Tutti gli articoli con tag marco pannella

Di Pietro "sogna" un partito unico con il Pd. L'unione dei ... perdenti?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il fatto della settimana

Mentre l’Idv di Antonio Di Pietro celebra dopo dodici anni il suo primo congresso in cerca di “democrazia”, il Pd è in uno stato di congresso “permanente”, sempre alla ricerca di identità, progetto, leadership.

Più che sui contenuti, ci si arrovella sui contenitori. Goffredo Bettini, già deus ex machina di Walter Veltroni, torna a gettare il suo “peso” per accusare il partito di “fare solo accordi di potere e di aver santificato il correntismo”.

Ma il Pidì è da quando è nato che è via via scivolato dalla deriva correntizia alla deriva personalistica, sprofondando nei club che si formano e si disfano attorno a capi, capetti, cacicchi di ogni risma. Il tutto “santificato” da primarie, plebiscitarie quanto bluff.

La diatriba interna è sempre sul sesso degli angeli, sul partito liquido o sul partito di tessere e apparati. In effetti il Pd è impegnato a guardarsi l’ombelico: è fuori della dura e complessa realtà del Paese, sballottato in un gioco delle alleanze in mano a Di Pietro, a Casini,a Vendola e persino alla Bonino, nel cono d’ombra ingombrante di Marco Pannella.

L’ex eminenza grigia di Veltroni, Bettini, sulla scia del sindaco di Torino Chiamparino, rilancia la nascita di un “nuovo cantiere politico, un nuovo Ulivo, da Vendola alla Bonino”. E’ la solita, stantia politica da salotto. Manca solo il thè con i pasticcini.

Intanto Di Pietro “sogna” la fusione dell’Idv con il Pd. Ma la somma fra “perdenti”, (nel senso di rimanere ancorati all’antiberlusconismo tout court e quindi condannati all’opposizione) produce solamente sconfitte. E sconfitti.

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Ore 12 - Emma Bonino: se vince è merito suo, se perde è colpa del Pd ...

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroTanto per mettere subito in chiaro le cose, Emma Bonino ha lanciato il primo dardo, ante litteram…

La (quasi certa) candidata del centro sinistra per il Lazio ha avvertito che, con lei governatore: “in questa regione non ci saranno centrali nucleari”.

Un primo segnale al sindaco della capitale Alemanno (che dovrà allentare la morsa), e soprattutto un segnale al Pd, che ha deciso di rinunciare a giocare da protagonista, non solo nel Lazio, in questa campagna elettorale.

Il “guru” Marco Pannella ha centrato tempi e modi per lanciare la “sua” Emma, giocando al rialzo e, di fatto, mettendo sin d’ora sotto tutela il partito di Bersani.

Il doppio gioco si ripete, i radicali fanno e faranno (non solo nel Lazio) quel che fece Rifondazione con il secondo governo Prodi: a testa bassa nelle riunioni del consiglio dei Ministri e poi fuori a inscenare manifestazioni contro lo stesso Governo. Ieri, guarda caso, i radicali hanno manifestato sotto la Rai contro elezioni regionali considerate già “illegali”. Capito?

Il Pd è costretto a mandare giù il “rospo” Bonino. E si preparano altri bocconi amari (Udc ecc.). Così facendo, non solo disorienta la propria base e il proprio elettorato, ma continua a perdere pezzi anche nei gruppi dirigenti, dai vertici alla periferia.

Più che la rivincita del centro sinistra nel Lazio, comunque andrà, sarà la vittoria di Bonino e Pannella. Se Emma perde, la colpa sarà del Pd, se vince, sarà solo merito suo e dei radicali.

In caso di conquista della regione, Emma avrà carta bianca e Pannella saprà come mettere a frutto tale successo. Il conto più salato, ancora una volta, lo pagherà il Pd.

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Ore 12 - Il problema non è la Bonino. Il Pd nel "cul de sac": ecco perchè

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroA scuotere il Partito democratico, stavolta è la candidatura di Emma Bonino alla regione Lazio.

E’ l’ennesima cartina del tornasole dei limiti e delle contraddizioni di un partito che non trova pace.

Al di là del rispetto per la persona, è evidente che non è facile per ex Pci ed ex dicì farsi rappresentare da una radicale doc, qual è Emma. Donna “straordinaria”, ma pur sempre “figlia” di tal … Marco Pannella che ha ben poco da spartire con il Pd.

Semplicemente, il Pidì è nel classico cul de sac. Il problema non è la Bonino, non sono i radicali. Casomai, stavolta, Pannella porge al Pd un legno per non affondare. Quindi, basta orpelli e fragili eufemismi!

Il nodo vero è un altro e riguarda il Pd, il suo infinito e inconcludente vagare, il suo assurdo e testardo autolesionismo. Di fatto, nel partito senza identità e progetto, per reggere si sono ammesse le cordate: il suo formarsi ne attira e aggrega un’altra e un’altra ancora e così via, secondo un processo di proliferazione a catena verso una inarrestabile degenerazione del partito, verso la sua paralisi politica. Questo è il Pd.

In questo partito,e non da oggi, chi perde rema contro. A cascata, dai vertici alla base. L’ex segretario Dario Franceschini ha ricordato che a Bersani non spetta decidere ma “fare la sintesi”.

Che vuol dire? Che primarie e congressi del Pd non servono a niente. Che il segretario deve sottostare alle pressioni e ai ricatti delle correnti interne e non può andar oltre un “compromesso al ribasso”.

La degenerazione del Pd, dove in mancanza di leadership effettive dominano i personalismi, richia il punto di non ritorno. Tanto valeva, allora, affidare la “ditta” direttamente a Massimo D’Alema.

Dalle Regionali giungerà un altro duro colpo. Poi seguirà un’altra lunga notte dei lunghi coltelli. Un film già visto.

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Ore 12 - Si chiude l'annus horribilis. Aspettando ... Godot?

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroL’annus horribilis, dopo oltre quindici anni di una transizione che non finisce mai, si chiude con l’appello all’”amore” di Silvio Berlusconi.

Un “vogliamoci bene” che i più sentono come l’ennesimo spot del Cavaliere per continuare a farsi i fatti propri a scapito del bene del Paese.

L’antipolitica è stata la “furbata” del berlusconismo per fare la politica di Silvio Berlusconi. Il “nuovo”, così come le riforme, è fatto solo di promesse non mantenute.

Il Premier traballa ma è lui “l’uomo solo” al comando: gli altri sono ombre clonate, con bulli, pupe, nani e ballerine ad accendere la politica dell’inutile, quando non del “nulla”.

La crisi ha colpito duro e non allenta la morsa, con le famiglie impoverite e impaurite, i ceti medi ridotti all’osso, i lavoratori appollaiati sui tetti, per una protesta disperata, iceberg della crisi della sinistra e dei sindacati. L’opposizione è sfarinata, alla ricerca di angoli di potere.

Gli spazi di libertà non si sono ristretti. Si è però “ristretta” l’Italia, che è la “peggiore” dal dopoguerra in qua. Il sempiterno Marco Pannella vede “iene, corvi e parassiti”. Si è passati dalla partitocrazia dei partiti alla partitocrazia senza partiti. La crisi è mondiale. Ma solo nel Belpaese lo show è becero e stantio e, come il pesce andato a male, puzza dalla testa.

E’ vero: c’è un’altra Italia “trasversale” che lavora, studia, e crede nel futuro. Vietato illudersi, però. L’Italia è il paese delle caste. Forse ai più va bene così: con un Governo senza progetto, una opposizione senza rotta, un premier “barocco”, un po’ sultano, un po’ caudillo e (purtroppo) capace di tutto. Comunque meglio la farsa della tragedia. Anche se è solo una questione di filo di lana.

Aspettando il “colpo di reni”, lo scatto che sblocchi questo quadro, buona fine e buon principio a tutti. Proprio a tutti.

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Marco Pannella e Radicali con Verdi e Socialisti: è pronto il minestrone

pubblicato da Christian De Mattia in: Uomini Politici Marco Pannella Partiti Radicali


Il Congresso dei Radicali a Chianciano si è chiuso con la nomina a segretario di Marco Staderini ma è stato caratterizzato dal dibattito sulle alleanze del movimento in ottica delle regionali. L’accordo con il Pd che pareva molto probabile si è arenato (forse non completamente) di fronte al diniego di Bersani a un’alleanza completa su tutto il territorio. La mozione congressuale, voluta da Marco Pannella e soci, ha sparigliato le carte aprendo ad altre formazioni

Il Congresso prende atto degli interventi dei compagni Bonelli e Boato per i Verdi e Craxi e Zavettieri per i Socialisti e della profonda svolta che la maggioranza del recente Congresso del Sole che Ride ha impresso al movimento verde, sottraendolo, e noi speriamo liberandolo, dallo schiacciamento dell’estrema sinistra massimalista e comunista.
Ai Verdi e agli ecologisti rivolge un appello perche’ con urgenza si esamini la possibilita’ di tutte le azioni da realizzare in vista delle prossime elezioni regionali. Uguale appello nel ricordo della Rosa nel Pugno, lasciata purtroppo fallire, rivolge ai laici, ai socialisti, ai liberali che non si arrendono e intendono sottrarsi all’assorbimento nei due blocchi di potere

Ma la situazione è in continua evoluzione e conoscendo Pannella potrebbero esserci novità. Di certo il leader radicale ha da una parte aperto a Bersani e dall’altra continuato a tirare bordate ai democratici

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Intervista – Cristiana Alicata a polisblog: “non è più il tempo delle persone simbolo”

pubblicato da giovanni molaschi in: Partito Democratico PD Intervista con...



Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.

Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.

Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

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Ore 12 - Oggi i Radicali a congresso. Marco Pannella fra acuti e "stecche"

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroA chi gli chiedeva di abolire i “cretini”, Charles De Gaulle rispondeva che era un “vaste programme”.

Marco Pannella, che con il presidentissimo francese ha poco in comune, apre oggi a Roma il 7° congresso dei Radicali italiani che si pone l’obiettivo di liquidare la “partitocrazia”.

Come dire, un “vaste programme”.

Pannella, uomo di indiscutibili risorse intellettuali e di altrettante indiscutibili “capocciate”, apre la vecchia-nuova battaglia per “la liberazione democratica dalla messa a sacco del regime democratico”. Marco vuole “la sostituzione radicale di una classe dirigente che dopo 60 anni potrebbe altrimenti continuare a produrre degrado e rovine”.

Il limite del capo radicale è sempre lo stesso: gridare sempre troppo forte e troppo in alto contro tutto e tutti, accumunare sempre tutto e tutti nello sfascio, presentarsi come il messia o l’angelo vendicatore, portatore unico e assoluto di verità, libertà, legalità, democrazia.

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Ore 12 - Veltroni nella tagliola dei "fratelli/coltelli" Di Pietro e Pannella

pubblicato da Massimo Falcioni in: Il punto politico

altroNon è una “grana” da poco per Walter Veltroni. Ci riferiamo all’ “affaire” radicali.

La componente dei “popolari” del Pd sta raccogliendo firme su una petizione per espellere i parlamentari di Pannella dal gruppo alla Camera.

Un po’ come voler cacciare di casa la … suocera infuriata.

Il motivo? Quello vero è cercare in ogni modo un pretesto per bocciare la candidatura di Marco Pannella alle prossime elezioni Europee. Quello finto è la posizione del capo dei radicali che chiama gli alleati del Pidì: “Ladri di democrazia e di moralità e anche fascisti”.

Insomma, i radicali sono accusati di essere oggi “incompatibili” con il Pd, come se non lo fossero da sempre.

I “Popolari” spingono: “E’ stato un errore di credibilità aprire ai Radicali, sarebbe un errore mortale ripeterlo”. Pannella è categorico: “I nostri restano dove sono, non se ne andranno: la disciplina di gruppo non li riguarda perché in quanto delegazione facciamo eccezione. Che l’Italia è sotto un regime partitocratico lo diciamo da oltre 60 anni e oggi il Pd fa parte di questo regime. ”. Capito?

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Le dichiarazioni di Margherita Boniver: dopo il "ma-anchismo" arriva il "né-néismo"?

pubblicato da giulio in: Alle 5 della sera


Da quando Walter Veltroni è asceso alla leadership del Partito Democratico è divenuto popolare il concetto di “ma-anchismo”: oggetto di derisione da parte dei comici, categoria dello spirito quasi come il precedente “buonismo” e - last but not least - categoria di classificazione dei post sul sito di polisblog.

Quello che invece pochi sanno è che esiste anche il “né-néismo”, che ha in Margherita Boniver la sua migliore interprete. Ex socialista riciclatasi nel centrodestra, la Boniver è stata recentemente sotto i riflettori della cronaca più che altro per le sue disavventure con la chirurgia plastica. Eppure solo ieri Margherita dichiarava, commentando le affermazioni del ministro Maroni:

Né buonismo né cattivismo. L’immigrazione è una cosa troppo seria per essere liquidata con una battuta. E’ il rigore, rigore e solo rigore l’unica possibilità per governare un fenomeno complesso ed epocale come quello delle migrazioni.

Solo due settimane prima, la Presidentessa del Comitato Schengen aveva invece affermato che “sulla questione Englaro hanno torto sia il cardinal Poletto sia Mercedes Bresso. Margherita non ha avuto però la premura di illustrare all’opinione pubblica quale fosse la terza via da lei proposta, una volta demolite le le due posizioni in campo.

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