Come ormai molti di voi sapranno (esclusi quelli che guardano il Tg1), Marcello dell’Utri è stato condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Fin qui nulla di strano, a questo link trovate un bel pezzo di V. che mette qualche necessario puntino sulle i.
I commenti più belli sono senza dubbio quelli leghisti. Bossi, ad esempio, ha detto che “l’appoggio esterno non significa nulla, non che Dell’Utri sia un mafioso”. Bene, bravo, bis. Ligia al dovere quando si tratta di difendere la sopravvivenza politica di B., la Lega è stata protagonista negli anni di un’inversione di marcia clamorosa. Piccolo riassunto dei fatti.
Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, nel 1994, l’alleanza tra Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega e altri partiti entra in crisi. Bossi allontana il partito dall’alleanza di centrodestra e inizia a picchiare duro, contro tutto e tutti. Alle elezioni politiche del 1996 la Lega si presenterà da sola (contribuendo alla vittoria dell’Ulivo di Prodi), e ricucirà lo strappo con Berlusconi solo dopo alcuni anni, prima delle elezioni del 2001. Il video qui sopra è una chicca, dopo il salto vediamo perchè.
Tartaglia assolto dopo l’aggressione al premier con il lancio di un souvenir: secondo la giustizia non è imputabile perché in quel momento era incapace di intendere. Infatti ha colpito Berlusconi solo di striscio. Se l’è Cav(ata)
Resta il fatto che al capo dell’esecutivo serve il tanto invocato colpo d’ala. La sua azione è impastoiata nelle beghe di governo e maggioranza, la Finanziaria è impopolare e il consenso crolla. Fare la vittima e il martire potrebbe non bastare più: nessuno ormai crede ai roghi. Giovanna d’Arco-re
Ah, ora abbiamo capito: fino al 1992 Dell’Utri ha frequentato i peggiori mafiosi e assassini; poi, nell’epoca delle stragi, si è improvvisamente ritirato in un convento di montagna. Ere-mitra
Il premier avrà tirato un sospiro di sollievo per questa sentenza? O gli dà pensiero la conferma della condanna per concorso esterno? Vabbé, lui ha preferito godersi il viaggio all’estero in compagnia della ‘dama bianca’. A Dell’Utri ci penserà poi. Coscia nostra

Se anche Ernesto Galli della Loggia ha dubbi sul governo Berlusconi, il mondo sta davvero per finire.
“Parlare di crisi finale di Berlusconi e del berlusconismo è senz’altro azzardato. Niente lascia credere, infatti, che se tra sei mesi ci fossero le elezioni politiche il Cavaliere non riuscirebbe per l’ennesima volta a riportare la vittoria […] Se però il futuro appare incerto, il presente invece non lo è per nulla. Dopo due anni alla testa di un’enorme maggioranza parlamentare il governo Berlusconi può vantare, al di là della gestione positiva della crisi economica, un elenco di risultati che dire insoddisfacente è dire poco.”
Il commentatore del Corsera elenca i problemi che attanagliano B. e la sua maggioranza: rifiuti a Palermo, mancata separazione delle carriere dei magistrati, liberalizzazioni, termovalorizzatori. Addirittura si parla di evasione fiscale. Il compagno Ernesto, verrebbe da dire.

Non c’è niente da fare, Giuliano Ferrara è triste. Dopo che Berlusconi ha aperto alla possibilità di rinviare l’approvazione del ddl intercettazioni a Settembre (ovviamente non è sicuro, conosciamo bene il rapporto tra Berlusconi e la verità), il direttore del Foglio ha scritto un commovente articolo, intitolato “Ritirata non strategica”. L’inizio è dei migliori, infatti neanche Ferrara sembra più credere alle sparate di B:
“Vedremo (se mollerà, nda), perchè con il Cav. non si sa mai.”
Comunque, il punto non è aver ceduto. Ma aver ceduto così, ad un partito ben specifico.
Il coperchio sollevato dal presidente emerito Carlo Azeglio Ciampi scopre un pentolone colmo di uno “spezzatino” dell’Italia che “puzza”, aprendo inquietanti interrogativi.
L’ex capo dello Stato rivela che nel ’92-’93, la nuova fase delle bombe di mafia, l’Italia rischiò il colpo di Stato. Manca il “chi”, “come” e “perché”.
Ma le parole dell’ex presidente della Repubblica gettano un’altra ombra sulle torbide vicende di quegli anni. Perché Ciampi ha taciuto per 20 anni? Perché adesso parla?
Come sempre, la politica degli avvoltoi si getta sul pasto “succulento” per strumentalizzazioni di parte. Il Governo, i partiti, le istituzioni, non possono fare come lo struzzo.
Ci sono fatti di pertinenza della magistratura. Ma soprattutto ci sono fatti gravissimi di carattere politico che impongono risposte politiche. E’ giunto il momento che il Parlamento intervenga direttamente con una inchiesta parlamentare.
Non c’è da avere molta fiducia nelle inchieste parlamentari, specie con un parlamento come questo. Ma è l’unico modo per tentare di fare luce su uno dei momenti più “torbidi” della storia repubblicana.
Gli italiani devono sapere cosa è successo allora. Per capire cosa sta succedendo oggi.
Si muore generalmente perché si è soli. Si muore spesso perché non si dispone delle necessarie alleanze, perché si è privi di sostegno. In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere. Giovanni Falcone, ucciso a Capaci con la moglie e la scorta il 23 maggio del 1992. Senza parole
Nelle stesse settimane in cui il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, condivideva con i cittadini il proprio impegno a riaprire le indagini sulla morte di Pier Paolo Pasolini si scopriva che Marcello Dell’Utri è in possesso di uno dei capitolo di “Petrolio”, il libro incompiuto dell’intellettuale italiano.
Per capire se ci sono tra i due avvenimenti delle coincidenze abbiamo intervistato Giuseppe Lo Bianco che insieme a Sandra Rizza ha scritto “Profondo Nero”. Il libro, pubblicato lo scorso anno da ChiareLettere, prova a fare luce su un periodo scuro della storia italiana. La morte di Pier Paolo Pasolini, secondo gli autori, è infatti riconducibile a quelle di Enrico Mattei (presidente dell’Eni) e Mauro De Mauro (giornalista).
Nelle scorse settimane il Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha proposto di riaprire le indagini riguardanti la morte di Pier Paolo Pasolini. Crede che la decisione dell´esponente politico sia giusta? Perché?
Penso che la decisione di Alfano di sollecitare la procura di Roma a riaprire il caso Pasolini sia giusta e anche un po’ tardiva. Da almeno tre anni centinaia di intellettuali hanno sottoscritto un appello in questa direzione.
Continua a leggere: Intervista - polisblog incontra Giuseppe Lo Bianco autore di “Profondo Nero”

Emilio Fede non sopporta Saviano. Andrea Scanzi ha scritto un resonconto dell’intervento di Emilio al tg4 di qualche giorno fa (le frasi tra parentesi sono di Scanzi):
[…] ha scritto dei libri contro la camorra ma lo ha fatto anche tanta altra gente (tu no di sicuro) senza fare clamore senza firsulpripagne (traduco sbobinando le crasi: senza finire sulle prime pagine) senza raccogliere firme senza rompere ehhh volevo dire scusate (volevi dire “rompere”, tranquillo) senza ehhmmehhh disturbare la riflessione della gente (che è già troppo intenta a dormire) […]
Inutile ricordare l’importanza che le opere di Saviano hanno avuto nella creazione di una coscienza collettiva antimafia. Infatti, Fede ieri sera ha giustamente ricordato Joe Marrazzo, grande giornalista e autore di indimenticati reportage sulla criminalità organizzata, ma non ha considerato ( di proposito?) che la forza di Saviano sta nella enorme diffusione che hanno avuto le sue opere presso il pubblico italiano. Altrimenti, dopo una breve ed effimera notorietà con “Gomorra”, lo scrittore sarebbe stato ucciso.
Altro elemento da considerare: il pubblico italiano legge davvero poco. Si informa, principalmente, attraverso la tv. Cioè, sostanzialmente, Rai e Mediaset. Cioè “assoluzione” di Mills, complotto ai danni di B., giudici comunisti contro dell’Utri e Cuffaro, eccetera eccetera. Anche da questo si capisce perchè Gomorra sia stato tanto importante, per darci una svegliata.

Il confronto, a distanza, tra il Presidente del Consiglio e Roberto Saviano si allarga fino a coinvolgere Marina Berlusconi che come Presidente della Mondadori si trova tra l’incudine e il martello. Da una parte ha il padre che non è solito controllarsi. Dall’altra l’autore con la quale la casa editrice che amministra si è arricchita.
Essere altezza alla situazione non è facile tanto più se schierarsi da una parte potrebbe significare perdere Roberto Saviano, che pubblicamente si è chiesto se sia ancora giusto continuare a pubblicare con la casa editrice del Presidente del Consiglio.
Rispondendo, attraverso Repubblica, allo scrittore Marina Berlusconi ha dichiarato:
“Sono anche presidente del gruppo Mondadori, che Saviano tira ampiamente in ballo. E lo fa in un modo su cui non posso tacere. Che cosa è cambiato? Silvio Berlusconi non può permettersi di criticare un’opera edita dalla Mondadori, la quale naturalmente continua ad avere la più totale e piena libertà di fare le scelte editoriali che ritiene più opportune?
Continua a leggere: Mondadori: Marina Berlusconi risponde a Roberto Saviano

Lo sproloquio, l’ennesimo, enunciato nei giorni scorsi da Silvio Berlusconi su Roberto Saviano, reo secondo il Presidente del Consiglio di aver pubblicizzato la mafia italiana nel mondo, deve essere interpretato per quel che è. Un divertente gioco del destino.
Se lo scrittore in questione non pubblicasse per la Mondadori, casa editrice gestita da Marina Berlusconi che nelle scorse settimane ha condiviso con l’elettorato l’ultima fatica del Premier (“L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio”), l’opinione del leader del Partito dell’Amore non sarebbe neanche da prendere in considerazione. Tra le tante dette questa non è neanche la peggiore.
Roberto Saviano, suo malgrado, ha ricordato al Presidente del Consiglio cosa sia un conflitto d’interessi. Il fastidio che provoca a chi lo subisce. Probabilmente se il giornalista non fosse uno degli autori di punta di una casa editrice che, come altre, subisce la crisi le considerazioni di Silvio Berlusconi sarebbero state anche peggiori.
Continua a leggere: Roberto Saviano ricorda a Silvio Berlusconi il conflitto d’interessi