Gianfranco Fini: ultimi fuochi. Voto 4. Il leader di Fli si aggrappa al Terzo Polo per non essere “cancellato”, ma anche il presidente dell’Assemblea Andrea Ronchi sbatte la porta e se ne va per votare la Moratti. Per Fli è sempre autunno. Per Fini il “buio oltre la siepe”?
Marco Pannella: ultime penne. Voto 4. Milano amara anche per Marco Pannella. Nel modesto 1,71% della sua lista, il guru dei Radicali ha raggranellato appena 58 preferenze, cioè niente. Troppe (inutili) chiacchiere, troppi (inutili) scioperi della fame. (Brutta) fine.
Chi l’ha detto che in periodo di crisi, tutti tirano la cinta e tutti si mettono alla stanga per fare andare avanti la baracca? L’Italia è il paese del predicare bene e razzolare male, dei furbetti e dei furboni, dei bamboccioni (veri) e dei fannulloni (veri).
Alla Regione Lazio la “sgovernatrice” Polverini, ex sindacalista (dagli iscritti gonfiati) di destra ha dato il “sciogliete le righe”, concedendo a tutti i consiglieri regionali un mese di vacanza extra per dedicarsi alla campagna elettorale e fare da testimonial ad amici e compagni in lista. Come fossero funzionari di partito e non esponenti delle istituzioni eletti e super pagati. Per fare cosa?
Ecco, grazie ai radicali, come lavorano alla Regione Lazio. In un anno il consiglio regionale - 70 consiglieri e 450 dipendenti - è costato alle casse del Lazio circa 103 milioni. Ma in 12 mesi si è riunito solo 23 volte e ha prodotto appena 11 leggi, di cui 6 di bilancio, e dunque inderogabili. Nelle ben 16 commissioni ne sono state licenziate appena 3 di più, ancora in attesa dell’esame dell’aula. La prima approvata in commissione sanità in un anno di lavoro è fresca di voto.
“Licenziata giovedì in grande fretta – come scrive oggi su l’Unità Mariagrazia Gerina - per consentire alle cliniche private inadempienti di presentare l’autocertificazione necessaria per ottenere l’accreditamento”. Una sanatoria, che contiene anche una misura ad hoc sui posti letto, denuncia il consigliere radicale Rocco Berardo: per gli ospedali pubblici il conteggio viene fatto per macro-aeree, per i privati che hanno più cliniche sparse per il Lazio si fanno a livello regionale.
“Una deriva più penale che legale”, tuona Marco Pannella. Non è tutto: quasi la metà dei consiglieri regionali (33 su 70) non ha ancora avuto tempo di trasmettere al presidente del consiglio Mario Abruzzese la dichiarazione dei redditi, quella relativa al patrimonio e alle spese elettorali. Un elenco trasversale che va dal leader della Destra Francesco Storace alla moglie del sindaco di Roma Isabella Rauti, dai consiglieri della Lista Polverini al capogruppo dell’Idv Vincenzo Maruccio a diversi consiglieri del Pd. Malapolitica. Malapianta. Frutti marci.
Luca Cordero di Montezemolo: in pista. Voto 8. Il presidente della Ferrari sferza il ministro Tremonti: “C’è poca ironia da fare vista la situazione di mancata crescita e soprattutto di mancate iniziative di politica economica”. Fatti, non battute e misfatti!
Roberto Formigoni: fuori pista. Voto 4. Dieci consiglieri Pdl indagati per falso ideologico. Sono almeno 700-800 le firme false per la lista Formigoni. Fonti della Procura di Milano: prova del falso granitica. Rubamazzo. Marco Pannella ha colpito ancora.
I radicali salvano il governo Berlusconi. Uno dei pupilli di Pannella, Marco Beltrandi salva il governo e la maggioranza: grazie al suo voto contrario, infatti, non è passata in Aula alla Camera la mozione Franceschini che chiedeva l’accorpamento delle elezioni amministrative con il referendum.
La votazione è finita con 276 voti contrari e 275 a favore: è stata respinta per un solo voto. Se il radicale eletto nel Pd avesse votato con l’opposizione il risultato si sarebbe ribaltato.
Non hanno partecipato al voto sei deputati Responsabili: Giuseppe Gianni, Maurizio Grassano, Paolo Guzzanti, Michele Pisacane, Saverio Romano, Giuseppe Ruvolo. Assenti anche gli esponenti del gruppo Misto Luca Barbareschi, Antonio Gaglione, Calogero Mannino e Francesco Nucara e i due Mpa Roberto Commercio e Ferdinando Latteri. Ventotto in tutto gli assenti tra le file del Pdl (13 in missione e 15 non partecipanti al voto).
Pannella paga le cambiali al Cavaliere. Solo vergogna?
Marco Pannella: liberal xxl. Voto 6+. Il leader radicale al 39esimo congresso del suo partito vuole la “Rivoluzione liberale” e va alla carica: “Con Berlusconi, via tutti, anche la sinistra di regime”. Riserva indiana?
Pier Luigi Bersani: caos xxl. Voto 5-. Si allontana l’ipotesi di elezioni anticipate e il Pd trema e torna a dividersi: puntuale come un orologio svizzero. Senza voto, Bersani è senza linea alternativa. Pd, quo vadis?
Non c’è stupore, c’è nausea. Sante parole di Marco Pannella. Perché l’ultimo “scandalo” copre il vuoto della lotta politica: “Tutto – chiosa il leader radicale - è falsa lotta politica”.
In effetti, questa storiaccia, come il pesce avariato, oramai puzza, e puzza dalla testa. Orbene, quando Silvio Berlusconi premier nel 1994 aveva 58 anni veniva per la prima volta “braccato” e inquisito da Ilda Boccassini pm, allora 45enne. Oggi Berlusconi premier ha 75 anni ed è ancora inquisito dalla ultra sessantenne Boccassini pm..
In 17 anni i magistrati hanno rivoltato come un calzino i fatti e i … misfatti del Cavaliere. Risultato? Montagne di accuse, irrilevanti (allo stato attuale) sul piano giudiziario e politicamente solo utili a Berlusconi, sempre al potere, allora come oggi.
In America persino Al Capone fu incastrato e fatto cadere su una buccia di banana. E qui?
Possibile che dopo 17 anni (non 17 giorni) neppure la più fortificata e agguerrita delle procure, sempre certa al 100% e arrembante quando apre un fascicolo e poi muta e con la coda fra le gambe quando rimane con un pugno di foglie secche, non abbia saputo (o potuto) far “cadere” il Cav., (accusato persino di mafia e di strage) almeno su una buccia di banana?
Ora nuovi gravi sospetti verso Berlusconi e la verità va presto accertata. Il Cav. è accusato di concussione e prostituzione minorile (mica poco per un premier …), vale anche per lui la presunzione d’innocenza e come tutti i cittadini deve potersi difendere (in tribunale). Se alla fine il giudice dimostrerà che è colpevole, deve pagare, come tutti i colpevoli di un reato. Ma se è innocente?
Chi ripaga il premier, il Pdl, il governo (e il Paese) dopo questa nuova spalmata di letame?
La Boccassini apre fascicoli e manda invii di garanzia (è un suo diritto-dovere costituzionale), ma ha mai risposto delle tante cause perse? In Italia come si può evitare che un giudice sia rallentato nella sua carriera per i continui e pesanti flop? Il referendum sulla responsabilità civile dei magistrati fu rovesciato da nuove leggi fatte dal Parlamento. Cane non morde cane. Questo è il punto.
Così a perdere la faccia è la giustizia. A perdere qualche penna è Berlusconi, che però può mettersi la maschera acchiappavoti del “martire”. A illudersi è l’opposizione ancora frastornata per la spallata fallita il 14 dicembre. A pagare per tutti sono gli italiani, frastornati, gabbati e mazziati. Di corsa verso le urne?
Gianfranco Fini: fiume Rubicone. Voto 8. Il leader di Fli “chiude” il tormentone: “Berlusconi non avrà la fiducia. Niente voto, Fli sarà all’opposizione”. Ultimo miglio. Il presidente della Camera pronto a passare il Rubicone?
Marco Pannella: mar Rosso. Voto 4. Il leader radicale: “Sfiduceremo il governo e tutto il regime, con le sue maggioranze e con le sue opposizioni”. Cambiare tutto per non ambiare niente. Predicare bene e razzolare male.
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Mentre alcuni esponenti della maggioranza sono impegnati a dimostrare la propria innocenza, un parte del Governo è in queste ore impegnata a gestire chi al momento in carcere già si trova. Il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, avrebbe elaborato un piano carceri che secondo il collega Roberto Maroni, Ministro degli Interni, sarebbe persino peggio dell’indulto promosso dal 2006 da Clemente Mastella, allora Guardasigilli.
Il preoccupante aumento dei suicidi nelle strutture penitenziari (secondo i dati riportati dal Giornale una persona ogni sei giorni decide di suicidarsi prima di uscire dalla prigione) avrebbero allertato il Ministro Alfano secondo il quale lo spostamento di 12 mila detenuti agli arresti domiciliari potrebbe risolvere il problema tanto a cuore alla radicale Rita Bernardini che per la causa, sull’esempio di Marco Pannella, ha iniziato uno sciopero della fame.
Secondo quanto fatto intendere da Roberto Maroni a chi sull’argomento questa mattina l’ha intervistato il piano di Angelino Alfano potrebbe risultare fallimentare poiché buona parte dei carcerati spostati alla detenzione casalinga non ha un alloggio dove stare.
Continua a leggere: Indulto: Roberto Maroni contro Angelino Alfano
Crollati i redditi delle famiglie. E chissenefrega! Questo è il tempo delle riforme … annunciate.
Così almeno detta l’agenda del summit fra i due padroni d’Italia: “Re Umberto”, sempre più sul ponte di comando, e il Cavaliere, inchiodato nei “fatti suoi” e tutto proteso verso il Colle. Quali riforme?
Per cambiar faccia al Paese e ridargli fiato e dignità, o per placare i “desiderata” di Bossi sul federalismo e di Berlusconi sulla giustizia? C’è un disegno strategico su cui nei prossimi tre anni costruire quelle riforme di reale trasformazione del Paese? Non è dato sapere.
Anche perché le cene nel chiuso di Arcore hanno sostituito il confronto aperto, in Parlamento.
Forse ha ragione il leader storico dei radicali Marco Pannella: “Escludo che la partitocrazia possa concepire una riforma che crei difficoltà a se stessa, e quindi che non sia una porcata, più o meno evidente”. Gli ottimisti si affidano a Giorgio Napolitano, il cui invito al dialogo pare foriero di “aria nuova”. Ma chi ci crede davvero?
Una cosa è certa: a tenere banco è il presidenzialismo. Se fatto come lo vuol fare Berlusconi, sarà l’addio alla Costituzione repubblicana. E a qualcos’altro.
Innamorati come sono delle mode e malati di retorica, gli italiani presto plaudiranno, sancendolo col voto, al presidenzialismo fortissimamente voluto dal Cavaliere. E l’Italia sarà l’America. O meglio, il Sudamerica.

Al di là dei risultati (qui e qui trovate quelli dei sondaggi fatti da polisblog.it), della campagna elettorale che terminerà tra poche ore c’è da augurarsi che rimanga ben poco. Mai come le ultime settimane scrivendo di politica in molti hanno avuto l’impressione di raccontare un argomento distante dai cittadini.
Distante dalle loro esigenze. Distante dalle loro realtà. Distante dagli obiettivi che un buon amministratore dovrebbe darsi gestendo la cosa pubblica. Poche persone hanno accesso l’interesse dell’opinione pubblica.
Oltre a Nichi Vendola, candidato alla presidenza della Regione Puglia, una delle protagoniste più importanti di questa campagna elettorale è stata Emma Bonino che a polisblog.it spiega perché ha deciso di candidarsi.
Continua a leggere: Elezioni Regionali 2010: polisblog incontra Emma Bonino