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Tutti gli articoli con tag media

Caso Wikileaks: cosa fareste se foste i consiglieri di Berlusconi?

pubblicato da Bruno Marino

Un’ottima domanda. Voi cosa fareste? Consigliereste di minimizzare, come ha fatto finora? Di contrattaccare? Di attaccare Assange? Lo scandalo Wikileaks, o il cablegate - se volete essere più anglofoni - ha causato danni politici rilevanti in tutto il mondo. Alastair Campbell, ex spin doctor di Tony Blair e, secondo alcuni, principale artefice delle vittorie elettorali del New Labour negli anni Novanta e primi anni Duemila, ha una sua teoria.

L’ha esposta, rispondendo alle domande di una giornalista, al festival dell’innovazione di Bari. Nomfup ci segnala il video che vedete qui sopra (e che inizia dopo venti secondi circa). Molto interessante.

“Tutte le cose che sono state dette sul Primo ministro italiano erano già state lette prima e si è detto ben peggio prima come per Sarkozy e Putin. […il fatto che Berlusconi è il maggior proprietario di media in Italia] è una situazione veramente diversa rispetto al mio paese. […] Le storie del suo passato continuano a venire fuori, quindi se non mettono in piedi una strategia, una grossa narrazione, sarà sempre più difficile affrontare questa situazione.”

Già, una grossa narrazione. Ricordate Una storia italiana?

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Gran Bretagna: tutti uniti contro lo strapotere mediatico di Murdoch. E in Italia?

pubblicato da Bruno Marino


Tira una brutta aria in Gran Bretagna. Una “Santa Alleanza” di giornali e tv sta cercando di impedire a Rupert Murdoch di acquisire il completo controllo di BSkyB (Sky inglese). Ecco come Fabio Cavalera, sul Corriere della Sera, descrive il fronte anti-Murdoch:

“A dichiarare guerra in modo così risoluto ci sono i giornali di sinistra ma sulle barricate si piazzano, senza timidezze, i giornali del centrodestra: dal Guardian, voce dell’area liberal, al Mirror, il tabloid che simpatizza per i laburisti, ma anche dal Daily Telegraph, custode del vangelo moderato e tory al Daily Mail, che schiaccia l’occhio ai tory ed è il megafono della middle class. E poi, c’è la tv pubblica, con la Bbc e Channel 4.”

E stranamente, almeno per noi, intervengono anche gli amministratori delegati:

“[…] Non si tratta dei soliti giornalisti brontoloni. A sollevare il caso sono i presidenti e gli amministratori delegati delle aziende che pubblicano alcuni dei quotidiani più importanti del Regno Unito e i vertici delle televisioni che il «nemico» non controlla. Hanno scritto al ministro del business (le attività produttive), il liberaldemocratico Vince Cable, e lo hanno invitato a bloccare l’ultima iniziativa di Murdoch in quanto avrebbe conseguenze gravi sul «pluralismo dell’informazione».”

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Facebook è il mandante dell'attentato a Maurizio Belpietro?

pubblicato da Bruno Marino


Qualche tempo fa avevo scritto un post che iniziava con la domanda: internet è buono o cattivo? La risposta, oggi come allora, è che la domanda non ha senso: essendo uno strumento, internet non è né buono né cattivo, dipende da come si usa. Lo spunto di riflessione era la vicenda del reverendo Jones (per fortuna finita in soffitta).

Oggi la domanda sembra tornare nella mente di molte persone. Tutto è partito dall’attentato a Maurizio Belpietro. Subito, da varie parti si è accusato facebook di “istigare odio”, di essere il “mandante morale” del tentato omicidio. Fabio Chiusi, sul Nichilista, ci riporta l’opinione di un famoso giornalista:

“Secondo l’editoriale di Giampaolo Pansa su Libero di oggi, i brigatisti che nel 1977 uccisero il vicedirettore de La Stampa Carlo Casalegno sarebbero «i progenitori di quelli che adesso hanno costituito su Facebook il gruppo “Uccidiamo Belpietro”».”

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Terry Jones, internet e democrazia. A cosa serve la rete?

pubblicato da Bruno Marino


Internet è buono o cattivo? La domanda sembra stupida, e in effetti lo è (la rete non è né buona né cattiva, dipende dall’uso che si fa di questo strumento), ma dopo la vicenda del reverendo Terry Jones, il dibattito su Internet e democrazia si è acceso. Prima, Giulio Giorello sul Corriere, con un articolo intitolato “la follia senza filtri nella rete”, poi Ernesto Galli della Loggia, sempre sul Corriere della Sera:

“Si è già creato, infatti, e si allarga ogni giorno di più, un vasto spazio virtuale, un tecno-spazio planetario dove soprattutto le notizie, i movimenti di denaro e i rapporti interpersonali, sia scritti sia vocali, hanno assunto in pratica il carattere dell’immediatezza.

E così, stretto come in una tenaglia dentro una spazialità da un lato dominata dall’immediatezza e dall’altro caratterizzata dalla lontananza (perché le entità sovrastatali diventano sempre più estese, ndA), il regime democratico vede oltremodo indebolite le sue antiche possibilità di controllo”

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La polarizzazione politica in Italia: Berlusconi e Bossi moderati?

pubblicato da Bruno Marino


Alexander Stille, giornalista e docente alla scuola di giornalismo della Columbia University, ha scritto qualche giorno fa un post sul suo blog intitolato “Irrazionalità e polarizzazione”. In sintesi, negli ultimi anni si è assistito ad una concentrazione delle opinioni e delle posizioni politiche agli estremi dell’asse destra-sinistra. Il post di Stille si riferisce (essendo americano) agli Stati Uniti:

“Venticinque anni di ricerca dimostrano, secondo Shapiro (Robert Shapiro, professore di Scienze Politiche alla Columbia University, ndr), un profondo mutamento nell’opinione pubblica americana, sempre più orientata verso una polarizzazione politica e quindi verso posizioni più estreme. […]“La classe politica è molto più ideologica e polarizzata – sostiene Shapiro – e poi c’è la polarizzazione del pubblico e la polarizzazione dei media.”

Ecco, femiamoci qua. Mentre il post di Stille parla dei problemi americani, proviamo ad analizzare la situazione in Italia.

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Stanley McChrystal, Obama e Rolling Stone: dimissioni oggi?

pubblicato da Bruno Marino


Le dichiarazioni del generale Stanley McChrystal, capo delle forze NATO in Afghanistan, hanno suscitato un vespaio di proporzioni gigantesche. In un’intervista per Rolling Stone, McChrystal ha lanciato giudizi molto duri su alcune personalità americane, tra cui il Presidente. Obama, durante un incontro al Pentagono, era apparso “intimidito e impreparato”. Sul vicepresidente Joe Biden: “Mi chiedi di Joe Biden. Chi è?” (un pò come il famoso “Michele chi?” riferito a Michele Santoro).

Un collaboratore riferisce di un incontro del generale con Obama, questa volta alla casa Bianca: “Ci siamo visti per dieci minuti, giusto per delle foto (“it was a 10-minute photo op”). Obama chiaramente non sapeva niente su di lui, non sapeva chi fosse. È l’uomo che dovrebbe condurre questa fottuta guerra, ma non sembra molto interessato. Il capo (McChrystal, nda) era molto deluso.”

E, come nella migliore tradizione italiana di smentite, di “mi scuso, non volevo esprimere quei giudizi”, il generale ha dovuto fare marcia indietro:

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Giuliano Ferrara sulla legge bavaglio: il partito giustizialista ha battuto i liberali

pubblicato da Bruno Marino


Non c’è niente da fare, Giuliano Ferrara è triste. Dopo che Berlusconi ha aperto alla possibilità di rinviare l’approvazione del ddl intercettazioni a Settembre (ovviamente non è sicuro, conosciamo bene il rapporto tra Berlusconi e la verità), il direttore del Foglio ha scritto un commovente articolo, intitolato “Ritirata non strategica”. L’inizio è dei migliori, infatti neanche Ferrara sembra più credere alle sparate di B:

“Vedremo (se mollerà, nda), perchè con il Cav. non si sa mai.”

Comunque, il punto non è aver ceduto. Ma aver ceduto così, ad un partito ben specifico.

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Emilio Fede contro Saviano: rompe

pubblicato da Bruno Marino


Emilio Fede non sopporta Saviano. Andrea Scanzi ha scritto un resonconto dell’intervento di Emilio al tg4 di qualche giorno fa (le frasi tra parentesi sono di Scanzi):

[…] ha scritto dei libri contro la camorra ma lo ha fatto anche tanta altra gente (tu no di sicuro) senza fare clamore senza firsulpripagne (traduco sbobinando le crasi: senza finire sulle prime pagine) senza raccogliere firme senza rompere ehhh volevo dire scusate (volevi dire “rompere”, tranquillo) senza ehhmmehhh disturbare la riflessione della gente (che è già troppo intenta a dormire) […]

Inutile ricordare l’importanza che le opere di Saviano hanno avuto nella creazione di una coscienza collettiva antimafia. Infatti, Fede ieri sera ha giustamente ricordato Joe Marrazzo, grande giornalista e autore di indimenticati reportage sulla criminalità organizzata, ma non ha considerato ( di proposito?) che la forza di Saviano sta nella enorme diffusione che hanno avuto le sue opere presso il pubblico italiano. Altrimenti, dopo una breve ed effimera notorietà con “Gomorra”, lo scrittore sarebbe stato ucciso.

Altro elemento da considerare: il pubblico italiano legge davvero poco. Si informa, principalmente, attraverso la tv. Cioè, sostanzialmente, Rai e Mediaset. Cioè “assoluzione” di Mills, complotto ai danni di B., giudici comunisti contro dell’Utri e Cuffaro, eccetera eccetera. Anche da questo si capisce perchè Gomorra sia stato tanto importante, per darci una svegliata.

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Ore 12 - Se 39 milioni di euro (ai giornali di partito) vi sembran ... pochi

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSollevare certi coperchi e guardare dentro certe pentole della politica nostrana può produrre il voltastomaco. Di sicuro, chi lo fa, rischia di essere etichettato come “qualunquista”.

Prendiamo questa annosa questione dei contributi pubblici ai giornali dei partiti e zone limitrofe. Dopo un tira e molla durato mesi, il governo ha dovuto battere in ritirata: la scure ha colpito …”solo” gli organi del mondo del terzo settore, della stampa diocesana, dei piccoli editori di libri (guarda caso).

I partiti hanno fatto quadrato, trasversalmente, minacciando e alzando barricate di ogni tipo.

In democrazia, ovvio che i partiti (in Italia già scandalosamente foraggiati con un finanziamento pubblico spropositato, unico al mondo!) devono poter comunicare, utilizzando media e quant’altro. Perché, però, deve essere sempre “pantalone” a pagare “strumenti” che magari non lo interessano un fico secco?

Quisquiglie? Miserie? Punti di vista. Nel 2008 (in questi casi è tutto .. retroattivo) il governo ha dato l’ok per contributi ai giornali dei partiti, cooperative più o meno inventate ecc, per oltre 39 milioni di euro!

La …palma d’oro va all’Unità (Pd) che incassa quasi 6 milioni e mezzo di euro, quella d’argento a Liberazione (Rifondazione comunista) con oltre 4,5 milioni), il bronzo alla Padania (Lega Nord) con quasi 4 milioni. A seguire, grazie alle cooperative .. di comodo, troviamo Il Foglio (3,7 milioni di euro), Il Denaro (2,4 milioni). Nel cesto dei favoriti, spiccano ciliegine “fondamentali” per l’informazione, quali Metropoli Day e Opinione delle Libertà, che si mettono in saccoccia 2 milioni di euro a testa.

Ennesimo esempio della furbata Made in Italy . Della politica del malaffare. E’ tutto democraticamente legale. Dimostrare il contrario. Applausi. Un solo grido: vergogna!

Ore 12 - E (non) va l'Italia del "menga"

pubblicato da Massimo Falcioni

altroSul Corriere della Sera Angelo Panebianco scrive delle “inutili nostalgie della Prima Repubblica”, restando però prigioniero della nostalgia del “nulla”. Perché la Seconda repubblica italiana è un guscio vuoto.

La storia di ieri e i fatti di oggi non si possono stravolgere. Panebianco accomuna la rivalutazione dei “vecchi” partiti (il 45% degli italiani giudica oggi positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi) alla nostalgia dei russi per il Pcus e il regime sovietico.

La prima Repubblica italiana (pur con tutti i limiti ed errori) garantì e sviluppò libertà, democrazia, sviluppo economico, portando l’Italia ai vertici mondiali. Il comunismo russo (e non solo quello) distrusse ogni libertà, instaurando un regime dittatoriale e di miseria.

La Prima Repubblica produsse un benessere diffuso grazie al sostegno della libera iniziativa (artigianato e piccola e media impresa intrecciata a grandi e vere industrie in settori strategici), mentre l’economia italiana (non solo per la crisi mondiale) da anni è in caduta libera e il Paese, senza la rete protettiva dell’Euro, sarebbe già alla bancarotta. I partiti.

E’ vero, ieri come oggi occupavano e occupano le Istituzioni. Ma la differenza c’è. Le poltrone erano occupate da esponenti di partito, frutto di una vera e dura selezione, uomini preparati e capaci. E in Parlamento sedevano deputati scelti e votati dagli elettori e non imposti dal padrone del vapore. Le assemblee elettive decidevano in modo collettivo (giunte e consigli) e le gare d’appalto avvenivano con procedure articolate e controlli serrati.

Ancora. Ieri i partiti non erano proprietà “privata”, erano formati dagli iscritti, militanti dall’impegno gratuito, duri ideologicamente contro l’avversario, ma capaci di lavorare sui progetti per il proprio quartiere e capaci di indignarsi per gli errori e le malefatte dei propri capi. Chi sbagliava, pagava. Chi perdeva le elezioni, fuori.

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