Massimo Cacciari: filosofia. Voto 6+ Il filosofo dice che Beppe Grillo è “come Borghezio. La demagogia scatenata ha le sue regole e le sue leggi. Grillo si arruffiana il popolo, ma la demagogia segue il popolo non lo guida. Un demagogo come lui può anche partire dall’estrema sinistra ma finisce con l’assecondare i peggiori istinti”. Già.
Beppe Grillo: psicologia. Voto 4- Mentre la polizia arresta 26 no Tav tra cui due ex terroristi, uno di Prima Linea e uno delle Brigate Rosse, il comico-politico protesta citando il leader di Potere Operaio Franco Piperno che definì la strage di via Fani un’operazione di “geometrica potenza”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Già.
Sulle ultime proteste, specie quelle degli autotrasportatori e dei tassisti, ci esprimiamo da giorni. Non ci dispiace certo che le nostre opinioni, sostanzialmente, sono anche quelle (cioè combaciano) di due personaggi che sono da decenni sul “pezzo”, protagonisti della vita politica e sociale italiana: Massimo Cacciari e Emanuele Macaluso.
Massimo Cacciari: “C’è un senso di disagio, insicurezza e precarietà che sta dilagando in tutte le categorie, anche in quelle più protette. Ma vedo anche una grande confusione sulle prospettive politiche generali. Questo è un Paese che ha bisogno di un governo e di una direzione politica, perchè da ormai vent’anni non è governato. Tra lobbies che vedono minacciati i propri interessi e il 30 per cento dei giovani a spasso senza prospettive future, direi che le motivazioni per il dilagare di proteste avanzano. E’ già tanto che non si sia arrivati prima a questa crisi”.
“L’aspetto più pericoloso è che questo movimento metta in fibrillazione le forze politiche che sono le responsabili maggiori di questo disastro. Temendo perdite di consenso, i partiti potrebbero mettere in crisi il governo Monti pur di raccattare qualche voto. Ma le elezioni nel pieno della manovra potrebbero portare davvero al tracollo della situazione. Speriamo che Pd e Pdl ragionino e non si facciano sedurre dalle estreme, come è successo troppo spesso in passato. La protesta si aggraverà se le forze politiche perderanno definitivamente la trebisonda. La paura di non avere più i voti di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai potrebbe spingere i politici a gridare come fanno Bossi o i Rifondaroli e a chiedere di andare a votare”.
Emanuele Macaluso: “Il governo sta facendo il suo compito, sta mettendo in atto dei provvedimenti sensati. Ma non si può governare da Palazzo Chigi. Se non riesci a controllare quello che accade sul territorio, se non riesci a intercettare quello che accade nella realtà, se non governi i processi politici e sociali, vai incontro inevitabilmente a forme di rivolta e insurrezionalismo. Stiamo pagando la mancanza dei partiti, l’assenza della politica, l’inesistenza di organizzazioni di massa che sappiano mediare, interpretare le esigenze delle persone e quindi governare i processi politici e sociali sul territorio”.
”Se non si ricostituiscono grandi organizzazioni democratiche di massa, grandi partiti, saremo inevitabilmente immersi in una continua situazione di ribellismo. Ripeto, io sostanzialmente approvo quello che fa il Governo, ma non si governa da Palazzo Chigi senza un controllo democratico sul territorio. Cioè, senza partiti”. Punto.
Massimo Cacciari: furbetti. Voto 8. L’ex sindaco di Venezia sui ministeri al Nord:“Napolitano fa benissimo a intervenire, deve farlo più duramente, è inconcepibile che in uffici pubblici ci sia la foto di Bossi: è come se un sindaco si mettesse nello studio quella di Bersani o di Di Pietro”. Sultanati padani.
Italo Bocchino: furboni. Voto 8. Il neo segretario del Pdl Alfano vuole un Ppe italiano con Casini e Fini, ma Fli non abbocca: “Se oggi ne parlano - ha subito replicato Bocchino - è per cercare una via di fuga al crollo del berlusconismo, temendo le macerie di una stagione ormai segnata”. Cotta e mangiata.

Anche questa brutta storia della guerriglia in Val di Susa va al di là del tema specifico e dei confini territoriali. E’ un classico nodo italiano.
Dominano la confusione e lo schieramento ideologico (dopo quasi 30 anni, nessuno sa esattamente i pro e i contro del progetto), l’inadeguatezza e l’assenza del governo, le speculazioni legate al business, le strumentalizzazioni politiche.
Al fondo di tutto c’è una totale caduta di fiducia della gente nella classe dirigente, ceto politico in primis. Dice uno sfiduciato ma lucido Massimo Cacciari: “Nessuno si sente più rappresentato da nessuno: c’è una crisi sistemica di rappresentanza”.
Questo è il problema. Che non si risolve con i manganelli e i lacrimogeni della polizia, né con gli appelli al senso di responsabilità e all’isolamento dei provocatori e dei violenti. Le BR, come vigliaccamente titola il Giornale, qui non c’entrano niente.
Al di là dei “black bloc”, guerriglieri della globalizzazione senza regole che vanno messi in condizione di non nuocere senza “se” e senza “ma”, ci sono mille giusti e sacrosanti focolai di protesta che, lasciati incancrenire, diventano incubatoi di violenza.
La gente “normale” chiede cose “normali”: a quella gente - la maggioranza degli italiani - va data risposta in un solo modo: affrontando i problemi con gli strumenti della democrazia.
Questo governo, questo bipolarismo, questa seconda Repubblica sono all’altezza delle sfide? I fatti parlano da soli. E mettono anche in evidenza la mancanza di alternativa. E’ un nodo che non si scioglie con un colpo di spada. Bisogna riannodare i fili della politica, cioè rimettere i cittadini al primo posto. Tutto qui.
Massimo Cacciari: pallottole. Voto 7+. L’ex sindaco di Venezia dice che l’astensionismo cresce perché molti non credono ai padroni di destra nè ai lecchini di centro e neanche a questa sinistra borghese priva di idee e di ideali. sottomessa ai primi due schieramenti. Conto finale.
Francesco Rutelli: pallottoliere. Voto 7 -. Il leader di Api: “Il berlusconismo è stato caratterizzato dal gioco formidabile della denigrazione dell’avversario e dell’autocelebrazione del suo leader sui mass media, senza che mai qualcosa di serio sia stato realizzato”. Conto della serva.
Avrà certamente ragione Massimo Cacciari quando dice che:”La gente è in perenne disagio, è stanca, esausta, isterica, nervosa e perciò non riesce più a distinguere ciò che nella vita di una città è una sciocchezza e ciò che invece è importante”.
Ma l’ex sindaco di Venezia e barbuto filosofo sinistro sui generis pare proprio soffrire degli stessi mali quando affronta con l’accetta il rapporto sindaci-amministrati: “I cittadini sono dei rompiballe, un esercito di infanti incapaci di arrangiarsi su qualsiasi faccenda umana e terrena”.
Non che Cacciari abbia tutti i torti, ma di chi è la colpa? I cittadini sono certamente (quasi) tutti menefreghisti e nessuno si dà da fare di fronte a qualsiasi emergenza (chi spala più la neve davanti casa o davanti al proprio negozio?) aspettando sempre la manna dal cielo. Ma la politica?
La politica non sa fare altro che lisciare il pelo al “popolo” che chiede, si lamenta, incolpa sempre gli altri, il governo, la società e così via. E i politici acconsentono, dal centro alla periferia, lo fanno per buonismo e per calcolo elettorale.
Quindi bravo all’ex sindaco Cacciari che ha il coraggio di criticare a muso duro i cittadini “piagnoni”, “l’invasione della società civile che ogni giorno invade l’ufficio del sindaco perché ha la prostituta nel viale, o il casino nel bar sotto casa o il mendicante o la strada dissestata”.
Ma una domanda s’impone: Caro Cacciari, perché i cittadini votano un sindaco? Per discutere di filosofia e della fame nel mondo? I grandi sindaci, Giuseppe Dozza a Bologna e Giorgio La Pira a Firenze, riuscivano ad elevare il dialogo con i cittadini affrontando temi quali la pace, i servizi sociali, la cultura, l’urbanistica, la democrazia ecc, non isolandoli dai problemi terra terra che la gente comune aveva e deve affrontare ogni giorno.
Una volta, nella capitale, la gente sarebbe scesa in piazza al grido di “Alemanno boia!”. Vuoi mettere l’effetto: altro che “parentopoli”!
La crisi della giunta romana, se si scava un po’, investe la concezione berlusconiana della politica: chi vince le elezioni conquista il potere invece del governo. Quindi il potere è l’obiettivo: lo si conquista e lo si mantiene come si può. Da anni, è così ovunque, da Palazzo Chigi all’ultimo municipio.
Alemanno non è “inciampato” nella parentopoli: c’è uno sgretolamento da basso impero perché si privilegia l’interesse di pochi su quello generale, si trova il posto all’amico e all’amico dell’amico, non per beneficenza, ma per interessi elettoralistici. L’ex colonnello di Fini non ha retto la sfida del governo della capitale.
Ma è tutta colpa sua, del suo modello? No, perché è terminata un’epoca: la stagione dei sindaci non c’è più, ovunque il ruolo dei sindaci è in crisi.
Uno che se ne intende, Massimo Cacciari, spiega: “C’è una situazione disperata che mette in grave difficoltà gli amministratori laddove non esistono i margini per politiche reali”.
Tradotto, vuol dire che i sindaci, con le casse vuote per la mannaia del governo, se vogliono conquistare consensi hanno la via obbligata: fanno i populisti, fanno i rottamatori, fanno gli scaricabarile. In definitiva curano se stessi e non gli interessi dei cittadini, lo sviluppo delle proprie cricche invece di quello della città. E’ così (quasi) ovunque.
Mal comune mezzo gaudio? Ci penserà (se passa) il federalismo della Lega a sferrare l’ultimo colpo. Mortale.
Anno nuovo, vita nuova? Macchè! Di questo passo ci teniamo Berlusconi. A dirlo è solo il sempre “incazzato” filosofo Massimo Cacciari, ma a pensarlo è la maggioranza degli italiani.
Da mesi il premier fa il passo del gambero ma il Partito democratico, fuori tempo e fuori campo, non ne trae alcun vantaggio e non si schioda dalla sua crisi permanente. Perché?
A forza di girare, il disco si è rigato: mancanza di identità, mancanza di progettualità, mancanza di leadership, mancanza di unità. Tutto qui? No.
Il Pd non è sentito come alternativa anche (o soprattutto?) perché i suoi esponenti sono visti uguali o peggiori degli altri. Le eccezioni confermano la regola.
Il buon Bersani guarda e tace. Ma la tenaglia si sta stringendo attorno al leader del Pd, chiamato a rispondere di quella che oramai si può definire il fallimento di una strategia politica basata esclusivamente sul “facciamo cadere Berlusconi” (e Berlusconi è sempre lì).
Se si va al voto anticipato in primavera, la debacle elettorale del Pd sarà una catastrofe annunciata. Tutto ciò è il frutto di una situazione di paralisi, smottamento e smarrimento del partito che, in modi pur diversi, sta avvenendo quasi ovunque in Italia.
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Gianfranco Fini: doccia gelata. Voto 8+. L’ex leader di An non demorde: “chi spera che cambi sulla trasparenza e sulla legalità si rassegni. Bene che la magistratura indaghi. A differenza di altri non strillo contro i magistrati comunisti”. Allusione palese. A chi fischiano le orecchie?
Massimo Cacciari: doccia bollente. Voto 7+. Il barbuto filosofo-politico torna a lisciare il … pelo: “Il bipolarismo in Italia non è mai nato. L’esperimento del Pd non funziona, prenderne atto! E’ meglio una separazione per poi allearsi con il centro”. Colpo di sole o colpo di genio?

Chi nel Partito Democratico ha tutte le carte per emanciparsi dal segretario Pier Luigi Bersani, e dal pseudo Cardinal Richelieu (Massimo D’Alema) con il quale si accompagna lo stesso Bersani, comincia ad essere insofferente per il mancato rinnovamento che tre sconfitte dovrebbero agevolare.
Alla manifestazione di malessere del sindaco di Torino Sergio Chiamparino si aggiunge quella del Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti secondo il quale Roma, a causa dei limiti del Partito Democratico, potrebbe essere una roccaforte del centro-destra per i prossimi vent’anni.
“La destra oggi ha più capacità di parlare ai deboli, alle loro paure, alla voglia di non essere infastiditi. Questo – prosegue Nicola Zingaretti - spiega i provvedimenti sui rom, sulle prostitute, sui lavavetri. A noi non piacciono, ma creano un patto, ancorché scellerato, con i cittadini e creano grande consenso.
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