A mezzogiorno del 20 gennaio, come da emendamento costituzionale, Barack Obama giurerà come 44mo Presidente degli Stati Uniti d’America. Polisblog vi aiuterà a conoscere meglio la squadra che lo affiancherà in questo suo difficile compito, e vi accompagnerà giorno dopo giorno verso il momento culminante.
Anche se il titolo del post può sembrarvi strano, non è stato fino alle 13.35 (ora di Washington D.C.) dell’8 gennaio che l’elezione di Barack Obama a Presidente degli Stati Uniti ha assunto carattere ufficiale. A dieci giorni dal giuramento, infatti, il nuovo Congresso ha ratificato la quota di Grandi Elettori raccolti da Obama e dal suo vice Joe Biden nelle elezioni del 4 novembre scorso: 365, ben sopra la quota di 270 richiesta per legge. Al ticket McCain-Palin, invece, sono andati 173 voti.
Questo sancisce l’ufficialità dell’elezione, perché il Presidente non è direttamente nominato dal voto popolare, ma piuttosto dai rappresentanti eletti nel Collegio Elettorale derivante da tale consultazione (come ha insegnato l’elezione del 2000, con Gore vincente nel voto popolare di oltre mezzo milione di voti, e Bush eletto Presidente grazie a cinque Grandi Elettori in più).
La cerimonia, presieduta da Dick Cheney (il Vice-Presidente è anche Presidente del Senato), si è svolta nella Camera dei Rappresentanti e ha - come sempre negli Stati Uniti - un suo fascino in un cerimoniale sobrio ma efficace. Chi volesse vedere l’elezione di Obama a Presidente degli Stati Uniti (dopo quella a supereroe), può avvalersi della registrazione presente sul sito di C-SPAN.
Immagine: hlkljgk su Flickr
Marilisa Palumbo, giornalista di Europa ed esperta di America, ci racconti come vive Chicago la vittoria di Obama?
“La città è in festa da giorni, anche prima di martedì l’atmosfera era molto insolita per una grande metropoli: si percepiva, nei sorrisi che si scambiavano passanti con la stessa spilletta di Obama e nella voglia di tutti, dal cameriere al tassista, di parlare di politica, un senso di comunità, di partecipazione collettiva. Lo sentivi andando a messa domenica nella ex chiesa di Obama, quella del tanto discusso reverendo Jeremiah Wright – dove già la metà dei fedeli aveva votato approfittando dell’early voting. Lo vedevi dalle vetrine dei negozi e addirittura dai grattacieli che riportavano, con un gioco di luci, la scritta “VOTE”. Dopo le elezioni, poi, alcune strade si sono riempite di manifesti celebrativi e ho visto moltissime persone continuare ad andare in giro soddisfatte con spille, magliette e cappellini di Obama. “On top of the world”, ha titolato il Chicago Tribune, ed è così che si sente la Windy city. Troppo spesso citata come patria della “machine”, la politica corrotta e clientelare che ebbe come simbolo massimo il sindaco Dick Daley che regnò tra il 1955 e il 1976 (oggi in municipio c’è il figlio…), la città è fiera di ritrovarsi al centro della nuova politica americana. Molti degli uomini che Obama porterà con sé alla Casa Bianca vengono da qui, a cominciare dal neo nominato capo di gabinetto Rahm Emanuel. E ora si dice che a Washington abbiano paura che la capitale si trasformi in una “Chicago sul Potomac””.

A partire dal momento in cui la vittoria di Barack Obama è stata ufficializzata, le forze politiche italiane hanno fatto a gara a saltare sul carro del vincitore, dichiarando il proprio sostegno all’ormai ex senatore dell’Illinois. Fenomeno bizzarro in un paese che si era già segnalato come il più pro-McCain di tutta l’Europa occidentale.
Sforziamoci però di ignorare questo indegno spettacolo e di guardare a quelle che potrebbero essere le principali conseguenze dell’imminente presidenza Obama sulla politica del governo italiano. Un primo esempio è sicuramente l’ambiente: Obama ha promesso di impegnarsi a fondo per contrastare il riscaldamento globale, con una sterzata a 180° rispetto alla linea seguita dagli USA durante gli otto anni di George W. Bush. Non a caso nel suo primo discorso il president-elect ha citato il “pianeta in pericolo” tra le più importanti sfide del suo mandato - addirittura prima della crisi finanziaria.
Un dettaglio forse, ma di quelli pesanti. E soprattutto una linea completamente opposta rispetto a quella seguita dal governo Berlusconi, che si è recentemente distinto per anti-ambientalismo minacciando il veto sull’accordo 20-20-20 sostenuto dai principali paesi europei.
Continua a leggere: La vittoria di Obama: le conseguenze sulla politica ambientale italiana

Mentre finiamo di festeggiare quanto avvenuto negli States (e speriamo di non sbagliarci…) arrivano altre importanti dichiarazioni dal Popolo della libertà.
Dopo la gaffe di Gasparri ecco l’immancabile siparietto dello show man di Palazzo Chigi: “Darò dei consigli ad Obama”, ha detto Silvio III di Arcore, dopo le rituali congratulazioni “per l’affermazione conseguita al termine di una difficile campagna elettorale dove si è confrontato con un competitore di alto rango ” (di alto tango, ma non sfidava McCain?).
A questo punto la domanda è:
C’è chi si sbilancia ormai spudoratamente (come “La Repubblica”) e chi preferisce la prudenza e l’understatement (come il francese “Le Monde”) ma su una cosa i maggiori quotidiani internazionali , all’alba (è proprio il caso di dirlo) delle 4.40 del mattino, sono d’accordo: a meno di voler ipotizzare scenari da fantapolitica, come una California che cade nelle mani di McCain, Barack Obama sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Trovate tutte le homepage nella gallery.
Vince Obama: le homepage dei principali quotidiani internazionali
Secondo la CNN Barack Obama è, con il 60% dei seggi scrutinati, praticamente certo di aver vinto in Ohio: una vittoria decisiva in uno dei più importanti swing states, quello che alle elezioni del 2004 costò la Casa Bianca a John Kerry. Uno stato sul quale il senatore dell’Illinois ha concentrato moltissimi sforzi in campagna elettorale.
Alle 3.40 (ora italiana) una possibile rimonta di John McCain diventa un’eventualità sempre più remota.
Continua la nostra diretta da Le Banque a Milano, anche se il collegamento video sarà purtroppo solo saltuario causa problemi tecnici. Atmosfera di esaltazione per i supporters di Obama all’annuncio della vittoria in Pennsylvania (uno dei principali swing states), mentre ancora incerta è la situazione del Michigan, dato per sicuramente democratico alla vigilia: la CNN lo assegna ad Obama, il New York Times a McCain.
Ad ogni modo, secondo l’annunciatore del consolato americano che commenta la serata qui a Le Banque, la situazione per McCain è molto difficile, anche se ancora non terminale: si preannuncia un trionfo per Obama?
Molto nutrito il programma televisivo serale, e per una volta noi di PolisBlog ne saremo protagonisti, con la diretta sulle elezioni americane che abbiamo preannunciato e che prenderà il via alle ore 22.00. Stay tuned, per dirla in coerenza con l’argomento!
Prima della nostra diretta avrete comunque occasione di seguire sulla TV tradizionale il consueto appuntamento con Ballarò, chiaramente incentrato sugli stessi temi. Per l’occasione Giovanni Floris avrà come ospiti in studio o in collegamento il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, Francesco Rutelli del Pd, Antonio Martino del Pdl, il sottosegretario allo sviluppo economico Adolfo Urso, la stilista Laura Biagiotti, il politologo Edward Luttwak e l’economista Dominick Salvatore dagli Stati Uniti, il presidente dell’Ipsos Nando Pagnoncelli, la responsabile dell’ufficio organizzazione della Fiom Francesca Re David.
Oltre che dello scontro Obama-McCain si parlerà della crisi mondiale dei mercati e di Salari, lavoro, imprese a rischio, come recita il titolo della puntata. Appuntamento su Rai3 alle 21.05 .

Mancano oramai poche ore all’election day americano che consegnerà alla storia il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. I sondaggi (anche se non proprio tutti: date uno sguardo qui) dicono che per McCain, nonostante la rimonta degli ultimi giorni, non ci sono speranze: a vincere questa attesissima competizione elettorale sarà così quasi certamente il senatore dell’Illinois Barack Obama con i suoi pregi e i suoi difetti, forte anche della crisi finanziaria che ha scosso di recente l’America.
PolisBlog ne ha parlato in una simpatica intervista doppia con i due esperti de il Giornale, Marcello Foa (MF) e Giuseppe De Bellis (GDB).
Se fosse un cittadino americano chi preferirebbe alla Casa Bianca tra i due candidati in corsa e perchè?
MF: “Sarei molto indeciso: Obama non mi convince del tutto, McCain ha una doppia identità: quella originale di politico indipendente e rompiscatole mi piace da sempre e molto; quella recente di candidato che è dovuto scendere a compromessi con un certo establishment repubblicano e che ha preso a bordo gli uomini del malefico Karl Rove, l’ex spin doctor di Bush, adottandone la logiche, molto meno. Forse alla fine, con molto tormento, voterei McCain, magari solo per far dispetto al mio amico De Bellis….”.
GDB: “Preferirei Obama. Perché credo che abbia il migliore staff per guidare l’America. Uno staff che può sopperire alla sua inesperienza. E poi perché oltre che ai contenuti – assicurati dalla squadra di governo - l’America ha bisogno di una guida emotiva. E Obama ne ha più di McCain”.
Secondo un’indagine dell’International Herald Tribune, l’opinione pubblica dei principali paesi dell’Europa occidentale è schierata in larghissima maggioranza a favore di Barack Obama per le elezioni americane del prossimo 4 novembre.
La percentuale di cittadini che dichiara di preferire il candidato democratico alle presidenziali oscilla infatti tra il 66% dell’Italia e lo schiacciante 78 della Francia, se si eccettuano i britannici che “incoronano” Obama solo al 48% (risultato spiegato dall’alta percentuale di incerti). Il nostro paese si segnala dunque come il meno entusiasta dopo il Regno Unito per il candidato dello “Yes we can!” copiato da Veltroni alle ultime elezioni.
Per quanto riguarda invece il supporto per John McCain, l’Italia raggiunge invece addiritura il primo posto, con un comunque risibile 12%, seguita a ruota dall’UK con l’11%. Staccati tutti gli altri paesi: addirittura solo un francese su cento dichiara di preferire il veterano del Vietnam al suo rivale democratico. Quali le possibili spiegazioni di questo primato italiano?
Continua a leggere: L'Italia? Il paese più pro-Mc Cain dell'Europa Occidentale