi dettagli sulla riforma del ministro Gelmini, insieme alle preoccupazioni e ai rilievi dei docenti. Vi proponiamo qualche anticipazione di questi ultimi, nell’attesa di un autunno che si preannuncia infuocato sul fronte della scuola.
Perchè le scuole elementari? Se autorevoli rapporti internazionali affermano che il livello di preparazione garantito dal sistema scolastico italiano è piuttosto carente, in particolar modo al Sud, è tuttavia vero che l’OCSE stessa ha certificato che il problema non è nelle elementari (tra le migliori al mondo), ma insorge più tardi, tra le medie e l’università. Intervenire sulle elementari, secondo gli insegnanti, non può migliorare la situazione ma solo peggiorarla
Maestro unico: l’abolizione del maestro unico e l’introduzione dei “moduli” ha ormai più di vent’anni, e in questo lasso di tempo gli insegnanti si sono progressivamente specializzati, chi in materie scientifiche, chi in quelle letterarie. Ripristinare di colpo lo schema “un insegnante per classe”, provvedimento discutibile di per sé, costringerebbe insegnanti che hanno passato anni ad affinare le proprie tecniche didattiche su una materia ad insegnarle di colpo tutte. Con un possibile abbassamento della qualità della didattica.
E si va avanti a lungo: è tutto dopo il salto.
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Riaprono le scuole e tornano più che mai alla ribalta le “riforme” del Ministro della Pubblica Istruzione. Insolita iniziativa di Maestre e Maestri per protestare contro i tagli del ministro Mariastella Gelmini. Stamattina i docenti spiegheranno ai bambini l’uomo di Neanderthal, le tabelline, la tettonica a zolle, con un nastro nero legato intorno al braccio, in segno di lutto.
A Firenze addirittura il lutto si estende all’intero abbigliamento, mentre a Roma, professori e genitori hanno occupato un istituto, con uno striscione quasi da stadio: “Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini”. Dal canto suo, il Ministro ci va giù pesante: “E’ vergognoso strumentalizzare i bambini per cavalcare proteste che sono solo politiche”.
Non è solo chi ci lavora nella scuola a protestare. Alla protesta anti-Gelmini prendono parte anche gli studenti che a Roma sono andati a protestare con le orecchie d’asino sotto il Ministero, capitanati da uno studente in mutande a simboleggiare la “povertà della scuola pubblica”.