
Una premessa, scontata ma necessaria: la violenza non è accettabile. I black bloc sono criminali vigliacchi (facile fare i rivoluzionari con il cappuccio o il casco). Ma, a quasi 48 ore dagli scontri che hanno segnato in modo purtroppo indelebile la manifestazione del 15 Ottobre, dobbiamo fare una considerazione: Maroni e le forze dell’ordine non erano e non sono credibili.
Roberto Maroni, infatti, oltre ad avere sul groppone una condanna definitiva per resistenza a pubblico ufficiale, è stato accusato a Verona di attentato contro la Costituzione e l’integrità dello stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge. Successivamente, grazie anche al Centrodestra più ridicolo del mondo, che parla di “legge e ordine” solo per gli immigrati e i ladri di galline e che ha depenalizzato alcuni dei reati di cui era accusato, il Ministro dell’Interno è uscito indenne da questi procedimenti. Al di là di questi fatti, comunque gravissimi, va anche considerato che Maroni continua ad essere un esponente di primo piano della Lega Nord, vale a dire di un partito che parla un giorno sì e l’altro pure di secessione e di centinaia di migliaia di fucili pronti a marciare su Roma.
Alcuni esponenti delle forze dell’ordine, in cui operano tantissime persone perbene, pagate peraltro una miseria, si sono resi protagonisti di terribili episodi di violenza: basti pensare ai casi di Stefano Cucchi, di Federico Aldrovandi, di Giuseppe Uva. Senza dimenticare quello che successe durante e dopo il G8 di Genova del 2001.
In uno Stato libero e democratico, solo le forze dell’ordine possono usare la forza. Se salta questo caposaldo, l’intera struttura della convivenza civile crolla. Tuttavia, le forze dell’ordine devono mantenere un comportamento irreprensibile, severo ma giusto, senza eccessi di alcun tipo. Altrimenti, con che legittimità potranno poi fermare, se necessario con la forza, i teppisti e i violenti? Infine, con che faccia Maroni parla di condanne esemplari per i violenti? Che credibilità può avere un Ministro della Lega Nord?
Foto | Flickr
Abbiamo seguito in diretta la manifestazione di Roma del 15 ottobre, qui la diretta di Alberto Puliafito, qui l’editoriale di Massimo Falcioni. Vi dico, per quel che conta, cosa penso: voi fatelo nei commenti. Domattina il 15 ottobre di Roma sarà sulle prime pagine di tutto il mondo, per le ragioni sbagliate. La manifestazione di Roma sarà ricordata per gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti (vogliamo chiamarli black block? Vogliamo chiamarli fessi, scemi, criminali? Ok) non per l’incredibile partecipazione. Oltre duecentomila persone pacifiche, hanno sfilato per Roma: forse circa duecento hanno scioccamente assaltato le forze dell’ordine cercando una valvola di sfogo a esistenze evidentemente non soddisfacenti.
È un vero peccato: ma quanti erano i violenti? Duecento, trecento, cinquecento persone? Ma quanto è più grande la rabbia che porta in piazza una generazione senza futuro, senza lavoro, senza possibilità, che se anche riuscirà ad agguantare un mestiere, non avrà mai una pensione, o ne avrà una ridicola. Quanto ha ragione Mario Draghi, e guai a chi è tanto ridicolo, e magari ha trent’anni, a criticarlo, quanto ha ragione Draghi a dire «Hanno ragione (…) Siamo arrabbiati noi contro la crisi, figuriamoci loro che hanno venti, trenta anni. Hanno aspettato, aspettano tanto. Per noi non è stato così». Mario Draghi, non Mario Capanna. Io rido in faccia a chi ha trent’anni, e magari ben pasciuto, non capisce quanto stia male la sua stessa generazione. Mario Draghi, della Bce. Non Mario Capanna, leader del ‘68 milanese.
La morale è solo una: che mai come in questo periodo storico è giusto scendere per strada, isolare i violenti, e ridere in faccia a certi soloni (il cui dramma è avere vent’anni o trenta) che fanno distinzioni - magari su Twitter - tra violenti, non violenti, polizia, black block fascisti, black block infiltrati, G8 da rivivere o meno. Ma ragazze, e ragazzi: stiamo sul punto: quanto hanno ragione questi che scendono in piazza? Ne hanno da vendere. Non ce l’hanno quelli che incendiano camionette dei carabinieri, ma spero che non ci sia neanche da discuterne. Però il rapporto è 200/200.000, se preferite anche 500/200.000, e la cosa importante è una sola: che non c’è neanche da discutere da quale parte penda il piatto della bilancia.
Le foto che trovate nella gallery sono di RondoneR di 06Blog.
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La manifestazione del 15 ottobre a Roma, Polisblog intende raccontarla con questa foto (RondoneR, 06blog). Perché altrove la “notizia” sembra essere soltanto la “violenza”. Guardate la gallery di immagini tratte dalle home page dei principali quotidiani online italiani: Repubblica, Libero, Il Fatto Quotidiano, il Giornale, il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera, La Stampa.
Nessuno fa eccezione. Cosa sa, del corteo di oggi, l’utente del web che si dovesse collegare a questi siti di “informazione”? Le parole chiave sono guerriglia, black bloc, auto in fiamme, scontri, devastazioni, black bloc. Eppure, chi alla manifestazione c’è, oppure chi la sta seguendo la manifestazione nelle varie dirette in streaming, vede una realtà molto più complessa. Vede un enorme corteo, un corteo di molte realtà, eterogenee, che protestano. E vede anche episodi che si possono descrivere come “violenti”.
La notizia, però, è la violenza e basta. Non ce la fa, l’informazione online, a fare i distinguo, ad approfondire. Non ce la fa quella che vuole dipingere la manifestazione come violenta ad ogni costo, a prescindere. Ma non ce la fa nemmeno quella che, in teoria, vorrebbe, invece, raccontare altro.
Perché bisognerebbe raccontare, a monte, la violenza che subisce chi patisce, nella propria quotidianità, la crisi. Perché bisognerebbe raccontare il disagio sociale che genera manifestazioni e proteste. Appare poi incredibile che un certo tipo di giornalismo si meravigli per gli scontri, per il fatto che ci sia ostilità nei confronti degli operatori che girano immagini, per il lancio di lacrimogeni: evidentemente, non c’è più nessuno in grado di comprendere le dinamiche di piazza senza raccontarle in maniera inutilmente drammatica.
15 ottobre - Le home dei quotidiani online
Manifestazione 15 ottobre - Le foto del corteo
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Il 15 ottobre 2011 è arrivato. E con lui è arrivata anche la manifestazione mondiale del 15 ottobre contro la crisi, contro le banche, contro il sistema capitalista: sta per iniziare in tutto il mondo. A Roma sono attese fra le 100 e le 200mila persone e secondo le agenzie la capitale è blindata. Gli orari e il percorso del corteo sono già stati definiti da tempo.
Ovviamente, per seguire in diretta la manifestazione, sarà molto più facile utilizzare il web che non la tv.
RaiNews24, diretta da Corradino Mineo, copre la manifestazione con un live che, teoricamente, si dovrebbe poter seguire anche in streaming.
Una gallery fotografica mondiale racconta la giornata di protesta in tutto il mondo.
Su twitter sarà necessario districarsi fra l’hashtag 15ott per l’Italia e le tag live15O e 15oct per il movimento internazionale. C’è anche una lista Diretta 15 ottobre Roma, che include i tweet di svariati giornalisti e mediattivisti da Roma.
In radio, Radio Onda Rossa, Radio Città Aperta e Radio Popolare Roma seguiranno, naturalmente, gli eventi romani. I Wu Ming hanno messo a disposizione sul loro sito i tre streaming audio.
Sul sito 15october.net trovate un elenco di tutti gli eventi mondiali.
Per gli streaming video, invece: lo streaming video da Roma (in questo momento sugli studenti partiti dalla Sapienza)
OcupyItaly, su LiveStream, è lo streaming degli studenti partiti dalla Sapienza.
Sarà attivo anche lo streaming del Teatro Valle Occupato.
Naturalmente, ci saranno aggiornamenti in diretta anche su Indymedia.org.
Surreale l’esternazione di Mario Draghi:
Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive.
Surreale perché il movimento degli indignati - che in Italia ha anche una “frangia” che si è nominata “Draghi ribelli” -, vede proprio nelle banche - e dunque anche nella Banca Centrale Europea - e nei mercati la responsabilità della crisi. E non può certo considerare Draghi come un interlocutore.