Il congresso di Chianciano che doveva vedere la rinascita del Partito della Rifondazione Comunista sta lentamente trasformandosi nel mezzogiorno di fuoco della sinistra, come anticipato ieri dal nostro Falcioni. La divisione è totale, a partire dagli accordi di compromesso che i due principali candidati Vendola e Ferrero dovranno fare con le correnti minoritarie (in particolar modo Essere Comunisti di Claudio Grassi, 7% dei delegati) per assumere la guida del partito.
Entrambi i pretendenti appaiono la versione scialba e depressa dell’ex-segretario Bertinotti, fino a ieri plenipotenziario indiscusso di Rifondazione, e oggi malinconicamente seduto in settima fila come un delegato qualunque, esiliato nel buen retiro da lui stesso deciso, e apparentemente o volutamente incapace di incidere sulla “svolta” dei suoi. Le feroci polemiche piovute su di lui dopo la batosta elettorale hanno certamente contribuito all’esilio volontario di un uomo che, ricordiamolo, in passato aveva condotto Rc a grandissimi successi, facendo da ago della bilancia in entrambi i governi di centro-sinistra.
E quindi ci tocca assistere al triste discorso di un personaggio anti-carismatico come Nichi Vendola, che già nel suo incedere bofonchiante fa venire il latte alle ginocchia, ma a questo aggiunge una terrificante prosopopea da finto secchione. O per meglio dire, quando apre bocca si capisce benissimo che declama il discorso scrittogli da un altro, come il classico studente che ha ingoiato un tomo prima dell’interrogazione di fine anno.
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