Il Cav ha fatto finta di far pace con Tremonti e gli ha concesso un’altra chance. Ok. Ma il ministro del Tesoro non si metta in testa di poter fare sempre il bello e cattivo tempo e di decidere tutto lui. Niente…Grilli…per la testa
Intanto Draghi è salito al Quirinale e con Napolitano ha messo i puntini sulle ‘i’, ribadendo chi è il suo prediletto per la successione a Bankitalia. Koch di mamma
L’ineffabile Lavitola a Mentana: “Il mio mestiere? Faccio il pescivendolo”. Sì…e all’amo ha preso al volo anche il Cav. Carpa…diem
Pure ieri Bossi ha sventolato il suo nobile medio sotto il naso dei giornalisti. Regre-dito

Ormai non c’è più alcun dubbio: la Bce si comporta a tutti gli effetti come un organismo politico: se a molti non era andata giù l’ingerenza della Banca centrale Europea con i fatti italiani, con la celeberrima lettera segreta - cosa che è stata fatta passare, di fronte all’opinione pubblica, come cosa buona e giusta: loro ci comprano titoli di stato, è giusto che dettino condizioni - ora bisognerà vedere le reazioni alle nuove dichiarazioni di Jean-Claude Trichet, anticipate da Les Echos e poi riprese internazionalmente.
Sostanzialmente, Trichet va all’attacco: propone la creazione di un “superministro delle Finanze”, un ministro confederale che possa prendere decisioni dall’alto nell’Eurozona quando i singoli paesi non siano in grado di farlo. E il presidente della Banca centrale europea va anche oltre, arrivando a chiedere, come riporta il Wall Street Journal sanzioni per quei paesi che non dovessero rispettare le regole (patto di stabilità, pareggio del bilancio).
Per sua bocca, la Bce - supportata anche dalle dichiarazioni del Presidente permanente Herman Van Rompuy, che invita l’UE a far pressioni sulla Grecia e sull’Italia perché risolvano al più presto la loro situazione - rincara la dose sulla necessità di far fronte all’emergenza in maniera rapida. Una linea condivisa anche dal futuro presidente Mario Draghi, che lascia partire dichiarazioni che suonano quasi minacciose, precisando che i paesi dell’Eurozona non devono dare per scontato l’acquisto di titoli di stato da parte della Bce. Draghi ha poi sottolineato che l’euro e l’unità europea sono stati fondamentali per far fronte alla crisi.
Continua a leggere: La BCE è un organismo politico. Trichet propone un superministro e sanzioni

Eurogeddon è il nome, decisamente evocativo, che Al Jazzeera dà alla crisi del debito nell’Unione Europea. Secondo gli analisti internazionali, nemmeno la Bce potrebbe farcela, a mettere in campo l’ammontare di denaro necessario per salvare i paesi più a rischio.
Tuttavia, l’intervento della Banca Centrale Europea si è concretizzato oggi con l’acquisto dei primi titoli di stato di Spagna e Italia (anche se non giungono comunicazioni ufficiali in merito alla nazionalità dei titoli acquistati, è questa la voce riportata dal Sole24ore, a conferma delle indiscrezioni di ieri): l’effetto si è fatto sentire per un po’ sulle borse dei due paesi. Milano apre bene, poi l’altalena e la perdita contenuta, Madrid è un pelo sopra la parità, ma tutte le altre borse europee vanno male. Imitate da Wall Street che apre in ribasso netto, in seguito alla decisione dell’agenzia di “rating” Standard & Poor’s di declassare il debito americano (una questione su cui bisognerà fare un approfondimento, visto il panico generato da una procedura che il numero uno dell’agenzia stessa ha definito normale, dichiarando che si attribuisce alla S&P un’influenza e un potere molto superiore a quello che è realmente, con il mondo che di colpo sembra scoprire la nostra esistenza ma valutiamo le aziende e gli Stati da decenni). Alla luce di tutto questo, fa un po’ ridere il nuovo mantra del PdL: i mercati non decidono chi governa.
No, ma possono decidere come si governa? La situazione, inusualmente fluida, potrebbe avere conseguenze a lungo termine imprevedibili. Si parla, in giro, di Governo italiano “commissariato” dall’Unione Europea. Ma cosa si intende, esattamente?
Il fatto si può ridurre a una lettera che la Bce ha inviato al governo italiano - Bossi ne conferma l’esistenza - in cui la Banca Centrale Europea detta, in sostanza, la strategia che il governo deve seguire perché ci possa essere effettivamente un intervento da parte della banca stessa.
La lettera, scritta da Jean-Claude Trichet e Mario Draghi, ovvero presidente uscente e presidente entrante della Bce, contiene anche i dettagli, secondo il Corriere: misure da prendere, tempistiche per l’applicazione, strumenti legislativi da adottare (celeri ed efficaci).
E la cosa interessante è che questo ruolo della Bce era già stato prefigurato, sotto gli occhi di tutti, nella conferenza stampa in cui Berlusconi e Tremonti avevano suscitato grande imbarazzo contraddicendosi a vicenda proprio sul ruolo dell’isitituto bancario europeo.

Soltanto stamattina ci interrogavamo ancora sulla spinosa questione della presidenza Bce, per la quale i vertici europei, ma soprattutto la Francia, avevano posto la condizione della presenza di un solo membro italiano nel board.
Bini Smaghi era di troppo, ma non aveva alcuna intenzione di dimettersi. Questo fino al primo pomeriggio, quando il banchiere ha improvvisamente cambiato idea, annunciando il proprio ritiro. Di conseguenza Mario Draghi ha ottenuto il via libera e si insedierà ufficialmente a novembre.
Ma cos’è successo in queste ultime ore di febbrili trattative? Non è un caso che Berlusconi si sia così pronunciato su di lui:
“Non mi sembra che vi possano essere dubbi sul fatto che Bini Smaghi sarebbe qualificato per la guida della Banca d’Italia visto il particolare incarico svolto fino ad oggi”
Continua a leggere: Mario Draghi presidente della Bce: Bini Smaghi si dimette
Tre, sono i cardini dell’azione di Berlusconi fino alla data fatidica del 14 dicembre.
Punto primo: “O la fiducia o il voto”. Punto secondo: recuperare il gap alla Camera con il “mercato delle vacche”. Punto terzo: se il governo cade, incolpare di tutto Fini, il “traditore” e “l’irresponsabile” che si getta nelle fauci della sinistra.
E Fini, proprio oggi pomeriggio dirà la sua con un atteso videomessaggio, non in politichese. Si spera.
Uno solo è il punto su cui il leader di Fli fa ruotare la sua strategia del “logoramento” del premier. Fini non cade nella trappola del “governicchio” dell’ammucchiata antiberlusconiana.
Gioca la carta unica e pesante di un governo costituzionale di emergenza per far fronte alla grave crisi economica, non solo per cambiare la legge elettorale.
Un esecutivo del “presidente”, di alto profilo, con alla guida un uomo super partes del livello di Mario Draghi su cui (dopo l’eventuale mandato del capo dello Stato) far convergere i voti di tutte le forze responsabili. Altro che ribaltone!
“Sparare” sul governatore di Bankitalia sarebbe allora come sparare sulla Croce Rossa in tempo di guerra e Berlusconi e Bossi si troverebbero davvero a mal partito.
Fini non vuole scorciatoie, ecco perché si defila dalla sfiducia a Bondi del 29 novembre. La tela è quasi pronta. Si aspetta solo il d-day del 14 dicembre.
Dopo di che a Berlusconi non resta che la carta delle elezioni. Napolitano permettendo. Stavolta, chi perde paga. E paga tutto.
In questo mondo malvagio un manipolo di supereroi è pronto a difenderci dalle grinfie della speculazione internazionale. Il più coraggioso di essi è il superministro del Tesoro che di giorno dà la caccia agli evasori e la notte condona un po’ tutto (ma lui preferisce la notte). ArrabBatman
Super Tremonti ha un valido aiuto contro i mostri della finanza globale. Un famoso mago e ipnotizzatore che sa anche resuscitare i morti. Mandrake? No, ManDraghi
Il 150esimo dell’Unità d’Italia si avvicina, però la coesione nazionale appare sempre più instabile. Cosa resterà del povero Stivale? B-ossi di seppia
Il Cav vuole intanto normalizzare la Rai e scoppia il caso Saviano-Dandini. I finiani sbraitano, ma il sultano desidera, a Viale Mazzini, solo gente che se la fa sotto quando sente il suo nome. MinzoLines
Il Cavaliere non perde il vizio di appropriarsi di cose non sue, di interpretare sempre pro domo sua, di strumentalizzare chiunque.
Oggi il Premier … “apprezza il riconoscimento di Mario Draghi sulla “manovra”. Ma cosa ha detto il Governatore , asciutto, e con i numeri alla mano?
Draghi ha detto tre cose: primo, che la manovra economica del Governo era inevitabile; secondo che la lotta contro la corruzione e l`evasione fiscale devono essere prioritarie per il nostro Paese; terzo che è necessario varare delle riforme strutturali perché senza interventi profondi il nostro Paese non ha futuro. Draghi questo ha detto.
E Berlusconi e il suo governo hanno fatto e fanno esattamente l’opposto. Cavaliere smemorato o solita … faccia di tolla?

Chi nel Partito Democratico ha tutte le carte per emanciparsi dal segretario Pier Luigi Bersani, e dal pseudo Cardinal Richelieu (Massimo D’Alema) con il quale si accompagna lo stesso Bersani, comincia ad essere insofferente per il mancato rinnovamento che tre sconfitte dovrebbero agevolare.
Alla manifestazione di malessere del sindaco di Torino Sergio Chiamparino si aggiunge quella del Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti secondo il quale Roma, a causa dei limiti del Partito Democratico, potrebbe essere una roccaforte del centro-destra per i prossimi vent’anni.
“La destra oggi ha più capacità di parlare ai deboli, alle loro paure, alla voglia di non essere infastiditi. Questo – prosegue Nicola Zingaretti - spiega i provvedimenti sui rom, sulle prostitute, sui lavavetri. A noi non piacciono, ma creano un patto, ancorché scellerato, con i cittadini e creano grande consenso.
Continua a leggere: Sondaggio: Nicola Zingaretti è il sostituto di Pier Luigi Bersani?

Sergio Chiamparino non ha fatto in tempo a lamentarsi pubblicamente della gestione romana del Partito Democratico che Pier Luigi Bersani colpisce ancora rimanendo all’ombra del proprio padre politico: Massimo D’Alema.
L’ex leader politico, dopo essersi reso conto che l’ostracismo adottato contro Nichi Vendola ha in realtà favorito l’esponente politico alla riconferma del posto per il quale si era candidato, si è presentato a Mantova per sostenere il candidato sindaco Fiorenza Brioni attualmente in ballottaggio contro l’avversario politico del Pdl.
“Noi – ha dichiarato l’ex leader politico a margine dell’incontro pubblico – riteniamo necessario cambiare la legge elettorale in modo che venga restituito ai cittadini il potere di scegliersi i parlamentari. Se ci sono delle proposte serie siamo pronti a discutere per ora c’è solo un grande chiacchiericcio e titoli sui giornali, ma la Costituzione è più complicata”.

La cena tra i leader del Pdl e della Lega, organizzata ieri ad Arcore, non è l’unico fatto politico sul quale vale la pena ragionare oggi. A dieci giorni dalle elezioni regionali Sergio Chiamparino, sindaco di Torino in quota Pd nonché presidente dei comuni italiani, da due importanti quotidiani italiani (la Stampa e l’Unità) lancia una sfida al segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani.
“Dopo tre sconfitte consecutive, alle politiche, alle europee e alle regionali – ha dichiarato il primo cittadino di Torino alla Stampa - è evidente che qualcosa non va: Bersani deve rovesciare l’impostazione del partito, “azzerando i ‘caminetti” per togliere potere alle correnti e affidare il Pd a chi ha la credibilità per rappresentarlo sul territorio, come i sindaci e i governatori”.
Sergio Chiamparino, che già in molti vedevano a capo di un ipotetico Pd del Nord, è tra i molti rappresentanti del Pd l’unico a voler affrontare in modo chiaro i problemi del proprio partito che per emanciparsi dall’attuale crisi, tanto quanto il Popolo delle Libertà, deve creare con l’elettorato lo stesso rapporto che ha permesso alla Lega Nord di stare oggi ai posti di comando.
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