
Ci (ri)siamo. Via Gradoli, un tempo nota per il rapimento Moro, ormai è divenuto un crocevia di ricatti, trans, battone e calciatori. Tanti infatti i calciatori di serie A intravisti in quei lidi, e che hanno pagato fiori di milioni per non far uscire la notizia. Ma siccome a noi degli onesti pedatori non frega nulla, lasciateci sparare la notizia vera.
Nell’inchiesta, resa nota dal settimanale Oggi, sarebbero coinvolti una serie di nomi di spicco della politica e tutto ciò che vi gravita intorno, i più importanti dei quali sarebbero tre. Vediamo chi.
Il sindacalista. Qui si parla di “alto rappresentante di una sigla nazionale”. Le sigle nazionali sono fondamentalmente tre. Cgil, Cisl, Uil. Quanti alti rappresentanti conoscete? Non tantissimi, eh. Il cerchio dei nomi qui è veramente ristretto.
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Tutti voi sarete al corrente della vicenda di Fabrizio Corona, recentemente condannato a 3 anni e 8 mesi; in caso contrario potete comunque trovarne le ultimi sviluppi su TvBlog. La grossa novità è che ora la Procura ha riaperto l’intero filone d’inchiesta e secondo le indiscrezioni pubblicate oggi dal Giornale pare che vi siano coinvolti molti nomi noti della politica.
“Sarà un inferno” aveva anticipato Corona, e gli aveva fatto eco il fotografo dello scandalo Sircana, Max Scarfone, annunciando che ne vedremo delle belle. Di fatto per ora possiamo citare, per fare alcuni nomi:
Tra gli atti, la testimonianza di «Bicio» Pensa, ex collaboratore di Corona, che parla delle foto scattate a Michele Santoro e Beatrice Borromeo, conduttore e inviata speciale di Annozero, e al comico Leonardo Pieraccioni. E molto altro.

In attesa che la giustizia faccia il suo corso senza che nessuno ipotizzi dei ritardi per via della mancata riforma, sulla quale si disquisisce più dell’emergenza rifiuti che in Sicilia si sta registrando nelle ultime settimane, è necessario continuare a riflettere sulla morte di Brenda.
Secondo Mario Adinolfi la transessuale, travolta (e non solo) dallo scandalo di Piero Marrazzo, ricorda Mino Pecorelli. Il giornalista, affiliato alla loggia massonica P2, che venne ucciso nel 1979 in circostante ancora da stabilire.
“È Roma – scrive Mario Adinolfi - che sembra tornata ad essere quella dei tempi della Banda della Magliana. Anzi, peggiore. Più subdola e per questo più pericolosa. La Brendona è il Mino Pecorelli del tempo tragico e farsesco che stiamo vivendo, di una classe dirigente di una pochezza spaventosa, nome in codice Chiappe d’Oro”.

Beati i tempi in cui la tv era popolata da nani e ballerine. Oggi non c’è emittente che non abbia sporcato i propri contenuti con della politica. Ad ufficializzare questo nuovo corso della televisione è stato il discutibile Licio Gelli che su Odeon Tv ha condotto un programma televisivo che ormai non lo si nega più a nessuno.
Anche Piero Marrazzo potrà riavere il suo. E lo avrà come annuncia il suo legale, Luca Petrucci, in un’intervista nella quale precisa che il suo assistito aveva lasciato solo temporaneamente l’azienda nella quale si era imposto come nuovo paladino dei cittadini.
Ritornando in tv, l’ex governatore del Lazio non dimostra di essere certo una persona seria. Con quale coraggio lui, e altri volti noti (Michele Santoro piuttosto che Lilli Gruber) che prima di lui avevano tentato la carriera politica possono contestare il conflitto di interessi del premier?

Dell’irrituale (per usare un eufemismo) editoriale televisivo pro-ritorno dell’immunità parlamentare di Augusto Minzolini si è parlato sia su queste pagine che su TvBlog. Tra le varie prese di distanza manca a mio avviso una constatazione fondamentale: il tentativo del direttore del Tg1 (e di chi dietro di lui coltiva questo genere di aspirazioni) è votato al fallimento.
Può essere, infatti, che si arrivi davvero ad un ritorno dell’immunità parlamentare: se i numeri in parlamento lo consentono, (quasi) tutto è possibile. Quello che è invece impossibile è ottenere il consenso dell’opinione pubblica italiana su un ritorno al passato di questo genere. Vediamo perchè.
Nella psicologia della nazione, Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica hanno costituito un punto di svolta irreversibile. Prima di allora, lo abbiamo visto in un recente sondaggio, anche presidenti del consiglio non propriamente immacolati come Giulio Andreotti godevano della fiducia della maggioranza della popolazione. Dopo, un crollo devastante, di almeno 10 punti.
Impossibile che Pdl e maggioranza calino e Pd cresca? Incredibile, ma vero.
Almeno è quel che dicono gli ultimi sondaggi. Da una parte c’è l’effetto Bersani (il caso Marrazzo, almeno per ora, non pare incidere più di tanto). Ma, si dirà: “Il nuovo segretario non ha fatto niente, o quasi”.
Appunto. Meglio niente, o quasi niente che male, o peggio dei predecessori. Le primarie hanno galvanizzato il corpaccione del partito ma non smuovono l’elettorato, sempre guardingo e disfidabile. Allora?
Indubbiamente è l’effetto Berlusconi a far gridare al (piccolo) miracolo. Il Premier, gira e rigira, promette le riforme che però non si fanno e invece torna sempre suoi propri passi e impone al governo la sua agenda personale. In altre parole, impone all’esecutivo di risolvere i fatti personali, specie sul nodo scorsoio della giustizia.
Poi c’è la fibrillazione con Fini, Bossi, Tremonti, iceberg di un sommovimento sotterraneo che non si vede fuori ma che c’è e può precludere a nuove e ben più dirompenti scosse.
Insomma, come diceva il sempreverde Andreotti, “qualcosa si muove”. Forse gli italiani stanno iniziando a tirare le somme e lanciano i primi segnali a Berlusconi e al governo ma anche al Pd e all’opposizione.
Chissà se qualcuno sarà capace di coglierli?
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Di certo c’è solo la morte. E poco altro. Ad oggi, ad esempio, non si sa ancora perché Stefano Cucchi è stato ucciso. In quel modo. Per questo si indaga. Per provare a fare giustizia. Per cercare di limitare l’imbarbarimento della società.
Malgrado ciò il Ministro della Difesa Ignazio La Russa sostiene, senza esplicare una tesi, che quanto successo a Stefano Cucchi non è imputabile a dei carabinieri. Forse. Certo è che la mano sul fuoco a difesa dell’arma l’esponente del Pdl non dovrebbe metterla.
L’ex Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, non era mica stato ricattato da quattro extracomunitari venuti in Italia per rubare il lavoro. Quell’uomo alla berlina è stato messo da alcuni carabinieri. Forse cinque.

Fuori programma ieri a Ballarò, con Berlusconi che chiama in diretta per dire la sua sul processo Mills e su altri casi d’attualità nel paese, a partire dal presidente dimissionario della Regione Lazio Piero Marrazzo.
“La vera anomalia italiana non è Berlusconi ma sono i pm comunisti”
e
“L’ho informato (Marrazzo, NdR) ma non gli ho dato alcun consiglio l’ho lasciato libero di scegliere se chiamare i numeri telefonici che gli ho fornito o di fare una denuncia”
Sono due delle chicche che potete trovare (e commentare) cliccando sul link dell’immagine, o qui.
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Questa settimana la redazione di Ballarò non avrà certamente avuto difficoltà a impostare gli argomenti della trasmissione. Sono talmente tante le questioni sul piatto della politica che al limite si crea il problema inverso, cioè di come condensare tutto all’interno di due ore di programma.
“La maggioranza si spacca sul ministro Tremonti e la sua politica economica, Bersani è il nuovo segretario del PD, il caso Marrazzo riapre il dibattito su cosa è pubblico e cosa è privato”.
Questi i temi di una puntata in cui Giovanni Floris ospita, tra gli altri, il ministro della Difesa e coordinatore nazionale del PdL Ignazio La Russa, la deputata del Pd Rosi Bindi, il capogruppo dei deputati della Lega alla Camera Roberto Cota. Il settimanale d’informazione di Raitre è aperto dalla copertina satirica di Maurizio Crozza.
Come sempre questo spazio sarà a disposizione per i commenti alla trasmissione. Appuntamento su Rai3 alle 21.05
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Tremonti si dimette. Tremonti resta. Se va via, arriva Draghi. No, cade il governo. Insomma, di questi tempi è tutto un gran casino nella maggioranza. GIrap la ruota
Il governo dà la caccia ai latitanti e rafforza i meccanismi di confisca e assegnazione dei beni mafiosi. Ma poi tentenna quando c’è da sciogliere un comune (targato Pdl) infiltrato. Com’è strano il mondo. Abbiamo toccato il Fondi
La vittoria di Bersani è anche la sua. Un’altra batosta al veltronismo ormai disastrato. D’Aleminenza grigia
Da Sircana a Marrazzo, la sinistra ha trovato la sua nuova via mondialista contro l’identitarismo localista delle destre. Trans-nazionale