
Brutto momento per Pier Luigi Bersani. Mentre i suoi compagni di partito provano a capire se la sua segreteria possa provare a vincere alle prossime elezioni politiche la maggioranza cancella il suo operato come ministro.
Angelino Alfano, responsabile della Giustizia italiana, ha infatti deciso di restaurare le tariffe minime degli ordini che l’attuale leader del Partito Democratico aveva abolito durante il precedente Governo Prodi.
“Ascolterò – ha dichiarato il Guardasigilli - le voci di tutti gli ordini e dopo un’attenta analisi proporremo delle riforme che siano in grado di tenere insieme la dignità ed il prestigio delle professioni insieme agli interessi del singolo cittadino. L’abolizione delle tariffe minime, senza dare alcun beneficio ai cittadini, ha tutelato i più forti. Ed in generale ha danneggiato i professionisti italiani”.
Massimo Cacciari ha, probabilmente, ragione quando afferma ai microfoni di Radio24 che la sconfitta elettorale registrata pochi giorni fa dal Partito Democratico non debba inficiare il lavoro di Pier Luigi Bersani.
Di fatto il mancato, ma necessario, esame di coscienza che il segretario del Partito Democratico dovrebbe conseguire fa sì che da più parti si inizi pensare a come cambiare il progetto politico che dell’idea di Walter Veltroni conserva ben poco.
Qualcuno ha iniziato a sognare una vera e propria restaurazione in perfetto stile Prodi. Secondo l’editorialista della Stampa Fabio Martini il posto occupato oggi dallo stesso Bersani spetterebbe a Mario Draghi, attuale Governatore della Banca d’Italia.
Continua a leggere: Sondaggio: chi sarà il nuovo leader del centro-sinistra di Pier Luigi Bersani?

Qualcosa è successo, o sta accadendo, se la politica internazionale del nostro paese sembra essere un progetto troppo velletario per radicarsi. A poco meno di un giorno dall’attacco iraniano all’ambasciata italiana, si discute sul ruolo dell’Italia in Europa.
Stando a quanto pubblicato dalla Stampa Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, non potrebbe diventare il nuovo Presidente della Banca Europea a causa di un veto, implicito, che molti Capi di Stato avrebbero adottato contro nostro paese.
Pronta subito la smentita del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, secondo il quale la candidatura del funzionario italiano è stata ipotizzata prima del previsto. D’accordo con l’esponente politico anche Silvio Berlusconi che dell’articolo pubblicato da la Stampa ha parlato durante la presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa.
Continua a leggere: Bce: l’Europa boicotta la candidatura di Mario Draghi

Alla presentazione all’Università Statale di Milano dell’ottimo volume (da noi recentemente recensito) “Flex-insecurity. Perchè in Italia la flessibilità diventa precarietà”, non si è discusso solo delle boutade del ministro Tremonti sulla necessità di un “ritorno al posto fisso”, ma anche delle chances del nostro paese di uscire dalla crisi.
E i presenti - tra cui Tito Boeri, Emilio Reyneri e Michele Salvati - hanno concordato tutti sul fatto che le prospettive per l’Italia sono in questo momento particolarmente preoccupanti. Vi riporto nel seguito alcune delle loro interessanti argomentazioni.
Secondo Tito Boeri le statistiche rese pubbliche recentemente sulla disoccupazione sono inquietanti, ma ancora peggio - se possibile - sono i dati (non ufficialmente disponibili, ma che trapelano tra gli addetti ai lavoratori) sulle assunzioni.
Continua a leggere: Crisi, disoccupazione e ammortizzatori sociali: le paure degli esperti

L’altroieri, quando Mario Draghi ha sostenuto la necessità di un innalzamento dell’età pensionabile, la reazione del Ministro Sacconi e dell’INPS è stata di immediato rifiuto: “Il sistema tiene e i conti sono a posto” è stata la difesa ufficiale.
Hanno ragione? In parte. Dal punto di vista strettamente finanziario infatti, l’INPS gode certamente di una salute soddisfacente, come fanno rimarcare giustamente i suoi dirigenti. Ma il punto non è questo, purtroppo.
Il problema è infatti che questo equilibrio dei conti viene garantito con uno stratagemma che può essere semplificato così: si prendono soldi dai giovani precari (i quali, quando sarà il loro turno, incasserano pensioni ben misere) e con questi si finanziano le pensioni degli anziani di oggi. Vediamo come, dopo il salto.
Continua a leggere: Età pensionabile: i conti dell'INPS sono davvero a posto?

Su queste pagine mi sono lamentato più volte del fatto che la pressante necessità di una riforma degli ammortizzatori sociali italiani venga colpevolmente trascurata da molta - anche se non tutta - classe politica. A differenza del governatore di Bankitalia Mario Draghi, che ha dichiarato oggi:
“Molti lavoratori restano ancora esclusi dalla tutela pubblica (..). Dal sovrapporsi dei vari strumenti emerge una configurazione intricata che rende estremamente eterogenea la copertura assicurativa dei lavoratori, a seconda del settore, della dimensione di impresa e del contratto lavorativo (..). Nonostante vari interventi, non si e’ ancora giunti a un ripensamento complessivo del sistema orientato a criteri di equita’ ed efficienza”
Continua a leggere: Età pensionabile e ammortizzatori sociali: ha ragione Draghi
Il taglio “obamiano” della chiusura del discorso del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi (“La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza”) è stato interpretato da Silvio Berlusconi in positivo.
Addirittura come un sostegno al Governo e alla sua azione.
“Una relazione di stampo berlusconiano” – è stato il commento del premier. Tanto per gradire. Ma è proprio così?
Per Draghi bisogna recuperare la fiducia, ma senza raggiri e false speranze.
La crisi è tutt’altro che superata: “I recenti segnali di un affievolimento della fase più acuta della recessione provengono dai mercati finanziari e dai sondaggi d’opinione, più che dalle statistiche finora disponibili sull’economia reale”.
I numeri del Governatore sono lame nelle ferite: “Il Pil crollerà del 5%, la disoccupazione salirà del 10%”. Disastro Italia!.
L’opposto di ciò che anche nelle ultime ore sostengono il capo del governo e i suoi ministri. Mentre la caduta del Pil in Europa è del 4%, in Italia è del 5%. Un segnale pesante che mette in evidenza la gravità e il perdurare della crisi nel nostro paese e l’inconsistenza, o comunque l’inefficacia del governo a contrastarla.
Le riforme? Alla prossima …
D’altronde, il premier ha “altre” emergenze: l’attacco alla magistratura, le telenovele private, la promessa delle crociere per gli sfollati.
Si è appena conclusa la relazione annuale del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, che ha tracciato un quadro molto concreto e a tratti impietoso dello stato del paese, ma senza mai cadere nella trappola della critica fine a se stessa. Molte le sottolineature negative, ma tutte seguite da proposte per migliorare lo status quo, al punto da poter configurare la relazione stessa come un atto di fiducia nel paese e di speranza nel futuro.
In sintesi i punti toccati sono stati l’eccesso di tassazione (ai livelli più alti dal 97, in particolar modo sulle imprese), la sperequazione delle risorse destinate al Mezzogiorno, il cui controllo deve essere rafforzato ad ogni costo e la flessibilità del lavoro che deve ridistribuirsi sull’intero arco della carriera e non solo nei primi anni di impiego.
Un intero capitolo del discorso è stato dedicato al progetto di federalismo fiscale, in una saldatura ideale con le posizioni del Quirinale. Qui Draghi ha voluto dare un segnale favorevole, pur senza entrare troppo nello specifico, e limitandosi ad enunciare gli aspetti positivi di un riformismo volto a cambiare un sistema sinora considerato intoccabile.