Copenhagen, per abbattere l’inquinamento è stato chiesto all’Italia di ridurre le emissioni di Vespa nell’etere. E-mission impossible
Sembra che Piero Marrazzo in convento si eserciti sulle ricette degli amari alle erbe. Così almeno digerisce i fattacci di trans e amori proibiti. Cosa vuole di più dalla vita? Un Luc-ano
Matteoli: “Ok al limite di 150km orari su certe autostrade”. Il collega di partito e sindaco di Roma: “Bene, alzo anche io il limite a 100 orari sui Fori Imperiali e attorno a Colosseo”. La 24ore di (A)LeManns
Ecco il solito scontro Lega-Vaticano che mette in imbarazzo la maggioranza. Tanto poi si sa che tocca sempre a lui ricucire i rapporti con l’Oltretevere. Lettamanzi
Il Ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, ha deciso di valutare la proposta della Lega Nord secondo la quale il limite di velocità in alcuni tratti autostradali dovrebbe essere di 150 km/h.
“Sono stato sempre favorevole – ha dichiarato Altero Matteoli - ad aumentare la velocità in alcune autostrade. Non per tutte le auto, solo per quelle che per cilindrata e caratteristiche di sicurezza possono viaggiare tranquillamente a 150 km orari. Certo non le piccole auto”.
Quelle per intenderci, come spiegato da Andrea Lepore (responsabile della campagna Trasporti e Clima di Greenpeace), che aumenterebbero le emissioni di CO2 del 20%. Paradossale sembra quindi l’atteggiamento dell’Italia.
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L’inizio dei lavori per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina dovrebbe far riflettere. Oltre che sui tempi maturati prima di arrivare alla tanto discussione posa della prima pietra anche su come venga percepito dalla classe politica attuale la parola “infrastruttura”.
Sia a destra che a sinistra, gli esponenti politici ingrassano i propri discorsi con questo concetto come se così facendolo si rivelano essere veramente vicini ai problemi degli italiani. Dei pendolari.
Nessuno ha mai pensato di associare alla parola infrastruttura l’aggettivo prossimo. Inteso come futuro. All’attuale classe dirigente cosa succederà dopo, ahimé, non gli interessa. Per questo si differenzia negativamente da quella finlandese secondo la quale la banda larga è un diritto.

La questione del riscaldamento globale viene perlopiù ignorata in Italia, ma sarà sempre più difficile continuare a fare il gioco dello struzzo. Rappresentanti di tutti i paesi del mondo si riuniscono infatti oggi a Posen (Polonia) per cominciare a discutere del successore del Protocollo di Kyoto, che dovrà essere firmato entro il 2009.
Il 6 dicembre invece nella vicina Danzica la presidenza francese dell’UE ha organizzato un incontro con i paesi dell’Europa dell’Est, gli unici a schierarsi contro l’accordo 20-20-20, insieme all’Italia. Secondo “L’Espresso” l’obiettivo di Sarkozy è infatti precisamente “aprire in parte alle loro esigenze e arrivare al vertice di Bruxelles (di metà dicembre) con il classico scenario del 26 contro uno, in cui quell’uno è l’Italia”.
Nel frattempo arriva dalla vicina Germania la notizia che la repubblica federale ha già raggiunto, con 4 anni di anticipo, gli obiettivi previsti dal protocollo di Kyoto. E l’Italia? Non ce la farà probabilmente: figuraccia e multa da 450 milioni di euro l’anno in arrivo. Ma non basta: il ministro Matteoli ha già ammesso pubblicamente che il nostro paese uscirà dal Protocollo di Kyoto a partire dal 2012.