Arieccolo “forte e chiaro” Matteo Renzi, “rottamatore” professionale e sindaco di Firenze per … hobby.
In una intervista al Foglio l’esponente ex margheritino del Pd famoso per la cena di Arcore con il Cavaliere allora premier torna a battere sui suoi tasti e soprattutto a rigirare il chiodo nelle ferite del Partito democratico.
Renzi parte dal governo Monti: “Io credo che il Pd debba stare davvero in guardia. Perche’ questo governo, ci scommetto, offrirà al centrodestra la possibilita’ di rifarsi una sua verginita’, e se dopo questa fase di ’safety car’ della politica non verrà ridiscussa presto la linea del Pd, e se questa segreteria rimarrà inchiodata alla foto di Vasto, mi sembra scontato che il Partito democratico rischia di subire un clamoroso cappotto alle prossime elezioni”.
Poi rilancia le primarie. “Se non vogliamo fare la figura dei pazzi, per arrivare preparati alle prossime elezioni sarà necessario convocare delle primarie. Quando? Ovvio: in autunno. E badate bene: primarie aperte a tutti, senza escludere nessuno, come è sempre stato nel migliore spirito del centrosinistra”.
Il sindaco di Firenze prevede la discesa in campo nelle primarie anche dei ragazzi del Big bang: “Non vedo perchè non dovrebbe essere cosi’”.
Infine la freccia avvelenata conclusiva: “Questa classe dirigente - conclude il “rottamatore” - deve farsi da parte: è impensabile che la generazione dei D’Alema e dei Bersani continui a essere anche tra un anno il simbolo del centrosinistra italiano”.
Chissà se anche stavolta il lider Maximo e il … “suo” segretario faranno finta di niente.
Matteo Renzi: aria fritta. Voto 5- Il sindaco di Firenze riceve in omaggio la prima Nissan Leaf 100% elettrica e (s)vende le auto blu municipali: “Vogliamo fare di Firenze la capitale della sostenibilita” E Fabrizio Corona si candida per la sua “discesa in campo” con il rottamatore. Dimmi con chi vai.
Gianfranco Fini: frittata. Voto 4- La compagna del presidente della Camera, lady Tulliani, difende la costosa trasferta alle Maldive: “Fatta per festeggiare i 60 anni di Gianfranco ma pagata con soldi guadagnati onestamente”. Se lo dice lei! La toppa peggio del buco. Non c’è peggior sordo di chi non vuol capire.
Matteo Renzi: rottamatore. Voto 6- Il sindaco di Firenze gongola felice e va in copertina su Max quale “uomo dell’anno”. La rivista lo riempie di elogi e si chiede il perché della sua “indiscutibile popolarità”. Già. Forse perché “spara” solo sui “suoi” compagni del Pd?
Maurizio Landini: rottamato. Voto 5- Il segretario della Fiom-Cgil dice che negli anni ’50: “La situazione sociale era meno drammatica di oggi”. E gli eccidi dei lavoratori? E i reparti confino? E la totale mancanza di ammortizzatori sociali? E la “cappa” del clero?
Buca lo schermo, Matteo Renzi, e poi dialoga con Silvio Berlusconi, si erge a “rottamatore” della casta interna del suo partito, e si lancia come leader nazionale col Big Bang. Buon per il Pd, si dirà!
Con uno così, giovane e brillante primo cittadino di una città “mondiale” come Firenze, il Partito democratico può solo preparare i cesti e raccogliere la manna dal cielo: voti e iscritti in gran quantità. Per i voti, si vedrà. Per le tessere, si è già visto.
I conti non tornano: a Firenze il Pd è in emorragia continua, oggi sceso a 2500 iscritti contro i quasi 3000 del 2010, per non parlare degli anni addietro. Nel 1998 gli iscritti ai Ds erano … 5 mila. Ai tempi del Pci ( e della Dc) perdere così tanti tesserati significava la decapitazione dei vertici territoriali, sindaco in testa. 2500 iscritti è un livello da bocciofila o da moto club.
Si dirà: ma tutti i partiti perdono iscritti. No. Mentre i tesserati Pd in città calano, quelli del Pdl aumentano passando dalle 330 iscrizioni dell’anno scorso alle 2.500 attuali. Aspettando Godot? O aspettando Renzi nel … Pdl?
Matteo Renzi: Robin Hood. Voto 5- Il leader dei rottamatori “coglie l’attimo” rivendicando il merito di aver contribuito al cambio della guardia a Palazzo Chigi fra il Cav e il Prof. Poi cavalca l’anti Casta: “Paghiamo i politici come i sindaci!”. Matteo, “sgomitatore” di professione e sindaco a tempo perso. Troppo avanti o troppo indietro?
Luigi De Magistris: Masaniello.Voto 4- L’ex pm sindaco partenopeo dell’Idv predica bene ma razzola male gonfiando il suo staff personale oggi composto da ben 17 persone:17 sono anche le voraci e clientelari mega-società partecipate,controllate dalla giunta “progressista” del “Masaniello” dell’Idv. Peggio della Iervolino e di Bassolino?
Tra i possibili “traditori” del Cav c’è un’esponente Pdl, Isabella Bertolini, che continua a definirsi “una pretoriana” del partito. Intanto però al premier gliela sta mettendo in quell’amaro posto. Pretori-anal
I parametri economici di Berlusconi per misurare la crisi: “I ristoranti sono sempre pieni”. Osteria numero 7, la Minetti c’ha le tette…
Il Pdl perde consensi e loro non ne guadagnano. La maggioranza sprofonda e loro non riescono a coagulare le opposizioni su poche cose da fare con un eventuale governo alternativo. Fanno una manifestazione di piazza e si danno la zappa sui piedi facendo apparire Renzi come un martire osteggiato dal partito. Che combriccola di sfigati e pasticcioni questo Pd. Partito scemocratico
Mentre la maggioranza crolla, il ministro Brambilla va avanti indefessa con le sue crociate animaliste in difesa di cani, gatti, cavalli, mucche, serpenti, La Russa, scimmie, coccodrilli… Un modo per riproporsi con rinnovato protagonismo nel dopo Berlusconi? (Bas)sotto a chi tocca
Alfano preoccupato dei frondisti: “C’è un’Opa ostile contro di noi”. Il Cav vede ormai tutto nero e persino le sue dolci feste private sembrano un ricordo lontano. T-Opa ostile
L’attore Fabio De Luigi: “Renzi è come Eto’o: parte da sinistra ma poi svaria a destra”. E infatti gli elettori di sinistra, interisti o meno, non abboccano. Cose da Pazzi(ni)
La lunga notte dei coltelli nel governo si trasforma nella notte degli uccelli e il “padulo” evocato da Calderoli a fine Cdm vola basso basso, ad altezza pericolosa. Passe-rotto in c…
Massimo Mucchetti a La 7: “Non vorrei dover dire che siamo governati da un branco di inetti”. Ma come?! E la splendida classe dirigente del Pdl dove la mettiamo?! Nicole M-inetti
E così Giorgio Gori scende in campo. L’ex direttore di Canale 5 e Italia 1, il presidente di Magnolia - la casa di produzione televisiva di X-Factor e molto altro - aveva partecipato alla convention di Matteo Renzi alla Stazione Leopolda, e da lì aveva annunciato di esserci. Di esserci dove? Nel progetto politico di Renzi. A stretto giro arrivò anche il piccolo scoop sulle 100 proposte, il cui file stesso era “marchiato” Giorgio Gori. Ma chi è Gori? Luca Telese racconta come il guru di Matteo Renzi sia un “riciclato di lusso”, trovate il suo pezzo qui. A me, invece preme notare altro, al di là della discesa in campo di Gori: la ricerca affannosa di questo Papa straniero per il dopo Berlusconi, la ricerca di questo Cavaliere Bianco che possa salvarci dal Cavaliere Nero. Che s’intende, è quello di Arcore.
Mesi e mesi fa, e di nuovo poche settimane era Luca Cordero di Montezemolo quel Cavaliere Bianco. Se ne era parlato e se ne parla molto, la sua discesa in campo sembra periodicamente prossima, ma non arriva mai. Montezemolo è un Godot confindustriale, è la perfetta incarnazione del Cavaliere Bianco: nobile da generazioni, ricchissimo - come l’altro Cavaliere, quello di Arcore - ma non si capisce bene perché “buono”. E poi?
E poi ricorderete tutti come Alessandro Profumo, ex ad di Unicredit, fosse diventato per settimane il potenziale leader del centrosinistra. Una bravissima persona Profumo, e anche un banchiere messo alla porta dal gruppo bancario con una buonuscita di circa 40 milioni di euro. Adesso Profumo è stato azzoppato dall’inchiesta sulla frode fiscale proprio di Unicredit. E ora Giorgio Gori: un altro miliardario - in lire - e milionario in euro. Per carità, nessuno di noi è - metaforicamente - vergine, il denaro non è certamente lo sterco del diavolo. Anzi. Gori arriva “dalla tv”, ne conosce i meccanismi, sa come costruirci un successo: e per vincere le elezioni può contare. Forse è proprio quel che serve per battere Berlusconi, qualcuno decenni più giovane di lui, che conosce meglio “la macchina”, e sa come usarla. Può darsi che sia così: ma non so se pur di mandare a casa B sarei disposto a pagare il prezzo di votare l’uomo che ha portato in Italia X-Factor.
Non c’è una persona con una vita normale - senza buonuscite miliardarie, senza un estratto conto a troppi zeri, e con tutte le inevitabili ombre di conflitti di interesse pronte a spuntare come funghi - eh no, si vede che non c’è.
Mai come in queste ore in cui l’Italia è a un passo dalla bancarotta sono evidenti i danni causati dalla logica del leaderismo imperante da oltre 15 anni nella cosiddetta seconda Repubblica.
Una maggioranza inesistente nel Paese e forse anche in Parlamento, un governo e un premier assenti e screditati a livello internazionale non cedono la guida dell’Italia perché Silvio Berlusconi sbandiera una paradossale e falsa investitura diretta che lo legittima – a suo dire - quale inquilino (a vita?) di Palazzo Chigi. Così l’Italia va verso il baratro e paga con gli interessi quei costi del “populismo istituzionale” a cui faceva riferimento giorni addietro Giovanni Sartori.
Matteo Renzi avrà pure mille ragioni ma ricalca, pur se in modo più casereccio, la stessa impostazione di una leadership populista, contro il Pd, contro i partiti, contro la politica. Il sindaco di Firenze non crede possibile la riforma di un “modello” per cui si affida alla parola d’ordine della “rottamazione” per liquidare, con l’intero gruppo dirigente del proprio partito, tutti i partiti (anche il Pdl?), tutta la politica. Così si pone sullo stesso piano del fare “piazza pulita” di Beppe Grillo, dove alla fin fine i due estremi si toccano saldandosi nel più trito populismo demagogico e nel più stantio conservatorismo.
Renzi non diventa solo il cantore di rimasticate ricette neoliberiste, (sono davvero i pensionati da 500 euro al mese che tolgono il futuro ai figli?) ma l’icona (coperto dal ruolo istituzionale e da quello di esponente del Pd) della ricetta dell’antipolitica, anima e volano del berlusconismo. Dal limite dell’antiberlusconismo si passa così alla “comprensione” del berlusconismo e alla sua “difesa” incolpando di tutto non il liberismo esasperato e il potere fuori dalle regole ma i limiti del Pd e della sinistra.
Alla Leopolda si è fatto girare con insistenza il disco delle primarie aperte di coalizione, cioè di uno strumento di conservazione che fa saltare la democrazia rappresentativa. Ora anche Di Pietro riconosce che la leadership di una coalizione non può che andare al leader del partito maggioritario eletto con le primarie (democratiche ma non anarchiche) da regolamentare.
Non c’è alternativa: o democrazia basata su partiti democratici profondamente rinnovati (nuovi criteri per la selezione e formazione dei gruppi dirigenti) o plebiscitarismo con il consenso elettorale acquisito con la forza finanziaria e mediatica del padrone di turno.
Il rischio è che Berlusconi e Renzi, con le dovute proporzioni, siano due facce della stessa medaglia. Populismo e riformismo però non possono stare dalla stessa parte. Berlusconi sa bene qual è la sua parte. Forse anche Renzi.
Dal bignami di perle del sindaco Matteo Renzi: “I politici devono avere una data di scadenza come gli yogurt”. Yomo sapiens
Il giovane rottamatore è una specie di pokerista spregiudicato che rilancia anche quando non ha il punto. Il suo è tutto un bluff? Piatto (Ba)ricco, mi ci ficco
Il governo greco vuole un referendum popolare sugli aiuti Ue. Il governo italiano punta sul piano presentato all’Ue per salvarsi dal giudizio popolare. Papi-ndreou
Italia troppo grande per fallire? Secondo l’Ocse non è così, dunque meglio non illudersi, non adagiarsi. Ma intanto qualche ministro si gingilla con la fantomatica resurrezione del terrorismo. Brigate rOcse