
Ore 12:00 E’ in corso in questo momento (dopo Massimo Donadi dell’Idv sta parlando Antonino Lo Presti di Fli) alla Camera dei Deputati il dibattito che precede la votazione sulla manovra anticrisi di Giulio Tremonti. Anche alla Camera l’approvazione della manovra è soggetta, per volontà del Governo, al voto di fiducia.
L’atmosfera surreale - ma vista più volte in parlamento - è quella di una seduta che vede le dichiarazioni di voto delle opposizioni che si rivolgono, ovviamente, direttamente al Presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Che però è assente (pur essendo in Italia e a Roma, visto che fra pochi minuti è atteso da Giorgio Napolitano al Quirinale per una relazione sugli incontri di ieri con l’Unione Europea).
Il risultato del voto è praticamente scontato, e rimangono scontate anche le dichiarazioni di voto, con l’Idv, in particolare, che dà sfoggio di ars retorica condannando Berlusconi per i danni fatti all’Italia in otto anni di Governo.
Ore 13:00: mentre interviene Massimo Reguzzoni, alcune persone dalla tribuna ospiti mostrano uno striscione alla Camera. C’è scritto: Basta Lega, basta Roma, basta tasse!. Basta tutto, insomma.
Ore 14:00: Ancora in corso la prima chiama delle votazioni. Nello scatto dalla diretta, si può apprezzare l’avvento del momento-Scilipoti.

Continua a leggere: Manovra - La Camera vota la fiducia. Berlusconi è assente

Salta l’incontro, previsto per martedì, fra Silvio Berlusconi e i pm che stanno indagando sulla presunta estorsione ai danni del premier (che sarebbe stata operata da Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e consorte).
Così come abbiamo dato l’annuncio del fatto che il premier sarebbe stato sentito come parte offesa a Palazzo Chigi, ora bisogna ritrattare: Berlusconi, martedì, non incontrerà alcun pm. Lo comunica Repubblica - che già ventilava, sul cartaceo uscito oggi, che ci fosse in vista un qualche impegno europeo.
Detto-fatto: Silvio Berlusconi, martedì, sarà a parlare della manovra anticrisi a Strasburgo. Proprio martedì. E i pm non potranno sentirlo nemmeno come presunta vittima.

L’art. 4 della manovra correttiva, decreto anticrisi 2011, ripropone, sostanzialmente un articolo di legge già abrogato dal Referendum di giugno.
La cosa è lì, sotto gli occhi di tutti, ed è facile verificare come l’articolo 4 (Adeguamento della disciplina dei servizi pubblici locali al referendum popolare e alla normativa dell’unione europea), reintroduca una serie di norme che erano contenute nell’art. 23 bis del decreto legge 25 giugno 2008 n.112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133 (e successive modificazioni). Ovvero, proprio quell’articolo 23 bis che era stato abrogato dal Primo quesito dei Referendum 2011. Per dovere di cronaca, ricordiamo che per il quesito 1 il 12 e 13 giugno 2011 votò il 54,81% degli italiani. E il 95,35% si espresse in favore dell’abrogazione del suddetto articolo. Voto sì, insomma. Per impedire la liberalizzazione dei servizi pubblici.
Ora, con la manovra, si reintroducono le liberalizzazioni nelle attività economiche, compatibilmente con le caratteristiche di universalità e accessibilità del servizio. Esattamente come già previsto dall’articolo di legge abrogato.
Insomma: fra i tanti effetti collaterali del decreto anticrisi 2011 ce n’è una piuttosto grave: si calpesta, in nome dell’emergenza, della necessità e dell’urgenza, la volontà popolare espressa nello scorso Referendum. Per imbonire tutti, in sede di presentazione del Decreto - le varie conferenze stampa - si è ribadito più volte che l’acqua non sarebbe stata toccata. Ma il quesito n.1 non riguardava solo l’acqua. Riguardava le Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Tutti i servizi pubblici locali.
Stupisce la violenza con cui il Governo schiaccia la volontà popolare. Stupisce anche il fatto che chi ha cavalcato il successo del Referendum non abbia detto nulla in merito. Di Pietro non pervenuto. Bersani, parlando della contromanovra del Pd, ha precisato che
Il Pd e’ contro la privatizzazione forzata, ma non contro le gare e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali.
Con buona pace dei comitati referendari e di tutti coloto che hanno espresso il loro voto nelle urne.
Se n’è accorto anche, a Napoli, l’Assessore ai Beni comuni e alla democrazia partecipata Alberto Lucarelli (come racconta Caserta News. Lucarelli ha scritto una lettera-appello firmata, fra gli altri, da Ugo Mattei, Gabriele Polo, Alex Zanotelli e Giorgio Airaudo. E ha dichiarato:
La manovra finanziaria calpesta la Costituzione e in particolare il principio della sovranità popolare, disattendendo l’esito referendario. Si reintroduce, a parte l’acqua, il processo neo liberista e di mercificazione dei servizi pubblici e dei beni comuni, strumentalizzando una contingenza economica difficile per il Paese. Si sovverte la gerarchia delle fonti introducendo, con un decreto legge, una silente riforma costituzionale che devasta i principi dell’attuale costituzione economica, in particolare gli articoli 41, 42 e 43 che limitano l’iniziativa economica dei privati al rispetto dell’utilità sociale, della dignità dei lavoratori, della funzione sociale della proprietà, oltre che il principio di gestione pubblica partecipata dei servizi pubblici essenziali. La città di Napoli è in controtendenza rispetto a questa deriva e si propone come città simbolo della tutela dei beni comuni e della democrazia partecipata.
A parte l’acqua. Siamo sicuri? Solo perché l’hanno detto in conferenza stampa?
Continua a leggere: La manovra anticrisi calpesta il Referendum - Il quesito 1 ribaltato dal decreto