
Un attacco all’articolo 18 dello statuto e uno schiaffo alle tutele dei lavoratori? Oppure un metodo per garantire i diritti dei dipendenti in modo più rapido e una scommessa sulla loro maturità? La possibilità di ricorrere all’arbitrato invece che al giudice nei casi di controversie sul lavoro, norma contenuta nel cosiddetto ddl lavoro (1167-B) appena approvato dal Parlamento, ha diviso i sindacati (con la Cgil in trincea contro il provvedimento) e fa discutere gli esperti di diritto del lavoro.
In attesa di capire se il presidente Napolitano firmerà la legge o la rimanderà alle Camere sottolineandone i punti di possibile incostituzionalità, il giuslavorista Amos Andreoni, docente alla Sapienza di Roma, dice la sua a Polisblog.it: “Se diamo la stura a un arbitrato secondo equità, avremo lodi arbitrali che potranno archiviare ciò che è scolpito nei contratti collettivi in favore di un giudizio discrezionale. A che serve allora un contratto collettivo?“.
Andreoni, chiariamo subito cosa si intende per arbitrato ’secondo equità’.
“L’arbitrato ’secondo diritto’ decide a norma di legge e di contratto collettivo, dunque con gli stessi criteri del giudice del lavoro. Quello ’secondo equità’, invece, prescinde da norme legislative e contrattuali. Funziona, diciamo, all’inglese. Può derogare dal contratto collettivo e basarsi su situazioni contingenti, su un dato contesto sociale o economico. Un arbitro secondo equità può per esempio stabilire discrezionalmente che il salario giusto per un certo lavoratore è 1.000, anche se il contratto nazionale prevede 1.500, sol perché in quel dato contesto geografico-economico c’è povertà, crisi economica o altro“. Chiosa il professor Enrico Pugliese, sociologo del lavoro della Sapienza: “Il giudizio secondo equità risente di solito del clima politico o industriale del momento“.
Toh, chi si rivede! Nel giorno in cui si ricorda Eluana, ricompare il Fini di lotta (interna al Pdl) che contesta il Verbo del Cav. Da un po’ di tempo era come sparito, anzi inabissato, attività che peraltro gli piace parecchio con muta, pinne e bombole. Sub(dolo)
Mentre va giù sott’acqua, il presidente della Camera pensa anche al premier e tra cernie e saraghi forse sogna che le rivelazioni sulla trattativa mafia-politica negli anni ‘90 possano portare a inopinati sbocchi. Polpo di Stato
Dopo un anno si pensava che potessero prevalere il contegno e la discrezione. Invece si è consumato l’ennesimo scontro sul corpo di Eluana. E’ come se l’incubo fosse tornato per 24ore. Sogno o son-dino?
E Sacconi è andato addirittura a stracciarsi le vesti dalle suore misericordine di Lecco, presso cui Eluana fu ospitata per oltre un decennio. D’altronde il governo ha bisogno di lisciare il pelo al Vaticano nei giorni dei retro-veleni sul caso Boffo. Il ministro a Lecco il c….
La discussione, di fatto già scemata, sull’apertura di nuove centrali nucleari in Italia spiega meglio di altri esempi quanto l’attuale Governo amministri il paese senza la necessaria lungimiranza. Fatta eccezione per l’Unità, in pochi, hanno analizzato i reali costi. Quindi quanto i cittadini dovranno pagare per sostenere, volontariamente o no, il progetto.
Ebbene, a poche settimane da quel dibattito, il Ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola dimostra di non voler investire sul futuro ma solo su un presente. Solo un momento mediaticamente interessante.
Intervistato su Canale 5, l’esponente politico ha promesso allo stabilimento Fiat di Termini Imerese un futuro grazie alle numerose proposte che sono arrivate per il comprensorio industriale.
Continua a leggere: Claudio Scajola si preoccupa solo di Termini Imerese. Chi si occupa dell’Alcoa?
Maurizio Sacconi: realista. Voto + 8. Il ministro del Lavoro invita disoccupati e studenti in attesa di una occupazione “consona alle aspettative della persona”, a fare la raccolta in agricoltura con buoni prepagati. Tabù infranto? Mamma non vuole!
Pier Ferdinando Casini: doppiogiochista. Voto – 8. Il leader dell’Udc è l’ago della bilancia per le prossime elezioni di marzo e rimescola le carte in molte regioni. Pdl e Pd pari sono e Pier tira la corda oltre il limite. Per un pugno di poltrone.

Grazie al disegno di legge approvato ieri dalla Camera nelle prossime settimane nell’attuale Governo ci sarà spazio per un nuovo dicastero. Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore dal reparto Welfare, gestito da Maurizio Sacconi, dovrebbe staccarsi la Salute.
Il Ministero, che dovrebbe essere supervisionato da Ferruccio Fazio, compare a poco più di un anno dall’inizio dei lavori dell’ennesimo Governo Berlusconi che cancellava il dicastero per permettere alla Lega di avere il proprio contentino. Ci siamo già dimenticati del Ministero della Semplificazione di Roberto Calderoli?
No. Anzi. Ma ragionare sulle risorse che l’attuale Governo spreca solo per raggiungere l’equilibrio tra alleati non avrebbe senso. Perlomeno in questo post utile per capire l’inadeguatezza dell’attuale amministrazione davanti ai problemi.
Continua a leggere: Aumentano i decessi da influenza suina, rinasce il Ministero della Salute

Mettere a confronto le parole di Giulio Tremonti di ieri (“per me l’obiettivo fondamentale è ancora il posto fisso”) con quelle pronunciate a ripetizione, nell’ultimo quindicennio, dal suo capo Silvio Berlusconi, sarebbe troppo facile.
Più significativo può essere fare un piccolo promemoria delle azioni degli esecutivi di centrodestra dal 1994 ad oggi nel campo del mercato del lavoro, tenendo bene in mente che il tributarista di Sondrio è stato Ministro dell’Economia già nel primo governo Berlusconi, poi nel periodo 2001-2006 (se si eccettua una breve pausa tra il 2004 e il 2005) e infine dal 2008 ad oggi, per un totale di quasi sei anni.
Cominciamo dal primo governo Berlusconi, che lancia subito una campagna per garantire la maggiore flessibilità del lavoro con la legge n.451 del 1994. Essa prevede, tra le altre cose la fiscalizzazione degli oneri sociali a fronte di assunzioni di lavoratori a tempo parziale e l’innalzamento dell’età massima per la stipula dei contratti di formazione e lavoro a 32 anni.

Giovedì prossimo, 17 ottobre, terminerà il settimo congresso on line organizzato dall’associazione di Luca Coscioni che con Piergiorgio Welby ha condiviso diverse battaglie politiche.
Cosa è rimasto di questi esponenti politici? Perché oggi, in coincidenza con il ragionamento sul biotestamento, è necessario riflettere sulle loro esperienze? A queste e molte altre domande ha risposto per polisblog Mina Welby.
Suo marito è morto nel 2006. Cosa, della sua attività politica, secondo lei bisogna ricordare?
L’impegno politico di Piergiorgio è arrivato al compromesso della propria persona, fino a quello estremo della propria vita, in una morte pubblica che doveva squarciare un velo di ipocrisia sulla morte per desistenza terapeutica non richiesta dai malati negli ospedali in Italia e dove oltre la metà dei cittadini chiede una legge sulle scelte di fine vita.
Continua a leggere: Intervista – Mina Welby a polisblog: “il Ministro Sacconi affonda i diritti”

Il Tar del Lazio colpisce ancora. A poche settimane dallo scontro, con il Ministro Gelmini sull’ora scolastica di religione, ci ricorda che malgrado tutto l’Italia è un paese laico bocciando la legge sul testamento biologico, già approvata dalla camera.
“I pazienti in stato vegetativo permanente – si legge nella sentenza del Tar – che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso”.
Soddisfatto della sentenza si è già detto Marco Cappato, dei radicali, che ha invitato pubblicamente tutti i cittadini a depositare presso i propri comuni, laddove è prevista l’opzione, le proprie dichiarazioni anticipate di volontà.
Continua a leggere: Biotestamento: il Tar del Lazio boccia la legge del Governo

Il Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha annunciato che anche l’aborto indotto da farmaci potrà essere praticato in Italia.
Lo ha fatto a poche ore dalla decisione dell’AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) che oggi stabilirà se la pillola Ru486, in grado al momento di indurre l’aborto secondo le nuove prescrizioni del Ministro Sacconi, potrà essere distribuita in Italia.
Logico, a questo punto, chiedersi come avrebbe fatto il responsabile del Welfare ad introdurre un trattamento senza avere certezza della fattibilità. Inevitabile, quindi, pensare che lo stretto collegamento tra Maurizio Sacconi e Farmaindustria (preseduta dalla moglie) sia molto più stretto di quello che si vuol fare credere.
Continua a leggere: Pillola abortiva Ru486: Sacconi approva senza il sì dell’Aifa

Distratti come siamo da parole chiave come “Patrizia D’Addario“, rischiamo tutti di perdere di vista quelle che sono (o quantomeno dovrebbero essere) le cose importanti per la vita di un paese. Leggo ad esempio su “La Repubblica” di ieri che il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha previsto nuovi interventi per il mondo del lavoro, articolati in tre norme:
la prima riguarda la possibilità del «rientro anticipato» in fabbrica dei dipendenti in cassa integrazione allo scopo di fare corsi di formazione. (..) La seconda è la dote previdenziale di cui può beneficiare un’azienda che assume un cassaintegrato dalla nuova banca dati dell’Inps. La terza riguarda il finanziamento che un lavoratore in cig, in mobilità e forse con assegno di disoccupazione, può ottenere se si mette in proprio
Un aspetto risulta evidente: tutte norme a favore dei cassaintegrati. “E dov’è il problema?“, potrebbe chiedere qualcuno di voi: il problema c’è, e bello grosso anche. I cassaintegrati rappresentano infatti solo una piccola parte dei disoccupati: per dirla meglio, sono già dei privilegiati nel vasto insieme di coloro che sono alla ricerca di un’occupazione.
Continua a leggere: Welfare: nuovi aiuti ai cassaintegrati, piove sempre sul bagnato