
Su suggerimento di un filosofo francese Silvio Berlusconi avrebbe deciso di affiancare l’attività editoriale a quella politica creando un vero e proprio modo di comunicare che probabilmente sopravvivere alla sua uscita di scena.
Non tanto perché è il migliore. Anzi. Il berlusconismo sopravviverà a Silvio perché già commercializzato all’estero. Non è certo un caso che Nicolas Sarkozy ricordi fin troppo il Presidente del Consiglio italiano.
Di questo e molto altro abbiamo ragionato con Giacomo Leso che gestisce per l’Espresso il blog “Parigi brucia?” .
Partito Democratico. In Italia il dibattito sul partito politico più votato dell’opposizione ha talmente assorbito i rappresentati politici di questa coalizione, che sui problemi del paese non si ragiona. E in Francia? Che fine ha fatto Ségolène Royal? Qual è il ruolo del Partito Socialista, oggi, all’interno del dibattito politico?

Il Partito Democratico è dilaniato dalle lotte interne, oggi più che mai: dalemiani contro veltroniani, ex margherita contro ex DS. In questi ultimi giorni i vari leader non sono d’accordo neanche sulla partecipazione al corteo per lo sciopero generale CGIL del 12 dicembre.
Il fatto è che la sinistra europea sta male, da tempo, e un po’ ovunque si scanna al suo interno: prendiamo i laburisti inglesi, che forse solo ora escono da anni di dilaniante guerra interna Blair-Brown; o la SPD tedesca, ridotta ai minimi storici dalla grande coalizione con i conservatori della CDU e divisa aspramente tra moderati eredi di Schroeder e sinistra interna, che spinge per un’alleanza con la più radicale “Linke”.
Il caso più interessante in questi ultimi giorni è però quello del PS francese, la cui corsa per la segreteria è stata vinta dalla tradizionalista Martine Aubry sul filo di lana (solo lo 0,04%) contro l’agguerritissima rivale Ségolène Royal, protagonista di una campagna elettorale a dir poco pirotecnica.
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Se il Partito Democratico italiano piange, squassato dalle divisioni interne (dalemiani vs veltroniani, as usual), il Partito Socialista Francese non ride. Chiamato ad eleggere il nuovo segretario, che sarebbe succeduto a François Hollande, il Partito si è ritrovato con un ballottaggio tutto al femminile: da un lato l’ex candidata alla Presidenza Ségolène Royal; dall’altro il sindaco di Lille Martine Aubry.
Fin qui niente di strano, se non che i risultati del ballottaggio (arrivati nella prima mattinata, dopo la chiusura del voto alle 22 di ieri) hanno visto la Aubry vincere con il 50,02%, pari a un margine di 42 voti su 134.784 suffragi totali. Questo ha ovviamente portato la Royal a contestare il risultato, chiedendo nuove consultazioni. L’establishment del partito, però, sta facendo rapidamente quadrato attorno alla Aubry (figlia tra l’altro di Jaques Delors), che a sua volta ha annunciato di non voler considerare un inusuale “terzo turno”. Pare che l’uscente Hollande - ex compagno della Royal, tra l’altro - abbia concordato con lei. Intanto, Hollande ha convocato un Consiglio Nazionale del partito per mercoledì, col compito di sbrogliare la matassa. Qualunque sia la decisione, da qui a mettere il partito nel caos, il passo pare assai breve.
D’altra parte proprio la Aubry rappresenta la tendenza più “classicista” del Partito Socialista, alla quale si sono accodati, ad esempio, il sindaco di Parigi Bertrand Delanoe e altri dei cosiddetti “vecchi elefanti”. La Royal, invece, rappresenta una linea più spregiudicata, specie nelle aperture verso il centro, ma inevitabilmente più invisa ai militanti storici e meno strutturata nel partito. Secondo Liberation, però, qualcuno che festeggia c’è: è l’UMP, il partito del Presidente Sarkozy, che spera che le divisioni interne all’opposizione possano rendere più agevole la vita politica del Presidente e del Governo. Forse, in questo, Italia e Francia sono davvero cugine.
Foto | philippe grangeaud per partisocialiste su Flickr