Non contenti dei dispiaceri dati a Silvio Berlusconi rendendo pubblica l’inchiesta di Trani sui magheggi e le trame per mettere a tacere Santoro e gli altri rompiballe, il Fatto quotidiano continua a sfornare prime pagine da malox per il leader del Pdl.
Quella oggi in edicola, come potete vedere, è abbastanza forte: i voti controllati dalla Ndrangheta a Milano, alle elezioni europee e provinciali del 2009, sarebbero andati agli esponenti del Popolo della libertà La Russa, Fidanza e Ronzulli. Almeno questo è quanto emergerebbe da una inchiesta della Direzione investigativa antimafia.
Con un lungo articolo a pagina 3, Davide Milosa ricostruisce la vicenda, basata su un anno di indagini e di intercettazioni telefoniche (ma quando la approvano questa legge per vietarle??). In attesa che le agenzie battano gli inevitabili annunci di querela e i piagnistei sulla giustizia ad orologeria, qui potete leggere l’articolo integrale.
Continua a leggere: Al Pdl il voto della 'Ndrangheta? La prima pagina del Fatto quotidiano
La cattiva reputazione dell’Italia politica all’estero si è costruita nel tempo attorno a svariate parole chiave. Una di esse è sicuramente “corruzione”, e alle principali testate straniere non è certo sfuggita la “nuova tangentopoli” di queste ultime settimane.
Lo spagnolo El Pais ha scritto ad esempio:
Non saranno forse i casi di corruzione più gravi e spettacolari che ha dovuto affrontare l’Italia, ma sicuramente quelli che sembrano aver colpito maggiormente la coscienza dei cittadini. A ciò ha contribuito la sensazione che nessuna istituzione dello Stato si possa sottrarre ai modi di fare di Silvio Berlusconi; e anche al fatto che il paese torni a essere vittima di mali conosciuti, come la promisquità tra la classe politica e la mafia. E si inizia a credere che l’immoralità delle vita pubblica abbia ormai superato ogni limite
Continua a leggere: Rassegna stampa estera: Italia, corruzione e Berlusconi
Il decisionismo e la rapidità d’azione del governo sull’emergenza abruzzese rischiano ora di venire travolti dalla protesta degli aquilani. Al premier serve per forza un altro colpo di teatro, altrimenti le macerie del sisma seppelliranno pure la sua sfolgorante immagine di uomo del fare. Obtorto crollo
In tal senso la cosiddetta ‘protesta delle chiavi’ ha particolarmente colpito il Cav, che si è detto molto addolorato. Lui preferisce le folle adoranti al suo cospetto. Chi-Ave, Cesare
Il buon Mario Landolfi da Mondragone (Caserta) ha pensato bene di querelare il giornalista, suo concittadino, Sergio Nazzaro per una serie di articoli in cui il cronista dà conto dei guai giudiziari (con contorno di camorra) dell’entourage dell’ex ministro. Certo che questi politici sono tutti della stessa…pasta. Dove c’è Barilla, c’è casa(lese)
Intanto il Cav ha preoccupazioni ben più grosse sul fronte palermitano. I processi a Dell’Utri e al generale Mori vanno avanti. Chi doveva parlare lo sta facendo. Chi sa, ora ricorda. Ricorda e canta, canta bene, canta meglio che a Sanremo. CianciMINA
Giuseppe Pisanu: veritas. Voto + 8. Il presidente della commissione Antimafia: “C’è corruzione dilagante, è peggio di Tangentopoli, Italia schiacciata”. Ma il Premier non sente e non vede.
Gianfranco Fini: tester. Voto + 8. Il presidente della Camera: “Il test a punti per immigrati lo farei ai deputati”. Legnata ai ministri Sacconi e Maroni. Bocciati i deputati “nominati”. Melma.

Marcello Dell’Utri probabilmente non aveva capito che rilasciando un’intervista a il Fatto oltre ad una serie di commenti, sia sul sito del giornale che su polisblog.it, sarebbe stato al centro di un confronto che raramente in Italia si vede.
Dimostrando a molti cosa sia un dibattito democratico Beatrice Borromeo, che già aveva intervistato per il quotidiano di Marco Travaglio il senatore del PdL, ha offerto a Massimo Ciancimino l’opportunità di replicare alle critiche che gli erano state fatte da Marcello Dell’Utri.
Secondo quanto dichiarato dal pentito alla giornalista il pm Antonio Ingroia non sarebbe il regista occulto delle dichiarazioni che lui stesso sta rilasciando. Sempre secondo quanto dichiarato da Massimo Ciancimino a il Fatto Marcello Dell’Utri sta vivendo un momento difficile.
Continua a leggere: Massimo Ciancimino risponde, sul Fatto, a Marcello Dell’Utri
Bondi, La Russa, Mussolini e co. si stanno muovendo per interdire il film horror ‘Paranormal activity’ ai minori di 14 anni. Il Moige ha chiesto un provvedimento simile anche per gli editoriali al Tg1 di Minzolini. Paracul activity
L’attore e autore teatrale Giulio Cavalli rischia la vita e gira con la scorta. E pensare che c’è chi dice ancora che a Milano la mafia e gli interessi criminali non esistono. Duomertà
Berlusconi è entrato nella polemica in merito al regolamento della Vigilanza sulla par condicio, regolamento che potrebbe causare la cancellazione temporanea dei più noti talk show d’attualità: “Sono dei pollai televisivi“. Spesso, però, le galline in politica ce le mette proprio lui. Non menate il Cav per l’aia
Il Bertolaser e la escort Francesca: quando la ‘protezione’ (civile) inizia da un buon profilattico. E poi scatta la protezione di Minzolini, che nel tg1 delle 13.30 ‘dimentica’ di riferire dell’amena circostanza. In ogni caso, è in difficoltà il fido servitore dello Stato. Torna a casa BertoLassie
Ognuno torna al suo posto, più o meno. Basta un Ciancimino jr per rendere ancora più torbido il già fosco quadro politico, per fare gettar via alcune maschere e far riprendere ai vari attori il proprio ruolo.
Poco ore è durata la “svolta” di Tonino Di Pietro. L’ex Pm sposa i “teoremi” del figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo sui rapporti mafia-Forza Italia, accusando tout court questo “governo piduista, fascista e paramafioso”.
Pier Luigi Bersani, imbarazzato, “accusa” la giravolta del leader dell’Idv, appena abbracciato al congresso romano. Metà Pd rilancia il refrain dell’”avevamo detto che la tentazione di Di Pietro di togliersi la casacca giustizialista non è credibile”. Dalemiani, lettiani e Follini fans rilanciano la ricucitura con Casini. Mentre altri, specie i popolari con Rosy Bindi e i veltroniani, non fidandosi del leader centrista, strizzano l’occhio all’ex Pm.
Così ha buon gioco Pier Ferdinando Casini nello scompaginare la tela delle alleanze, bloccando la prospettiva strategica appena tracciata con Bersani: l’asse privilegiato Pd-Udc è (almeno per ora) naufragato prima di prendere vela. “Mai l’Udc potrà stare in una coalizione con l’ex Pm” chiosato da Casini, più che un monito, ha il sapore di un ultimatum.
Alla fin fine, di fronte alla “bomba” (o patacca?) Ciancimino, il Pd non sa che pesci pigliare, sta politicamente con un piede di qua e uno di là, affidandosi al giudizio dei … giudici.
Di fatto, è Bersani a rimanere con il cerino in mano. Ed è Berlusconi, anche stavolta, a prepararsi a incassare il … raccolto.
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.

Prosegue il ciclo di interviste organizzate da polisblog.it per capire meglio le storie delle persone che hanno deciso di aderire allo sciopero degli immigrati. Previsto per il prossimo 1° marzo. Dopo l’intervista a Stefania Ragusa e a Daimarely Quinterno vi proponiamo oggi quella ad Almir San Martin.
Perchè hai deciso di fare parte dello sciopero degli immigrati?
Ho deciso di far parte di questa iniziativa perché sono stufo di essere trattato diversamente dai concittadini italiani. Sono stufo di dovere passare tra le strade e di essere percepito come un diverso. Sono stufo di non avere gli stessi diritti di alcuni italiani.
Sono stufo di non poter esprimere il mio diritto di voto. Sono stufo di non sentirmi italiano dopo 15 anni che sono in Italia.
Si è parlato molto in questi ultimi giorni, sulle testate straniere, dei provvedimenti annunciati dal governo per la lotta contro la criminalità organizzata; tuttavia molti media non hanno perso l’occasione per accendere i riflettori anche sulle accuse che da tempo circolano riguardo ai presunti rapporti tra il capo del governo e la Mafia.
Lo svizzero Le Temps, ad esempio, titola “Silvio Berlusconi in campagna contro la mafia“, ma poi aggiunge:
gli specialisti dell’antimafia sono perplessi riguardo alla reale volontà del Governo di annientare la Piovra. Non solo perchè Silvio Berlusconi è stato recentemente accusato da un pentito, Gaspare Spatuzza, di essere stato il referente politico di Cosa Nostra. Le dichiarazioni di Spatuzza non sono state, a quanto pare, giudicate sufficientemente probanti. Ma il suo vecchio braccio destro Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado a nove anni di reclusione per collusione con la mafia
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