Quando c’è di mezzo Silvio Berlusconi, succede sempre qualcosa di imprevisto: l’escamotage, la furbata, se non proprio l’inganno, sono sempre dietro l’angolo. Dato che alla Camera e al Senato non può parlare (ancora) a porte chiuse, il premier ha deciso di tenere l’attesa “informativa” sulla situazione economica del Paese a … Borse chiuse.
La relazione nell’aula di Montecitorio sarà alle ore 17.30, quindi a mercati finanziari chiusi, e non più alle 15. La decisione sarà ufficializzata nella conferenza dei capigruppo convocata alle 14.30.
Insomma, come sempre, il Cavaliere tira fuori la sua trovata dell’ultimo momento. Ma tanto non scappa, là deve tornare. Gli italiani, specie d’agosto, sono distratti, ma i mercati no.
Come dice il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi: “Le borse chiudono oggi ma riaprono domattina, la speranza di scappare mi sembra vana. Il premier più che agli orari farebbe bene a pensare ai contenuti di quello che dirà”. Già. Al premier, comunque, non manca la solidarietà della Lega che giudica “saggia” e “assolutamente opportuna” la scelta di far slittare i discorsi di Berlusconi.
Dato che c’erano, potevano fare uno sforzo e spostare tutto a dopo le elezioni del … 2013.

L’articolo 48 della legge n.69 del 1963 riguarda i procedimenti disciplinari da comminare ai giornalisti e recita: “Gli iscritti nell’Albo, negli elenchi o nel registro che si rendano colpevoli di fatti non conformi al decoro e alla dignità professionale, o di fatti che compromettano la propria reputazione o la dignità dell’Ordine, sono sottoposti a procedimento disciplinare”.
Per questo motivo, come giustamente sostenuto da Massimo Donadi dell’Idv, sarebbe opportuno che i parlamentari iscritti all’Ordine dei giornalisti che votano la Legge Bavaglio, indifendibile da qualsiasi punto di vista, meno che mai da quello di un giornalista, venissero cancellati dall’Ordine medesimo.
Questa piccola quanto indolore azione non porterebbe di certo all’abrogazione della legge ad porcam, ma rappresenterebbe un buon inizio e finalmente un segnale agli onorevoli che in nome della conveniente sudditanza al capo sostengono e approvano qualsiasi schifezza. In attesa di poter fare pulizia in Parlamento (democraticamente parlando, s’intende), iniziamo a dare una rinfrescata all’Ordine dei giornalisti.
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Dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra alle regionali e ormai da settimane l’Italia dei Valori chiede agli alleati dell’opposizione di mettersi a un tavolo e decidere il candidato premier, a maggior ragione viste le difficoltà della maggioranza. Il Pd ha sempre detto che è una discussione prematura; eppure, a sorpresa, Enrico Letta lancia ufficialmente la candidatura del segretario del partito, Pierluigi Bersani, a guida del centrosinistra e quindi premier designato dal Pd.
Bersani è il nostro leader, abbiamo uno statuto chiaro, il nostro leader lo candideremo alla presidenza del Consiglio
Questa dichiarazione sembra stoppare sul nascere il gran ritorno di Walter Veltroni, dato da molti come voglioso di rimettersi in gioco. Ma sortiscono anche l’effetto di provocare una dura replica dell’Idv a cui non va bene nè il metodo nè il nome come dichiara il capogruppo alla Camera Massimo Donadi
Enrico Letta sbaglia a lanciare ora la candidatura di Bersani a leader della coalizione di centrosinistra. Sbaglia per due motivi: non è una candidatura condivisa, neanche all’interno del Pd, e manca ancora il progetto politico attorno al quale costruire il nuovo centrosinistra. Annunciare ora la candidatura di Bersani è il modo migliore per indebolirlo. Il candidato premier va scelto collegialmente e deve essere in grado di rappresentare tutti, non può essere espressione della maggioranza di un partito
I due fantastici candidati del centrosinistra al Sud, A-strazio Loiero e Vincenzo De Luca, sono stati visti imbarcarsi alla chetichella al porto di Gioia Tauro dopo aver appreso i risultati elettorali. Destinazione? Kenya. Cercheranno di farsi almeno eleggere capi-villaggio in un resort turistico. E non torneranno in Italia per i prossimi cinque anni. Non tutti i Malindi vengono per nuocere
Inopinatamente la Bresso viene mandata a casa e la lista Grillo prende il 4% in Piemonte. E’ così che l’invasore leghista può spuntarla, sfruttando le divisioni interne al campo avverso. AvaTav
Il Carroccio domina in Veneto e vince in Piemonte. Ma anche in Lombardia Formigoni (visti i risultati delle liste) appari quasi sotto scopa leghista. Penati intanto è stato pizzicato mentre sconfinava a Lugano: pare che si darà all’allevamento bovino e alla produzione di cioccolata. Poveri ma (Gi)belli
Tagliente Donadi a fine giornata duellando con Bondi: “Tranquillo, puoi tornare a cuccia a Palazzo Grazioli”. Il ministro reagisce duramente, però intanto in molti provano a immaginare il suo giaciglio ai piedi del lettone di Putin. Sandro Bobby
Calma e gesso! Dopo le esternazioni di ieri al congresso Ppe di Bonn e la bufera conseguente, il Premier Berlusconi si mostra sereno e rassicura: “Stanotte ho dormito benissimo”.
Ma l’opposizione spara ad alzo zero. “Berlusconi non sta bene, ha perso la lucidita’. Le sue ultime dichiarazioni, a meta’ tra il delirio di onnipotenza e la mania di persecuzione, confermano lo stato confusionale del capo del governo. Nell’interesse del Paese e’ bene che si curi”. Lo afferma il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.
E il segretario del Pd Pier Luigi Bersani non è da meno: “Silvio Berlusconi non si azzardi a dire che e’ uno statista, perche’ uno statista si preoccupa del suo Paese e non solo e unicamente dei problemi suoi”.
Il dopo Bonn è agli inizi. E’ questa la via giusta per il… dopo Berlusconi? E’ comunque aperta la gara a chi “sbrocca” di più. Per la palma del vincitore non c’è storia. Lotta dura, invece, per gli altri due posti del podio. Questo passa il convento della seconda Repubblica. E l’alba della “terza” non promette niente di buono.
Ancora una volta, dalla padella alla brace?

La situazione nell’Italia dei Valori, nonostante l’egregio risultato alle europee, è burrascosa: non solo proteste della base e attacchi da riviste amiche. Ora la crisi è passata al livello più alto della dirigenza visto che numerosi big del partito incominciano ad averne abbastanza del protagonismo di Luigi De Magistris.
L’ex magistrato in un’intervista aveva lasciato intendere che il suo impegno per modificare certi aspetti negativi dell’Idv non si sarebbe fermato. Ma evidentemente il suo attivismo, fuori dagli schemi decisi da Antonio Di Pietro, non piace a molti membri del partito.
E’ il capogruppo alla Camera Donadi a parlare pubblicamente dell’insofferenza latente dei fedelissimi di Di Pietro nei confronti di De Magistris
La grandezza di un uomo (riferendosi a De Magistris) si misura con la sua capacità di resistere al successo e il risultato delle europee gli ha dato alla testa. E poi questa volontà di presentarsi come moralizzatore dell’Idv, uno che alle riunioni non parla, e poi leggiamo le sue opinioni sui giornali. Eravamo all’8 per cento ben prima che arrivasse
Continua a leggere: Nell'Idv è bufera, c'è chi vuole escludere dal partito De Magistris
Onorevole Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei valori alla Camera e vittima del soccorso rosso di Latorre (Pd) a favore di Bocchino (Pdl), ci dica la verità: lei in studio si era accorto di qualcosa?
“Nello studio di Omnibus non mi ero assolutamente accorto di ciò che stava avvenendo al mio fianco tra Latorre e Bocchino. Ho appreso tutto grazie alle innumerevoli mail e telefonate arrivate al partito. Persone indignate da un tale comportamento”.
Che significato politico ha il gesto del senatore Latorre?
“Che un rappresentante dell’opposizione, mio alleato, suggerisca a un autorevole esponente del centrodestra come attaccarmi durante un dibattito televisivo, è la testimonianza tangibile dell’esistenza di una politica del compromesso mirante solo all’esercizio del potere. Il fatto che l’Italia dei Valori sia il bersaglio di chi fa questa politica ha un significato ben preciso: siamo il peggior nemico di questa politica e di questa cultura”.

Onorevole Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, alla luce delle polemiche suscitate dalla manifestazione di Piazza Navona, ha mai pensato anche solo per un momento che quella di scendere in piazza con Grillo e il popolo dei Vaffa sia stata una scelta azzardata?
“Piazza Navona è stata un momento di grande partecipazione democratica. C’erano migliaia di cittadini indignati dalle azioni di un Governo e di una maggioranza che sta umiliando il Parlamento e le istituzioni per difendere gli interessi personali di Berlusconi. Io li ho ascoltati: erano consapevoli, informati e determinati a far sentire la loro voce: era una richiesta forte e chiara di legalità e democrazia che nulla aveva ed ha a che vedere con gli insulti inqualificabili contro il presidente della Repubblica ed il Papa. Resta, dunque, il grande rammarico di aver forse perso un’occasione ma anche l’orgoglio di chi, con la forza della coerenza e l’orgoglio dei propri valori, ha saputo dare voce ad un sentimento diffuso nel paese e reso più acuto dal fatto che chi si sarebbe dovuto opporre per primo e piu’ di tutti, aveva contribuito ad accreditare Berlusconi come quello statista che non e’ e non sara’ mai. Per questo, le dico, che se qualcuno mi chiedesse di scegliere tra quella piazza ed il riformismo non ho dubbi perché quella piazza è il riformismo, con in più il cuore, l’anima e la passione civile”.
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