Tutti gli articoli con tag marcello dell'utri

Satira: non spariamo "castate"

pubblicato da Ulisse Spinnato Vega in: Satira

Il bibliofilo Dell’Utri annuncia: “Ho la parte mancante di ‘Petrolio’ di Pier Paolo Pasolini”. E in molti si chiedono come ne sia entrato in possesso. Poi il co-fondatore di Forza Italia aggiunge: “Ho anche il foglio mancante del primo papello di Cosa Nostra. Lo mostrerò presto alla stampa”. E in merito a quello nessuno ha dubbi su come possa esserne entrato in possesso. Per Dell’Utri, si sa, quella da libri è una vera e propria febbre. TachipiRiina

Ecco i termini di un ipotetico scambio (indecente): la riammissione della lista Pdl a Roma e della lista Formigoni a Milano da una parte, la revisione delle regole capestro della Vigilanza sui talk show tv dall’altra. Inciucio-vergogna in vista? Giorni bui e Tetri(s)

Un decreto pro-liste, si dice, sarebbe un vulnus per la democrazia. Ma perché, il regolamento sulla par condicio cos’è? Un corroborante? ‘Sta democrazia pare agonizzante già da tempo per la verità. La tengono in vita con l’alimentazione e l’idratazione forzata? Cronaca di una morte…Annunziata

Dalla Repubblica delle Banane alla Repubblica dei Panini. Una volta si scivolava sulle bucce di banana, oggi il Pdl scivola su un sandwich: il fantomatico panino di Alfredo Milioni, l’uomo dell’appuntamento mancato con la presentazione della lista. Chissà cosa c’era dentro il panino che gli ha provocato la figuraccia. Il…salame

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Massimo Ciancimino risponde, sul Fatto, a Marcello Dell’Utri

pubblicato da giovanni molaschi in: Uomini Politici



Marcello Dell’Utri probabilmente non aveva capito che rilasciando un’intervista a il Fatto oltre ad una serie di commenti, sia sul sito del giornale che su polisblog.it, sarebbe stato al centro di un confronto che raramente in Italia si vede.

Dimostrando a molti cosa sia un dibattito democratico Beatrice Borromeo, che già aveva intervistato per il quotidiano di Marco Travaglio il senatore del PdL, ha offerto a Massimo Ciancimino l’opportunità di replicare alle critiche che gli erano state fatte da Marcello Dell’Utri.

Secondo quanto dichiarato dal pentito alla giornalista il pm Antonio Ingroia non sarebbe il regista occulto delle dichiarazioni che lui stesso sta rilasciando. Sempre secondo quanto dichiarato da Massimo Ciancimino a il Fatto Marcello Dell’Utri sta vivendo un momento difficile.

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Marcello Dell'Utri: la politica come salvezza dal carcere

pubblicato da V. in: Uomini Politici

dell'utri mafia ciancimino

Ieri avevamo abbastanza volutamente ignorato un’intervista uscita su Il Fatto in cui Marcello Dell’Utri spiegava i motivi del suo ingresso in politica. Motivi… un motivo solo: evitare il carcere. Le segnalazioni di voi lettori ci hanno convinto che valeva la pena di scriverci qualcosa, quindi, eccoci qui. Dell’Utri è un cognome che è talmente compromesso - immaginiamolo come un brand - che si arriva a livelli parossistici.

Come un altro Dell’Utri, Michele Dell’Utri, assessore all’anagrafe del Comune di Torino candidato alle prossime regionali, che si è premurato di dissipare ogni dubbio, scrivendo in bella vista sui manifesti elettorali “Non sono parente!”. Ma restiamo su quanto si legge sulle pagine del quotidiano di Padellaro, Travaglio e co.

Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Quando nel 1994 si fondò Forza Italia e si fecero le prime elezioni, le candidature le feci io: non mi sono candidato perché non avevo interesse a fare il deputato.

La grande passione politica PdL! Ma da cosa scappa di preciso, Dell’Utri, di cosa è stato accusato in passato e di cosa lo è oggi?

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Intervista – polisblog incontra Nicola Biondo autore de “Il Patto”, tra Stato e Mafia

pubblicato da giovanni molaschi in: Intervista con...



L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.

La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.

Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.

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Berlusconi e il clima d'odio: la macchina del consenso PdL

pubblicato da V. in: Silvio Berlusconi Il fatto della settimana Antonio di Pietro

berlusconi tartaglia polisblog

Ieri Silvio Berlusconi, a una settimana esatta dall’aggressione di piazza del Duomo, è tornato a parlare. Chiaramente, lo sfruttamento del gesto sciagurato di Massimo Tartaglia, è all’ordine del giorno per il PdL, l’abbiamo visto nella scorsa settimana. Cicchitto e i falchi del Popolo della Libertà, hanno schiacciato l’acceleratore a tavoletta su un concetto molto semplice - oltre che fuorviante, insensato.

Una parte politica ha seminato odio - contro il partito dell’Amore! - ci sono dei precisi mandanti morali - e questo è delirio puro - che sono gruppi editoriali, quotidiani, singoli giornalisti. Tesi che non varrebbe neanche la pena di confutare, ma l’abbiamo fatto settimana scorsa. Volevo però concentrare l’attenzione sulle frasi di ieri di Silvio Berlusconi:

«Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante»

Replichiamogli affermazione per affermazione.

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Gianfranco Miccichè: “Gaspare Spatuzza è stato pagato dai magistrati”

pubblicato da giovanni molaschi in: Popolo delle Libertà PDL



Di Gaspare Spatuzza si è parlato molto negli ultimi giorni. Sia a destra che a sinistra. Ognuno ha cercato di sfruttare a proprio modo le dichiarazioni di un pentito il cui racconto, semmai fosse confermato, è talmente lontano nel tempo da risultare astratto.

Tanto quanto le accuse che ha espresso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè. Secondo l’esponente politico Gaspare Spatuzza sarebbe stato pagato dagli stessi magistrati per rilasciare le dichiarazioni che tanto fanno discutere.

“Non penso – ha dichiarato Gianfranco Miccichè - che la mafia voglia far cadere il governo. Però non mi sento di escludere che Spatuzza voglia rifarsi un’immagine, non più killer, bensì salvatore della patria. E non escludo che sia pagato, magari da magistrati, o da terzi”.

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Il vero switch-off non passa attraverso il digitale terrestre

pubblicato da giovanni molaschi in: Echi dalla Blogosfera



Il proliferarsi di trasmissioni televisive aventi come argomento principale la politica, come già evidenziato in altri post, è chiaramente un effetto collaterale prodotto dal rapporto morboso che lega gli amministratori del paese e chi per lavoro decide di seguirli.

Per capire come questa relazione, malata, sia dannosa all’Italia è sufficiente ragionare su tre fatti accaduti nelle ultime 48 ore su cui si è smesso di ragionare. Chissà poi perché. A creare l’ennesimo caso è stato Bruno Vespa, accusato da un deputato leghista a Domenica Cinque, di aver pagato Natalì (la prostituta transessuale che si è trattenuta più volte con Piero Marrazzo) per l’intervista realizzata nei giorni scorsi per “Porta a Porta”.

A sottolineare i problemi del servizio pubblico non solo l’anchorman di RaiUno. Secondo quanto riportato dai colleghi di tvblog.it l’intervista a Marcello Dell’Utri fatta da Lucia Annunziata non sarebbe stata trasmessa in tutto il paese.

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Dell'Utri e l'Annunziata: il 416 bis, la RAI, i soldi presi da tutti

pubblicato da Francesco in: Silvio Berlusconi


Dunque: Repubblica querelata, ma poi in fondo come dice Sofri vecchio oggi, era stato proprio il Cav a giocare per primo col fumo e le nebbie:

Quanto all’origine delle sue ricchezze, Berlusconi non fu alieno in passato da risposte disinvolte come quella che lui i soldi li aveva presi da tutti: un ritratto peculiare di che cosa sia un imprenditore secondo lui, e che purtroppo si attaglierebbe anche a molti altri grandi imprenditori, e non solo siciliani né solo in Sicilia.

Quasi una excusatio non petita, che lo accusa in maniera manifesta, non trovate che la cosa prenda questa luce in giorni come questo? E poi, proprio dal suo Giornale, ecco lampante la spiegazione di quale potrebbe essere la battaglia ultima intorno al capitale del Cavaliere: prima la confisca del patrimonio, poi il fallimento e la carcerazione. Sì, giocano duro questi giudici rossi, spalleggiati dagli editori svizzeri.

Se non fosse che l’eventuale decisione dei pm di indagare Berlusconi per il 416 bis e di chiedere contestualmente il sequestro dei suoi beni formatisi anche, e non solo, da un rivolo finanziario di «sospetta» provenienza mafiosa, renderebbe nulla la legittima decisione di non rispondere ai pubblici ministeri. Perché come insegnano le norme sull’applicazione delle misure di prevenzione per i beni d’origini mafiosa (inasprite proprio dal governo Berlusconi), l’onere della prova si è invertito. Non saranno i magistrati a dover trovare l’impronta di Cosa nostra nel patrimonio di Fininvest o Mediaset. Spetterà al premier indagato dimostrare che il patrimonio di famiglia (nel frattempo sequestrato) s’è formato in maniera lecita dal primo all’ultimo euro. Per farlo ci vorrebbe tempo, tanto tempo. Forse troppo per un gruppo, quotato in borsa, che rischierebbe la confisca e la bancarotta per decisione del Mesiano di turno.

E così, Marcello dell’Utri non trova altra via d’uscita che quella della legge ad personam e, a Lucia Annunziata, spiega che il concorso esterno in associazione mafiosa è solo un’orientamento della Cassazione, insomma che è tutto da rifare e lede la cittadinanza…

A dare ragione a Dell’Utri è Piero Longo (Pdl), uno dei legali del premier, che auspica una “interpretazione autentica” per via legislativa del 416 bis (associazione mafiosa), così da precisare che “non è possibile il concorso esterno perché già esiste il reato di assistenza agli associati (art.418 del codice penale)” oppure il favoreggiamento reale o personale.

E se gli si fa notare che recentemente Palazzo Chigi ha smentito l’ipotesi di una simile modifica, Longo replica: “se il governo pensa di non doverlo fare non lo faccia. Che però un singolo parlamentare proponga una modifica legislativa del genere è giusto e fattibile”. ‘Comprendiamo che Dell’Utri voglia difendersi da accuse pesantissime che gravano su di lui - controbatte Andrea Orlando, presidente del Forum giustizia del Pd - ma è davvero poco credibile il tentativo di ispirare modifiche alle leggi antimafia ritagliate sul suo caso. Il rischio - spiega - è che qualsiasi discussione sull’adeguatezza delle norme diventi impraticabile proprio perché mossa da esigenze personali”.

Certo, tutto da vedere che Spatuzza il pentito abbia deposto nei tempi corretti, e che cosa poi! Ma come giro di valzer è sicuramente affascinante, tanto più che l’intervista di dell’Utri la RAI non la avrebbe mandata in onda su tutto il territorio, vai a capire il perchè…

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Domenica in tv: Dell'Utri a In 1/2 h e Report sul crac Parmalat

pubblicato da Luca Landoni in: Stasera in TV



Oggi è proprio il caso di dire che l’ospite è servito su un piatto d’argento. Il deputato Pdl Marcello Dell’Utri è probabilmente l’esponente berlusconiano più chiacchierato e odiato in assoluto dai suoi avversari politici, e in molti casi tollerato a gran fatica anche dagli alleati. Sarà quindi molto interessante vedere cosa risponderà alle domande non certo compiacenti di Lucia Annunziata nel corso del programma In 1/2 h, in onda alle 14,30 su Rai3.

Report invece proverà a ripercorrere tutte le tappe della crisi finanziaria, con un’indagine accurata sul crac Madoff. La domanda che tutti ci poniamo è la stessa. Se tutti noi abbiamo imparato a diffidare delle tante catene di San’Antonio che ci sono state proposte da ben prima del raggiungimento della maggior età ad oggi, com’è possibile che il mondo intero sia cascato in questa trappola?

Bill Foxton era un ex soldato inglese con un solo desiderio: trascorrere una vecchiaia serena, senza dover dipendere da nessuno. Per farlo aveva investito tutti i suoi risparmi in uno dei fondi a rendimento sicuro più stabili del mondo: quello di Bernie Madoff. Quando l’enorme catena di Sant’Antonio messa in piedi da Madoff è crollata col suo arresto nel dicembre 2008, è crollato anche il mondo di Bill, che si è suicidato. William Foxton, l’autore della storia è il figlio di Bill che ha deciso di imbarcarsi in prima persona in un’inchiesta sulla frode di Madoff e sulla devastazione che ha prodotto. Madoff il 29 giugno scorso è stato condannato a 150 anni di carcere per la maxi truffa da 65 miliardi di dollari – almeno tre volte tanto l’ammanco del crac Parmalat. La truffa si basa sul modello conosciuto come Schema Ponzi: Madoff garantiva un rendimento costante - a prescindere dall’andamento del mercato - del 10% annuo, ma pagava in realtà gli interessi con i capitali dei nuovi clienti. Quando le richieste di rimborso hanno superato i nuovi investimenti, la piramide è crollata. L’inchiesta di “Report” ripercorre la vita di Madoff, il suo incredibile successo e la sua capacità di raccogliere consensi ovunque: dai miliardari di Palm Beach alle star di Hollywood, dalle associazioni filantropiche fino ai pensionati di tutto il mondo. Inoltre, come stanno andando i processi Parmalat? E quanto hanno ottenuto fino a oggi i circa 40 mila risparmiatori beffati nel crac di 14 miliardi considerato il più grande d’Europa?

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Passaparola di Marco Travaglio: la mafia fa le pentole, ma non i coperchi

pubblicato da davide f. in: Video

Ad una settimana dalle prime copie de “Il fatto“, il nuovo quotidiano diretto da Antonio Padellaro che vede Marco Travaglio tra le prime penne e tra i principali promotori, ritorna Passaparola.

Non poteva Travaglio ignorare l’attacco di Berlusconi ai giudici, o meglio a “pezzi di procure” (di Milano e Palermo), per la possibile riapertura di fascicoli su mafia e stato, argomenti su cui il giornalista ha scritto più e più libri.

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