
Una volta - non molto tempo fa - la stampa estera accostava sistematicamente il nome “Italia” a quello di una persona: Silvio Berlusconi. Ora le cose sono cambiate, e la nuova “tag” preferita dai quotidiani stranieri è “italia crisi”.
Qualsiasi tema giù abitualmente associato al nostro paese (i costi della politica, la Mafia, l’evasione), viene ormai presentato nel contesto di un paese che scivola lentamente verso la rovina.
Qualche esempio: lo spagnolo El Periodico si è concentrato recentemente sull’epica saga della “Casta” italiana, ricorrendo ad un ormai popolarissimo paragone, che coinvolge proprio il monarca iberico:
I parlamentari del paese transalpino guadagnano molto di più dei loro colleghi europei. Uno stenografo del Senato guadagna quanto il Re di Spagna.
Continua a leggere: Rassegna Stampa Estera: l'Italia in crisi, tra Casta, Mafia e evasione fiscale
Avrebbe compiuto oggi 64 anni Peppino Impastato, il giovane militante irriducibile lottatore contro la mafia, ucciso da Cosa nostra nel 1978. Dopo 34 anni non solo non si è fatta ancora luce sul crimine che all’epoca suscitò scalpore anche fuori d’Italia ma addirittura si scoprono nuovi depistaggi. Pubblichiamo una parte del pezzo di Sabrina Pisu dell’Unità di oggi.
“In soccorso alla verità, arriva la Provvidenza. Provvidenza Vitale è il nome della casellante di Cinisi all’epoca del delitto Impastato, una testimone chiave, lo sguardo diretto sul passaggio a livello della linea ferroviaria Palermo-Trapani quando era di guardia quella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978 in cui il corpo di Peppino è stato dilaniato da una bomba. Lei ha visto in faccia i sicari, ancora senza nome, di Peppino. Per i carabinieri della stazione di Cinisi la donna, oggi 88 anni, era “irreperibile”, “irrintracciabile”, immigrata negli Stati Uniti, risucchiata nel nulla. Avvolta nel silenzio. Dopo oltre trent’anni si scopre che la donna non aveva mai lasciato la sua casa, a pochi chilometri dalla stazione. A scoprirlo è stata la Dia di Palermo, in seguito alla riapertura dell’inchiesta voluta dalla Procura di Palermo, il procuratore aggiunto Antonio Ingroia e il sostituto Francesco Del Bene stanno indagando sui possibili depistaggi.
“È una cosa strana quella che è successa, mi dice Antonio Ingroia, questa donna era stata dichiarata in capo al mondo, quando invece stava a casa sua, a pochi chilometri dal luogo del delitto. Di dimenticanze, depistaggi, coperture in questa vicenda ce ne sono state molte. Noi stiamo cercando di capire se questi depistaggi sono colposi o dolosi, con l’obiettivo di esserlo.” Provvidenza Vitale è stata interrogata ieri dal pm Del Bene: “Ho ricordi vaghi di quella sera”, ha detto.
Chissà se dalla nebbia del passato affiorerà nella sua memoria il ricordo di quei volti, in quella notte di sangue. Una cosa per ora è certa, lei è sempre stata nella sua terra, nella sua casa, con la sua famiglia composta da sei figli dove spunta anche un genero carabiniere.
“Qui è stato commesso un crimine – mi dice Giovanni Impastato, il fratello di Peppino che ha chiesto la riapertura delle indagini – che si chiama depistaggio, è impossibile che la testimone più importante non sia stata mai cercata, come lei stessa ha confermato. Lei era a cento metri dal delitto. È la prova del depistaggio, un depistaggio scientifico. I responsabili devono pagare e hanno un nome e un cognome: il generale Antonio Subranni, che nel 1978 era il comandante del reparto operativo dei carabinieri di Palermo, e coordinava le indagini sulla morte di mio fratello e il procuratore Gaetano Martorana”.
Punto. Italia di ieri, Italia di oggi.

Non ci sono solo lo scandalo Ruby-Bunga Bunga e l’ambigua posizione italiana sulla Libia a riempire le pagine dei quotidiani stranieri dedicate al nostro paese. Temi diversi, anche se purtroppo non lusinghieri, hanno trovato in queste settimane spazio sui media esteri.
In India The Hindu ha fatto un parallelismo tra la democrazia asiatica e il nostro paese. Il comune denominatore? La corruzione.
La maggior parte degli indiani confessa di sentirsi a casa in Italia: la vita è caotica, nessuno rispetta le regole, la polizia è corrotta, vi è una considerevole evasione fiscale, la mafia controlla grosse fette del territorio, il governo è incapace e i benestanti fanno una bella vita. Quasi nessuno si prende cura dei poveri, eccetto alcune organizzazioni caritatevoli cristiane e delle ONG.
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: l'Italia tra corruzione, Mafia e sinistra inetta
Il Cav è lo statista, il leader, il presidente di calcio, l’imprenditore per eccellenza. Tutto lui. E dice di essere anche un grande chansonnier. ‘Azz…navour
Le fortune del premier, Dell’Utri e le antiche frequentazioni mafiose. Le sentenze dicono che il senatore Pdl è colpevole solo fino al 1992, ma se il buongiorno si vede dal mattino… Orzobimbo che bonta-te
Intanto il Cav è riuscito a trasformare in una passerella persino la laurea della figlia Barbara in filosofia. Show-penhauer
Il grande anniversario dell’Unità d’Italia si avvicina. In questo 2010 ci arriviamo con un Paese in pezzi, un Sud che si allontana dal Nord e la coesione territoriale in mano a Raffaele Fitto. Lo sbraco dei Mille
“Chi litiga è un uomo morto. È stato un omicidio di due anni più che a rivelare, a certificare la “mutazione genetica” della ‘ndrangheta. Si chiamava Carmelo Novella, detto compare Nuzzo, aveva sessant’anni e il 14 luglio del 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona”
Sembra l’incipit di un romanzo di Carlo Lucarelli, ma è un articolo di Repubblica, che spiega molto bene le conseguenze della maxi operazione anti-‘ndrangheta (coinvolti circa tremila uomini tra carabinieri e poliziotti). L’operazione, coordinata dalle procure antimafia di Reggio Calabria e Milano, ha portato a rivelazioni interessanti (qui sopra un video del Tg3 sulla vicenda).
Primo, la ‘ndrangheta sta creando al suo interno, sulla falsariga di Cosa Nostra, una struttura verticistica. Durante una serie di incontri presso il santuario della Madonna di Polsi, tradizionale punto di ritrovo della ‘ndrangheta, messi sotto osservazione dalle forze dell’ordine, si è assistito a questa mutazione della criminalità organizzata calabrese…

Lo scorso settimana si sono verificati due eventi politici su cui vale la pena riflettere. Come anticipato da noi nelle scorse settimane, Silvio Berlusconi sta tentando di fare entrare Pierferdinando Casini nell’attuale esecutivo.
La trattativa congelata prima del viaggio di lavoro del Presidente del Consiglio in Canada sarebbe stata ripresa, come raccontato da Dagospia, sarebbe stata ripresa dallo stesso leader del Pdl in occasione della cena privata che Bruno Vespa ha dato a casa propria.
Oltre a studiare un’alleanza con l’ex compagno di maggioranza Silvio Berlusconi, commentando lo sciopero dei giornalisti dello scorso venerdì, ha precisato che la libertà di stampa non è assoluta. Queste dichiarazioni opinabili, se valutate in termini assoluti, sono state avvallate in parte dal nuovo direttore del Tg della 7, Enrico Mentana.
Qualche tempo fa avevamo scritto del ritrovamento, in un ufficio della Procura di Reggio Calabria frequentato dal pm antimafia Nicola Gratteri, di una microspia, funzionante e dotata di un segnale che poteva essere captato in un raggio di venti metri circa.
Nicola Gratteri è uno dei più famosi magistrati antimafia e ha scritto una serie di libri sulla ‘ndrangheta, come Fratelli di Sangue. Negli ultimi mesi si è anche opposto con fermezza al ddl sulle intercettazioni, o meglio, la legge bavaglio ( il video qui sopra è un’intervista di Fratteri a Corrado Augias. Un’altra dimostrazione, se fosse necessario, dell’utilità di questa legge indegna).
Secondo un articolo del Quotidiano della Calabria, ci sarebbe un magistrato dietro la microspia trovata in Procura:
Continua a leggere: Legge bavaglio: a Reggio Calabria le vere intercettazioni illegali
Come ormai molti di voi sapranno (esclusi quelli che guardano il Tg1), Marcello dell’Utri è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Fin qui nulla di strano, a questo link trovate un bel pezzo di V. che mette qualche necessario puntino sulle i.
I commenti più belli sono senza dubbio quelli leghisti. Bossi, ad esempio, ha detto che “l’appoggio esterno non significa nulla, non che Dell’Utri sia un mafioso”. Bene, bravo, bis. Ligia al dovere quando si tratta di difendere la sopravvivenza politica di B., la Lega è stata protagonista negli anni di un’inversione di marcia clamorosa. Piccolo riassunto dei fatti.
Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, nel 1994, l’alleanza tra Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e altri partiti entra in crisi. Bossi allontana il partito dall’alleanza di centrodestra e inizia a picchiare duro, contro tutto e tutti. Alle elezioni politiche del 1996 la Lega si presenterà da sola (contribuendo alla vittoria dell’Ulivo di Prodi), e ricucirà lo strappo con Berlusconi solo dopo alcuni anni, prima delle elezioni del 2001. Il video qui sopra è una chicca, dopo il salto vediamo perchè.
Tartaglia assolto dopo l’aggressione al premier con il lancio di un souvenir: secondo la giustizia non è imputabile perché in quel momento era incapace di intendere. Infatti ha colpito Berlusconi solo di striscio. Se l’è Cav(ata)
Resta il fatto che al capo dell’esecutivo serve il tanto invocato colpo d’ala. La sua azione è impastoiata nelle beghe di governo e maggioranza, la Finanziaria è impopolare e il consenso crolla. Fare la vittima e il martire potrebbe non bastare più: nessuno ormai crede ai roghi. Giovanna d’Arco-re
Ah, ora abbiamo capito: fino al 1992 Dell’Utri ha frequentato i peggiori mafiosi e assassini; poi, nell’epoca delle stragi, si è improvvisamente ritirato in un convento di montagna. Ere-mitra
Il premier avrà tirato un sospiro di sollievo per questa sentenza? O gli dà pensiero la conferma della condanna per concorso esterno? Vabbé, lui ha preferito godersi il viaggio all’estero in compagnia della ‘dama bianca’. A Dell’Utri ci penserà poi. Coscia nostra

Se anche Ernesto Galli della Loggia ha dubbi sul governo Berlusconi, il mondo sta davvero per finire.
“Parlare di crisi finale di Berlusconi e del berlusconismo è senz’altro azzardato. Niente lascia credere, infatti, che se tra sei mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria […] Se però il futuro appare incerto, il presente invece non lo è per nulla. Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”
Il commentatore del Corsera elenca i problemi che attanagliano B. e la sua maggioranza: rifiuti a Palermo, mancata separazione delle carriere dei magistrati, liberalizzazioni, termovalorizzatori. Addirittura si parla di evasione fiscale. Il compagno Ernesto, verrebbe da dire.