
Negli stessi giorni in cui alcuni conduttori RAI polemizzavamo per i provvedimenti presi dalla dirigenza per via della par condicio, molti giornalisti hanno espresso la propria solidarietà ai diretti interessanti sostenendo che tale provvedimento non è giusto.
Tra i tanti a solidarizzare con Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata anche l’anchorman di Matrix Alessio Vinci il quale a La Stampa, pochi giorni prima della pubblicazione dello studio dell’Osservatorio di Pavia, sosteneva che i programmi televisivi non hanno mai condizionato l’elettorato.
Se così fosse perché lui non si propone di sopperire le lacune del servizio pubblico garantendo, ad esempio, il confronto tra le candidate alla presidenza della regione Lazio? A chiederselo una delle due, Emma Bonino, che sul suo sito ha pubblicato una lettere pubblica indirizzata proprio ad Alessio Vinci.
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Davanti a tutto ciò che è nazional-popolare scompare tutto. Ieri sera, ad esempio, quell’Alessio Vinci (spesso criticato) ha trasmesso (all’insaputa di molti) in diretta da via Padova testimoniando come in Italia non esistano solo pollai. Ad avercene di giornalisti che preferiscono la strada agli studi televisivi.
Di persone che non ragionano solo su problemi astratti come sta facendo, da perfetta aspirante politica, Renata Polverini pronta a salvare la Lazio. Non gli stadi. Non le persone che lavorano, in difficoltà, per contenere il tifo violento.
La Lazio. Una squadra di calcio gestita da privati. Non dall’amministrazione pubblica di cui potrebbe far parte l’esponente sindacale che per un solo voto in più è pronta a nascondere i problemi veri connessi al calcio.
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Mai come oggi c’è da augurarsi che la televisione, in particolare quella pubblica, non sia effettivamente uno specchio della società italiana. Tralasciando gli sprechi, e i conseguenti tagli che saranno fatti (sulla tv dei ragazzi, ad esempio), la RAI rappresenta sempre meno il servizio pubblico.
Come notavano, ieri, molti lettori di polisblog.it per garantire la par condicio saranno sospese un mese prima dell’appuntamento elettorale le trasmissioni che sono solite fare dell’approfondimento politico.
Fuori Michele Santoro, Giovanni Floris, Lucia Annunziata, Bruno Vespa (e molti altri). Dentro ore, e ore, di tribune elettorali che di certo non raggiungeranno l’audience delle trasmissioni che sostituiranno.
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Mai come oggi la televisione non è stato solo un elettrodomestico. Dentro, fuori e attorno sempre più si consumano tutta una serie di situazioni che stanno deteriorando la politica dimostrando che la distanza tra gli amministratori e i cittadini sta drammaticamente crescendo.
Solo nelle ultime 48 ore si sono registrati tre episodi che testimoniano questo cortocircuito. Ad innescarlo, tra gli altri, tale Luciana Pedoto del Partito Democratico che non sapendo (evidentemente) di cosa preoccuparsi ha elaborato un’interrogazione parlamentare affinché nella casa del Grande Fratello vengano vietate le sigarette. Se ne sentiva l’esigenza.
A proposito di bisogno. Una certa piaggeria, o disattenzione, potrebbe costare cara a Claudio Brachino. L’ordine dei giornalisti della Lombardia ha infatti aperto un provvedimento disciplinare contro il giornalista di Mediaset a seguito del servizio relativo al pedinamento del giudice Raimondo Mesiano.
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La vicenda di Piero Marrazzo è, ormai, solo un pretesto. Consumati i ragionamenti sui gusti sessuali dell’esponente politico, sull’uso di droghe, e sui capitali investiti in un’attività illegale in Italia non si può dire molto altro.
Eppure a due settimane dall’inizio della scandalo, lo scorso martedì, Alessio Vinci e Bruno Vespa hanno fatto l’ennesima puntata sulle persone transessuali. Neanche Licia Colò ha parlato con tanta veemenza dei panda.
Comunque. Tra questo piattume mediatico, imparentato più con il Grande Fratello che con l’attualità di un paese, spicca l’eccelsa provocazione di Giovanni De Mauro. Direttore di Internazionale.
Dal terremoto in Abruzzo, a causa del quale morirono 150 persone, sono passati sei mesi. E tante polemiche. Su quello che poteva essere fatto prima. E su cosa fosse necessario fare dopo.
Nelle ultime settimane, a seguito dei vari speciali televisivi che sull’argomento sono stati fatti, abbiamo provato a capire con voi se l’attenzione del servizio pubblico fosse adeguata alla situazione.
Di fatto anche noi, per ovvie ragioni, ci siamo concentrati su tutto il contorno politico. Ma è davvero giusto? Probabilmente no. Per questo motivo abbiamo intervistato Stefano Strocchi, produttore del documentario From Zero la cui mancata distribuzione sui media italiani testimonia che delle storie della terra, dei terremotati, se ne occupa solo il satellite.

Come già spiegato in un altro post, la bocciatura del lodo Alfano, è stata commentata dai principali contenitori d’informazione del Paese (Porta a Porta e Matrix) proponendo ai telespettatori un commento del Presidente del Consiglio.
Dal coro, si è contraddistinta, Ilaria D’Amico che senza l’intervento di Silvio Berlusconi ha registrato un ascolto record per la7. In attesa di sapere se Michele Santoro è riuscito a bissare il successo della scorsa settimana, quando intervistò Patrizia D’Addario.
Ebbene. Dimenticandosi quel banale principio democratico a causa del quale è giusto che Silvio Berlusconi completi, compatibilmente con i processi, la legislatura il Ministro per sviluppo economico Claudio Scajola ha chiesto ai vertici RAI informazioni sul programma di Michele Santoro.
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Del Lodo Alfano, ieri sera, in tv ne hanno parlato tutti. Da Ilaria D’Amico, che ha debuttato con la nuova serie di Exit, ad Alessio Vinci che in studio ha ospitato Gaetano Pecorella che fino a poche prima difendeva il provvedimento per il Premier in aula.
Sull’argomento ci ha fatto, ovviamente, una puntata anche Bruno Vespa avvalendosi (come fa notare sul suo blog Luca Sofri) di Pierferdinando Casini e Rosy Bindi. Proprio con l’ex Ministro della Sanità Silvio Berlusconi ha consumato uno dei suoi peggiori siparietti.
Intervenuto telefonicamente, dopo essere stato intervistato pochi minuti prima dal sostituto di Enrico Mentana, il Premier le ha fatto sapere che con il tempo sta diventando sempre più bella che intelligente pertanto (cito testualmente) non si interessa della sue opinioni.

Giovanni Floris si è preso una bella rivincita sia nei confronti di Bruno Vespa, che all’indomani del suo speciale minimizzava sugli ascolti di Porta a Porta, sia nei confronti del direttore generale della RAI Mauro Masi che si è dovuto prendere pubblicamente la responsabilità di quanto accaduto lo scorso martedì.
La prima puntata di Ballarò ha registrato quasi il 19% di share. Lo speciale di Bruno Vespa poco più del 13%. Sei punti in meno non sono pochi, soprattutto se si considera che per agevolare l’anchorman di Rai Uno erano stati modificati diversi palinsesti. Anche Matrix non è andato in onda lo scorso martedì.
L’ottimo risultato di Giovanni Floris, e in generale della rete che continua ad investire sull’informazione programmando Report malgrado alla redazione sia stata negata la copertura legale, sbugiarda pubblicamente anche Dario Franceschini.
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Riassumiamo qui brevemente la convulsa tre giorni televisiva che ci attende in vista dell’appuntamento elettorale di sabato e domenica.
Ieri sera a Porta a Porta, in seconda serata su Raiuno, Bruno Vespa ha intervistato il leader Pd Dario Franceschini. La stessa trasmissione ospiterà Berlusconi, oggi o più probabilmente giovedì 4 giugno.
Anche Matrix (in onda verso le 22.30 su Canale 5) vedrà prima Franceschini, giovedì, e poi il leader Pdl venerdì, subito prima del silenzio elettorale. Quest’anno non ci sarà il consueto blackout di 24 ore prima del voto, ma la semplice fine della campagna a mezzanotte di venerdì.
Continua a leggere: Il duello Franceschini-Berlusconi in tv da qui a venerdì