
Con 169 voti favorevoli, 26 contrari e 3 astenuti il “legittimo impedimento” è diventato legge ieri grazie al Senato. Il provvedimento che consentirà al presidente del Consiglio e ai Ministri di sottrarsi alle convocazioni in sede giudiziaria è stato approvato dopo la richiesta dell’ennesimo voto di fiducia (il 31esimo) chiesto dall’amministrazione di Silvio Berlusconi.
Vero e proprio uomo dei record il leader del Popolo delle Libertà è riuscito, in questo mandato, a chiedere più voti di fiducia di quanti ne avesse già chiesti in passato. Nel secondo Governo, durato 3 anni e dieci mesi, Silvio Berlusconi riuscì ad avvallersi di ben 29.
La fiducia che veniva chiesta ogni 90 giorni (circa) oggi viene pretesa ogni 21 malgrado la maggioranza, forte e solida, su cui può contare il Presidente del Consiglio che, fanno già sapere dalla Procura di Milano, non potrà sottrarsi ai processi aperti nei suoi confronti.
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E così è chiaramente passato: il legittimo impedimento è diventato legge della Repubblica Italiana. Parliamo chiaro: è un provvedimento ad personam che non avrebbe avuto alcun motivo di esistere se come Primo Ministro non ci fosse stato Silvio Berlusconi. E’ una norma cucita dai suoi sarti parlamentari: i suoi legali, trasbordati nell’emiciclo nel corso delle varie legislature. Come è andato lo scrutinio di ieri? E’ presto detto:
Nella prima votazione a favore hanno votato 168 senatori; 132 i contrari, 3 le astensioni. L’aula di palazzo Madama ha quindi votato a favore anche della seconda fiducia , quella relativa all’articolo 2. Per il sì si sono espressi 168 senatori della maggioranza, 132 i contrari (Pd, Idv e Udc) e 3 sono stati gli astenuti
Il legittimo impedimento prevede, per la precisione - ce lo spiega benissimo questo pezzo de La Stampa - che…
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Marco Travaglio lo aveva criticato più volte per le varie inchieste giudiziarie che lo han colpito e Vincenzo De Luca se l’è legata al dito tanto ad arrivare a minacciarlo. E’ proprio quello che è successo ieri: il candidato del centrosinistra alle regionali in Campania (sostenuto da Pd, Idv, Sel, Verdi e Api) è così intervenuto a proposito del giornalista
Spero di incontrare quello sfessato di Marco Travaglio di notte, al buio. Travaglio è scorretto, perchè parla in tv su cose che non conosce. Sono tutte stupidaggini - ha concluso riferendosi alle sue vicende giudiziarie - e da questo punto di vista useremo la spada in campagna elettorale
Insomma affermazioni di certo non leggere che hanno provocato la risposta di Travaglio che ha dato mandato ai propri legali di denunciare De Luca per minacce. A questo si aggiunge la solidarietà un po’ curiosa di Di Pietro al giornalista, visto che sostiene convintamente (e si è messo contro una buona parte del partito e una larga fetta dei suoi elettori per questa scelta) proprio De Luca.
Non ci voleva Sherlock Holmes per capire chi è Bertolaso, chi sono i suoi collaboratori e cosa stavano facendo. Qualcuno dirà: sei un giustizialista, usi la parola “delinquenti”, non sono stati ancora rinviati a giudizio. Sono loro che nelle telefonate si autodefiniscono delinquenti e quindi fidiamoci di loro, non c’è bisogno di aspettare una sentenza di cassazione, se lo dicono loro di essere delinquenti, vuole dire che si sono riconosciuti, hanno una notevole competenza di sé stessi. L’affaire Bertolaso con tutto il suo contorno di escort, massaggi, bustarelle e malversazioni varie non poteva sfuggire al Passaparola settimanale di Marco Travaglio, che per l’occasione conia l’azzeccato di titolo I Bertoladri.
Come mai, si chiede il giornalista, ogni sorta di manifestazione e grande evento deve rientrare sotto un ombrello di segretezza assoluta e di sottrazione totale alle regole della democrazia, al Parlamento, quindi al controllo dei cittadini, della stampa, della Magistratura, della Corte dei Conti e tutto quanto, delle opere che non mirano a dare una risposta immediata a un problema improvviso, quale può essere una catastrofe naturale, una frana, un alluvione, un terremoto, un’eruzione, ma invece sono opere finalizzate a eventi ampiamente previsti, programmabili per anni? Stiamo parlando dei mondiali di nuoto, non ce li hanno mica affidati il giorno prima che si cominciasse a nuotare. Il G8 che prima era alla Maddalena e poi era all’Aquila, non è mica stata una sorpresa, si sa che a rotazione i membri del G8 ospitano una manifestazione, basta programmare per tempo e la stessa cosa vale per addirittura i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Altri quesiti interessanti ed anche alcune risposte sull’intricata rete di parentele e amicizie che lega i protagonisti dell’inchiesta sugli appalti della Protezione civile per i Mondiali di nuoto e il G8 alla Maddalena (e per altri importanti lavori) potete ascoltarli direttamente dalla voce di Travaglio.
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Se pensate che Il Fatto, quotidiano giustizialista e forcaiolo di Travaglio e soci, sia troppo pesante e troppo simile al mattinale della questura, ci sono due buone notizie per voi: Silvio Berlusconi e tutti i suoi onorevoli dipendenti la pensano come voi; presto la lettura del quotidiano e delle fastidiose notizie che porta con se sarà allietata da un inserto satirico, Il Misfatto.
La nuova pubblicazione, che sarà presentata giovedì a Roma, sembra puntare sullo stile del fu Cuore. Sarà infatti un inserto di satira e maldicenze (tanto per arricchire la collezione di querele…) e, almeno per la presentazione, potrà contare su Carlo Verdone, Stefano Disegni, Luca Telese, Roberto Corradi, Flavio Oreglio, Marco Presta, Bebo Storti, Antonio Padellaro, Dario Vergassola e Marco Travaglio.
Seguiremo il countdown, pronti alla recensione del primo numero…
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Marcello Dell’Utri probabilmente non aveva capito che rilasciando un’intervista a il Fatto oltre ad una serie di commenti, sia sul sito del giornale che su polisblog.it, sarebbe stato al centro di un confronto che raramente in Italia si vede.
Dimostrando a molti cosa sia un dibattito democratico Beatrice Borromeo, che già aveva intervistato per il quotidiano di Marco Travaglio il senatore del PdL, ha offerto a Massimo Ciancimino l’opportunità di replicare alle critiche che gli erano state fatte da Marcello Dell’Utri.
Secondo quanto dichiarato dal pentito alla giornalista il pm Antonio Ingroia non sarebbe il regista occulto delle dichiarazioni che lui stesso sta rilasciando. Sempre secondo quanto dichiarato da Massimo Ciancimino a il Fatto Marcello Dell’Utri sta vivendo un momento difficile.
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La preparazione al prossimo appuntamento elettorale sta mettendo a dura prova l’opposizione. Da una parte c’è Pierluigi Bersani, e i candidati talmente forti da poter proseguire indipendente dal suo appoggio, dall’altra Antonio Di Pietro.
Il leader dell’Idv, malgrado il congresso, è solo contro i suoi stessi uomini che gli rimproverano l’appoggio della candidatura di Vincenzo De Luca. Sindaco, in quota Pd, che punta a prendere il posto di Antonio Bassolino malgrado le indagini che sul suo conto sono state avviate.
A far saltare la pace tra l’ex magistrato e il suo elettorato sarebbero stati i probabili crimini commessi dal candidato del Partito Democratico. In molti, Luigi De Magistris in primis, hanno rimproverato Antonio Di Pietro per la sua scelta poco coerente con quanto fino ad oggi predicato.
L’affermazione, progressivamente, di youtube, e siti analoghi, ha creato un alibi pericoloso. Chi dovrebbe occuparsi dell’approfondimento ha smesso di farlo convinto che la contaminazione tra media e pubblico avrebbe ridotto tale necessità.
La settimana scorsa, ad esempio, ben pochi giornalisti hanno spiegato ai propri utenti la storia pubblica di Massimo Ciancimino. Chi è nato, ad esempio, negli anni novanta non è messo nelle condizioni di conoscere il proprio paese attraverso storie come queste.
Per questo motivo abbiamo deciso di incontrare il giornalista dell’Unità Nicola Biondo, autore insieme a Sigfrido Ranucci, de “Il Patto” che racconta appunto la relazione che c’è tra lo Stato e la Mafia.

La puntata di ieri di Annozero è stata condotta con la solita maestria da Michele Santoro nei più oscuri meandri della politica italiana, non disdegnando le consuete incursioni nelle aree grigie del sospetto e della dietrologia. D’altronde è questo l’ingrediente che ne ha fatto un programma di successo e il presentatore lo sa, dunque perché cambiare? Le cosiddette inchieste o servizi esterni sono tutti iperfaziosi e privi di significato politico. Se voglio vedere un’inchiesta fatta bene mi guardo Report o Presa Diretta, non certo le funamboliche evoluzioni di Sandro Ruotolo in mezzo a qualche folla vociante.
Alfiere di questa ricetta vincente, si sa, è “l’indipendente” Marco Travaglio. L’uomo che ha fatto del cosiddetto giornalismo scomodo una bandiera e che non guarda in faccia a nessuno. Nessuno tranne i suoi padrini politici, chiaramente, i quali sono bravi bravissimi e intoccabili. E se qualcuno li tocca, come ha fatto il Corriere nel caso della foto di Di Pietro in compagnia dell’agente dei servizi Bruno Contrada, si tratta solo di un complotto.
Come poteva sapere Tonino nostro che al suo fianco (sì, proprio alla sua destra) sedeva uno degli uomini più potenti d’Italia, almeno fino alla condanna avvenuta pochissimo tempo dopo. L’uomo dei misteri irrisolti della Prima repubblica, l’uomo del quale si mormorava “chi lo tocca muore”. Non lo conosceva - dice - e non si può fargliene una colpa, anche se era considerato il più grande segugio della Procura, un uomo di celebre scaltrezza cui non sfuggiva nulla di nulla.
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Nello stesso anno, il 2006, in cui nasceva youtube su RaiSat una squadra di giovani professionisti, capeggiati da Luca Telese, realizzava il primo numero di Tetris, il programma televisivo che riparte questa sera su la7.
Trattasi evidentemente di una, fortunata, coincidenza che ha permesso al format di poter far notizia anche in momenti diversi della messa in onda. Se non ci fossero stati i siti di video sharing la lite tra Michele Placido e Raffaele Lombardo non avrebbe avuto l’eco che ha poi ottenuto.
Con il tempo il format è cresciuto fino a sfruttare il protagonismo figlio di quel voyeurismo che senza youtube non sarebbe potuto esistere. Con Luca Telese, prima della prima, non abbiamo parlato solo di questo. Tra i vari argomenti toccati la nostra attenzione è andata anche sulla querela che Renata Polverini avrebbe mandato alla redazione del Fatto.
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