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Tutti gli articoli con tag mario adinolfi

Sondaggio: è Repubblica il quotidiano migliore per i lettori di polisblog

pubblicato da Giovanni Molaschi



È Repubblica, per i lettori di polisblog, il quotidiano migliore. Il quotidiano diretto da Ezio Mauro ha vinto il sondaggio lanciato la scorsa settimana superando il 50% delle preferenze. Il Corriere della Sera è arrivato solo secondo con un misero 17%.

Sul podio, a conferma di quanto sostenuto da Mario Adinolfi (secondo il quale i giornali di destra sono fatti meglio di quelli di sinistra), il Giornale di Vittorio Feltri seguito dal Manifesto. Quinti, a pari merito con il 5% del voti, L’Unità e La Stampa.

A pochi giorni dall’arrivo in edicola del Fatto, il quotidiano diretto da Antonio Padellaro per il quale Barbara Spinelli ha abbandonato la redazione di Mario Calabresi, è interessante osservare come il panorama della stampa italiana stia cambiando. Profondamente.

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Mario Adinolfi: i giornali di destra sono fatti meglio. Qual è il quotidiano migliore?

pubblicato da Giovanni Molaschi



Supponiamo, per un post, che l’attuale Primo Ministro italiano non perda occasione per lamentarsi dei mass media del paese. Supponiamo, sempre per un post, che il conflitto d’interessi in Italia esista meno che in altri stati.

Ok. Ora possiamo ragionare sui cambiamenti del giornalismo in Italia. Per farlo vi propongo di seguito un’analisi che Mario Adinolfi, giornalista nonché sostenitore di Dario Franceschini, ha scritto sul suo blog.

“Leggo – scrive Mario Adinolfi - prima Libero di Repubblica, penso di trovarci notizie più interessanti. Sul Giornale c’è più “pensiero laterale che sull’Unità, il primo va letto perché è sempre centrale nel dibattito, la seconda si può pure trascurare, raramente ci trovi una notizia. Persino leggere Chi qualche volta è più utile rispetto a leggere l’Espresso. Il che, lo capisco da me, è drammatico”.

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Vittorio Feltri nasconde le sue fonti. Mario Adinolfi si occupò di Dino Boffo nel 2005

pubblicato da Giovanni Molaschi

adinolfi libero feltri

Su Dino Boffo, come sostenuto nei giorni scorsi da River, molte redazioni sapevano tutto. Da anni. Nessuno, eccetto Mario Adinolfi che della vicenda se ne occupò nel 2005, scrisse qualcosa sull’argomento.

Gli stessi intellettuali di sinistra che sostengono, giustamente, la necessità di vivere in un paese laico non hanno nemmeno tentato di spiegare la vicenda che avrebbe potuto evitarci molti interventi politici della CEI.

Ci voleva Vittorio Feltri. Al Giornale. A Libero, malgrado la vicenda è riconducibile alla sua permanenza presso questa testata, non ne fece accenno. Per questo motivo non può sostenere la sua totale indipendenza dal Premier. Il suo, condivisibile, attacco a Dino Boffo è politico.

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Eugenio Scalfari replica: "Bondi è come la grandine, un castigo di Dio"

pubblicato da il passator cortese

Non ci sta, Sandro Bondi, a farsi strappazzare da Repubblica.

Il coordinatore nazionale del Pdl contrattacca: “Ezio Mauro ed Eugenio Scalfari rispondono ai miei argomenti critici ricorrendo agli insulti. Quello che più mi sorprende è la qualifica che mi attribuisce Scalfari di “miracolato” altrimenti destinato a “modesti mestieri”. Proprio lui che in gioventù fu un miracolato del fascismo, ligio giovane intellettuale prono davanti al corpo di Mussolini e, in seguito, voltagabbana, giornalista col piglio della politica tra i più rancorosi della sinistra, un misto di giacobinismo e di spocchia azionista, che in lui virano in un atteggiamento di inutile e sprezzante sedicente superiorità morale e culturale. Le sue parole, cariche di disprezzo e prive di nobiltà, rappresentano per me delle medaglie da appendere sul petto”.

Polisblog ha già trattato il “caso” Bondi.

Il ministro ieri in una lettera al Giornale aveva scritto che Repubblica è “Un pericolo per la democrazia” ricevendo una pioggia di critiche e la bordata del quotidiano di Ezio Mauro: “L’intervista del ministro Bondi merita nella sua miseria roboante, appena due righe di commento. Soltanto nel nostro Paese un ministro della Cultura può definire un giornale “un’insidia per la democrazia”. Evidentemente nella sua concezione della democrazia che non prevede contropoteri e pubblica opinione, ma solo sudditi, la libera stampa rappresenta un’insidia. I cittadini sono avvertiti”.

Quindi, oggi, la stoccata di Eugenio Scalfari, ospite di Mario Adinolfi a Red: “Bondi – ha sentenziato il fondatore di Repubblica – è come la grandine, come quando uno si trova sotto la grandine e dice “è un castigo di Dio, non posso farci nulla”. Continua l’editorialista: “Siamo davanti a gente che se non fosse stata miracolata, insieme al miracolatore, farebbe oggi modesti mestieri”.

Pallettoni. Cultura e politica. Fine secondo tempo. Sotto con i supplementari.

Armistizio Pd. Ma c'è il macigno dell'astensione di D'Alema

pubblicato da Massimo Falcioni

Nella vecchia Democrazia Cristiana, ma anche nel vecchio PCI, le riunioni della Direzione (a porte chiuse) finivano senza clamore.

Ma il giorno dopo cambiava tutto. Era facile capire, con promossi e bocciati, chi aveva vinto e chi aveva perduto. E soprattutto la gente capiva bene qual’era la linea del partito: prendere o lasciare.

Invece in questo Partito democratico degli “armistizi” fasulli, delle battaglie politiche fatte sui media o nei caminetti, partito dei grandi proponimenti sempre annunciati e mai realizzati, si vota come ai tempi del Centralismo democratico di leninista memoria e, come allora, si “approva la relazione del segretario con il contributo degli interventi”.

E’ un vecchio e logoro clichè. E’ la nuova “pax democratica”: nessuno è d’accordo con nessuno, i “distinguo” tratteggiano linee alternative che però non vengono mai proposte, non producono conseguenze politiche e organizzative.

Quindi tutti buoni, in marcia “uniti” per non andare a picco con la barca in cui si sta viaggiando. Sperando nella buona stella. Che cambi l’aria.

Un partito non è una azienda, né una questura. Conferire a Veltroni i poteri di “commissariamento” (seppure subordinati all’approvazione del parlamentino) significa creare caos nel territorio, anche laddove la situazione è normale. In ben altro modo si cura la mala pianta della “questione morale”, della degenerazione del “partito degli amministratori”.

Non un passo avanti la Direzione ha fatto sui nodi del rapporto con Berlusconi (avanti con il muro contro muro), della legge elettorale, delle alleanze, della collocazione del Pd a livello europeo, della riforma della giustizia.

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L'intervista - Giachetti (Pd) a PolisBlog: "L'autoreferenzialismo alla base della crisi del Pd"

pubblicato da fc

Dopo aver sottolineato la necessità del dialogo tra maggioranza e opposizione, l’onorevole del Pd Roberto Giachetti prosegue il suo colloquio con PolisBlog analizzando la situazione interna al Partito Democratico.

Mario Adinolfi sostiene che il Pd sia alla frutta. Effettivamente non sembra che questo sia uno dei periodi migliori per il Partito Democratico. E’ d’accordo?
“Sarei un folle a non riconoscere la difficoltà e la confusione del momento. Ma parlare di un pd alla frutta significa di fatto buttare nel cestino un percorso che tutti, ripeto tutti, abbiamo creduto necessario per cambiare il panorama della politica e restituire un’identità rinnovata alle forze del centrosinistra. Ugualmente spetta a noi impegnarci per non disperdere la fiducia di milioni di cittadini dimostrando che l’idea, il progetto al fondo della nascita e della costruzione del partito, è più forte di ogni tipo di lotta di potere interna alla struttura del Pd”.

Cosa lo danneggia?
“Lo danneggia, ancora una volta, una tipica incapacità di guardare al paese reale, ripiegandosi al proprio interno e dilaniandosi in indebite quanto inopportune diatribe relative al peso dei suoi maggiorenti e alla discussione sulla leadership che in questa fase rappresentano un ulteriore allontanamento da ciò che invece la base ed i suoi militanti chiedono al partito democratico. Si continua ad essere autoreferenziali dimenticandosi che si lavora per chi sta fuori dalle nostre stanze ed attende risposte nel merito dei problemi da parte nostra”.

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L’intervista - Mario Adinolfi (Pd) a PolisBlog: “Il Pd è alla frutta. Ecco come rilanciarlo”

pubblicato da fc

Mario Adinolfi sogna un vero partito democratico. Tutt’altro, insomma, rispetto a quello che è oggi il Pd veltroniano.
Nella seconda parte del suo colloquio con PolisBlog spiega come, nonostante tutto, sia possibile rilanciare questa nuova forza politica che per motivi vari, a suo avviso, è già alla frutta.

Al centro dell’assemblea costituente del Partito Democratico c’è il dialogo con la maggioranza, un’eventuale apertura a sinistra, la collocazione dei democratici a livello europeo e le dimissioni di Prodi. Qual è il suo punto di vista su questi temi?
“Io sono contrario al neoconsociativismo con Berlusconi, al tentativo di questo gruppo dirigente disastroso di permanere legittimandosi attraverso il gioco delle parti con il governo. L’opposizione per il Pd è una grande occasione per costruire l’identità del partito. Se restiamo fermi allo schema del mero gioco di potere, tra un anno alle europee sarà il disastro e per il Pd sarà la fine. Sulle alleanze future, dobbiamo vedere l’evoluzione del quadro complessivo. Su Prodi, sarei felice se rimanesse presidente”.

Ma se il Pd, a suo avviso, è alla frutta, cosa propone per rilanciarlo?
“Propongo un profondo ricambio di classe dirigente, non basato sulle logiche della cooptazione, ma sul fronte di una battaglia politica di identità del partito. Un partito della democrazia diretta, dove conta davvero la base, per compiere scelte identitarie coraggiose: un’idea di sicurezza che non sia quella delle destre che fanno leva sulle paure, un forte slancio liberalizzatore in economia e soprattutto nelle professioni dove vanno abbattute le barriere d’ingresso corporative, una netta propensione per la ricerca, l’innovazione, la spesa sul futuro. In Inghilterra i laburisti persero per decenni, poi arrivarono i quarantenni che inventatorno il New Labour e con Tony Blair tornarono a vincere. Dobbiamo riavviare il Pd per farlo somigliare a quella esperienza politica”.

(2. Fine)

L'intervista - Mario Adinolfi (Pd) a PolisBlog: "Walter? Un oligarca"

pubblicato da fc

Mario Adinolfi non ha bisogno di presentazioni: giornalista, blogger, anima dissidente del Pd veltroniano. PolisBlog lo ha incontrato in occasione dell’assemblea costituente del Pd in programma oggi a Roma.

Nell’ultimo post sul suo blog spiega che la classe dirigente del Partito Democratico è arrivata al capolinea e sta inventando di tutto con il solo obiettivo di permanere. Come giunge a questa conclusione?
“Questi dirigenti, quelli del tracollo alle politiche, quelli del disastro di Roma, quelli del Pd cancellato in Sicilia (regione più popolosa d’Italia dopo la Lombardia), sono arrivati al capolinea e la dimostrazione è la loro afasia. Abbiamo perso ottanta a venti le elezioni siciliane e non s’è trovato uno straccio di dirigente che ci mettesse la faccia, commentando il tracollo. Silenzio. Il silenzio di oligarchi asserragliati in un bunker. Ma il nostro sogno era un partito democratico, tutt’altra cosa dunque”.

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