Spesso in politica sono i fatti apparentemente poco significativi che fanno capire di più delle grandi vicende storiche. Il Pci fu un grande partito democratico? Non servono i gulag e il Kgb per tenersi in corpo i caratteri stalinisti, la mentalità arrogante di chi pensa di aver sempre ragione, di chi alimenta il culto del capo che schiaccia il pidocchio annidatosi nel partito.
Nel 1951 un intellettuale antifascista dal valore di Elio Vittorini (direttore del Politetcnico e insieme ad Italo Calvino del Menabò) lasciava il Pci per incompatibilità .. culturali. Rodrigo di Castiglia (alias Palmiro Togliatti) su Rinascita lo stroncava con un pezzo dal titolo: “Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciati”. Con il plauso dell’intellighenzia e della base. Capito?
Oggi, con tutte le grandi differenze del caso, Mario Adinolfi “se n’è ghiuto” dal Partito democratico con critiche più o meno condivisibili alla linea politica, alla strategia, al gruppo dirigente. Nel Pd non c’è nessun Rodrigo di Castiglia, ma non mancano pidocchi che con alterigia ridicolizzano e spandono letame su chi dissente, fanno spallucce, hanno sempre atteggiamenti di chi pontifica dall’alto di fronte a chi cambia idea e strada.
Ha ragione il direttore di Europa Stefano Menichini: “Non ci pare che il Pd si possa permettere atteggiamenti supponenti quando qualcuno va via. Non se tutti i sondaggi inchiodano il partito mezzo punto sopra il disastrato Pdl …”. E Menichini conclude: “…Soprattutto, non se nessuno, ma proprio nessuno, si fa avanti da fuori per occupare lo spazio lasciato vuoto da un Adinolfi che lascia. Spazio abbondante, tra l’altro”.
Già. Poi, basta aspettare: alla formazione delle prossime liste elettorali ci sarà gran ressa.
Il nuovo piano di azione per l’occupabilità dei giovani è stato presentato qualche giorno fa dal governo. Se da un lato è un bene che dopo anni di assordante silenzio i ministri competenti (Sacconi, Meloni e Gelmini) si accorgano della tremenda situazione giovanile in Italia (come abbiamo già da tempo riportato, ad esempio qui, qui e qui), dall’altro ci sono punti che lasciano onestamente un po’ perplessi.
Innanzitutto la consueta paternale ministeriale, che si autoassolve dalla situazione invocando “un bagno di umiltà” per i giovani, che lavoce.info ha commentato magistralmente:
L’invito all’umiltà recentemente rivolto ai giovani italiani dal ministro Meloni è ingiusto e ingeneroso, ma anche sbagliato. Perché il limite maggiore del nostro sistema paese è proprio l’incapacità di valorizzare al meglio il capitale umano delle nuove generazioni.

Il plebiscito ottenuto da Nichi Vendola durante le elezioni primarie hanno dato fastidio molto più di quel che si pensa. Probabilmente si tratta di un caso ma a trenta giorni dal voto sono stati messi in cassa integrazione alcuni dipendenti di Red Tv, voluta da Massimo D’Alema per emanciparsi dalla tv del Pd immagine dell’allora segretario Walter Veltroni.
Se il padrino di Pierluigi Bersani non avesse perso, la propria battaglia, contro il Presidente della Puglia Red Tv vivrebbe ciò che deve affrontare in queste settimane? Probabilmente No.
Figlia di una sinistra singolare, cioè costituita da tanti piccoli e isolati leader, Red Tv si sta trasformando in un aborto. Immagine e somiglianza dell’attuale Youdem.
L’aggressione a Silvio Berlusconi potrebbe rappresentare, tra pochi mesi, un naturale divisorio tra un prima, figlio del gossip più becero, e un dopo, padre di un pragmatismo che raramente si è visto negli ultimi mesi di Governo. Al di là delle proposte. Altrettanto discutibili.
Mentre attorno a Silvio si continua a disquisire su come il Premier deciderà di eliminare dal suo volto i segni dell’aggressione il PdL si emancipa dal proprio leader annunciando i candidati alle prossime regionali.
Appuntamento troppo importante per Pierluigi Bersani per essere sottovalutato. Eppure così stanno le cose tanto che in molti cominciano a chiedersi se sia giusto praticare una laica eutanasia al Partito Democratico.
Continua a leggere: Guarirà prima Silvio Berlusconi o il Partito Democratico?
Qualche nome nuovo c’è, ma il Pd di Bersani è il “solito” Pd.
E’ davvero difficile presentare come nuovi “modelli” gente chiamata a dirigere i “forum” (i dipartimenti), come Fassino, Livia Turco, Gentiloni, Fioroni, Violante, Rognoni.
In segreteria (sei donne e sei uomini con età media di 41 anni) entrano, come dice il segretario, “giovani sperimentati”.
Non ha peli sulla lingua Mario Adinolfi che su Facebook boccia la nuova squadra di Bersani: “Ha nominato una segreteria tutta di giovani cooptati, segreteria nel senso che è fatta dai segretari: il segretario di D’Alema, il segretario di Letta, il segretario persino di Visco”.
Così i “vecchi”, D’Alema in testa, se il Pd andrà male, diranno che non sono stati loro a dirigere il partito. E se andasse bene? Diranno che i “loro” segretari hanno eseguito bene gli ordini.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso senza che nessuno ipotizzi dei ritardi per via della mancata riforma, sulla quale si disquisisce più dell’emergenza rifiuti che in Sicilia si sta registrando nelle ultime settimane, è necessario continuare a riflettere sulla morte di Brenda.
Secondo Mario Adinolfi la transessuale, travolta (e non solo) dallo scandalo di Piero Marrazzo, ricorda Mino Pecorelli. Il giornalista, affiliato alla loggia massonica P2, che venne ucciso nel 1979 in circostante ancora da stabilire.
“È Roma – scrive Mario Adinolfi - che sembra tornata ad essere quella dei tempi della Banda della Magliana. Anzi, peggiore. Più subdola e per questo più pericolosa. La Brendona è il Mino Pecorelli del tempo tragico e farsesco che stiamo vivendo, di una classe dirigente di una pochezza spaventosa, nome in codice Chiappe d’Oro”.

Dalla bocciatura della legge contro l’omofobia presentata da Paola Concia è passato un mese. Il dibattito postumo, soprattutto sull’identità del Partito Democratico che ha contribuito ad affossare la proposta fatta da un membro di questo schieramento, è stato piuttosto acceso.
Tra le molte persone che hanno manifestato il proprio disappunto si è contraddistinta Cristiana Alicata. Manager. Scrittrice. E impegnata politicamente con i Mille di Giuseppe Civati e di molte altre persone che hanno sostenuto la mozione di Ignazio Marino.
Nelle ultime legislature ci sono stati diversi esponenti LGBT in Parlamento, uno su tutti Vladimir Luxuria, eppure i diritti alle persone non eterosessuali tardano ad arrivare. È colpa, secondo lei, anche dei rappresentanti?

Filippo Facci non è solo un giornalista. Filippo Facci non è solo uno scrittore. Filippo Facci è uno dei pensatori più interessanti dell’attuale panorama giornalistico italiano. Spazio dove sempre meno si ragiona. Spazio dove sempre più si assiste a litigi tra giornalisti.
Filippo Facci non è abituato ad urlare. Se lo facesse, probabilmente, tutti si accorgerebbero che la sua storia è uno dei nodi da analizzare per capire l’attualità. Nella quale convivono Antonio Di Pietro, sul quale il giornalista ha appena scritto un libro, e Vittorio Feltri, il cui (cito testualmente) giornalismo forcaiolo non è condiviso dall’editorialista di Libero.
È una delle poche persone ad essere apertamente contro Antonio Di Pietro. Perché?
Anzitutto non è vero, credo che siano tanti ad aver intuito la pericolosità e inconsistenza politica del personaggio

L’attenzione dei media verso i personaggi più discussi del Partito Democratico, come ad esempio Paola Binetti, ha fatto dimenticare al pubblico chi in questi anni si è conquistato la qualifica di outsider.
Mario Adinolfi presentandosi come candidato indipendente alle prime primarie del Partito Democratico questo aggettivo è riuscito a conquistarselo sul campo. Spazio nel quale, oggi, si presenta invece come sostenitore di Dario Franceschini che di alternativo ha ben poco. Di questo e molto altro abbiamo parlato con Mario Adinolfi.
Congresso. Sul suo blog sostiene che se vincesse Pierluigi Bersani il Partito Democratico si sfascerebbe. Perché?

In edicola, domani, arriva Il Fatto. Quotidiano sul quale noi di polisblog nelle precedenti settimane abbiamo a lungo ragionato. Per completare l’analisi preventiva abbiamo deciso di rintracciare Antonio Padellaro, direttore del giornale, con il quale abbiamo provato a fare un punto su quanto lui e la sua illustre redazione sta lavorando.
Durante la lunga chiacchierata, la cui trascrizione trovate di seguito, abbiamo provato a capire perché ad oggi i giornali migliori siano a destra. Perché quelli, tendenzialmente, di sinistra non abbiamo fatto sapere ai propri lettori che esiste un Fatto. E perché la notizia su Dino Boffo andasse data.
Mario Adinolfi sostiene che, al momento, i quotidiani migliori siano quelli di destra. Anche lei li preferisce a quelli di sinistra?
Io preferisco il giornalismo interessante. Quello fatto bene che da le notizie. Quello brillante. Titoli che si fanno leggere. Tutto ciò che è scontato, noioso e banale non è giornalismo.
Ora, effettivamente a destra c’è un tentativo di rinnovare un po’ certi schemi. Spesso si cade nella volgarità. Nel linguaggio prosaico però credo c’è una vivacità che non si nota nei giornali di sinistra.