
Le uscite pubbliche di Gianfranco Fini sono sempre più indigeste per il Popolo delle Libertà. Alcuni senatori del partito di Silvio Berlusconi non avrebbero gradito l’apertura sul testamento biologico del Presidente della Camera.
In una nota congiunta Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, rispettivamente capogruppo e vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato, hanno precisato che non intendono accettare lezioni di laicità dall’ex leader di Alleanza Nazionale.
“Non possiamo accettare che ai senatori del Pdl vengano impartite lezioni di laicità. Anche perché in questa fase storica assai più che dal clericalismo la laicità è minacciata da quel dogmatismo in cui non di rado incorrono anche i paladini di una presunta laicità che in questo modo si trasforma in laicismo”.
Savino Pezzotta: Pdl vergogna. Voto + 8. Il presidente della Costituente di centro: “Vergognosi gli attacchi del Pdl a Famiglia Cristiana. In Italia chi critica il premier non può essere additato come eversivo”. Comunisti anche i vescovi?
Maurizio Gasparri: 118. Voto – 8. Il presidente del Pdl al Senato corre in soccorso del premier: “Don Sciortino non può impartire lezioni di morale a chicchessia. Noi faremo a meno delle sue lezioncine”. Fortuna che “papi” c’è.
Bossi & Fini: assist. Voto + 8. Il leader della Lega appoggia il presidente della Camera sulle riforme: “Quelle di Fini sono parole sagge”. Il Senatur concorda con Fini, secondo cui occorre fare le riforme entro la legislatura ma in maniera condivisa. Cioè l’opposto di ciò che vuole il premier.
Gasparri & Cicchitto: fuori gioco. Voto – 8. I capigruppo di Senato e Camera del Pdl Gasparri e Cicchitto sono certi che “questa sarà la legislatura delle riforme, a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, ai poteri al premier”. A quando il vino dai rubinetti? Sparate elettorali.
Ignazio La Russa: balilla. Voto – 9. La “classe” non è acqua e il ministro della Difesa La Russa lo dimostra inequivocabilmente dicendo che l’Alto Commissario dell’Onu per i Rifugiati “conta come il due di picche”. Diplomazia di spessore. Governo sgangherato.
Maurizio Gasparri: camerata. Voto – 9. Il capogruppo Pdl al Senato Gasparri dà manforte al “camerata” sanguigno La Russa: “Delle critiche ce ne freghiamo!”. In perfetto stile ventennio quando ovunque imperversava lo slogan: “Me ne frego!”. Vintage.
Silvio Berlusconi: sovrano. Voto + 9. Il trionfo in Sardegna rafforza il mito di Berlusconi leader invincibile: non consegna al Cavaliere solo un’isola “rossa” ma, così, l’Italia intera per molti anni ancora. Distrugge l’opposizione, in rotta. Chiude la bocca a Fini e a Bossi. E brucia il disegno del nuovo “centro” di Casini, da oggi spinto verso il riassorbimento nel Pdl. Il blocco sociale che sostiene Berlusconi è reale e strutturale, ampio e profondo. Tempi bui per chi non vuole capirlo.
Walter Veltroni: finecorsa. Voto – 9. Persa anche la Sardegna e bruciato Soru, al Pd non rimane che la ritirata nel quadrilatero rosso (per altro con vaste crepe) di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Marche. “Qui l’invasore non passerà” e invece è Veltroni ancora ad andare ko. Inizia così l’ultima fase dell’agonia del Pd e del suo capo. Ha ragione Maurizio Gasparri: “Con Veltroni, noi vinciamo sempre”. Congresso subito. Altrimenti dopo l’Election day di giugno, del Pd resterà solo il ricordo.
Umberto Bossi: nazionalista. Voto + 8. Il ministro delle Riforme Umberto Bossi si schiera a fianco del capo dello Stato: “Napolitano è una garanzia”, difende la Costituzione: “La Carta non si tocca” e ammonisce Berlusconi: “E’ giusto che ci sia un equilibrio dei poteri”. Senatur dixit.
Maurizio Gasparri: (s)caricato. Voto – 8. Dopo le critiche al capo dello Stato e lea conseguente bacchettata ricevuta dal presidente della Camera, Gasparri contrattacca: “Fini non è mica Almirante, non è un maestro. La base non è con lui”. Liscio, gasato o … (s)caricato? Capi e caporali.
Fra poco più di un mese, il 22 marzo, all’ultimo congresso di An prima della “confluenza” nel Pdl, Gianfranco Fini non sarà più “leader” di un partito.
Per uno come lui, abituato dai tempi del dopo Almirante, a farsi chiamare “capo”, non è cosa da poco.
Può piacere o no, ma Fini resta una delle poche “teste pensanti” della politica italiana. Un politico “puro”, militante e dirigente a tempo pieno, e a vita. Come sull’altro fronte un Massimo D’Alema, (ex) “rivoluzionario di professione” di leninista memoria.
Le ripetute uscite di Fini per smarcarsi apertamente da Silvio Berlusconi su questioni molto importanti e quelle per bacchettare pesantemente Maurizio Gasparri e altri ex “camerati” dimostrano che l’ex delfino di Almirante ha in testa una strategia precisa.
Fini non è “convinto” del Pdl, tant’è che, pur non frenandone la costruzione, ha affievolito la sua spinta propulsiva, restando distaccato perché molto scettico.
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Gianni Alemanno: caput mundi. Voto + 9. Fra gli applausi della gente convenuta nell’Aula Giulio Cesare del Campidoglio, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha conferito ieri la cittadinanza onoraria al XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso. Un riconoscimento simbolico altamente significativo che rende onore al leader spirituale tibetano e tiene desta l’attenzione dei diritti umani calpestati in Cina e non solo in Cina. Urbe caput mundi.
Maurizio Gasparri: cartellino rosso. Voto – 9. Il capogruppo del Pdl al Senato Gasparri riscopre sovente il proprio passato da “camicia nera”. Dopo la morte di Eluana si esibisce in uno show contro il capo dello Stato Napolitano: “Peseranno le firme messe e quelle non messe”. Ma il suo “capo” e presidente della Camera Fini lo bolla: “Sei un irresponsabile, impara a tacere”. Ogni gruppo ha il capogruppo che si merita.