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Ore 12 - Questo Fini che c'azzecca con questo Berlusconi?

pubblicato da Massimo Falcioni

altroStavolta Ore 12, complice il clima ferragostano, non aggiunge niente di suo e si limita a riportare i titoli e sottotitoli di un servizio firmato Marco Damilano, su l’Espresso da oggi in edicola.

Titolo: “Fini strategie”. Poi si prosegue in apertura del pezzo, a lato e in chiusura, così: “Pdl/Un protagonista scomodo”.

Sottotitolo: “Critiche al governo. Bacchettate alla Lega. Affondo su temi etici. Sintonia con il Quirinale. Così il presidente della Camera lancia la sfida per l’egemonia culturale della destra. E raccoglie consensi. Anche nel Pd”.

Altri richiami al pezzo: “Il drappello di intellettuali di punta. E i convegni con il think tank di D’Alema”. “Al raduno dei giovani Pdl la sua presenza non è prevista. Ma sarà alla festa del Pd”. “Con Napolitano colloqui telefonici quasi quotidiani. E un’operazione comune a difesa dell’unità nazionale”.

Considerazione finale: ma “questo” Fini che c’azzecca con “questo” Berlusconi?

"Lost in Pd", Damilano a Polisblog: "Il Pd? Un'occasione perduta"

pubblicato da fc

“Lost in Pd” è un libro che andrebbe letto tutto d’un fiato. In quasi duecento pagine ti racconta il sogno infranto del Partito Democratico passando attraverso le decine e decine di contraddizioni che lo attraversano. A scriverlo, Marco Damilano (la firma più acuminata della redazione politica dell’Espresso) che, in questa intervista a polis|blog spiega come le Europee di giugno possano decidere le sorti del partito decretandone la vita o la morte.

Leggendo il tuo libro si ha l’impressione che la parola “fallimento” possa sintetizzare bene l’esito del progetto Partito Democratico. E’ così?

Il Pd è stato finora una grande occasione perduta. Per questo il mio racconto è a tratti rabbioso, a volte perfino sarcastico, mai distaccato. Nell’Italia della seconda Repubblica si sono confrontati due nuovi soggetti politici: il berlusconismo, che ha preso le sembianze di Forza Italia prima e del Pdl poi, e l’Ulivo, l’incontro di laici e cattolici, sinistra e centro riformista che già avevano collaborato negli anni della guerra fredda da fronti opposti. Il Partito democratico doveva rappresentare l’Ulivo in carne e ossa …”

E invece?

“E’ successo il contrario: l’incontro tra laici e cattolici si è trasformato in una disamistade perenne. I gruppi dirigenti dei vecchi partiti, che dovevano lasciare la mano a generazioni più giovani, sono rimasti saldamente al loro posto. E poi il Pd ha fallito sui due punti-chiave: il radicamento territoriale, che significa stare con i piedi ben piantati nella società, e l’identità culturale, che significa sapere chi sei e cosa vuoi. Militanti, iscritti e elettori si sono ritrovati improvvisamente senza una casa fisica dove andare e senza una casa culturale su cui dibattere.

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Chi è l'Obama italiano? PolisBlog lo ha chiesto a Marco Damilano dell'Espresso

pubblicato da fc

“Il Trentino non è l’Ohio”, dice con la sua solita ironia Arturo Parisi a chi gli chiede un commento a caldo sui risultati elettorali delle provinciali in Trentino. Ma vallo a spiegare a Walter Veltroni che è già gasatissimo: “I risultati delle elezioni - spiega - confermano come anche nel nostro Paese il clima stia cambiando”. E lui, ovviamente, si sente l’Obama italiano, l’uomo del cambiamento: Change? Yes we can!

Peccato che i due si conoscano appena e che gli italiani (vedi sondaggio del Riformista) sono convinti che in realtà un Obama italiano non esista. Tra i papabili spunta, tuttavia, il nome di Pierluigi Bersani; al secondo posto - addirittura - quello del premier Silvio Berlusconi (nonostante la gaffe poco felice dei giorni scorsi) e, solo al terzo, il segretario del Pd Veltroni col 9% delle “preferenze”. Perchè, se ci pensi, Walter con Obama ha poco e niente in comune anche se, - bisogna dargliene atto - lo scimmiotta alla perfezione.

Chi potrebbe essere dunque l’Obama italiano? PolisBlog lo ha chiesto a Marco Damilano (nella foto), firma di punta della redazione politica dell’Espresso. “Se proprio dobbiamo fare questo gioco, - ti spiega - l’Obama italiano va cercato fuori dai circuiti degli apparati che non sono solo quelli politici, ma anche quelli mediatici, imprenditoriali, ecc. Se leggi l’autobiografia di Barack Obama, Dreams of my father, pubblicata in Italia da Nutrimenti, vedi che la sua è la storia di un outsider”.

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